Ulisse e il folle volo
vv. 112-120"O frati", dissi "che per cento miliaperigli siete giunti a l'occidente,a questa tanto picciola vigiliad'i nostri sensi ch'è del rimanente,non vogliate negar l'esperienza,di retro al sol, del mondo sanza gente.Considerate la vostra semenza:fatti non foste a viver come bruti,ma per seguir virtute e canoscenza".Leggi nel canto
Avvolto in una fiamma a due punte insieme a Diomede, Ulisse racconta un viaggio che nessun poeta antico aveva narrato. Non torna a Itaca: spinto dal desiderio di conoscere il mondo, convince i compagni a superare le colonne d'Ercole, il limite posto agli uomini, con un'orazione famosa: «fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza».
Navigano per cinque mesi nell'oceano sconosciuto, finché vedono una montagna altissima: è la montagna del Purgatorio. Proprio allora una tempesta fa affondare la nave. Maria Corti ha mostrato che il viaggio segue una rotta reale: dalle coste della Spagna lungo l'Africa, sulla via che i mercanti antichi percorrevano verso l'oceano.
Lino Pertile ha osservato che anche l'Ulisse di Omero compie un viaggio nell'aldilà, ma per volontà degli dèi. Quello di Dante tenta di arrivare al monte del Purgatorio con le sole sue forze, e fallisce. Dante, invece, ci arriverà perché la sua impresa è voluta dal cielo. Ulisse è il suo doppio sfortunato: stessa sete di conoscenza, opposto destino.