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Purgatorio · Canto XXVII Liceo

Il muro di fuoco: l'unica pena che Dante deve attraversare

vv. 49-54Sì com'fui dentro, in un bogliente vetrogittato mi sarei per rinfrescarmi,tant'era ivi lo 'ncendio sanza metro.Lo dolce padre mio, per confortarmi,pur di Beatrice ragionando andava,dicendo: «Li occhi suoi già veder parmi».Leggi nel canto

Alla fine della settima cornice, quella dei lussuriosi, la strada verso il Paradiso terrestre passa attraverso un muro di fiamme. Dante si blocca. Virgilio prova con la ragione: gli ricorda di averlo portato sano e salvo in groppa a Gerione, gli assicura che quel fuoco non può bruciargli neanche un capello, lo invita a toccarlo con il lembo della veste. Niente da fare: Dante resta «fermo e contra coscienza». Lo smuove solo un nome: «tra Beatrice e te è questo muro».

Lo studioso Ulrich Leo ha notato che quel fuoco ha un doppio significato. È il fuoco che purifica i lussuriosi, ma è anche il confine del Paradiso terrestre: una tradizione antica immaginava l'Eden circondato da una barriera di fiamme. Leo si chiede poi perché, a un passo dalla meta, Dante abbia una paura così concreta e fisica. La sua risposta: è l'unica volta in tutto il poema in cui il viaggiatore subisce davvero sul proprio corpo la pena delle anime. Per tutto il resto del cammino osserva i tormenti dall'esterno; qui li attraversa.

La paura, quindi, appartiene al corpo vivo di Dante, non alla sua anima, che è ormai sulla via della salvezza. Ed è descritta con un'immagine iperbolica: dentro quel fuoco si sarebbe gettato in un vetro fuso «per rinfrescarsi». In questo modo l'episodio rende credibile il viaggio di un uomo in carne e ossa nell'aldilà e prepara il passaggio decisivo del canto: Virgilio sta per lasciare a Dante il governo di sé stesso.

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