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Inferno · Canto XXVII Liceo

Due Montefeltro, due destini

vv. 112-120Francesco venne poi com'io fu' morto,per me; ma un d'i neri cherubinili disse: "Non portar: non mi far torto.Venir se ne dee giù tra ' miei meschiniperché diede 'l consiglio frodolente,dal quale in qua stato li sono a' crini;ch'assolver non si può chi non si pente,né pentere e volere insieme puossiper la contradizion che nol consente".Leggi nel canto

Guido da Montefeltro, celebre condottiero ghibellino, a fine vita si era fatto frate francescano. Ma papa Bonifacio VIII gli chiese un consiglio per conquistare la città di Palestrina, promettendogli in anticipo il perdono. Guido diede il consiglio fraudolento. Quando morì, san Francesco venne a prendere la sua anima, ma un diavolo lo fermò: non si può essere assolti prima di peccare e pentirsi insieme, «per la contradizion che nol consente».

Nel canto V del Purgatorio Dante incontra suo figlio Buonconte, morto nella battaglia di Campaldino. Le due scene sono costruite in modo speculare. Anche lì angelo e diavolo si contendono un'anima, ma vince l'angelo, perché Buonconte, prima di morire, ha pianto sinceramente invocando Maria. Al diavolo resta solo il corpo.

Dante va contro l'opinione comune: Guido era considerato un uomo convertito, Buonconte un peccatore. Il messaggio è che contano solo la sincerità del pentimento e la libertà della coscienza, non l'abito religioso né le promesse della Chiesa.

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