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Dannato · Inferno · pozzo dei giganti

Nembrot

Il gigante della torre di Babele, che parla una lingua incomprensibile.

Detto anche: Nembrotto, Nembròt, Nemrod, Nimrod

Nembrot è il Nimrod della Bibbia: la Genesi (10, 8-10) lo presenta come potente cacciatore e re di Babele. Il testo biblico non dice che fosse un gigante né che abbia costruito la torre; lo afferma invece la tradizione cristiana successiva, a partire da sant'Agostino, ed è questa che Dante segue. La colpa è la superbia di chi volle arrivare al cielo, punita con la confusione delle lingue.

È il primo dei giganti che sporgono dal pozzo tra l'VIII e il IX cerchio, e che da lontano Dante scambia per torri. Il suono del suo corno si sente prima ancora di vederlo (Inf. XXXI, 12); la faccia è grande come la pigna di bronzo di San Pietro a Roma (vv. 58-60). Grida parole senza senso: «Raphél maì amèche zabì almi» (v. 67). Virgilio lo tratta da «anima sciocca», gli dice di sfogarsi col corno e spiega a Dante che è inutile parlargli: per lui ogni lingua è incomprensibile, come la sua lo è per tutti (vv. 70-81).

Il contrappasso è evidente: chi ha causato la divisione delle lingue non può più comunicare con nessuno. Dante lo ricorda ancora tra gli esempi di superbia punita (Pur. XII, 34-36) e nel discorso di Adamo sulla lingua (Par. XXVI, 124-126).