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Dannato · Inferno · VII cerchio, sodomiti

Brunetto Latini

Maestro di Dante, autore del Tesoretto, che gli insegnò «come l'uom s'etterna».

Detto anche: Brunetto Latino, ser Brunetto

Brunetto Latini (1220 circa - 1294) fu notaio, uomo politico e scrittore fiorentino di parte guelfa. Nel 1260 andò ambasciatore presso Alfonso X di Castiglia; la sconfitta di Montaperti lo costrinse a restare in Francia fino al 1266. Lì scrisse in francese il Tresor, grande enciclopedia del sapere, e in versi italiani il Tesoretto, poemetto allegorico in settenari rimasto incompiuto. Tornato a Firenze fu cancelliere del comune e ricoprì cariche importanti. Più che un insegnante di scuola fu per Dante un modello: gli mostrò come unire studio, eloquenza e impegno civile.

Dante lo riconosce nonostante il viso bruciato dalla pioggia di fuoco: «Siete voi qui, ser Brunetto?» (v. 30). I due camminano affiancati, Dante sull'argine a capo chino, il maestro più in basso. Brunetto gli predice la gloria e l'ostilità dei fiorentini, «bestie fiesolane» (vv. 61-78); Dante ricorda con gratitudine la «cara e buona imagine paterna» di chi gli insegnava «come l'uom s'etterna» (vv. 82-85).

Affetto e condanna stanno insieme: la colpa non cancella la riconoscenza. Brunetto raccomanda il suo «Tesoro» (v. 119) e corre via come il vincitore del palio di Verona (vv. 121-124).