«Io dico, seguitando»: un nuovo inizio?
vv. 1-6Io dico, seguitando, ch'assai primache noi fossimo al piè de l'alta torre,li occhi nostri n'andar suso a la cimaper due fiammette che i vedemmo porree un'altra da lungi render cennotanto ch'a pena il potea l'occhio tòrre.Leggi nel canto
Il canto VIII si apre con un'espressione curiosa: «Io dico, seguitando», cioè continuando. Per Giovanni Boccaccio era la prova di una storia avventurosa. Dante avrebbe scritto i primi sette canti a Firenze, prima dell'esilio; li avrebbe poi creduti perduti, e solo anni dopo, quando gli furono restituiti, avrebbe ripreso il lavoro proprio da qui.
Il racconto di Boccaccio piacque a molti, e fu ripreso nei secoli, fino a Ugo Foscolo. Oggi la maggior parte degli studiosi ritiene che non abbia basi documentarie: nessuna prova sicura dimostra un inizio fiorentino del poema. «Seguitando» può significare semplicemente che il racconto riprende dal punto in cui si era interrotto.
Un indizio però continua a incuriosire: proprio in questo canto compare Filippo Argenti, della famiglia Adimari, con cui Dante litiga in modo violento. Secondo un commento antico, un Adimari si sarebbe impadronito dei beni confiscati a Dante dopo la condanna. La rabbia del personaggio potrebbe nascere dal dolore fresco dell'esilio.