Lucifero, l'angelo ribelle
vv. 49-57Né giugneriesi, numerando, al ventisì tosto, come de li angeli parteturbò il suggetto d'i vostri alementi.L'altra rimase, e cominciò quest'arteche tu discerni, con tanto diletto,che mai da circuir non si diparte.Principio del cader fu il maladettosuperbir di colui che tu vedestida tutti i pesi del mondo costretto.Leggi nel canto
Beatrice spiega come e quando sono stati creati gli angeli. Poi, quasi di sfuggita, racconta in tre terzine la caduta degli angeli ribelli: avvenne così presto dopo la creazione che non si arriverebbe a contare fino a venti.
La causa fu la superbia di colui che Dante ha visto all'Inferno, «da tutti i pesi del mondo costretto». Il nome di Lucifero non viene pronunciato, come se nel regno di Dio non si potesse nominare il male, così come all'Inferno non si nomina Dio. Gli angeli rimasti fedeli, invece, riconobbero con umiltà di dovere tutto a Dio, e la grazia li confermò nel bene.
La brevità del racconto è significativa. La ribellione degli angeli, che pure ha conseguenze enormi, perché ha scavato la voragine infernale, nel Paradiso è appena un battito di ciglia. Il Paradiso non dà spazio al male: gli angeli fedeli non hanno nemmeno memoria di quello che è accaduto.