Il lavoro, figlio della natura e nipote di Dio
vv. 97-105«Filosofia», mi disse, «a chi la 'ntende,nota, non pure in una sola parte,come natura lo suo corso prendedal divino 'ntelletto e da sua arte;e se tu ben la tua Fisica note,tu troverai, non dopo molte carte,che l'arte vostra quella, quanto pote,segue, come 'l maestro fa 'l discente;sì che vostr'arte a Dio quasi è nepote.Leggi nel canto
Nel canto XI Virgilio spiega a Dante come è ordinato l'Inferno. Alla fine Dante chiede perché l'usura offenda Dio. La risposta è uno dei passaggi più belli sul valore del lavoro.
La natura, spiega Virgilio, deriva dall'intelletto e dall'arte di Dio. L'«arte» umana, cioè il lavoro, segue la natura come l'allievo segue il maestro: per questo è quasi nipote di Dio. La Genesi dice che l'uomo deve trarre la vita dalla natura e dal lavoro, e Dante lo cita: l'uomo deve «prender sua vita e avanzar la gente».
L'usuraio fa il contrario: guadagna dal denaro stesso, senza lavorare e senza produrre nulla, e così disprezza sia la natura sia il lavoro. Per questo è punito tra i violenti contro Dio. Questa idea ribalta una tradizione antica che considerava il lavoro manuale una condizione inferiore.