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Paradiso · Canto XXVI Approfondito

La lingua di Adamo

vv. 124-132La lingua ch'io parlai fu tutta spentainnanzi che a l'ovra inconsummabilefosse la gente di Nembròt attenta:ché nullo effetto mai razionabile,per lo piacere uman che rinovellaseguendo il cielo, sempre fu durabile.Opera naturale è ch'uom favella;ma così o così, natura lasciapoi fare a voi secondo che v'abbella.Leggi nel canto

Dopo l'esame sulla carità, Dante incontra Adamo, il primo uomo. Gli rivolge mentalmente quattro domande: quanto tempo fa fu creato, quanto rimase nel Paradiso terrestre, quale fu la vera causa del peccato originale, quale lingua parlava.

La risposta sulla lingua è sorprendente. Adamo spiega che la lingua da lui parlata si spense del tutto prima ancora che Nembrot iniziasse la torre di Babele. Nessuna lingua umana è stabile: «opera naturale è ch'uom favella», ma come parlare lo decide l'uomo, secondo ciò che gli piace. Perfino il nome di Dio è cambiato: prima si diceva I, poi El.

Nel De vulgari eloquentia, scritto anni prima, Dante aveva sostenuto che la lingua di Adamo fosse l'ebraico e che fosse rimasta immutata, anche dopo Babele, presso il popolo ebraico. Qui cambia idea: tutte le lingue mutano, per natura. Il filosofo Ruedi Imbach ha visto in questo passo una vera riflessione filosofica originale sul linguaggio.

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