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Inferno · Canto XXIII Liceo

Virgilio come una madre

vv. 37-42Lo duca mio di sùbito mi prese,come la madre ch'al romore è destae vede presso a sé le fiamme accese,che prende il figlio e fugge e non s'arresta,avendo più di lui che di sé cura,tanto che solo una camiscia vesta;Leggi nel canto

L'episodio dei Malebranche si chiude con una fuga. I diavoli, furiosi, inseguono i due poeti. Virgilio afferra Dante e si lascia scivolare sulla schiena lungo la parete rocciosa fino alla bolgia successiva, «come la madre ch'al romor è desta» e, vedendo le fiamme, prende il figlio e fugge senza pensare a sé, senza fermarsi nemmeno a vestirsi.

Questi canti mostrano un lato nuovo di Virgilio. Si era detto sicuro di poter controllare i diavoli, e invece si fa ingannare da Malacoda, che gli ha mentito sul ponte crollato. Il saggio maestro appare insicuro, a volte quasi ingenuo. Nel canto XXIII scoprirà dagli ipocriti di essere stato ingannato e se ne andrà turbato e adirato.

Proprio questa fragilità lo rende più umano. Il rapporto tra i due cambia: non c'è solo il maestro che rassicura l'allievo spaventato, ma un'amicizia in cui entrambi condividono la paura. Achille Tartaro ha parlato di una «versione comica della paura», da cui nasce una sorta di teatro dentro il poema.

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