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Indice dei canti
Un diavolo nero con ali di pipistrello porta sulle spalle un dannato che urla, sopra un lago di pece da cui affiorano corpi; un altro diavolo brandisce un uncino. Dante si nasconde dietro una roccia accanto a Virgilio.
Un diavolo getta nella pece un barattiere di Lucca; Dante si nasconde su consiglio di Virgilio
Inferno · VIII cerchio · Malebolge

Inferno, Canto XXI

«Così di ponte in ponte, altro parlando…»

I due pellegrini giungono sul ponte che scavalca la quinta bolgia, straordinariamente buia a causa della pece bollente che ne occupa il fondo e nella quale sono immersi i barattieri, coloro cioè che fecero commercio dei pubblici uffici.

Luogo
VIII cerchio · Malebolge
Anime e colpe
Fraudolenti, in dieci bolge
Personaggi
Virgilio, Malacoda
Versi
139 · 46 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
      I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
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Testo e parafrasi del canto XXI

Parafrasi
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1

Così di ponte in ponte, altro parlandoAche la mia comedìa cantar non cura,Bvenimmo; e tenavamo il colmo, quandoA

In tal modo giungemmo da un ponte all’altro (da quello della quarta bolgia a quello della quinta), discorrendo di cose che il mio poema non si propone di prendere in considerazione;
Così, di ponte in ponte, parlando d'altro, di cui la mia commedia non si cura di cantare, arrivammo; ed eravamo sulla sommità del ponte, quando
4

restammo per veder l'altra fessuraBdi Malebolge e li altri pianti vani;Ce vidila mirabilmente oscura.B

e ci trovavamo sul culmine del ponte, allorché ci fermammo per vedere l’altra cavità di Malebolge e gli altri lamenti inutili; e la vidi straordinariamente buia.
ci fermammo per vedere l'altra fossa di Malebolge e gli altri pianti inutili; e la vidi straordinariamente buia.
7

Quale ne l'arzanà de' VinizianiCbolle l'inverno la tenace peceDa rimpalmare i legni lor non sani,C

Come nell’arsenale dei Veneziani durante l’inverno bolle la pece che aderisce e incolla e che serve a spalmare di nuovo le loro navi danneggiate, poiché non possono navigare;
Come nell'arsenale dei Veneziani d'inverno bolle la pece appiccicosa per spalmare di nuovo le loro navi danneggiate,
10

ché navicar non ponno - in quella veceDchi fa suo legno novo e chi ristoppaEle coste a quel che più viaggi fece;D

e invece di navigare chi si costruisce una nave nuova e chi chiude con la stoppa le falle apertesi nelle fiancate di quella che ha fatto più viaggi;
poiché non possono navigare – e invece di navigare c'è chi costruisce una nave nuova e chi tappa le fessure nei fianchi di quella che ha fatto più viaggi;
13

chi ribatte da proda e chi da poppa;Ealtri fa remi e altri volge sarte;Fchi terzeruolo e artimon rintoppa -;E

16

tal, non per foco, ma per divin'arte,Fbollia là giuso una pegola spessa,Gche 'nviscava la ripa d'ogne parte.F

chi dà colpi di martello a prua e chi a poppa; altri fabbricano remi ed altri attorcigliano la canapa per farne funi; alcuni rattoppano la vela minore e altri quella maggiore, così, non a causa del fuoco, ma per opera di Dio, bolliva laggiù una pece densa, che aderiva viscosamente dappertutto alle pareti della bolgia.
chi ribatte i chiodi a prua e chi a poppa; altri fa remi e altri attorciglia le corde; chi rattoppa la vela piccola e la vela maestra –; così, non per mezzo del fuoco ma per arte divina, bolliva laggiù una pece densa, che impiastricciava l'argine da ogni parte.
19

I' vedea lei, ma non vedea in essaGmai che le bolle che 'l bollor levava,He gonfiar tutta, e riseder compressa.G

Io scorgevo questa pece, ma in essa non scorgevo se non le bolle che il bollore sollevava, e la vedevo gonfiarsi tutta quanta, ed abbassarsi come premuta.
Io la vedevo, ma in essa non vedevo altro che le bolle che il bollore sollevava, e la vedevo gonfiarsi tutta e poi riabbassarsi compressa.
22

Mentr'io là giù fisamente mirava,Hlo duca mio, dicendo «Guarda, guarda!»,Imi trasse a sé del loco dov'io stava.H

Mentre io guardavo con attenzione nel fondo della bolgia, Virgilio, dicendomi: " Sta in guardia, sta in guardia! ", mi tirò a sé dal luogo in cui mi trovavo.
Mentre io guardavo fisso laggiù, la mia guida, dicendo «Guarda, guarda!», mi tirò a sé dal punto in cui stavo.
25

Allor mi volsi come l'uom cui tardaIdi veder quel che li convien fuggireJe cui paura sùbita sgagliarda,I

28

che, per veder, non indugia 'l partire:Je vidi dietro a noi un diavol neroKcorrendo su per lo scoglio venire.J

Allora mi voltai come colui che è impaziente di vedere il pericolo al quale deve sfuggire, e che un’improvvisa paura indebolisce, il quale, per il fatto che guarda, non rimanda la sua fuga; e vidi sopraggiungere alle nostre spalle un diavolo nero che correva sul ponticello roccioso.
Allora mi voltai come l'uomo che non vede l'ora di vedere ciò da cui deve fuggire, e che una paura improvvisa priva di forze, tanto che, pur guardando, non rimanda la fuga: e vidi dietro di noi un diavolo nero venire correndo su per il ponte di roccia.
31

Ahi quant'elli era ne l'aspetto fero!Ke quanto mi parea ne l'atto acerbo,Lcon l'ali aperte e sovra i piè leggero!K

Ahi, quanto era feroce nell’aspetto! e quanto mi sembrava crudele nell’atteggiamento, con le ali spiegate e leggiero nel suo avanzare!
Ah, quanto era feroce nell'aspetto! E quanto mi sembrava crudele nei gesti, con le ali aperte e leggero sui piedi!
34

L'omero suo, ch'era aguto e superbo,Lcarcava un peccator con ambo l'anche,Me quei tenea de' piè ghermito 'l nerbo.L

Un dannato gravava con entrambi i fianchi la sua spalla, che era appuntita e sporgente, ed egli ne teneva stretta la caviglia.
La sua spalla, che era aguzza e alta, la caricava un peccatore con entrambe le anche, e lui gli teneva afferrati i tendini dei piedi.
37

Del nostro ponte disse: «O Malebranche,Mecco un de li anzian di Santa Zita!NMettetel sotto, ch'i' torno per ancheM

Dal ponte su cui ci trovavamo disse: " O Malebranche (è il nome dei diavoli di questa bolgia), ecco uno degli anziani di Lucca (città devota a Santa Zita)!
Dal nostro ponte disse: «O Malebranche, ecco uno degli anziani di Santa Zita (un magistrato di Lucca)! Mettetelo sotto, perché io torno ancora
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a quella terra che n'è ben fornita:Nogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo;Odel no, per li denar vi si fa ita».N

Immergetelo completamente (nella pece), poiché io torno di nuovo in quella città in cui questi peccatori abbondano: in essa ognuno è barattiere, escluso Bonturo;
in quella città, che ne è ben fornita: lì ognuno è barattiere, tranne Bonturo; lì, per denaro, il no diventa sì».
43

Là giù 'l buttò, e per lo scoglio duroOsi volse; e mai non fu mastino scioltoPcon tanta fretta a seguitar lo furo.O

46

Quel s'attuffò, e tornò sù convolto;Pma i demon che del ponte avean coperchio,Qgridar: «Qui non ha loco il Santo Volto:P

in essa per danaro il no è trasformato in sì ". Lo gettò laggiù, e tornò indietro sul ponte roccioso; e nessun mastino liberato dalla catena fu mai così veloce nell’inseguire il ladro. Quello sprofondò, e riemerse raggomitolato; ma i diavoli che stavano nascosti sotto il ponte, gridarono: "Qui non c’è il Santo Volto:
Lo buttò laggiù, e si voltò per il duro ponte di roccia; e mai un mastino sciolto si lanciò con tanta fretta a inseguire il ladro. Quello si tuffò, e tornò su tutto piegato; ma i demoni che stavano sotto il ponte gridarono: «Qui non c'è posto per il Santo Volto:
49

qui si nuota altrimenti che nel Serchio!QPerò, se tu non vuo' di nostri graffi,Rnon far sopra la pegola soverchio».Q

qui si nuota diversamente che nel Serchio! Perciò, se vuoi evitare le nostre unghiate, non sporgerti al di sopra della pece ".
qui si nuota diversamente che nel Serchio! Perciò, se non vuoi assaggiare i nostri graffi, non sporgere fuori dalla pece».
52

Poi l'addentar con più di cento raffi,Rdisser: «Coverto convien che qui balli,Ssì che, se puoi, nascosamente accaffi».R

Dopo averlo trafitto con innumerevoli uncini, dissero: " Qui dovrai darti da fare coperto (dalla pece), in modo da arraffare, se ti riesce, di nascosto ".
Poi lo addentarono con più di cento uncini, e dissero: «Qui conviene che tu balli coperto, in modo che, se puoi, rubi di nascosto».
55

Non altrimenti i cuoci a' lor vassalliSfanno attuffare in mezzo la caldaiaTla carne con li uncin, perché non galli.S

Non diversamente i cuochi fanno immergere dai loro inservienti la carne nella pentola con gli uncini, in modo che non venga a galla. Virgilio mi disse:
Non diversamente i cuochi fanno immergere dai loro aiutanti la carne in mezzo alla pentola con gli uncini, perché non galleggi.
58

Lo buon maestro «Acciò che non si paiaTche tu ci sia», mi disse, «giù t'acquattaUdopo uno scheggio, ch'alcun schermo t'aia;T

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e per nulla offension che mi sia fatta,Unon temer tu, ch'i' ho le cose conte,Vperch'altra volta fui a tal baratta».U

" Perché non si veda che tu ci sei, nasconditi giù, dietro una sporgenza rocciosa, che ti offra qualche riparo; e non lasciarti prendere dal timore, per nessuna offesa che mi venga arrecata, poiché io so come stanno le cose, e già un’altra volta mi trovai in una simile baruffa ".
Il buon maestro mi disse: «Perché non si veda che tu ci sei, accovacciati giù dietro una sporgenza di roccia, che ti offra qualche riparo; e per qualunque offesa mi venga fatta, tu non temere, perché io conosco bene queste cose, dato che un'altra volta mi trovai in una simile contesa».
64

Poscia passò di là dal co del ponte;Ve com'el giunse in su la ripa sesta,Wmestier li fu d'aver sicura fronte.V

Poi passò oltre l’estremità del ponte; e non appena arrivò sul sesto argine, gli fu necessario avere un atteggiamento risoluto.
Poi passò oltre la testa del ponte; e appena giunse sull'argine sesto, gli fu necessario mostrare un volto sicuro.
67

Con quel furore e con quella tempestaWch'escono i cani a dosso al poverelloXche di sùbito chiede ove s'arresta,W

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usciron quei di sotto al ponticello,Xe volser contra lui tutt'i runcigli;Yma el gridò: «Nessun di voi sia fello!X

Con lo stesso impeto e lo stesso frastuono con cui i cani si avventano contro il mendicante il quale chiede l’elemosina subito nel punto in cui si è fermato, i diavoli uscirono da sotto il ponticello, e puntarono contro di lui tutti gli uncini; ma egli gridò: " Nessuno di voi abbia cattive intenzioni!
Con quel furore e quella tempesta con cui i cani si lanciano addosso al povero mendicante che subito chiede l'elemosina là dove si ferma, uscirono quelli (i diavoli) da sotto il ponticello, e rivolsero contro di lui tutti i loro uncini; ma lui gridò: «Nessuno di voi sia malvagio!
73

Innanzi che l'uncin vostro mi pigli,Ytraggasi avante l'un di voi che m'oda,Ze poi d'arruncigliarmi si consigli».Y

Prima che i vostri uncini mi colpiscano, si faccia avanti uno di voi e mi ascolti, e dopo si prenda la deliberazione di uncinarmi ". Gridarono tutti:
Prima che il vostro uncino mi afferri, si faccia avanti uno di voi che mi ascolti, e poi decidete se arpionarmi».
76

Tutti gridaron: «Vada Malacoda!»;Zper ch'un si mosse - e li altri stetter fermi -,AAe venne a lui dicendo: «Che li approda?».Z

" Si faccia avanti Malacoda! "; per cui uno avanzò, e gli altri stettero fermi, e quello si avvicinò a Virgilio dicendo: " Che gli giova?
Tutti gridarono: «Vada Malacoda!»; per cui uno si mosse – e gli altri rimasero fermi –, e venne verso di lui dicendo: «A che gli servirà?».
79

«Credi tu, Malacoda, qui vedermiAAesser venuto», disse 'l mio maestro,AB«sicuro già da tutti vostri schermi,AA

" " Credi, Malacoda, di vedermi giunto sin qui " disse Virgilio " al riparo fino ad ora da tutte le vostre opposizioni, senza la volontà di Dio e il destino favorevole?
«Credi tu, Malacoda, di vedermi venuto qui», disse il mio maestro, «già al sicuro da tutti i vostri ostacoli,
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sanza voler divino e fato destro?ABLascian'andar, ché nel cielo è volutoACch'i' mostri altrui questo cammin silvestro».AB

Lasciaci andare, poiché è voluto da Dio che io faccia da guida a qualcuno (Dante) per questo orrido cammino.
senza la volontà divina e un destino favorevole? Lasciaci andare, perché in cielo si vuole che io mostri a un altro questo cammino selvaggio».
85

Allor li fu l'orgoglio sì caduto,ACch'e' si lasciò cascar l'uncino a' piedi,ADe disse a li altri: «Omai non sia feruto».AC

" Allora la tracotanza lo abbandonò a tal punto, che lasciò cadere l’uncino ai suoi piedi, e rivolto agli altri disse:
Allora il suo orgoglio cadde a tal punto che si lasciò cadere l'uncino ai piedi, e disse agli altri: «Ormai non sia colpito».
88

E 'l duca mio a me: «O tu che siediADtra li scheggion del ponte quatto quatto,AEsicuramente omai a me ti riedi».AD

" Dal momento che le cose stanno così, non sia ferito ". E Virgilio: " O tu che stai appiattato tra le rocce del ponte, torna ormai presso di me senza timore ".
E la mia guida mi disse: «O tu che stai seduto tra le rocce del ponte tutto rannicchiato, ormai torna da me senza timore».
91

Per ch'io mi mossi, e a lui venni ratto;AEe i diavoli si fecer tutti avanti,AFsì ch'io temetti ch'ei tenesser patto;AE

Perciò io mi avviai, e velocemente mi avvicinai a lui; e i diavoli avanzarono tutti quanti, tanto che temetti che non avrebbero rispettato il patto:
Per cui io mi mossi e venni rapidamente da lui; e i diavoli si fecero tutti avanti, tanto che io temetti che non rispettassero il patto;
94

così vid'io già temer li fantiAFch'uscivan patteggiati di Caprona,AGveggendo sé tra nemici cotanti.AF

97

I' m'accostai con tutta la personaAGlungo 'l mio duca, e non torceva li occhiAHda la sembianza lor ch'era non buona.AG

così vidi una volta essere presi dal timore i soldati che uscivano dal castello di Caprona dopo aver raggiunto un accordo sulla loro resa, vedendosi in mezzo a tanti nemici. lo mi avvicinai con tutto il mio corpo a Virgilio, e non distoglievo lo sguardo dal loro aspetto, che non era benevolo.
così vidi un tempo temere i fanti che uscivano da Caprona dopo la resa a patti, vedendosi in mezzo a tanti nemici. Io mi accostai con tutto il corpo al fianco della mia guida, e non distoglievo gli occhi dal loro aspetto, che non era buono.
100

Ei chinavan li raffi e «Vuo' che 'l tocchi»,AHdiceva l'un con l'altro, «in sul groppone?».AIE rispondien: «Sì, fa che gliel'accocchi!».AH

Essi abbassavano gli uncini e: " Vuoi che lo tocchi " dicevano fra loro " sulla schiena? " E rispondevano: " Sì, fa in modo di assestargli un colpo!
Abbassavano gli uncini e «Vuoi che lo tocchi», diceva l'uno all'altro, «sulla schiena?». E rispondevano: «Sì, fa' in modo di assestarglielo!».
103

Ma quel demonio che tenea sermoneAIcol duca mio, si volse tutto presto,AJe disse: «Posa, posa, Scarmiglione!».AI

" Ma il diavolo che stava discorrendo con Virgilio, con grande prontezza si voltò, e disse: " Fermo, fermo, Scarmiglione!
Ma quel demonio che parlava con la mia guida si voltò di scatto e disse: «Fermo, fermo, Scarmiglione!».
106

Poi disse a noi: «Più oltre andar per questoAJiscoglio non si può, però che giaceAKtutto spezzato al fondo l'arco sesto.AJ

" Quindi, rivolto a noi, disse: " Non è possibile proseguire su questa fila di ponti rocciosi, poiché il sesto ponte giace sul fondo (della bolgia) ridotto in frantumi.
Poi disse a noi: «Andare più avanti per questo ponte non si può, perché il sesto arco giace tutto spezzato sul fondo.
109

E se l'andare avante pur vi piace,AKandatevene su per questa grotta;ALpresso è un altro scoglio che via face.AK

E se tuttavia desiderate proseguire, andate su per questa roccia (l’argine che separa la quinta dalla sesta bolgia);
E se vi piace comunque andare avanti, andatevene lungo questo argine; qui vicino c'è un altro ponte di roccia che fa da passaggio.
112

Ier, più oltre cinqu'ore che quest'otta,ALmille dugento con sessanta seiAManni compié che qui la via fu rotta.AL

vicino vi è un’altra serie di ponti che consente il passaggio. Ieri, cinque ore più tardi di quest’ora, si compirono 1266 anni da quando la strada franò in questo punto.
Ieri, cinque ore più tardi di quest'ora, si sono compiuti milleduecentosessantasei anni da quando qui la strada fu rotta.
115

Io mando verso là di questi mieiAMa riguardar s'alcun se ne sciorina;ANgite con lor, che non saranno rei».AM

Io mando in quella direzione qualcuno di questi miei sottoposti, per osservare se mai qualche dannato esce (dalla pece): andate con loro, poiché non saranno cattivi ".
Io mando da quella parte alcuni di questi miei a guardare se qualcuno esce a prendere aria; andate con loro, che non vi faranno del male».
118

«Tra'ti avante, Alichino, e Calcabrina»,ANcominciò elli a dire, «e tu, Cagnazzo;AOe Barbariccia guidi la decina.AN

" Vieni avanti, Alichino, e Calcabrina ", prese a dire, " e tu, Cagnazzo; e Barbariccia sia a capo dei dieci.
«Fatti avanti, Alichino, e Calcabrina», cominciò a dire, «e tu, Cagnazzo; e Barbariccia guidi la squadra di dieci.
121

Libicocco vegn'oltre e Draghignazzo,AOCiriatto sannuto e GraffiacaneAPe Farfarello e Rubicante pazzo.AO

Venga anche Libicocco e Draghignazzo, Ciriatto munito di zanne e Graffiacane e Farfarello e il rabbioso Rubicante.
Vengano anche Libicocco e Draghignazzo, Ciriatto con le zanne e Graffiacane e Farfarello e il pazzo Rubicante.
124

Cercate 'ntorno le boglienti pane;APcostor sian salvi infino a l'altro scheggioAQche tutto intero va sovra le tane».AP

Ispezionate tutt’intorno le bollenti peci: questi siano incolumi fino all’altra fila di ponti che varcano le bolge senza interrompersi.
Cercate tutt'intorno alla pece bollente; costoro siano al sicuro fino all'altro ponte di roccia che passa tutto intero sopra le fosse».
127

«Omè, maestro, che è quel ch'i' veggio?»,AQdiss'io, «deh, sanza scorta andianci soli,ARse tu sa' ir; ch'i' per me non la cheggio.AQ

" "Ahimè, maestro, che è quello che vedo?" dissi. "Ti prego, andiamo via di qui soli senza guida, se tu conosci il cammino; poiché, per quel che mi riguarda, non ne ho bisogno.
«Ahimè, maestro, che cos'è quello che vedo?», dissi io, «ah, andiamo soli senza scorta, se tu sai la strada; perché io per me non la chiedo.
130

Se tu se' sì accorto come suoli,ARnon vedi tu ch'e' digrignan li denti,ASe con le ciglia ne minaccian duoli?».AR

Se tu sei perspicace adesso come di solito, non vedi che digrignano i denti, e con gli occhi minacciano di procurarci dolori? " E Virgilio:
Se sei accorto come di solito sei, non vedi che digrignano i denti e con le sopracciglia ci minacciano dolori?».
133

Ed elli a me: «Non vo' che tu paventi;ASlasciali digrignar pur a lor senno,ATch'e' fanno ciò per li lessi dolenti».AS

" Non voglio che tu abbia timore: lascia che digrignino come a loro piace meglio, poiché essi lo fanno per i bolliti che soffrono ".
E lui a me: «Non voglio che tu abbia paura; lasciali pure digrignare a loro piacimento, perché lo fanno per i dannati che bollono soffrendo».
136

Per l'argine sinistro volta dienno;ATma prima avea ciascun la lingua strettaAUcoi denti, verso lor duca, per cenno;AT

Voltarono a sinistra sull’argine; ma prima ciascuno di loro, rivolto al capo che li guidava, aveva stretto, per un segnale, la lingua con i denti;
Girarono per l'argine sinistro; ma prima ciascuno aveva stretto la lingua tra i denti, verso il loro capo, come segnale;
139

ed elli avea del cul fatto trombetta.AU

ed egli aveva fatto uno sconcio suono di tromba.
e lui aveva fatto del sedere una trombetta.

Riassunto del canto XXI

I due pellegrini giungono sul ponte che scavalca la quinta bolgia, straordinariamente buia a causa della pece bollente che ne occupa il fondo e nella quale sono immersi i barattieri, coloro cioè che fecero commercio dei pubblici uffici. Mentre Dante è intento a guardare in basso, sopraggiunge veloce un diavolo e, dall’alto del ponte, getta nella pece uno degli «anziani» di Lucca, città nella quale, a suo dire, tutti sono barattieri. Il dannato, dopo il tuffo violento, viene a galla, ma i custodi della bolgia, i Malebranche, lo costringono ad immergersi nuovamente. A questo punto Virgilio, dopo aver fatto nascondere Dante dietro uno spuntone roccioso, si dirige verso i diavoli e fa presente al loro capo, Malacoda, che il viaggio intrapreso da lui e dal suo discepolo è voluto dal cielo; poi invita Dante ad uscire dal suo nascondiglio. Alla sua vista i Malebranche tentano di uncinarlo; occorre che Malacoda faccia ricorso a tutta la sua autorità perché desistano dal loro proposito. Malacoda fornisce quindi a Virgilio indicazioni riguardo allo scoglio che porta alla sesta bolgia, essendo crollato, su quest’ultima, il ponte posto in continuazione di quelli che i due poeti hanno fino a questo punto percorso. Dà poi loro come scorta un gruppo di dieci suoi sottoposti, comandati da Barbariccia. I dieci diavoli si mettono in fila e Barbariccia, attraverso uno sconcio segnale, impartisce loro l’ordine della partenza.

In breve

Dove e chi
  1. VIII cerchio · Malebolge: Fraudolenti, in dieci bolge. Ruffiani, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordia, falsari.

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Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Il problema del comico in Dante, impostato dal De Sanctis nei suoi termini essenziali, è stato variamente studiato dai critici. Alcuni hanno preteso - riallacciandolo al modo in cui il Poeta raffigura se stesso in balìa, in un mondo di mostri e di orrori, della propria paura - di individuare nel comico una tonalità di non trascurabile rilievo nell’ordito complessivo del poema. Dante ritrae se stesso in quanto protagonista della Commedia e personaggio tipico (non dunque nei momenti di maggiore accensione, allorché la passione lo porta ad identificare la propria proiezione nel narrato con la propria realtà di autore) come "un uomo di media umanità, rifuggente da ogni atteggiamento eroico, con l’animo aperto ai sentimenti che normalmente commuoverebbero il petto dell’uomo, in quelle circostanze; fra i quali sentimenti deve trovar posto... anche la paura" (Frascino). Nelle forme in cui questa paura si viene atteggiando è stata riscontrata una comicità affine, per alcuni versi, a quella che il Manzoni fa scaturire dal personaggio di Don Abbondio. In questo senso si esprime ad esempio il Torraca nel commentare un passo del canto ventunesimo dell’Inferno. Altri critici, più aderenti alla tesi del De Sanctis, hanno fortemente limitato la presenza del comico nel poema. Per il Parodi Dante è troppo seriamente impegnato in quello che dice per potersi concedere una pausa di disinteressata, serena contemplazione delle umane debolezze; carattere fondamentale del poema è la tensione; più che di tonalità comica occorre parlare di realismo, satira, sarcasmo. Il Pirandello, in un’analisi del primo canto dei barattieri, attira l’attenzione sul fatto che "Dante non può far che Dio scherzi punendo", ed aggiunge: "Non bisogna confondere il sarcasmo, l’ironia, lo scherno, col comico. Che se talvolta comica appare esteriormente la frase, non ne è mai comico il sapore, perché non è mai comica l’intenzione del poeta; e perciò non fa ridere. La frase comica sarà messa lì per ottenere un effetto di più cruda ripugnanza". Il Vossler infine ritiene che, ove Dante avesse, nel regno della malizia, fatto luogo "ad una comicità bonaria e spensierata", sarebbe andato contro quella che è "l’intonazione fondamentale della Commedia, che per tutti i cento canti rimane sempre saldamente etica".

Ora appare evidente - per poco che si abbia dimestichezza con il poema - che le formulazioni del De Sanctis sono in linea di massima esatte, che il riso di Dante è quasi ovunque amaro, si apparenta al ghigno, alla smorfia di dolore, al disgusto, trova la sua espressione nell’ironia crudele, sfocia, in modo ora più ora meno esplicito, nell’invettiva. Ma, per alcuni dei luoghi del poema dove Dante mostra se stesso alle prese con la paura e in particolare per i canti dei barattieri, è altrettanto evidente che la tonalità che prevale è il comico, mentre le forme appassionate e moralmente definite dell’ironia, del sarcasmo, dello scherno sono come messe in ombra. Naturalmente, nel fare menzione del comico a proposito di Dante, non dobbiamo intendere questa categoria nei significati che è venuta assumendo in tempi diversi da quelli del Poeta. Il comico in Dante ha una carica di immediatezza ed una violenza di contorni quali non è dato riscontrare in secoli che hanno sostituito all’interrogazione diretta del reale un gioco di schermi e finzioni, alla ferma constatazione del negativo la fuga in un eliso di armoniche parvenze.

Il Sapegno colloca la comicità dell’episodio dei barattieri nella cornice di un "gusto schiettamente romanico", il Sozzi scorge in essa "un’attenzione piena di curiosità di fronte a quello che sotto l’aspetto filosofico è il mondo della naturalità e della vitalità pura e fine a se stessa, il mondo « politico » nel senso crociano del termine", nel quale i valori non riducibili all’utile individuale sono del tutto ignorati e spietata si afferma la lotta per la sopravvivenza e il successo. Il Del Beccaro, a sua volta, vede nella quinta bolgia, come del resto nel cerchio ottavo preso nel suo complesso, l’antitesi di quel "passato sereno, di patriarcali virtù", verso il quale Dante nostalgicamente si protende e che aspira a veder ripristinato: "La fisionomia del mondo, dei viventi, il mondo del « negozio », è qui più corrente che altrove, quasi che Dante abbia voluto sottintendere una condanna di principio alla preponderante attività degli uomini del suo tempo, al sempre più libero e disinvolto commercio d’una società in fase di espansione". La città della frode, agli antipodi della Gerusalemme celeste, è quindi anche la città dei traffici, dell’attivismo senza scrupoli che ha per fine il guadagno, di quella borghesia razionalisticamente orientata che sarà, alcuni decenni dopo la morte dell’Alighieri, la protagonista del Decamerone. Il quadro dell’arzanà de’ Viniziani (versi 7-15) non è soltanto una miniatura esuberante o meno - a seconda dello schema critico cui viene commisurata - rispetto all’insieme del canto, del quale costituisce il prologo. Esso ha un valore emblematico, rappresentativo dell’intero clima di Malebolge, e dell’episodio dei barattieri in particolare: un operare fervido, disgiunto dalla considerazione di finalità fondate in un ambito morale, ha condotto questi peccatori non a costruire, restaurando il distrutto, ma a distruggere, a perdersi.

Quello che per il De Sanctis è lo stile di Malebolge, la sua «prosa», la sua comicità densa e plebea, scaturisce dalla natura stessa del peccato di frode, radicato, assai più di quelli di incontinenza o di violenza, nell’intersoggettività del vivere sociale: di qui il prevalere dei gruppi sulle grandi individualità isolate e quello della rappresentazione dinamica sulla presentazione statuaria dei personaggi. Tra le specificazioni della frode la baratteria rappresenta, in modo più esplicito delle altre, il principio eversore di ogni ordinamento civile, un germe di anarchia che trova, nell’individualismo indocile dei dieci demoni, la propria persuasiva e sicura misura poetica.

Personaggi del canto XXI

Guida

Virgilio

Dalla selva al Paradiso terrestre

Poeta dell'Eneide e maestro di Dante. Simbolo della ragione umana, lo guida per Inferno e Purgatorio.

Custode

Malacoda

Inferno · VIII cerchio, barattieri

Capo dei Malebranche: indica ai poeti una strada sicura, ma mente sul ponte crollato.

Approfondimenti

Lingua
Inferno · Canto XXI Base

Dieci diavoli con un nome

vv. 118-123«Tra'ti avante, Alichino, e Calcabrina»,cominciò elli a dire, «e tu, Cagnazzo;e Barbariccia guidi la decina.Libicocco vegn'oltre e Draghignazzo,Ciriatto sannuto e Graffiacanee Farfarello e Rubicante pazzo.Leggi nel testo

Finora i guardiani dell'Inferno erano figure prese dal mito: Caronte, Minosse, Cerbero. Nel canto XXI Dante fa una cosa nuova: inventa un nome per ogni diavolo di una squadra. Malacoda, il capo, sceglie dieci diavoli per scortare i due poeti lungo la quinta bolgia, dove i barattieri bollono nella pece, e li chiama uno per uno: Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Barbariccia, Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Farfarello e Rubicante.

Sono nomi costruiti come soprannomi di paese, e molti si capiscono quasi da soli: Barbariccia ha la barba riccia, Graffiacane graffia, Cagnazzo è un cagnaccio, Rubicante è rosso in volto, Ciriatto è «sannuto», armato di zanne come un cinghiale. Altri vengono dalla tradizione popolare: Farfarello era un folletto dispettoso, e Alichino ha la stessa origine di Hellequin, capo di una schiera infernale delle leggende francesi, da cui verrà anche la maschera di Arlecchino.

Il risultato è una banda di diavoli che sembra uscita da una farsa di piazza: Michelangelo Picone ha letto i canti XXI e XXII come una ripresa dello spettacolo dei giullari. Il comico però non è un riposo dall'orrore. I barattieri vendevano le cariche pubbliche per denaro, e Dante, condannato proprio per baratteria al momento dell'esilio, li mette in scena come truffatori truffati a loro volta dai diavoli.

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Fili rossi · questo canto nel resto del poema

La bolgia dei barattieri

Ne parla la scheda «Malebolge, una parola inventata da Dante» (Inf. XVIII).

I Malebranche

Ne parla la scheda «I delfini amici dei marinai» (Inf. XXII).

La menzogna di Malacoda

Ne parla la scheda «Virgilio come una madre» (Inf. XXIII).

Malacoda

Compare anche in altri 2 canti.