Brunetto Latini, il maestro
vv. 82-87ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora,la cara e buona imagine paternadi voi quando nel mondo ad ora ad oram'insegnavate come l'uom s'etterna:e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivoconvien che ne la mia lingua si scerna.Leggi nel canto
Sotto la pioggia di fuoco Dante riconosce Brunetto Latini e lo saluta con affetto: «Siete voi qui, ser Brunetto?». Brunetto era stato un importante uomo politico di Firenze e un intellettuale: aveva scritto in francese il Tresor, una enciclopedia, e in volgare il Tesoretto, un poemetto allegorico.
Dante lo ricorda come un padre che gli ha insegnato «come l'uom s'etterna», cioè come l'uomo si rende immortale con le opere e la fama. Nessun altro dannato viene trattato con tanto rispetto. Eppure Brunetto è tra i sodomiti, e Dante non nasconde la sua colpa.
Nel canto c'è anche una profezia: Brunetto annuncia a Dante che i fiorentini lo tratteranno da nemico. Secondo alcuni studiosi questo canto è il primo grande momento autobiografico del poema, e anticipa i canti di Cacciaguida nel Paradiso, dove l'esilio sarà annunciato apertamente e dove Dante troverà la sua missione.