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Penitente · Antipurgatorio, valletta dei principi

Sordello

Trovatore mantovano: abbraccia Virgilio e provoca l'invettiva di Dante contro l'Italia.

Detto anche: Sordel, Sordello da Goito

Nato a Goito, presso Mantova, all'inizio del Duecento, Sordello è il maggiore dei trovatori italiani che scrissero in provenzale. Visse da giovane alla corte veronese di Rizzardo di San Bonifacio e intorno al 1226 partecipò al rapimento della moglie di lui, Cunizza da Romano (che Dante colloca in Paradiso IX). Costretto a lasciare l'Italia, passò per varie corti fino a quella di Raimondo Berengario IV di Provenza, poi servì Carlo d'Angiò, lo seguì nella spedizione contro Manfredi e ne ebbe feudi in Abruzzo. Morì intorno al 1269.

Dante lo vede in disparte, fiero come un leone in riposo. Appena sente che Virgilio è mantovano, si alza e lo abbraccia: «io son Sordello de la tua terra» (VI, vv. 74-75). Da questo gesto nasce l'invettiva «Ahi serva Italia» (vv. 76-151). Nel canto VII spiega che di notte non si può salire (vv. 52-54) e guida i poeti alla valletta, dove indica e giudica i principi negligenti.

Il ruolo di giudice dei potenti viene dalla sua poesia più nota, il compianto per ser Blacatz, in cui invita i sovrani vili a mangiare il cuore del morto.