Smarrirsi in una selva prima di Dante
vv. 1-3Nel mezzo del cammin di nostra vitami ritrovai per una selva oscuraché la diritta via era smarrita.Leggi nel canto
La Commedia non nasce dal nulla. Il Medioevo conosceva un vero genere letterario, le visioni e i viaggi nell'aldilà: racconti in cui un vivo visita il regno dei morti e torna per raccontarlo. Accanto a questi esisteva il viaggio allegorico, in cui l'avventura serve a insegnare una verità morale. Dante riprende entrambi gli schemi.
Due testi del Duecento sono particolarmente vicini al Canto I. Nel Detto del gatto lupesco, un poemetto anonimo fiorentino, il narratore cammina assorto nei suoi pensieri, perde la strada maestra e incontra delle belve. Nel Tesoretto di Brunetto Latini il protagonista, sconvolto dalla notizia dell'esilio, si smarrisce in una «selva diversa», cioè strana, e ne esce grazie all'aiuto di Natura; più avanti lo guida il poeta latino Ovidio.
Dante conosceva bene il Tesoretto: Brunetto fu il suo maestro, e lo ritroverà nel canto XV. Il confronto mostra il suo metodo: prende uno schema diffuso e lo trasforma dall'interno. La selva di Brunetto è un episodio della sua vita; quella di Dante è la condizione di ogni uomo, come dice il possessivo del primo verso: «nostra vita».