«Taccia Lucano»: la sfida ai classici
vv. 94-99Taccia Lucano ormai là dove toccadel misero Sabello e di Nasidio,e attenda a udir quel ch'or si scocca.Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio;ché se quello in serpente e quella in fonteconverte poetando, io non lo 'nvidio;Leggi nel canto
Nel canto XXV Dante descrive trasformazioni ancora più incredibili: un uomo e un serpente si fondono in un solo mostro; un altro uomo e un serpente si scambiano la forma, l'uno diventa rettile e l'altro uomo. Prima di raccontarle, Dante si rivolge con orgoglio ai due grandi poeti latini delle metamorfosi.
«Taccia Lucano», dice, e taccia Ovidio: le loro trasformazioni erano meno straordinarie. Ovidio ha trasformato Cadmo in serpente e Aretusa in fonte, ma non ha mai fatto scambiare la forma a due nature diverse, faccia a faccia. È uno dei rari momenti in cui Dante si proclama superiore ai suoi modelli.
Non è un caso isolato: nel canto IV Dante si era unito ai grandi poeti antichi come sesto della loro schiera. Qui fa un passo in più e li sfida sul loro stesso terreno. Le due richieste di attenzione al lettore, all'inizio e alla fine del canto, sottolineano quanto fosse difficile mettere in versi queste scene.