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Inferno · Canto XXXI Liceo

Nembrot e la confusione delle lingue

vv. 67-69«Raphél maì amèche zabì almi»,cominciò a gridar la fiera bocca,cui non si convenia più dolci salmi.Leggi nel canto

Nel pozzo che porta all'ultimo cerchio stanno i giganti. Il primo è Nembrot, che grida parole senza senso: «Raphèl maì amècche zabì almi». Virgilio spiega che nessuno può capirlo, e che lui non capisce nessuno: è il gigante che, secondo la tradizione, volle costruire la torre di Babele per sfidare il cielo.

Per punire quell'atto di superbia Dio confuse le lingue degli uomini, che non riuscirono più a intendersi. Nembrot ne paga la pena: è chiuso nella sua lingua incomprensibile. Il suo verso, costruito da Dante con suoni che somigliano all'ebraico, è ancora oggi oggetto di tentativi di traduzione, ma probabilmente non vuole dire nulla.

Dante riprenderà il tema della prima lingua nel Paradiso, quando Adamo gli spiegherà che la lingua parlata nell'Eden si era già spenta prima di Babele, perché ogni lingua umana cambia nel tempo. È un'idea molto moderna, diversa da quella che lo stesso Dante aveva sostenuto in un'opera precedente.

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