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Paradiso · Canto I Liceo

«Trasumanar»: una parola nuova per un'esperienza nuova

vv. 67-72Nel suo aspetto tal dentro mi fei,qual si fé Glauco nel gustar de l'erbache 'l fé consorto in mar de li altri dèi.Trasumanar significar per verbanon si poria; però l'essemplo bastia cui esperienza grazia serba.Leggi nel canto

Fissando gli occhi in quelli di Beatrice, che a sua volta guarda il sole, Dante sente di trasformarsi, come il pescatore Glauco del mito, che mangiando un'erba divenne un dio marino. Per descrivere ciò che prova inventa un verbo: «Trasumanar significar per verba / non si poria», cioè non si può spiegare a parole che cosa sia andare oltre l'umano.

Il verbo è formato dalla preposizione latina trans, che indica il passaggio al di là, e da «umano». Esprime il superamento dei limiti della condizione umana, necessario per salire verso Dio. Solo chi esce da sé, dai propri limiti terreni, può entrare davvero nella propria essenza più profonda.

«Trasumanar» è il primo di molti neologismi del Paradiso, creati spesso con la stessa logica: un prefisso che indica movimento verso l'alto o verso l'interno. Più avanti Dante inventerà verbi come «insusarsi», salire in alto, o «inmiarsi», entrare in me. La lingua del Paradiso deve inventare parole perché descrive cose mai viste.

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