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Indice dei canti
Dante è in ginocchio su tre gradini, uno bianco, uno scuro e crepato, uno rosso; un angelo in veste color cenere, seduto su una soglia lucente, gli tocca la fronte con la spada. Accanto due chiavi.
L'angelo portiere incide i sette P sulla fronte di Dante davanti alla porta del purgatorio
Purgatorio · Porta del Purgatorio

Purgatorio, Canto IX

«La concubina di Titone antico…»

Al termine del primo giorno di viaggio nel secondo regno, Dante si addormenta nella "valletta" dei principi.

Luogo
Porta del Purgatorio
Anime e colpe
—
Personaggi
Virgilio, Sordello
Versi
145 · 48 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
     Porta del PurgatorioI cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
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Testo e parafrasi del canto IX

Parafrasi
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1

La concubina di Titone anticoAgià s'imbiancava al balco d'oriente,Bfuor de le braccia del suo dolce amico;A

Già (sulla terra) l'Aurora, moglie dell'invecchiato Titone, lontana dalle braccia del suo dolce amico, stava sorgendo (al balco d'oriente: come se fosse affacciata al balcone dell'oriente) facendosi bella;
La concubina (l'Aurora) dell'antico Titone già si imbiancava al balcone d'oriente, uscita dalle braccia del suo dolce amante;
4

di gemme la sua fronte era lucente,Bposte in figura del freddo animaleCche con la coda percuote la gente;B

la sua fronte era lucente per le stelle, disposte a formare la costellazione dello Scorpione (freddo animale: secondo la zoologia medievale era considerato di sangue freddo) che ferisce la gente con la sua coda;
la sua fronte era luminosa di gemme (stelle), disposte nella figura del freddo animale (lo Scorpione) che colpisce la gente con la coda;
7

e la notte, de' passi con che sale,Cfatti avea due nel loco ov'eravamo,De 'l terzo già chinava in giuso l'ale;C

10

quand'io, che meco avea di quel d'Adamo,Dvinto dal sonno, in su l'erba inchinaiElà 've già tutti e cinque sedavamo.D

e in purgatorio, dove eravamo, la notte aveva percorso due passi (erano passate due ore) di quelli mediante i quali essa compie il suo itinerario nel cielo, mentre il terzo passo (la terza ora) stava terminando il suo volo, quand'io, che sentivo il peso della mia carne, vinto dal sonno, mi coricai sull'erba là dove stavamo seduti già tutti e cinque (Dante, Virgilio, Nino Visconti, Corrado Malaspina, Sordello).
e la notte, dei passi con cui sale, ne aveva fatti due nel luogo dove eravamo, e il terzo già piegava in giù le ali; quando io, che avevo con me qualcosa di Adamo (il corpo), vinto dal sonno, mi distesi sull'erba là dove già sedevamo tutti e cinque.
13

Ne l'ora che comincia i tristi laiEla rondinella presso a la mattina,Fforse a memoria de' suo' primi guai,E

16

e che la mente nostra, peregrinaFpiù da la carne e men da' pensier presa,Ga le sue vision quasi è divina,F

19

in sogno mi parea veder sospesaGun'aguglia nel ciel con penne d'oro,Hcon l'ali aperte e a calare intesa;G

Nell'ora in cui vicino al mattino la rondinella comincia i suoi dolrosi lamenti, forse ricordando le sue antiche sventure, quando la nostra mente, più libera dal peso della carne e meno presa dalle preoccupazioni, è quasi indovina del vero nei suoi sogni, mi pareva in sogno di vedere un'aquila con le penne dorate librata nel cielo con le ali aperte e pronta a calarsi;
Nell'ora in cui, vicino al mattino, la rondinella comincia i suoi tristi lamenti, forse in ricordo delle sue antiche sventure, e in cui la nostra mente, più distaccata dal corpo e meno presa dai pensieri, è quasi profetica nelle sue visioni, in sogno mi sembrava di vedere un'aquila dalle penne d'oro sospesa nel cielo, con le ali aperte e pronta a scendere;
22

ed esser mi parea là dove fuoroHabbandonati i suoi da Ganimede,Iquando fu ratto al sommo consistoro.H

e mi pareva di essere là (sul monte Ida) dove da Ganimede furono abbandonati i suoi (compagni di caccia), quando fu portato nel concilio degli dei. Pensavo dentro di me:
e mi sembrava di essere là dove Ganimede abbandonò i suoi compagni, quando fu rapito al supremo concilio (degli dèi).
25

Fra me pensava: 'Forse questa fiedeIpur qui per uso, e forse d'altro locoJdisdegna di portarne suso in piede'.I

«Forse l'aquila si cala a ferire sempre in questo luogo per abitudine, e forse non si degna di portar su la preda con gli artigli da nessun altro luogo»..
Pensavo tra me: «Forse questa colpisce solo qui per abitudine, e forse da altri luoghi disdegna di portare qualcuno in alto con gli artigli».
28

Poi mi parea che, poi rotata un poco,Jterribil come folgor discendesse,Ke me rapisse suso infino al foco.J

Poi mi sembrava che, compiuti ampi giri nel cielo, si calasse giù terribile come un fulmine, e mi rapisse in alto fino alla sfera del fuoco.
Poi mi sembrava che, dopo aver girato un poco, scendesse terribile come un fulmine, e mi rapisse in alto fino alla sfera del fuoco.
31

Ivi parea che ella e io ardesse;Ke sì lo 'ncendio imaginato cosse,Lche convenne che 'l sonno si rompesse.K

Giunti qui sembrava che ci incendiassimo; e a tal punto l'incendio, che pur era solo un sogno, mi bruciò, che fu necessario interrompere il sonno.
Lì sembrava che lei e io bruciassimo; e l'incendio immaginato scottò tanto che fu inevitabile che il sonno si interrompesse.
34

Non altrimenti Achille si riscosse,Lli occhi svegliati rivolgendo in giroMe non sappiendo là dove si fosse,L

37

quando la madre da Chirón a SchiroMtrafuggò lui dormendo in le sue braccia,Nlà onde poi li Greci il dipartiro;M

40

che mi scoss'io, sì come da la facciaNmi fuggì 'l sonno, e diventa' ismorto,Ocome fa l'uom che, spaventato, agghiaccia.N

Non diversamente Achille si risvegliò, volgendo in giro gli occhi ormai aperti senza sapere dove si trovasse, quando la madre (Teti) lo portò via di nascosto tra le sue braccia, mentre egli dormiva, sottraendolo a Chirone e portandolo a Sciro, da dove i Greci poi lo allontanarono (per Troia), da come mi rìsvegliai io, alIorché il sonno si allontanò dal mio volto, e impallidii, come fa un uomo quando, per uno spavento, si sente rabbrividire.
Non diversamente Achille si scosse, volgendo intorno gli occhi appena svegli e non sapendo dove si trovasse, quando sua madre lo portò via di nascosto da Chirone a Sciro, addormentato tra le sue braccia, da dove poi i Greci lo fecero partire; di quanto mi scossi io, appena il sonno mi fuggì dagli occhi, e diventai pallido, come fa l'uomo che, spaventato, si gela.
43

Dallato m'era solo il mio conforto,Oe 'l sole er'alto già più che due ore,Pe 'l viso m'era a la marina torto.O

Di fianco stava solo Virgilio, ed il sole era da più di due ore già alto sull'orizzonte (erano cioè passate le otto), e il mio sguardo era rivolto verso il mare. La mia guida disse:
Accanto a me c'era solo il mio conforto (Virgilio), e il sole era già alto più di due ore, e il mio viso era rivolto verso il mare.
46

«Non aver tema», disse il mio segnore;P«fatti sicur, ché noi semo a buon punto;Qnon stringer, ma rallarga ogne vigore.P

«Non aver paura, sta sicuro, perché noi siamo giunti ad un buon punto del nostro viaggio: non devi indebolire, ma rinvigorire le tue forze.
«Non avere paura», disse il mio signore; «rassicurati, perché siamo a buon punto; non trattenere, ma impiega ogni tua forza.
49

Tu se' omai al purgatorio giunto:Qvedi là il balzo che 'l chiude dintorno;Rvedi l'entrata là 've par digiunto.Q

Tu sei ormai giunto al purgatorio: vedi là il pendio praticabile che lo circonda tutto attorno; osserva l'entrata dove il pendio sembra quasi interrotto.
Ormai sei giunto al purgatorio: vedi là la parete rocciosa che lo chiude tutt'intorno; vedi l'entrata là dove sembra interrotta.
52

Dianzi, ne l'alba che procede al giorno,Rquando l'anima tua dentro dormia,Ssovra li fiori ond'è là giù addornoR

55

venne una donna, e disse: "I' son Lucia;Slasciatemi pigliar costui che dorme;Tsì l'agevolerò per la sua via".S

Poco fa, durante l'alba che viene prima del giorno, quando la tua anima era insensibile alla realtà del mondo, sopra i fiori di cui quella valletta è tutta ornata, venne una donna, e disse: "Io sono Lucia: lasciatemi prendere questo uomo che dorme, così lo aiuterò nel suo cammino".
Poco fa, nell'alba che precede il giorno, quando la tua anima dormiva dentro di te, sopra i fiori di cui è adorna la valle laggiù, venne una donna, e disse: “Io sono Lucia; lasciatemi prendere costui che dorme; così lo aiuterò nel suo cammino”.
58

Sordel rimase e l'altre genti forme;Tella ti tolse, e come 'l dì fu chiaro,Usen venne suso; e io per le sue orme.T

Rimasero lì Sordello e le altre nobili anime; Lucia ti prese, e quando si fece giorno, íncominciò a salire; e io seguii i suoi passi.
Sordello e le altre nobili anime rimasero; lei ti prese, e appena il giorno fu chiaro venne su; e io seguii le sue orme.
61

Qui ti posò, ma pria mi dimostraroUli occhi suoi belli quella intrata aperta;Vpoi ella e 'l sonno ad una se n'andaro».U

Ti posò in questo luogo, ma prima i suoi begli occhi mi indicarono la fessura aperta nella roccia; poi Lucia se ne andò via assieme al tuo sonno».
Qui ti posò, ma prima i suoi begli occhi mi mostrarono quell'entrata aperta; poi lei e il sonno se ne andarono insieme».
64

A guisa d'uom che 'n dubbio si raccertaVe che muta in conforto sua paura,Wpoi che la verità li è discoperta,V

67

mi cambia' io; e come sanza curaWvide me 'l duca mio, su per lo balzoXsi mosse, e io di rietro inver' l'altura.W

Allo stesso modo in cui un uomo, prima dubbioso, si rassicura, e cambia la sua paura in fiduciosa attesa, una volta che gli è stata mostrata la verità (su ciò di cui dubitava), così io mi mutai; e quando il mio maestro vide che io ero senza alcuna preoccupazione, si mosse su per il pendio, ed io lo seguii verso l'alto.
Come un uomo che nel dubbio si rassicura e muta in conforto la sua paura, dopo che gli è stata svelata la verità, così cambiai io; e appena la mia guida mi vide libero da preoccupazioni, si mosse su per la parete, e io dietro, verso l'alto.
70

Lettor, tu vedi ben com'io innalzoXla mia matera, e però con più arteYnon ti maravigliar s'io la rincalzo.X

Lettore, tu t'accorgi che io tratto ora un argomento più solenne, e perciò non meravigliarti se io lo avvaloro con procedimenti artistici più raffinati.
Lettore, tu vedi bene come io innalzo la mia materia, e perciò non meravigliarti se la sostengo con più arte.
73

Noi ci appressammo, ed eravamo in parte,Yche là dove pareami prima rotto,Zpur come un fesso che muro diparte,Y

76

vidi una porta, e tre gradi di sottoZper gire ad essa, di color diversi,AAe un portier ch'ancor non facea motto.Z

Noi ci avvicinammo (alla fessura), ed eravamo già ad un punto, per cui là dove prima mi appariva solo una fessura, proprio come un varco che divide le parti di un unico muro, mi fu possibile vedere una porta, e salire fino ad essa per tre gradini sotto, diversi tra loro quanto al colore, e un custode (un angelo) che ancora non parlava.
Noi ci avvicinammo, ed eravamo in un punto tale che là dove prima mi sembrava ci fosse un'interruzione, proprio come una fessura che divide un muro, vidi una porta, e sotto tre gradini di colori diversi per salire fino ad essa, e un portinaio che ancora non diceva parola.
79

E come l'occhio più e più v'apersi,AAvidil seder sovra 'l grado sovrano,ABtal ne la faccia ch'io non lo soffersi;AA

E quando il mio occhio si fissò sempre più attento su di lui, vidi che sedeva sul gradino più alto, e che era talmente splendente nel volto che io non sopportai tanta luce;
E man mano che aprivo di più gli occhi, lo vidi seduto sul gradino più alto, con un volto così luminoso che non riuscii a sostenerlo;
82

e una spada nuda avea in mano,ABche reflettea i raggi sì ver' noi,ACch'io drizzava spesso il viso in vano.AB

85

«Dite costinci: che volete voi?»,ACcominciò elli a dire, «ov'è la scorta?ADGuardate che 'l venir sù non vi nòi».AC

e aveva in mano una spada snudata, che rifletteva verso di noi i raggi del sole, così che io spesso indirizzavo invano i miei occhi verso di lui. Egli cominciò a dire: «Dal luogo dove siete dite: che cosa volete? e dov'è colui che vi accompagna? badate che il vostro salire non vi torni a danno».
e aveva in mano una spada sguainata, che rifletteva i raggi verso di noi in modo tale che io spesso alzavo invano lo sguardo. «Dite da lì: che cosa volete?», cominciò a dire lui, «dov'è la vostra guida? Badate che il salire quassù non vi rechi danno».
88

«Donna del ciel, di queste cose accorta»,ADrispuose 'l mio maestro a lui, «pur dianziAEne disse: "Andate là: quivi è la porta"».AD

Il mio maestro gli rispose: «Una donna del cielo (Lucia), esperta di queste cose, or non è molto ci disse: "Recatevi (andate) là: ivi è la porta"».
«Una donna del cielo, esperta di queste cose», gli rispose il mio maestro, «proprio poco fa ci ha detto: “Andate là: lì è la porta”».
91

«Ed ella i passi vostri in bene avanzi»,AEricominciò il cortese portinaio:AF«Venite dunque a' nostri gradi innanzi».AE

L'angelo cortese ricominciò a parlare: «Ed ella vi faccia progredire nel cammino del bene: venite dunque fino a questi gradini». Li raggiungemmo;
«E lei faccia avanzare i vostri passi verso il bene», riprese il cortese portinaio: «Venite dunque avanti ai nostri gradini».
94

Là ne venimmo; e lo scaglion primaioAFbianco marmo era sì pulito e terso,AGch'io mi specchiai in esso qual io paio.AF

ed il primo gradino era fatto di marmo bianco, così pulito e lucente, che io potei specchiarmi in esso proprio come appaio.
Andammo là; e il primo gradino era di marmo bianco, così pulito e lucido che mi specchiai in esso come sono.
97

Era il secondo tinto più che perso,AGd'una petrina ruvida e arsiccia,AHcrepata per lo lungo e per traverso.AG

Il secondo era più che scuro, addirittura nero, composto di una pietra non levigata ed arida, attraversata da fessure nella sua lunghezza e larghezza.
Il secondo era di un colore più scuro del perso, di una pietra ruvida e riarsa, spaccata per il lungo e per il largo.
100

Lo terzo, che di sopra s'ammassiccia,AHporfido mi parea, sì fiammeggiante,AIcome sangue che fuor di vena spiccia.AH

Il terzo gradino, che si sovrappone con la massa del suo peso agli altri, mi sembrava di porfido dal color rosso fuoco, come fosse stato sangue sgorgante da una vena.
Il terzo, che sta sopra massiccio, mi sembrava di porfido, fiammeggiante come sangue che sprizza fuori da una vena.
103

Sovra questo tenea ambo le pianteAIl'angel di Dio, sedendo in su la soglia,AJche mi sembiava pietra di diamante.AI

Sopra quest'ultimo gradino stava saldamente appoggiato l'angelo di Dio, sedendo sulla soglia, che mi sembrava di diamante.
Su questo teneva entrambi i piedi l'angelo di Dio, seduto sulla soglia, che mi sembrava di pietra di diamante.
106

Per li tre gradi sù di buona vogliaAJmi trasse il duca mio, dicendo: «ChiediAKumilemente che 'l serrame scioglia».AJ

La mia guida accompagnò me, ben disposto in questo, su per i tre gradini, dicendomi: «Con umiltà chiedi che si apra la serratura».
La mia guida mi condusse volentieri su per i tre gradini, dicendo: «Chiedi umilmente che apra la serratura».
109

Divoto mi gittai a' santi piedi;AKmisericordia chiesi e ch'el m'aprisse,ALma tre volte nel petto pria mi diedi.AK

Mi gettai devotamente ai santi piedi dell'angelo: gli chiesi la grazia che mi aprisse, ma prima mi battei tre volte il petto.
Devoto mi gettai ai santi piedi; chiesi misericordia e che mi aprisse, ma prima mi battei tre volte il petto.
112

Sette P ne la fronte mi descrisseALcol punton de la spada, e «Fa che lavi,AMquando se' dentro, queste piaghe», disse.AL

115

Cenere, o terra che secca si cavi,AMd'un color fora col suo vestimento;ANe di sotto da quel trasse due chiavi.AM

L'angelo mi disegnò cor la punta della spada sulla fronte sette P, e aggiunse: «Quando sarai dentro (il vero purgatorio), cerca di cancellare questi segni» La cenere o la terra secca che sia stata appena estratta dalla cava sarebbe dello stesso colore della veste dell'angelo; e da sotto di questa egli trasse fuori due chiavi.
Mi incise sulla fronte sette P con la punta della spada, e disse: «Quando sarai dentro, fa' in modo di lavare queste ferite». La cenere, o la terra secca appena scavata, sarebbe stata dello stesso colore della sua veste; e da sotto di essa estrasse due chiavi.
118

L'una era d'oro e l'altra era d'argento;ANpria con la bianca e poscia con la giallaAOfece a la porta sì, ch'i' fu' contento.AN

Una era d'oro e l'altra d'argento: prima con la chiave d'argento e poi con quella d'oro l'angelo fece sì, che io rimanessi contento (al veder aperta la porta). Egli ci disse:
Una era d'oro e l'altra d'argento; prima con quella bianca e poi con quella gialla agì sulla porta in modo che io fui contento.
121

«Quandunque l'una d'este chiavi falla,AOche non si volga dritta per la toppa»,APdiss'elli a noi, «non s'apre questa calla.AO

«Ogni volta che una di queste chiavi fallisce nel suo compito, così da non poter girare nella serratura, questa porta non si apre. L'una è più preziosa (cara: cioè quella dell'autorità divina);
«Ogni volta che una di queste chiavi non funziona, e non gira bene nella serratura», disse a noi, «questo passaggio non si apre.
124

Più cara è l'una; ma l'altra vuol troppaAPd'arte e d'ingegno avanti che diserri,AQperch'ella è quella che 'l nodo digroppa.AP

ma l'altra (quella d'argento) esige molta sapienza ed intuizione prima di riuscire ad aprire, perché essa (la chiave argentea) è proprio quella che scioglie il nodo del peccato.
Una è più preziosa; ma l'altra richiede moltissima arte e intelligenza prima di aprire, perché è quella che scioglie il nodo.
127

Da Pier le tegno; e dissemi ch'i' erriAQanzi ad aprir ch'a tenerla serrata,ARpur che la gente a' piedi mi s'atterri».AQ

Io le ho ricevute in consegna da San Pietro; ed egli mi disse di sbagliare nell'aprire (con indulgenza) piuttosto che nel tener chiusa la porta (per eccesso di rigore), alla condizione che la gente si getti ai miei piedi (a richieder ciò con umiltà».
Le ho ricevute da Pietro; e mi disse di sbagliare piuttosto nell'aprire che nel tenerla chiusa, purché la gente si prostri ai miei piedi».
130

Poi pinse l'uscio a la porta sacrata,ARdicendo: «Intrate; ma facciovi accortiASche di fuor torna chi 'n dietro si guata».AR

Poi spinse l'uscio di quella sacra porta, dicendo: «Entrate; ma vi avviso che torna fuori colui che si volge a guardare indietro».
Poi spinse il battente della porta sacra, dicendo: «Entrate; ma vi avverto che torna fuori chi si guarda indietro».
133

E quando fuor ne' cardini distortiASli spigoli di quella regge sacra,ATche di metallo son sonanti e forti,AS

E quando gli spigoli di quella sacra porta, che sono di metallo, forti e sonori, furono volti sui cardini.
E quando i cardini di quella porta sacra, che sono di metallo, sonori e robusti, girarono nei loro incastri,
136

non rugghiò sì né si mostrò sì acraATTarpea, come tolto le fu il buonoAUMetello, per che poi rimase macra.AT

non procurò un così stridente rumore e non si mostrò così dura ad aprirsi neppure la rupe Tarpea, quando (da Cesare) ne fu allontanato il custode, il buon Metello (per sottrarre il denaro del pubblico erario ivi custodito), per cui in seguito rimase priva (del tesoro custodito).
non ruggì tanto né si mostrò tanto stridente la rupe Tarpea, quando le fu tolto il buon Metello, per cui poi rimase impoverita.
139

Io mi rivolsi attento al primo tuono,AUe 'Te Deum laudamus' mi pareaAVudire in voce mista al dolce suono.AU

Io prestai orecchio attento a quel primo rumore, e mi parve di udire «Te Deum laudamus» (l'inno ambrosiano del ringraziamento) con un canto misto a quel dolce suono.
Io mi voltai, attento al primo suono, e mi sembrava di udire «Te Deum laudamus» cantato da voci mescolate al dolce suono.
142

Tale imagine a punto mi rendeaAVciò ch'io udiva, qual prender si suoleAWquando a cantar con organi si stea;AV

145

ch'or sì or no s'intendon le parole.AW

Ciò che udivo mi procurava esattamente l'impressione che si prova solitamente quando si canta in coro, quando le parole ora si capiscono ed ora no.
Ciò che udivo mi dava proprio la stessa impressione che si ha di solito quando si canta accompagnati dall'organo; che ora si capiscono le parole, ora no.

Riassunto del canto IX

Al termine del primo giorno di viaggio nel secondo regno, Dante si addormenta nella "valletta" dei principi. Poco prima dell'alba, quando i sogni, secondo una credenza medievale, sono piú veritieri, al Poeta appare la visione di un'aquila dalle penne d'oro che scende improvvisa su di lui, trasportandolo nella sfera del fuoco, posta tra la sfera dell'aria e il cielo della luna, dove entrambi bruciano in un unico, grande fuoco. Destatosi pieno di paura, viene rassicurato da Virgilio, il quale gli rivela che durante il sonno era sopraggiunta una donna, Lucia, che aveva trasportato Dante dalla "valletta", dove erano rimaste tutte le altre anime, alla porta del purgatorio propriamente detto. I due pellegrini scorgono, sull'ultimo dei tre gradini che portano all'ingresso, un angelo splendente, armato di una spada, il quale rivolge loro la parola per chiedere che cosa vogliono e quale è stata la loro guida. Poiché (uguale fu la risposta a Catone) è stata una donna del ciel a condurli, l'angelo li invita a salire i tre gradini, dei quali il primo è bianco, il secondo quasi nero, il terzo rosso, ad indicare i successivi momenti del sacramento della confessione. A Dante, che si era inginocchiato, l'angelo incide sulla fronte sette P, come simbolo dei sette peccati capitali che dovrà espiare in ciascuna delle sette cornici del purgatorio. Dopo aver loro spiegato la funzione delle due chiavi, una gialla e una bianca, che ha ricevuto da San Pietro, apre la porta: si ode dapprima un suono cupo, che si trasforma poi nel canto dell'inno « Te Deum laudamus ».

In breve

Dove e chi
  1. Porta del Purgatorio: —. Tre gradini; sette P incise sulla fronte.

Vedi sulla mappa

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Pochi canti come il nono si presentano secondo i canoni medievali di una poesia risolutamente tesa a vivere tutte le risorse della sua fantasia in un quadro teologico. liturgico e in una struttura allegorica. A questi il lettore si accosta con una certa difficoltà dopo essere passato attraverso la semplice linea costruttiva dei canti dell'antipurgatorio. L'impegno del Poeta di fronte al mistero del sovrannaturale che si schiude all'anima - non solo libera dal peccato, ma sciolta da quella incertezza che l'aveva fatta vagare nell'antipurgatorio alla ricerca di se stessa, in quel momento di smarrimento che prende dopo la conversione dal peccato (segnata dai due riti comandati da Catone) e prima del voluto adeguamento alla volontà divina - è totale e trova testimonianza nell'incisione dei sette segni: "la cerimonia conferma quanto già sappiamo, [che è] dovere del pellegrino compiere il nuovo viaggio, non come semplice spettatore, non ponendo in gioco il suo intelletto solamente, ma l'intera sua umanità, tutto il suo sentire e il suo volere" (Vossler). Tale impegno si afferma nel canto nono attraverso un discorso grave e solenne, fortemente allusivo, il quale vuole tradurre la suggestione di un'emozione intensa che nasce dalla stupita contemplazione di un mondo ancora sconosciuto, e che è capace di manifestarsi solo emblematicamente, senza peraltro intorbidare la rappresentazione poetica, ma comunicandole anzi una più ampia luce. La figura della Notte, che copre con le sue ali e attraversa con il suo silenzio metà dell'universo, non è meno grandiosa e magica di quella dell'Aurora che si dispiega attraverso un incrociarsi di richiami mitologici e astronomici, che ne accrescono la misteriosità: non sono più una «notte» e una «aurora» comuni, perché, pare avvertire il Poeta (versi 70-72), tutto ciò che è a contatto con l'Assoluto, dilata i suoi confini secondo una misura non più umana. Infatti tutti i momenti iniziali del canto, che è il primo contatto con l'Assoluto, saranno comunicati dopo essere stati messi in relazione con eventi straordinari (versi 13-15; 22-24; 34-39), cosicché il racconto, iniziatosi con immagini così vaste e musicalmente così profonde e lontane, crea un senso sacrale di aspettazione. Esso non verrà certo deluso né dalla visione dell'aguglia - la cui imperiosa apparizione si distende fra la malinconica figura della rondinella e la commossa evocazione di Lucia, che temperano la violenza di quel volo terribil come folgor in un'alternanza di toni, ora forti, ora attenuati attraverso e per mezzo dei quali si viene schiudendo il primo, trepido incontro dell'umano con il divino - né dalla celebrazione liturgica che chiude il canto, ricca di minuziose allegorie non sempre individuabili con assoluta certezza, "ma appunto nell'essere questi simboli un mistero, che può venire unicamente presagito (in ultima analisi è il mistero di Dio), sta la loro efficacia poetica. La veste solenne crea qui la poesia. Onde l'intero canto ha uno stile di ambiguità sublime e, oscuro nel profondo, riesce alla superficie per virtù di lingua e d'immagini, splendido di evidenza" (Vossler). Tutto il discorso fluisce, logico e serrato, senza nulla concedere agli indugi contemplativi, essendo, come abbiamo detto, le immagini caricate in modo singolare di significato analogico e ricondotte tutte al motivo dell'anima che entra nella Grazia, attraverso il rito finale della confessione. Questo, di nuovo, con fermissima coerenza stilistica, si richiama ad elementi figurativi, ad un linguaggio ricco dì valori tattili, ad un gusto vivo di osservazioni e, quasi, di sensazioni, dove i gesti dell'angelo e di Dante o i colori diversi dei tre gradini, sono immagini "fisiche e corpulente non già soltanto per un espediente retorico di evidenza espressiva, per tradurre in metafora un'umbratile esperienza, ma proprio per adeguare la parola all'intensità dell'esperienza" (Getto). Dante nel canto nono spiega cosi i criteri in base ai quali istituisce uno spontaneo, perpetuo richiamo metaforico fra il mondo sovrannaturale, in cui sta entrando, e il mondo della natura (non a caso l'importanza del canto è sottolineata, e proprio a metà del suo svolgimento, dall'avvertimento del Poeta al lettore), perché si può realizzare lo sforzo di rendere intuitivo il graduale, congeniale e funzionale consenso con la rivelazione divina, martellandolo nel ritmo limpido e coerente dei versi, come lo sbalzo di un disegno geometrico. Se già il lettore ha accostato nel Purgatorio alcune zone liturgiche, dove la fantasia del Poeta si è accinta al rischioso compito di chiudere in un gesto e in poche terzine una tradizione secolare, diventata prezioso possesso della vita ufficiale della Chiesa, è però del tutto nuovo l'incontro con la « visione » (versi 19-33), perché quando al Poeta vengono a mancare i dati e i pesi materiali, cui abbiamo accennato e sui quali la sua fantasia può agire per rappresentare il movimento ascensionale dell'anima, interviene l'uso frequente di questa forma poetica prettamente medievale. Il Fallani, riassumendo osservazioni di altri critici, nota che "il Poeta, più di ogni altro scrittore del tempo, fu affascinato dalla tematica sacra risolta in forma di visione: il linguaggio bizantino dell'arte apriva sempre sullo sfondo un riquadro di cielo e l'atto umano si rivestiva di un non so che di trascendente... Il Giotto di Assisi e di Padova si affiancava alla grande tradizione musiva, con l'esperienza di quei contatti semplici e popolari degli affreschi, e liberamente il racconto si articolava di figure, di alberi, di cieli, di angeli, di demoni, di apparizioni. Dante colse dalle arti l'avvertimento, che lo aveva già sollecitato nelle visioni della Vita Nova... e pose nel suo Purgatorio le visioni per chiarire la presenza misteriosa di Dio, per un bisogno di esternare la meditazione e il suo frutto religioso, e per predisporre il lettore all'ultima ascesa".

Personaggi del canto IX

Guida

Virgilio

Dalla selva al Paradiso terrestre

Poeta dell'Eneide e maestro di Dante. Simbolo della ragione umana, lo guida per Inferno e Purgatorio.

Penitente

Sordello

Antipurgatorio, valletta dei principi

Trovatore mantovano: abbraccia Virgilio e provoca l'invettiva di Dante contro l'Italia.

Approfondimenti

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Teologia
Purgatorio · Canto IX Liceo

La porta e i tre gradini

vv. 94-102Là ne venimmo; e lo scaglion primaiobianco marmo era sì pulito e terso,ch'io mi specchiai in esso qual io paio.Era il secondo tinto più che perso,d'una petrina ruvida e arsiccia,crepata per lo lungo e per traverso.Lo terzo, che di sopra s'ammassiccia,porfido mi parea, sì fiammeggiante,come sangue che fuor di vena spiccia.Leggi nel testo

Dopo un sogno in cui un'aquila d'oro lo rapisce fino alla sfera del fuoco, Dante si sveglia davanti alla porta del Purgatorio vero e proprio. Vi si arriva salendo tre gradini di colori diversi, e sulla soglia siede un angelo con una spada sguainata e una veste del colore della cenere.

Ogni elemento ha un significato legato al sacramento della confessione. Il primo gradino è di marmo bianco, così lucido che ci si specchia: è l'esame di coscienza. Il secondo è scuro, ruvido e spaccato: è il dolore per il peccato. Il terzo è di porfido rosso fiammeggiante come sangue: è la penitenza, sostenuta dall'amore. L'angelo incide sette P sulla fronte di Dante, una per ogni peccato capitale, che verranno cancellate a ogni cornice.

L'angelo apre con due chiavi ricevute da san Pietro, una d'oro e una d'argento: l'autorità di assolvere e la sapienza necessaria per giudicare. La porta si apre con un rumore fortissimo, come se fosse rimasta chiusa a lungo, perché pochi la varcano.

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Sordello

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