Gerione, immagine della frode
vv. 7-15E quella sozza imagine di frodasen venne, e arrivò la testa e 'l busto,ma 'n su la riva non trasse la coda.La faccia sua era faccia d'uom giusto,tanto benigna avea di fuor la pelle,e d'un serpente tutto l'altro fusto;due branche avea pilose insin l'ascelle;lo dosso e 'l petto e ambedue le costedipinti avea di nodi e di rotelle.Leggi nel canto
Gerione sale dal burrone come un nuotatore che riemerge dall'acqua. Ha la faccia di un uomo giusto, benevola e onesta, ma il corpo di serpente, le zampe pelose, il dorso e i fianchi dipinti di «nodi e rotelle» e una coda biforcuta velenosa come quella di uno scorpione.
Nella mitologia Gerione era un gigante ucciso da Ercole. Dante lo trasforma nell'emblema della frode, che è il peccato punito nei cerchi successivi. Ogni dettaglio del corpo ha un senso: il volto ingannevole che ispira fiducia, i disegni intricati che rappresentano gli inganni, la coda che colpisce di nascosto.
Gerione trasporta i due poeti in volo fino a Malebolge. È uno dei momenti più vivi del poema: Dante descrive la paura del vuoto, il vento in faccia, la discesa lenta a spirale. Alla fine Gerione si allontana veloce, come una freccia scoccata dalla corda.