Lucifero
Imperatore del regno del dolore, confitto nel ghiaccio: con tre bocche maciulla Giuda, Bruto e Cassio.
Detto anche: Belzebù, Dite, Lucifer, Satana
Lucifero, «portatore di luce», era il più perfetto degli angeli, «la somma d'ogne creatura» (Paradiso XIX, v. 47). Per superbia si ribellò a Dio e fu precipitato dal cielo con gli angeli che lo seguirono: da quella caduta hanno origine i demoni e il male. Dante lo chiama anche «Dite» (v. 20) e «Belzebù» (v. 127), il principe dei demoni dei Vangeli (per esempio Matteo 12, 24).
Sta al centro della Terra, il punto più lontano da Dio, sepolto nel ghiaccio fino a metà del petto (vv. 28-29). È gigantesco e mostruoso: ha tre facce, una rossa, una giallastra e una nera, che rovesciano la Trinità, e sei ali di pipistrello, il cui vento gela il Cocito (vv. 37-52). Piange da sei occhi e in ogni bocca stritola un traditore: Giuda, Bruto e Cassio. Non parla: il male, per Dante, è ottusa immobilità.
Ha anche una funzione nella struttura del poema. Cadendo ha scavato la voragine dell'Inferno, e la terra fuggita davanti a lui ha formato la montagna del Purgatorio (vv. 121-126). Virgilio e Dante si calano lungo il suo corpo peloso e, superato il centro della Terra, risalgono a «riveder le stelle».
Approfondimenti
Inf. XXXIV · ScienzaDue emisferi: la caduta di Lucifero
La caduta di Lucifero crea l'Inferno e fa emergere, dall'altra parte del mondo, la montagna del Purgatorio.
Purg. XII · LinguaL'acrostico nascosto: VOM
Le iniziali di dodici terzine formano la parola VOM, «uomo»: la superbia è il peccato più umano.
Par. XXIX · TeologiaLucifero, l'angelo ribelle
La caduta di Lucifero è narrata in poche righe e senza nominarlo: in Paradiso il male non ha quasi spazio.