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Indice dei canti
Dante e Virgilio stanno rannicchiati dietro la lastra inclinata di un sepolcro, tra tombe in fiamme; Virgilio indica con il braccio una voragine a gradoni concentrici che si apre come una visione nel fumo.
Al riparo di un avello Virgilio spiega a Dante come sono ordinati i cerchi del basso Inferno
Inferno · VI cerchio

Inferno, Canto XI

«In su l'estremità d'un'alta ripa…»

Sul margine interno del sesto cerchio, al riparo della tomba infuocata di un seguace dell’eresia monofisita (Anastasio II), i due viandanti sono costretti, a causa dell’orribile odore che si sprigiona dal baratro aperto al loro piedi, ad una sosta forzata.

Luogo
VI cerchio
Anime e colpe
Eretici
Personaggi
Virgilio
Versi
115 · 38 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
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Purgatorio
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Paradiso
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Testo e parafrasi del canto XI

Parafrasi
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1

In su l'estremità d'un'alta ripaAche facevan gran pietre rotte in cerchioBvenimmo sopra più crudele stipa;A

Sull’orlo di un alto pendio, formato da grandi macigni spaccati disposti circolarmente, Giungemmo al di sopra di una folla sottoposta a più dolorosi tormenti;
Sull'orlo di un'alta parete, formata da grandi massi spezzati disposti in cerchio, giungemmo sopra un ammasso (di dannati) più crudele;
4

e quivi, per l'orribile soperchioBdel puzzo che 'l profondo abisso gitta,Cci raccostammo, in dietro, ad un coperchioB

7

d'un grand'avello, ov'io vidi una scrittaCche dicea: "Anastasio papa guardo,Dlo qual trasse Fotin de la via dritta".C

e qui per lo spaventoso insopportabile fetore che esala il basso inferno, cercammo riparo dietro il coperchio di una grande tomba, sul quale vidi la seguente iscrizione: " Custodisco papa Anastasio, che Fotino allontanò dalla giusta strada ".
e lì, per l'orribile eccesso della puzza che emana il profondo abisso, ci ritirammo indietro, dietro il coperchio di una grande tomba, dove io vidi una scritta che diceva: “Custodisco papa Anastasio, che Fotino trascinò via dalla retta via”.
10

«Lo nostro scender conviene esser tardo,Dsì che s'ausi un poco in prima il sensoEal tristo fiato; e poi no i fia riguardo».D

13

Così 'l maestro; e io «Alcun compenso»,Edissi lui, «trova che 'l tempo non passiFperduto». Ed elli: «Vedi ch'a ciò penso».E

"Occorre che la nostra discesa sia ritardata, in modo che prima il nostro olfatto si abitui un poco alla pestifera esalazione; dopo non dovremo più prendere, riguardo ad essa, alcuna precauzione." Così parlò Virgilio; e io gli dissi: "Trova un compenso (alla nostra sosta), in modo che il tempo non scorra inutilmente ". E Virgilio: " E’ proprio ciò a cui sto pensando".
«È bene che la nostra discesa sia lenta, in modo che prima l'olfatto si abitui un poco al fiato triste; e poi non ci si farà caso». Così disse il maestro; e io gli dissi: «Trova qualche compenso, perché il tempo non passi sprecato». E lui: «Vedi che ci sto pensando».
16

«Figliuol mio, dentro da cotesti sassi»,Fcominciò poi a dir, «son tre cerchiettiGdi grado in grado, come que' che lassi.F

"Figliolo, all’interno di questa riva pietrosa" prese poi a dire "si trovano tre cerchi piccoli, (rispetto ai precedenti), digradanti come quelli dai quali sei uscito.
«Figlio mio, dentro questi sassi», cominciò poi a dire, «ci sono tre cerchi più piccoli, che scendono di grado in grado come quelli che lasci.
19

Tutti son pien di spirti maladetti;Gma perché poi ti basti pur la vista,Hintendi come e perché son costretti.G

Sono tutti pieni di anime dannate; ma perché poi ti sia sufficiente soltanto vederle (senza più bisogno di spiegazioni), odi in che modo e per quale motivo si trovano in essi stipate.
Sono tutti pieni di spiriti maledetti; ma perché poi ti basti soltanto vederli, ascolta come e perché vi sono rinchiusi.
22

D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista,Hingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotaleIo con forza o con frode altrui contrista.H

Lo scopo di ogni cattiva azione, che suscita ira in cielo, è la violazione di un diritto, ed ogni scopo di questo genere (ogni ingiuria) offende qualcuno o con la violenza o con la frode.
Di ogni malvagità che si attira l'odio del cielo il fine è l'ingiustizia, e ogni fine di questo tipo danneggia gli altri o con la violenza o con la frode.
25

Ma perché frode è de l'uom proprio male,Ipiù spiace a Dio; e però stan di sottoJli frodolenti, e più dolor li assale.I

Ma poiché la frode è malvagità propria dell’uomo, essa spiace maggiormente a Dio; perciò i fraudolenti stanno in basso e sono sottoposti a tormenti maggiori.
Ma poiché la frode è un male proprio dell'uomo, dispiace di più a Dio; e perciò i fraudolenti stanno più in basso, e li assale un dolore maggiore.
28

Di violenti il primo cerchio è tutto;Jma perché si fa forza a tre persone,Kin tre gironi è distinto e costrutto.J

Il primo dei tre cerchi è interamente occupato dai violenti; ma poiché si compie violenza contro tre specie di persone, esso è stato costruito e suddiviso in tre zone concentriche.
Il primo cerchio è tutto dei violenti; ma poiché si fa violenza a tre persone, è diviso e costruito in tre gironi.
31

A Dio, a sé, al prossimo si pòneKfar forza, dico in loro e in lor cose,Lcome udirai con aperta ragione.K

Si può usar violenza contro Dio, se stessi, il prossimo, e precisamente tanto contro loro personalmente quanto contro le cose che loro appartengono, come ti sarà spiegato attraverso un ragionamento più chiaro.
Si può fare violenza a Dio, a se stessi, al prossimo, dico nelle persone e nelle loro cose, come sentirai con un ragionamento chiaro.
34

Morte per forza e ferute doglioseLnel prossimo si danno, e nel suo avereMruine, incendi e tollette dannose;L

Al prossimo si possono infliggere morte violenta e dolorose ferite, e ai suoi beni distruzioni, incendi ed estorsioni dannose;
Al prossimo si danno la morte violenta e ferite dolorose, e ai suoi beni distruzioni, incendi e furti dannosi;
37

onde omicide e ciascun che mal fiere,Mguastatori e predon, tutti tormentaNlo giron primo per diverse schiere.M

perciò il primo girone punisce, divisi in gruppi (per diverse schiere), tutti quanti gli omicidi e chiunque colpevolmente ferisce, i saccheggiatori e i ladroni.
perciò il primo girone tormenta, in schiere diverse, gli omicidi e chiunque ferisce con malvagità, i devastatori e i predoni.
40

Puote omo avere in sé man violentaNe ne' suoi beni; e però nel secondoOgiron convien che sanza pro si pentaN

43

qualunque priva sé del vostro mondo,Obiscazza e fonde la sua facultade,Pe piange là dov'esser de' giocondo.O

Si può usar violenza contro se stessi e contro i propri averi; e perciò è giusto che nel secondo girone si penta inutilmente chiunque priva se stesso della vita, dilapida al gioco e sperpera le sue ricchezze, e (quindi) piange là dove avrebbe dovuto essere lieto.
L'uomo può alzare una mano violenta contro se stesso e contro i suoi beni; e perciò nel secondo girone deve pentirsi inutilmente chiunque si priva del vostro mondo (il suicida), chi sperpera al gioco e dissipa i propri beni, e piange là dove dovrebbe essere felice.
46

Puossi far forza nella deitade,Pcol cor negando e bestemmiando quella,Qe spregiando natura e sua bontade;P

Si può usare violenza contro Dio, rinnegandolo in cuore e apertamente bestemmiandolo, e recando oltraggio alla sua bontà nella natura;
Si può fare violenza contro la divinità, rinnegandola con il cuore e bestemmiandola, e disprezzando la natura e la sua bontà;
49

e però lo minor giron suggellaQdel segno suo e Soddoma e CaorsaRe chi, spregiando Dio col cor, favella.Q

52

La frode, ond'ogne coscienza è morsa,Rpuò l'omo usare in colui che 'n lui fidaSe in quel che fidanza non imborsa.R

perciò il girone più piccolo segna del suo marchio sia Sodoma sia Cahors, sia colui che parla disprezzando Dio nel suo animo (il bestemmiatore). Significativa in proposito è la seguente frase del Boccaccio: "Come l'uomo dice dì alcuno - egli è Caorsino - come s'intende ch'egli sia usuraio". La frode, che offende ogni coscienza, può essere usata tanto contro colui che si fida quanto contro colui che non ha fiducia.
e perciò il girone più piccolo marchia con il suo segno sia Sodoma sia Cahors e chi parla disprezzando Dio con il cuore. La frode, da cui ogni coscienza è tormentata, l'uomo la può usare contro chi si fida di lui e contro chi non ripone in lui fiducia.
55

Questo modo di retro par ch'incidaSpur lo vinco d'amor che fa natura;Tonde nel cerchio secondo s'annidaS

58

ipocresia, lusinghe e chi affattura,Tfalsità, ladroneccio e simonia,Uruffian, baratti e simile lordura.T

Questo secondo tipo di frode sembra distruggere soltanto il vincolo d’amore creato (tra gli uomini) dalla natura; perciò nel secondo cerchio (della città di Dite, ottavo di tutto l’inferno) sono raccolti i peccati di ipocrisia, adulazione e magia, falsificazione, latrocinio e simonia, seduzione, baratteria e colpe ugualmente immonde.
Quest'ultimo modo sembra che spezzi soltanto il legame d'amore che crea la natura; per cui nel secondo cerchio si annidano ipocrisia, adulazioni e chi fa incantesimi, falsari, ladri e simoniaci, ruffiani, barattieri e simili sozzure.
61

Per l'altro modo quell'amor s'obliaUche fa natura, e quel ch'è poi aggiunto,Vdi che la fede spezial si cria;U

L’altro tipo di frode fa dimenticare sia il vincolo dell’amore naturale, sia quello che ad esso si aggiunge in seguito, dal quale nasce la fiducia specifica;
Con l'altro modo si dimentica l'amore che crea la natura, e quello che vi si aggiunge poi, da cui nasce la fiducia particolare;
64

onde nel cerchio minore, ov'è 'l puntoVde l'universo in su che Dite siede,Wqualunque trade in etterno è consunto».V

perciò,nel cerchio più piccolo, dove si trova il punto dell’universo occupato da Lucifero (Dite), chiunque tradisce è dilaniato da tormenti eterni. " Ed io:
per cui nel cerchio più piccolo, dove si trova il centro dell'universo, sul quale siede Dite, chiunque tradisce è consumato in eterno».
67

E io: «Maestro, assai chiara procedeWla tua ragione, e assai ben distingueXquesto baràtro e 'l popol ch'e' possiede.W

" Maestro, il tuo ragionamento si svolge con grande chiarezza, e descrive assai bene questo abisso e le genti in esso contenute. Ma spiegami:
E io: «Maestro, il tuo ragionamento procede molto chiaro, e distingue molto bene questo baratro e il popolo che contiene.
70

Ma dimmi: quei de la palude pingue,Xche mena il vento, e che batte la pioggia,Ye che s'incontran con sì aspre lingue,X

73

perché non dentro da la città roggiaYsono ei puniti, se Dio li ha in ira?Ze se non li ha, perché sono a tal foggia?».Y

quelli della palude melmosa, quelli travolti dal vento, e quelli che la pioggia percuote, e quegli altri che, incontrandosi, così aspramente si insultano, perché non sono puniti dentro la città arroventata, se Dio li ha in odio?
Ma dimmi: quelli della palude fangosa, quelli che il vento trascina, quelli che la pioggia percuote, e quelli che si scontrano con parole così aspre, perché non sono puniti dentro la città rossa, se Dio li ha in odio? E se non li ha in odio, perché sono in tale condizione?».
76

Ed elli a me «Perché tanto delira»,Zdisse «lo 'ngegno tuo da quel che sòle?AAo ver la mente dove altrove mira?Z

79

Non ti rimembra di quelle paroleAAcon le quai la tua Etica pertrattaABle tre disposizion che 'l ciel non vole,AA

82

incontenenza, malizia e la mattaABbestialitade? e come incontenenzaACmen Dio offende e men biasimo accatta?AB

e se non li ha, perché si trovano in tali condizioni? " Non ti ricordi delle parole con le quali I’Etica, libro a te familiare, tratta a fondo le tre inclinazioni che Dio disapprova, l’incontinenza, la malizia e la sfrenata bestialità? e di come l’incontinenza offenda meno Dio, e attiri su di sé una condanna minore?
E lui mi disse: «Perché il tuo ingegno si allontana tanto da ciò che fa di solito? Oppure la tua mente guarda da un'altra parte? Non ti ricordi di quelle parole con cui la tua Etica (di Aristotele) tratta le tre inclinazioni che il cielo non vuole, l'incontinenza, la malizia e la folle bestialità? E di come l'incontinenza offende meno Dio e si attira meno biasimo?
85

Se tu riguardi ben questa sentenza,ACe rechiti a la mente chi son quelliADche sù di fuor sostegnon penitenza,AC

88

tu vedrai ben perché da questi felliADsien dipartiti, e perché men crucciataAEla divina vendetta li martelli».AD

91

«O sol che sani ogni vista turbata,AEtu mi contenti sì quando tu solvi,AFche, non men che saver, dubbiar m'aggrata.AE

Se tu riesamini attentamente questa affermazione, e ricordi chi sono coloro che vengono puniti nella parte alta dell’inferno, fuori della città di Dite, "O luce che come sole liberi la vista (dell’intelletto) da ogni offuscamento, mi riempi di tanta gioia quando sciogli i miei dubbi, che il dubitare non mi è meno gradito del sapere.
Se tu consideri bene questo insegnamento, e ti richiami alla mente chi sono quelli che scontano la pena lassù, fuori (dalla città), vedrai bene perché sono separati da questi malvagi, e perché la vendetta divina li colpisce con meno ira». «O sole che guarisci ogni vista offuscata, tu mi accontenti così tanto quando sciogli i miei dubbi, che dubitare mi è gradito non meno che sapere.
94

Ancora in dietro un poco ti rivolvi»,AFdiss'io, «là dove di' ch'usura offendeAGla divina bontade, e 'l groppo solvi».AF

Torna ancora un po’ indietro " dissi, " nel punto in cui dici che l’usura oltraggia la bontà di Dio, e chiarisci questa difficoltà.
Torna ancora un poco indietro», dissi io, «là dove dici che l'usura offende la bontà divina, e sciogli il nodo».
97

«Filosofia», mi disse, «a chi la 'ntende,AGnota, non pure in una sola parte,AHcome natura lo suo corso prendeAG

" "A colui che sa capirla " disse " la filosofia dimostra e non in un solo punto, come la natura prende origine dalla mente e dall’opera di Dio;
«La filosofia», mi disse, «a chi la comprende, mostra, e non in un solo punto, come la natura prende il suo corso
100

dal divino 'ntelletto e da sua arte;AHe se tu ben la tua Fisica note,AItu troverai, non dopo molte carte,AH

e se tu leggi attentamente la Fisica (di Aristotile), a te ben familiare, troverai, dopo non molte pagine, che l’operato umano imita, per quanto può, la natura, come l’alunno imita il maestro;
dall'intelletto divino e dalla sua arte; e se tu leggi bene la tua Fisica (di Aristotele), troverai, dopo non molte pagine,
103

che l'arte vostra quella, quanto pote,AIsegue, come 'l maestro fa 'l discente;AJsì che vostr'arte a Dio quasi è nepote.AI

106

Da queste due, se tu ti rechi a menteAJlo Genesì dal principio, conveneAKprender sua vita e avanzar la gente;AJ

109

e perché l'usuriere altra via tene,AKper sé natura e per la sua seguaceALdispregia, poi ch'in altro pon la spene.AK

tanto che il vostro operare è quasi nipote di Dio. Se tu richiami alla tua memoria l’inizio del libro della Genesi, vedrai che è dalla natura e dall’arte che gli uomini devono trarre i mezzi per vivere e migliorare le proprie condizioni; e poiché l’usuraio segue un altro cammino, offende la natura in se stessa e nella sua imitatrice, affidando ad altro la sua speranza. Ma è tempo ormai che tu mi venga dietro, poiché ritengo che dobbiamo incamminarci;
che la vostra arte (umana) segue quella (la natura), per quanto può, come il discepolo segue il maestro; così che la vostra arte è quasi nipote di Dio. Da queste due (natura e arte), se ti richiami alla mente la Genesi dal principio, conviene che l'umanità tragga il suo sostentamento e progredisca; e poiché l'usuraio segue un'altra via, disprezza la natura in sé e nella sua seguace (l'arte), dal momento che ripone la speranza in altro.
112

Ma seguimi oramai, che 'l gir mi piace;ALché i Pesci guizzan su per l'orizzonta,AMe 'l Carro tutto sovra 'l Coro giace,AL

115

e 'l balzo via là oltra si dismonta».AM

la costellazione dei Pesci (che precede di tre ore l’apparizione dell’alba), infatti, sale scintillando sopra l’orizzonte e quella dell’Orsa Maggiore si trova esattamente nella direzione del vento Cauro, e si discende il dirupo assai più in là."
Ma ormai seguimi, perché mi piace andare; infatti la costellazione dei Pesci guizza sull'orizzonte, e il Carro sta tutto sopra il Coro (il vento di nord-ovest), e il dirupo si scende molto più in là».

Riassunto del canto XI

Sul margine interno del sesto cerchio, al riparo della tomba infuocata di un seguace dell’eresia monofisita (Anastasio II), i due viandanti sono costretti, a causa dell’orribile odore che si sprigiona dal baratro aperto al loro piedi, ad una sosta forzata. Virgilio ne approfitta per spiegare al suo discepolo l’ordinamento dei tre cerchi infernali che deve ancora visitare.

Nel settimo cerchio sono puniti i peccatori per violenza contro il prossimo, contro se stessi e contro Dio, nell’ottavo e nel nono quelli che si sono serviti della frode propriamente detta (contro chi non si fida) e del tradimento (frode contro chi si fida) per raggiungere i loro fini. Poiché Dante desidera sapere il motivo per cui i dannati dei primi cinque cerchI sono fuori delle mura di Dite, Virgilio gli ricorda la partizione aristotelica del male in tre categorie (incontinenza, malizia e matta bestialità): nell’alto inferno si trovano appunto gli incontinenti, coloro cioè che non seppero serbare la misura in azioni

di per sé non riprovevoli, mentre all’interno della città di Dite si trovano coloro il cui peccato ha avuto per fine la deliberata violazione di una legge.

Dante si dichiara soddisfatto della spiegazione del maestro, ma lo prega di chiarirgli perché il peccato d’usura offende, ancor prima che il prossimo, Dio e l’ordine da Dio Imposto alle cose del mondo. Virgilio gli richiama alla memoria il passo della Fisica di Aristotile, ove il lavoro umano è definito una imitazione della natura e quello della Genesi, in cui Dio impone all’uomo di lavorare. Poi lo esorta a riprendere il cammino verso il dirupo per il quale si scende dal sesto al settimo cerchio.

In breve

Dove e chi
  1. VI cerchio: Eretici. Chiusi in sepolcri infuocati.

Vedi sulla mappa

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

L’interesse di questo canto è prevalentemente dottrinale: infatti, attraverso le parole di Virgilio, Dante ci descrive l’ordinamento dell’inferno e chiarisce alcuni punti ad esso relativi, come quello della differenza fra peccati d’incontinenza e peccati di malizia o quello riguardante l’essenza dell’usura, alla luce del pensiero di Aristotile e della Bibbia. E’ singolare - ma il contrasto insito nella situazione non rivive in una prospettiva fantastica; rimane un contrasto che potremmo definire soltanto strutturale - che la spiegazione dei criteri della giustizia divina abbia luogo, ad opera di un pagano, Virgilio, al riparo dell’avello destinato a punire l’eresia di un pontefice. Questa singolarità ha una sua motivazione profonda, per quanto si tratti, appunto, di una motivazione inerente più al mondo degli interessi filosofici di Dante che a quello dei suoi affetti. Il tema del peccato di papa Anastasio, vigoroso nella sua sommarietà, è appena accennato.

Come già nel canto terzo la porta dell’inferno, anche qui un oggetto inanimato parla in prima persona. L’inversione sintattica - Anastasio papa guardo - col verbo spostato, in posizione di energico rilievo, alla fine dell’endecasillabo, colora di grottesco la vicenda di questo pastore della cristianità che - stando alla leggenda accolta dal Poeta - si rifiutò di credere nella natura divina, oltre che umana, del Redentore.

Più profondi accenti avrà la polemica contro i vicari corrotti di Cristo in altri canti del poema e ad esempio, nell’ambito della prima cantica, nella bolgia dei simoniaci o in quella dei consiglieri fraudolenti. Ma l’interesse del canto, e del suo esordio in particolare (la contrapposizione della ragione naturale, esclusa dalla Grazia: Virgilio, a chi dalla Grazia si è deliberatamente allontanato: Anastasio), sta nel fatto che la spiegazione, affidata al poeta latino, dell’ordine morale e topografico dell’inferno si fonda quasi esclusivamente su argomenti razionali, accessibili quindi anche a chi sia ignaro della Rivelazione. La divina giustizia - questo è il convincimento del Poeta - punisce servendosi di un metro che è quello della ragione naturale; la sola ragione basta quindi, se non ad indicarci la via della salvezza (il peccato originale è per essa mistero insondabile), a non farci cadere in quelle colpe che hanno la loro origine nell’umano discernimento e che sono punite nei cerchi infernali successivi al limbo. Se è vero che il pensiero più maturo di Dante rappresenta un superamento della posizione enunciata nel Convivio (esaltazione della ragione come suprema facoltà umana; riduzione del sapere al sapere razionale, alla filosofia), per esso la ragione naturale predispone alla Grazia, la parola di Aristotile spiana il cammino al messaggio dei Vangeli. Nulla è infatti più errato che voler introdurre, con mentalità antistorica, una qualsiasi scissione, nell’universo della Commedia, fra l’umano e il divino, poiché per Dante, ove non si allontani volontariamente dal fine per il quale è stato creato, l’uomo non può che confermare il senso dell’operato di Dio, così come Dio è il garante assoluto della validità dei significati che l’uomo ritrova nel mondo.

Dal punto di vista formale, i chiarimenti che in questo canto Virgilio ci impartisce sulla struttura fisica e morale dell’inferno esprimono il fermo possesso che il discente ha della sua materia: la divisione per argomenti si rispecchia perfettamente nella scansione isocrona e riposata delle terzine. La sua esposizione tuttavia, benché didatticamente insuperabíle, ci lascia inappagati. Raggelato in formule e definizioni, il miracolo della razionalità divina che rivive In quella di noi tutti non riesce nemmeno a proporsi. Qui la verità non rampolla dal contrasto di opposte ragioni, come avverrà in alcune delle più ardue, ma anche più accese e vibranti pagine della terza cantica, ma si configura come un bene inerte, oggetto di mnemonico apprendimento, sotto le specie della " nozione " e della "classificazione". Mancano il dramma del pensiero nel suo farsi, l’ansia del sapere che si conosce limitato e si tende nel presagio di un sapere più alto, tipici della didascalica del Paradiso e che questa didascalica traducono in stati d’animo: umana speranza e incertezza, affanno per coloro che si sviano dietro false immagini di bene, contemplante beatitudine interiore. Il Momigliano ha parlato, per questo canto, di "poesia che aleggia nell’aula d’un maestro della Scolastica ", ma, in questa caratterizzazione, peraltro felice, il termine " poesia " è senz’altro di troppo.

Dove invece la poesia si riscatta, è negli ultimi quattro versi del canto. Al termine del discorso di Virgilio c’è come un senso di stanchezza per tanto scolasticismo, di insofferenza (messa in luce, tra l’altro, dall’incalzare delle causali: ché i Pesci... e ‘1 Carro... e ‘1 balzo) per tanto indugio nelle parole: il mistero del creato riaffiora, e con esso la vita, nell’immagine delle silenti geometrie notturne che lassù, nel mondo dei vivi, parlano all’uomo. Ma, per il Poeta, questo mistero è già fede, miracolo, conoscenza. Il linguaggio del firmamento è lo stesso linguaggio degli uomini: il lento ascendere della costellazione si contrae in un significato a tutti accessibile, diventa il " guizzare " dei Pesci, mentre una semplice somiglianza fonica (Carro - Coro) porta sul piano del sacro - dove nessun etimo appare convenzionale e i nessi fra parole sono rivelatori di una parentela fra le cose - il rapporto che si istituisce tra un’altra costellazione e un vento. La creazione è, per il credente, a noi prossima, penetrabile alle nostre domande, rivelatrice della nostra somiglianza con Dio. Un poeta può scoprire allora in essa rispondenze più intime con la nostra soggettività di quelle dedotte da una scienza opaca alle voci del dolore e al proiettarsi dell’uomo, nel tempo, verso il suo termine eterno.

Personaggi del canto XI

Guida

Virgilio

Dalla selva al Paradiso terrestre

Poeta dell'Eneide e maestro di Dante. Simbolo della ragione umana, lo guida per Inferno e Purgatorio.

Approfondimenti

Altre schede di questo canto sono visibili ai livelli Liceo e Approfondito.

Teologia
Inferno · Canto XI Liceo

Il lavoro, figlio della natura e nipote di Dio

vv. 97-105«Filosofia», mi disse, «a chi la 'ntende,nota, non pure in una sola parte,come natura lo suo corso prendedal divino 'ntelletto e da sua arte;e se tu ben la tua Fisica note,tu troverai, non dopo molte carte,che l'arte vostra quella, quanto pote,segue, come 'l maestro fa 'l discente;sì che vostr'arte a Dio quasi è nepote.Leggi nel testo

Nel canto XI Virgilio spiega a Dante come è ordinato l'Inferno. Alla fine Dante chiede perché l'usura offenda Dio. La risposta è uno dei passaggi più belli sul valore del lavoro.

La natura, spiega Virgilio, deriva dall'intelletto e dall'arte di Dio. L'«arte» umana, cioè il lavoro, segue la natura come l'allievo segue il maestro: per questo è quasi nipote di Dio. La Genesi dice che l'uomo deve trarre la vita dalla natura e dal lavoro, e Dante lo cita: l'uomo deve «prender sua vita e avanzar la gente».

L'usuraio fa il contrario: guadagna dal denaro stesso, senza lavorare e senza produrre nulla, e così disprezza sia la natura sia il lavoro. Per questo è punito tra i violenti contro Dio. Questa idea ribalta una tradizione antica che considerava il lavoro manuale una condizione inferiore.

Verifica

Fili rossi · questo canto nel resto del poema

L'ordine dei violenti

Ne parla la scheda «Il Bulicame di Viterbo» (Inf. XII).

L'arte imita la natura

Ne parla la scheda «L'alchimia, una scienza o una frode?» (Inf. XXIX).