La fenice e il serpente
vv. 106-111Così per li gran savi si confessache la fenice more e poi rinasce,quando al cinquecentesimo anno appressa;erba né biado in sua vita non pasce,ma sol d'incenso lagrime e d'amomo,e nardo e mirra son l'ultime fasce.Leggi nel canto
Nella bolgia dei ladri il pistoiese Vanni Fucci viene morso da un serpente, prende fuoco, si riduce in cenere e subito ritorna com'era. Dante paragona questa trasformazione alla fenice, l'uccello leggendario che ogni cinquecento anni muore bruciando su un rogo di erbe profumate, incenso, nardo e mirra, e rinasce dalle proprie ceneri.
Il mito della fenice è di origine egiziana ed era legato alla fede nella rinascita della vita. Passato attraverso la cultura greca e latina, diventò molto diffuso nel Medioevo, quando gli animali reali e immaginari venivano letti come simboli: i cristiani vi vedevano la resurrezione di Cristo.
Dante rovescia il simbolo: la rinascita qui non è salvezza ma condanna a ripetere all'infinito la stessa pena. Anche il serpente ha un significato preciso. Nella Bibbia è il tentatore di Adamo ed Eva, e nei canti dei ladri rappresenta un'energia maligna che toglie all'uomo perfino la sua forma.