Dante nuovo Ulisse: la navigazione del Paradiso
vv. 1-9O voi che siete in piccioletta barca,desiderosi d'ascoltar, seguitidietro al mio legno che cantando varca,tornate a riveder li vostri liti:non vi mettete in pelago, ché forse,perdendo me, rimarreste smarriti.L'acqua ch'io prendo già mai non si corse;Minerva spira, e conducemi Appollo,e nove Muse mi dimostran l'Orse.Leggi nel canto
Il canto II si apre con un avvertimento al lettore. Chi lo ha seguito fin qui in una «piccioletta barca» farebbe meglio a tornare indietro, perché potrebbe perdersi. Dante invece naviga in un mare mai percorso, con la nave guidata da Minerva, Apollo e le nove Muse.
La metafora del viaggio per mare, già usata all'inizio del Purgatorio, rappresenta la difficoltà della scrittura. Il mare è l'impresa poetica e intellettuale; la barca è lo strumento culturale del lettore e del poeta. Solo pochi, quelli che si sono nutriti a lungo del «pan de li angeli», cioè della teologia, possono seguirlo.
L'immagine richiama Ulisse e il suo «folle volo». Anche Ulisse aveva varcato un limite navigando in un mare sconosciuto, e per questo era naufragato. Dante tenta un'impresa simile, superare i limiti del pensiero umano, ma la differenza è decisiva: il suo viaggio è voluto da Dio e guidato dalla grazia. Per questo non naufragherà.