Gerione
Mostro con volto d'uomo giusto e corpo di serpente, immagine della frode. Trasporta i poeti a Malebolge.
Detto anche: Gerion
Nel mito classico Gerione è un re dell'estremo Occidente con tre corpi, ucciso da Ercole in una delle sue fatiche. Dante conserva il nome e l'idea di una natura triplice, ma inventa un mostro nuovo: volto di uomo giusto, zampe pelose, corpo di serpente dipinto «di nodi e di rotelle», coda con la punta velenosa come quella dello scorpione (Inf. XVII, 10-27). È la «sozza imagine di froda» (v. 7): l'inganno si presenta con una faccia onesta e nasconde il veleno in fondo.
Per farlo salire dal burrone Virgilio getta nel vuoto la corda che Dante portava ai fianchi (Inf. XVI, 106-114), e il mostro arriva nuotando nell'aria (vv. 130-136). Mentre Dante visita gli usurai, Virgilio sale sulla groppa; poi fa sedere il discepolo davanti a sé, per proteggerlo dalla coda (Inf. XVII, 79-84). La discesa avviene a larghi giri lenti e Dante la racconta paragonando la propria paura a quella di Fetonte e di Icaro (vv. 106-111). Deposti i poeti sul fondo, Gerione sparisce come una freccia dall'arco (vv. 133-136).
Gerione custodisce il passaggio dal VII all'VIII cerchio, Malebolge, dove sono puniti i fraudolenti: annuncia quindi il tema di tutta la zona successiva.
Dove compare
Nei versi
Approfondimenti
Inf. XVII · PersonaggiGerione, immagine della frode
Gerione, volto umano e corpo di mostro, rappresenta la frode che si presenta con un aspetto onesto.
Purg. XXVII · CriticaIl muro di fuoco: l'unica pena che Dante deve attraversare
Nel muro di fuoco Dante prova sul proprio corpo la pena del Purgatorio, e solo il nome di Beatrice gli dà la forza di attraversarlo.