«Era già l'ora che volge il disio»
vv. 1-6Era già l'ora che volge il disioai navicanti e 'ntenerisce il corelo dì c'han detto ai dolci amici addio;e che lo novo peregrin d'amorepunge, se ode squilla di lontanoche paia il giorno pianger che si more;Leggi nel canto
Il canto VIII si apre con una delle descrizioni più famose del tramonto in tutta la letteratura italiana. È l'ora che fa tornare il desiderio ai naviganti e intenerisce il cuore il giorno in cui hanno salutato gli amici, l'ora in cui il pellegrino appena partito sente una campana lontana che sembra piangere il giorno che muore.
In questi sei versi non succede nulla, ma c'è un sentimento preciso: la nostalgia di chi è lontano da casa. È lo stato d'animo delle anime del Purgatorio, in viaggio verso la loro vera patria, ed è anche quello di Dante esule, che aveva lasciato Firenze per sempre.
Subito dopo inizia una scena liturgica. Un'anima intona l'inno della sera, «Te lucis ante», e tutte le altre la seguono guardando il cielo. Due angeli con spade di fuoco spuntate scendono a proteggere la valletta, e quando il serpente arriva lo mettono in fuga. Il Purgatorio è un luogo in cui il tempo è scandito dalla preghiera, come in un monastero.