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Indice dei canti
Dante, in ginocchio, parla a due gambe che spuntano da un foro nella roccia con le piante dei piedi in fiamme, fra lembi di paramenti dorati; Virgilio gli è accanto e intorno altri fori mostrano piedi che bruciano.
Dante rimprovera papa Niccolò III, confitto a testa in giù nella bolgia dei simoniaci
Inferno · VIII cerchio · Malebolge

Inferno, Canto XIX

«O Simon mago, o miseri seguaci…»

La terza bolgia, dall’alto del ponte che la sovrasta, appare.

Luogo
VIII cerchio · Malebolge
Anime e colpe
Fraudolenti, in dieci bolge
Versi
133 · 44 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
      I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
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Testo e parafrasi del canto XIX

Parafrasi
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1

O Simon mago, o miseri seguaciAche le cose di Dio, che di bontateBdeon essere spose, e voi rapaciA

4

per oro e per argento avolterate,Bor convien che per voi suoni la tromba,Cperò che ne la terza bolgia state.B

O mago Simone, o suoi sciagurati seguaci, che gli uffici sacri, che devono essere uniti alla bontà (dati e ricevuti da chi è buono), voi avidamente prostituite per denaro; è giusto che adesso sia proclamata la vostra condanna, poiché vi trovate nella terza bolgia.
O Simon mago, o miseri seguaci, che le cose di Dio, che devono essere unite alla bontà, voi, avidi, prostituite per oro e per argento, ora bisogna che suoni la tromba per voi, perché state nella terza bolgia.
7

Già eravamo, a la seguente tomba,Cmontati de lo scoglio in quella parteDch'a punto sovra mezzo 'l fosso piomba.C

Già eravamo saliti, nella bolgia seguente, su quel tratto del ponte che sovrasta perpendicolarmente proprio la parte mediana della bolgia.
Eravamo già saliti, sopra la bolgia successiva, su quella parte del ponte che cade a perpendicolo proprio sopra il centro del fossato.
10

O somma sapienza, quanta è l'arteDche mostri in cielo, in terra e nel mal mondo,Ee quanto giusto tua virtù comparte!D

O sapienza infinita, quanta forza creativa dimostri in cielo, in terra e nell’inferno, e con quanta giustizia il tuo potere distribuisce premi e castighi!
O somma sapienza, quanto è grande l'arte che mostri in cielo, in terra e nel mondo del male, e con quanta giustizia la tua potenza distribuisce (premi e pene)!
13

Io vidi per le coste e per lo fondoEpiena la pietra livida di fóri,Fd'un largo tutti e ciascun era tondo.E

Notai sulle pareti e sul fondo la roccia scura piena di buchi, tutti della stessa ampiezza e tutti circolari.
Io vidi lungo le pareti e sul fondo la pietra livida piena di fori, tutti della stessa larghezza, e ciascuno era rotondo.
16

Non mi parean men ampi né maggioriFche que' che son nel mio bel San Giovanni,Gfatti per loco d'i battezzatori;F

Non mi sembravano meno larghi né più ampi di quelli che si trovano nel Battistero di San Gìovanni, creati perché in essi prendessero posto coloro che somministravano il battesimo;
Non mi sembravano né meno ampi né più grandi di quelli che sono nel mio bel San Giovanni, fatti come posto per i battezzatori;
19

l'un de li quali, ancor non è molt'anni,Grupp'io per un che dentro v'annegava:He questo sia suggel ch'ogn'omo sganni.G

uno dei quali, non molti anni fa, fu da me spezzato a causa di uno che era sul punto di morirvi soffocato: e questa sia testimonianza, che tolga dall’errore ogni persona.
uno dei quali, non sono passati ancora molti anni, io ruppi per uno che vi stava annegando dentro: e questo sia il sigillo che disinganni ogni uomo.
22

Fuor de la bocca a ciascun soperchiavaHd'un peccator li piedi e de le gambeIinfino al grosso, e l'altro dentro stava.H

Fuori dell’apertura sporgevano sopra ogni buco i piedi e parte delle gambe, fino alla coscia, di un dannato, e il resto dei corpo era conficcato dentro.
Dalla bocca di ciascun foro sporgevano i piedi di un peccatore e le gambe fino alle cosce, e il resto stava dentro.
25

Le piante erano a tutti accese intrambe;Iper che sì forte guizzavan le giunte,Jche spezzate averien ritorte e strambe.I

Entrambe le piante dei piedi di tutti questi peccatori erano cosparse di fiamme; e perciò le loro articolazioni, si agitavano con tanta forza, che avrebbero spezzato funi di vimini e di erbe.
Tutti avevano entrambe le piante dei piedi in fiamme; per cui agitavano così forte le giunture che avrebbero spezzato funi di vimini e di erba.
28

Qual suole il fiammeggiar de le cose unteJmuoversi pur su per la strema buccia,Ktal era lì dai calcagni a le punte.J

Come le fiamme che consumano gli oggetti unti ne sfiorano soltanto la superficie più esterna, così avveniva sulle piante di quei piedi dalle calcagna alle punte (delle dita).
Come la fiamma delle cose unte di solito si muove soltanto sulla superficie esterna, così era lì dai talloni alle punte dei piedi.
31

«Chi è colui, maestro, che si crucciaKguizzando più che li altri suoi consorti»,Ldiss'io, «e cui più roggia fiamma succia?».K

" Maestro, chi è colui che manifesta il suo dolore agitando più degli altri suoi compagni di sorte " io domandai, " e che una fiamma più viva consuma? " E Virgilio:
«Chi è colui, maestro, che si tormenta agitandosi più degli altri suoi compagni», dissi io, «e che una fiamma più rossa brucia?».
34

Ed elli a me: «Se tu vuo' ch'i' ti portiLlà giù per quella ripa che più giace,Mda lui saprai di sé e de' suoi torti».L

37

E io: «Tanto m'è bel, quanto a te piace:Mtu se' segnore, e sai ch'i' non mi partoNdal tuo volere, e sai quel che si tace».M

" Se desideri che io ti accompagni laggiù scendendo da quell’ argine che è più basso (più giace: è là via più interna della bolgia, che è più bassa di quella esterna perché il piano di Malebolge declina verso il pozzo centrale), apprenderai da lui chi fu e quali furono i suoi peccati ". E io: " Tutto quello che piace a te mi è gradito:
E lui a me: «Se vuoi che io ti porti laggiù per quella parete che è meno ripida, saprai da lui chi è e quali sono le sue colpe». E io: «Mi è gradito tutto ciò che piace a te: tu sei il mio signore, e sai che io non mi allontano dalla tua volontà, e sai anche quello che taccio».
40

Allor venimmo in su l'argine quarto:Nvolgemmo e discendemmo a mano stancaOlà giù nel fondo foracchiato e arto.N

43

Lo buon maestro ancor de la sua ancaOnon mi dipuose, sì mi giunse al rottoPdi quel che si piangeva con la zanca.O

tu sei quello che comanda, e sai che non mi allontano dalla tua volontà, e conosci quello che, da parte mia, è taciuto ". Giungemmo allora sul quarto argine: ci dirigemmo e scendemmo verso sinistra giù nel fondo pieno di fori e malagevole da attraversare, Virgilio non mi pose a terra dal suo fianco, finché non mi accostò al foro di colui che tanto intensamente manifestava il proprio dolore con la gamba.
Allora arrivammo sul quarto argine: girammo e scendemmo verso sinistra là giù nel fondo bucherellato e stretto. Il buon maestro non mi mise giù dal suo fianco finché non mi portò vicino alla buca di quello che si lamentava con le gambe.
46

«O qual che se' che 'l di sù tien di sotto,Panima trista come pal commessa»,Qcomincia' io a dir, «se puoi, fa motto».P

" Chiunque tu sia, che hai la parte superiore del corpo in basso, anima malvagia conficcata come un palo ", presi a dire, " se ti è possibile, parla.
«O chiunque tu sia, che tieni sotto la parte di sopra, anima triste piantata come un palo», cominciai a dire, «se puoi, parla».
49

Io stava come 'l frate che confessaQlo perfido assessin, che, poi ch'è fitto,Rrichiama lui, per che la morte cessa.Q

52

Ed el gridò: «Se' tu già costì ritto,Rse' tu già costì ritto, Bonifazio?SDi parecchi anni mi mentì lo scritto.R

" lo stavo nella posizione del frate che raccoglie la confessione del sicario spergiuro, il quale, dopo essere stato confitto in terra, lo richiama, in modo che allontana la morte. Ed egli gridò: " Sei già qui dritto in piedi, sei già qui dritto in piedi, Bonifacio? Il libro del futuro mi ha ingannato di molti anni.
Io stavo come il frate che confessa il perfido assassino, che, dopo essere stato conficcato (nella buca), lo richiama per ritardare la morte. E lui gridò: «Sei già lì in piedi, sei già lì in piedi, Bonifacio? Lo scritto (del futuro) mi ha ingannato di parecchi anni.
55

Se' tu sì tosto di quell'aver sazioSper lo qual non temesti tòrre a 'ngannoTla bella donna, e poi di farne strazio?».S

Sei tu così presto sazio di quei beni materiali per i quali non esitasti ad impadronirti con l’inganno della Chiesa, e poi a prostituirla?
Sei già così presto sazio di quella ricchezza per la quale non temesti di prendere con l'inganno la bella donna (la Chiesa), e poi di farne strazio?».
58

Tal mi fec'io, quai son color che stanno,Tper non intender ciò ch'è lor risposto,Uquasi scornati, e risponder non sanno.T

61

Allor Virgilio disse: «Dilli tosto:U"Non son colui, non son colui che credi"»;Ve io rispuosi come a me fu imposto.U

" lo divenni come quelli che, per il fatto che non comprendono la risposta che viene data loro, restano come confusi, e non sanno rispondere. Allora Virgilio disse: " Digli subito: "Non sono quello, non sono quello che credi" ";
Io diventai come quelli che, per non aver capito ciò che è stato loro risposto, restano quasi derisi e non sanno rispondere. Allora Virgilio disse: «Digli subito: “Non sono colui, non sono colui che credi”»; e io risposi come mi fu ordinato.
64

Per che lo spirto tutti storse i piedi;Vpoi, sospirando e con voce di pianto,Wmi disse: «Dunque che a me richiedi?V

e io risposi come mi fu ordinato. Per questo il dannato contorse quanto più poteva i piedi; poi, sospirando e con voce lamentosa, mi disse:
Per cui lo spirito storse tutti e due i piedi; poi, sospirando e con voce di pianto, mi disse: «Dunque che cosa mi chiedi?
67

Se di saper ch'i' sia ti cal cotanto,Wche tu abbi però la ripa corsa,Xsappi ch'i' fui vestito del gran manto;W

" Allora, cosa vuoi sapere da me? Se a tal punto ti importa conoscere chi io sia, da essere disceso dall’argine per questo motivo, sappi che io fui rivestito del manto papale.
Se ti importa tanto sapere chi sono, da aver percorso per questo la parete, sappi che fui vestito del grande manto (papale);
70

e veramente fui figliuol de l'orsa,Xcupido sì per avanzar li orsatti,Yche sù l'avere e qui me misi in borsa.X

e fui davvero degno della famiglia degli Orsini, alla quale appartenni, a tal punto desideroso di rendere potenti gli altri membri della mia famiglia, che nel mondo misi nella borsa le ricchezze, e qui me stesso.
e fui davvero figlio dell'orsa (degli Orsini), così avido di favorire gli orsacchiotti (i parenti) che lassù misi in borsa le ricchezze, e qui me stesso.
73

Di sotto al capo mio son li altri trattiYche precedetter me simoneggiando,Zper le fessure de la pietra piatti.Y

Sotto la mia testa, nelle crepe della roccia stanno appiattiti, dopo esser stati trascinati fin li, gli altri (papi) che mi precedettero nel peccato di simonia.
Sotto la mia testa sono stati trascinati gli altri che mi precedettero nel praticare la simonia, schiacciati nelle fessure della pietra.
76

Là giù cascherò io altresì quandoZverrà colui ch'i' credea che tu fossiAAallor ch'i' feci 'l sùbito dimando.Z

Anch’io precipiterò laggiù allorché giungerà colui che io ritenevo tu fossi. quando ti rivolsi l’improvvisa domanda.
Laggiù cadrò anch'io quando verrà colui che credevo che tu fossi, quando ti feci la domanda improvvisa.
79

Ma più è 'l tempo già che i piè mi cossiAAe ch'i' son stato così sottosopra,ABch'el non starà piantato coi piè rossi:AA

Ma più lungo è il tempo in cui mi sono bruciato i piedi e sono stato così capovolto, di quello in cui egli starà confitto con i piedi arsi dalle fiamme:
Ma è già più lungo il tempo in cui mi sono cotto i piedi e sono stato così capovolto, di quanto lui starà piantato con i piedi rossi:
82

ché dopo lui verrà di più laida opraABdi ver' ponente, un pastor sanza legge,ACtal che convien che lui e me ricuopra.AB

poiché dopo di lui verrà da occidente un papa senza rispetto delle leggi umane e divine, dalla condotta ancor più riprovevole, tale da dover ricoprire sia lui (Bonifacio VIII) sia me.
perché dopo di lui verrà da occidente un pastore senza legge, di azioni più sporche, tale che dovrà coprire lui e me.
85

Novo Iasón sarà, di cui si leggeACne' Maccabei; e come a quel fu molleADsuo re, così fia lui chi Francia regge».AC

Sarà un novello Giasone, del quale si possono avere notizie nel libro dei Maccabei; e come nei confronti di Giasone il suo sovrano si mostrò debole, così si mostrerà debole, nei confronti di questo papa, il re di Francia ".
Sarà un nuovo Giasone, di cui si legge nei libri dei Maccabei; e come a quello fu arrendevole il suo re, così a lui lo sarà chi governa la Francia».
88

Io non so s'i' mi fui qui troppo folle,ADch'i' pur rispuosi lui a questo metro:AE«Deh, or mi dì : quanto tesoro volleAD

Io non so se a questo punto fui troppo temerario (perché, pur essendo dannato, l’interlocutore era un pontefice), dal momento che gli risposi proprio in questo modo: " Orsù, dimmi adesso:
Io non so se fui troppo temerario a questo punto, perché gli risposi proprio in questo tono: «Ah, ora dimmi: quanto denaro volle
91

Nostro Segnore in prima da san PietroAEch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?AFCerto non chiese se non "Viemmi retro".AE

quanta ricchezza pretese Gesù Cristo da San Pietro prima di mettere in suo potere le chiavi (del regno dei cieli)? Sicuramente non gli chiese se non: "Seguimi".
Nostro Signore da san Pietro prima di mettere le chiavi in suo potere? Certo non chiese nient'altro che “Seguimi”.
94

Né Pier né li altri tolsero a MatiaAForo od argento, quando fu sortitoAGal loco che perdé l'anima ria.AF

Né Pietro né gli altri apostoli si fecero consegnare da Mattia oro e argento, allorché questi ottenne in sorte di occupare il posto perduto dal malvagio Giuda Iscariota.
Né Pietro né gli altri chiesero oro o argento a Mattia, quando fu sorteggiato per il posto che perse l'anima malvagia (di Giuda).
97

Però ti sta, ché tu se' ben punito;AGe guarda ben la mal tolta monetaAHch'esser ti fece contra Carlo ardito.AG

Perciò stattene dove sei, poiché sei giustamente punito; e custodisci con attenzione il denaro sottratto con l’inganno, che ti rese audace contro Carlo.
Perciò stattene lì, perché sei punito giustamente; e custodisci bene il denaro preso male che ti rese audace contro Carlo (d'Angiò).
100

E se non fosse ch'ancor lo mi vietaAHla reverenza delle somme chiaviAIche tu tenesti ne la vita lieta,AH

103

io userei parole ancor più gravi;AIché la vostra avarizia il mondo attrista,AJcalcando i buoni e sollevando i pravi.AI

E se non fosse per il fatto che ancora me lo impedisce il rispetto dovuto alle chiavi, simbolo della dignità pontificale, che tu avesti in tuo potere nella vita terrena, ricorrerei a parole ancora più aspre; poiché la vostra avidità corrompe il mondo, calpestando i buoni ed elevando (alle cariche più alte, per simonia) i cattivi.
E se non fosse che ancora me lo impedisce il rispetto per le somme chiavi che tu tenesti nella vita felice, userei parole ancora più dure; perché la vostra avidità rattrista il mondo, calpestando i buoni ed esaltando i malvagi.
106

Di voi pastor s'accorse il Vangelista,AJquando colei che siede sopra l'acqueAKputtaneggiar coi regi a lui fu vista;AJ

109

quella che con le sette teste nacque,AKe da le diece corna ebbe argomento,ALfin che virtute al suo marito piacque.AK

A voi, pontefici, pensò l’evangelista (San Giovanni), allorché quella che siede sulle acque fu da lui veduta fornicare con i re, quella che nacque con le sette teste, e trasse vigore dalle dieci corna, finché al suo sposo fu cara la virtù.
Di voi pastori si accorse l'Evangelista (Giovanni), quando vide colei che siede sopra le acque prostituirsi con i re; quella che nacque con le sette teste, e dalle dieci corna ebbe forza, finché la virtù piacque al suo sposo (il papa).
112

Fatto v'avete Dio d'oro e d'argento;ALe che altro è da voi a l'idolatre,AMse non ch'elli uno, e voi ne orate cento?AL

Dell’oro e dell’argento avete fatto il vostro Dio: e quale altra differenza c’è tra voi e gli idolatri, se non quella che, per ogni idolo che essi adorano.
Vi siete fatti un Dio d'oro e d'argento; e che differenza c'è tra voi e gli idolatri, se non che loro ne adorano uno, e voi cento?
115

Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,AMnon la tua conversion, ma quella doteANche da te prese il primo ricco patre!».AM

voi (in quanto adoratori dei denaro, di ogni pezzo d’oro e d’argento) ne adorate un numero sterminato? Ahi, Costantino, di quanto male fu cagione, non la tua conversione (alla fede cristiana), ma quella donazione che ricevette da te il primo papa che fu ricco!
Ah, Costantino, di quanto male fu madre non la tua conversione, ma quella donazione che il primo papa ricco ricevette da te!».
118

E mentr'io li cantava cotai note,ANo ira o coscienza che 'l mordesse,AOforte spingava con ambo le piote.AN

" E, mentre gli facevo sentire simili parole, fosse rabbia o rimorso ciò che lo tormentava, scalciava violentemente con entrambi i piedi.
E mentre io gli cantavo queste note, o che lo mordesse l'ira o la coscienza, scalciava forte con entrambi i piedi.
121

I' credo ben ch'al mio duca piacesse,AOcon sì contenta labbia sempre atteseAPlo suon de le parole vere espresse.AO

Credo davvero che a Virgilio piacesse (quello che avevo detto), tanto soddisfatta era l’espressione con la quale prestò attenzione, per tutta la durata del mio discorso, alle parole veraci da me pronunciate.
Io credo proprio che alla mia guida piacesse, con un'espressione così soddisfatta ascoltò sempre il suono delle parole vere che io pronunciavo.
124

Però con ambo le braccia mi prese;APe poi che tutto su mi s'ebbe al petto,AQrimontò per la via onde discese.AP

Perciò mi prese con entrambe le braccia; e dopo avermi sollevato all’altezza del petto, risalì per il cammino dal quale era disceso.
Perciò mi prese con entrambe le braccia; e dopo che mi ebbe sollevato tutto al suo petto, risalì per la via da cui era sceso.
127

Né si stancò d'avermi a sé distretto,AQsì men portò sovra 'l colmo de l'arcoARche dal quarto al quinto argine è tragetto.AQ

Né si stancò di tenermi abbracciato strettamente, finché non mi ebbe portato nel punto più alto del ponte che serve da passaggio dal quarto al quinto argine.
Né si stancò di tenermi stretto a sé, finché mi portò sopra la sommità dell'arco che fa da passaggio dal quarto al quinto argine.
130

Quivi soavemente spuose il carco,ARsoave per lo scoglio sconcio ed ertoASche sarebbe a le capre duro varco.AR

Qui depose dolcemente il carico, dolcemente sul ponte irto di sporgenze e ripido che rappresenterebbe anche per le capre un passaggio malagevole.
Lì depose dolcemente il suo carico, dolcemente a causa del ponte accidentato e ripido che sarebbe un passaggio difficile anche per le capre.
133

Indi un altro vallon mi fu scoperto.AS

Di lì mi si aprì davanti un’altra bolgia.
Da lì mi apparve un'altra valle.

Riassunto del canto XIX

La terza bolgia, dall’alto del ponte che la sovrasta, appare. interamente disseminata di buche circolari. Da ciascuna di queste spuntano le gambe di un dannato confitto in essa a testa in giù e con le piante dei piedi lambite dalle fiamme. I peccatori che la giustizia divina cosi punisce sono i simoniaci, coloro cioè che hanno fatto commercio delle cose sacre.

Dante ferma la sua attenzione su di uno che agita le gambe con impeto più disperato degli altri e che è tormentato da un fuoco più doloroso. Perché il suo discepolo possa apprendere da questo dannato i motivi che lo indussero ad infrangere la legge di Dio, Virgilio lo porta sul fondo della bolgia. Invitato a parlare, il peccatore apostrofa Dante chiedendogli il motivo del suo arrivo nel regno dell’eterno dolore prima del termine a lui prescritto lo ha infatti scambiato per Bonifacio VIII, destinato a prendere il suo posto all’apertura della buca dei papi simoniaci. Dopo aver compreso il suo errore, rivela la propria identità: fu Niccolò III, della stirpe rapace degli Orsini. E’ dannato per aver favorito in modo fraudolento i propri familiari.

Il posto di Bonifacio VIII sarà poi occupato da un altro pontefice, ancora più scellerato, Clemente V. Travolto dall’indignazione, Dante prorompe i n una violenta invettiva contro la sete di beni materiali che ha allontanato i vicari di Cristo dai compiti che loro assegnò il divino Maestro e ravvisa nella Chiesa avida di potere e di ricchezze il mostro dalle sette teste e dalle dieci corna di cui parla l’Apocalisse. Ricorda quindi con dolore la donazione di alcuni territori che l’imperatore Costantino fece a papa Silvestro, origine prima del potere temporale dei pontefici e delle discordie che travagliano l’umanità. Poi Virgilio lo riporta sull’argine che separa la terza bolgia dalla quarta e di lì sul ponte che scavalca quest’ultima.

In breve

Dove e chi
  1. VIII cerchio · Malebolge: Fraudolenti, in dieci bolge. Ruffiani, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordia, falsari.

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Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Nella prima parte dell’Inferno la polemica politica di Dante ha per oggetto la storia di Firenze a partire dal 1215, l’anno fatale in cui l’offesa arrecata da Buondelmonte dei Buondelmonti alla famiglia degli Amidei portò alla divisione degli abitanti della città in Guelfi e Ghibellini. E’ storia recente, rispetto ai tempi del Poeta, sono episodi di sangue, odi covati e trasmessi di generazione in generazione nell’isolamento delle mura cittadine. E’ stato osservato che Dante ha spesso delle vicende della sua città una visione angusta e municipalistica e che, ad esempio, nel canto quindicesimo, "le puntate cittadinesche contro Fiesole, il frizzo sulla cecità dei Fiorentini, i proverbi" delineano una Firenze minore, stretta nelle sue mura, rievocata anche nel linguaggio casalingo" (Bosco). Ma Dante non si limita - e in ciò è la grandezza dei suo messaggio, anche quando le soluzioni da lui additate appaiono, sul terreno dei fatti, utopistiche o semplicemente irrealizzabili perché tendenti a ripristinare il passato - a dar sfogo ai suoi risentimenti di uomo di parte e di esule, né, d’altra parte, intende fare opera di cronista. L’indagine cui egli sottopone gli eventi politici mira a ricondurli, non diversamente da ogni altra forma di agire umano, in uno spazio etico, in una regione di norme inaccessibili all’errore.

La politica in quanto sfera autosufficiente e chiusa in se stessa è una creazione del Rinascimento. Per il pensiero medievale essa non può essere scissa dalla totalità dell’agire umano: nell’operare politico, come in qualsiasi accadimento che ha la sua radice nella libertà del nostro volere, si svela un’intenzione volta ad affermare o a negare Dio e il mondo che in Dio, trascendendosi, si afferma e si ordina. Per questo. Dante può trascurare l’analisi dei moventi esclusivamente pratici, circoscritti nel tempo al conseguimento di fini particolari, che determinano l’azione politica per questo, nella sua visione degli eventi, sorretta da una fede sempre più salda a mano a mano che l’avverarsi del suo ideale di giustizia sembra farsi più improbabile e remoto, egli non riesce a definire altrimenti che come decadimento e corruzione radicati nell’avarizia il faticoso emergere, tra la fine del secolo XIII e il principio del XIV, di nuove strutture economiche e sociali e di nuovi istituti politici.

Nel canto diciannovesimo per la prima volta la visione di Dante abbraccia il destino dell’umanità intera, preda dell’anarchia in seguito all’abuso che la Chiesa ha fatto della dote di Costantino. La donazione di Costantino, sulla quale appariva nel Medioevo legittimamente fondato il potere temporale dei papi, era, ai tempi del Poeta, al centro delle discussioni che vedevano schierati in campi opposti giuristi guelfi e ghibellini. Nella Monarchia Dante interpreta questa donazione, del cui testo pare non abbia avuto conoscenza diretta, nel senso che Costantino si limitò a "costituire un patrimonio ecclesiastico per sovvenire ai bisogni dei clero e dei poveri, fermo restando il superiore dominio dell’impero sui beni assegnati alla Chiesa" (Nardi). Ma, secondo Dante, il bene operar dell’imperatore romano fe’ mal frutto, poiché "nonostante l’intenzione sacra e benigna del donatore, la donazione costantiniana, così come venne interpretata da chi l’accettò, fu cagione di grave danno alla Chiesa e all’umanità" (Nardi). Il peccato di simonia colpito nella terza bolgia ha quindi un’origine storica: l’umanità redenta dal sacrificio del Cristo si è nuovamente allontanata dal suo Fattore e ha cominciato, dietro l’esempio di coloro che avrebbero dovuto guidarla a Lui, a fare oggetto della propria adorazione non il principio della vita, il Verbo, ma pezzi di materia lucente: fatto v’avete Dio d’oro e d’argento. Non diversamente, nel racconto biblico, gli Ebrei, perduta la fede nel ritorno di Mosè dal monte Sinai, si erano lasciati persuadere a fare oggetto delle loro preghiere e dei loro sacrifici un vitello d’oro. Le affinità fra lo stile dell’episodio dei simoniaci, basato sull’invettiva e sulla visione profetica, e quello biblico, sono molteplici ed evidenti, ma occorre anzitutto cogliere la disposizione d’animo rigorosa ed intransigente, comune sia a Dante che agli agiografi, nei confronti di chi subordina le ragioni dell’eterno a quelle del contingente. L’Indignazione di Dante prorompe in questo canto in accenti di inusitata asprezza proprio perché a promuovere in terra la religione dei beni materiali e la corruzione che ne è derivata sono stati coloro ai quali Cristo ha affidato il compito di custodire la sua Parola. La simbologia complessa che percorre il canto è di derivazione biblica, ma non resta lettera morta, semplice imitazione o parodia, secondo quanto ritiene il D’Ovidio, del modo di parlare degli ecclesiastici che hanno agito in modo contrario ai dettami della fede. Essa commuove il Poeta fin nel profondo, carica com’è di allusioni ad una vicenda sovrannaturale, per cui le singole immagini (spose... avolterate... matre... patre...), nel tradurre in termini di consanguineità i rapporti stabilitisi fra una realtà umana e Dio, riflettono la stessa immediatezza aspra e solenne che caratterizza le immagini bibliche. Ma in Dante rivive non soltanto l’accesa religiosità dei profeti d’Israele, ma anche il severo metodo della Scolastica, poco propizio all’amplificazione dei sentimenti quanto portato ad estendere a tutti gli aspetti del reale il rigore del procedimento deduttivo. La su poesia nasce proprio dal contrapporsi dialettico di un fortissima istanza passionale e di una non meno forte esigenza di ordine e di logicità. Di qui deriva, nel canto diciannovesimo, che le singole immagini appaiono legate fra loro da i lessi di pensiero oltre che di sentimento. Il Sanguineti ha parlato in proposito di "un puntualissimo immaginare deduttivo", di un "sillogizzare... che non viene già traducendosi, di momento in momento, in immagine, ma in immagine appunto, in figura originariamente germina, in figurati emblemi viene immediatamente disviluppando la propria trama".

Personaggi del canto XIX

Guida

Virgilio

Dalla selva al Paradiso terrestre

Poeta dell'Eneide e maestro di Dante. Simbolo della ragione umana, lo guida per Inferno e Purgatorio.

Dannato

Niccolò III

Inferno · VIII cerchio, simoniaci

Papa Orsini, conficcato a testa in giù in una buca; scambia Dante per Bonifacio VIII.

Citato

Bonifacio VIII

Inferno · VIII cerchio, simoniaci (atteso)

Benedetto Caetani, papa dal 1294 al 1303 e grande nemico di Dante: Niccolò III lo aspetta nella buca dei simoniaci.

Citato

Clemente V

Inferno · VIII cerchio, simoniaci (atteso)

Il papa guascone che portò la sede ad Avignone: il «pastor sanza legge» che finirà sopra Bonifacio VIII.

Approfondimenti

Altre schede di questo canto sono visibili ai livelli Liceo e Approfondito.

Storia
Inferno · Canto XIX Liceo

Tre papi simoniaci

vv. 52-57Ed el gridò: «Se' tu già costì ritto,se' tu già costì ritto, Bonifazio?Di parecchi anni mi mentì lo scritto.Se' tu sì tosto di quell'aver sazioper lo qual non temesti tòrre a 'ngannola bella donna, e poi di farne strazio?».Leggi nel testo

Nella terza bolgia i simoniaci, che hanno venduto le cose sacre, sono conficcati a testa in giù in buche di pietra, con le piante dei piedi che bruciano. Uno di loro, papa Niccolò III Orsini, sente la voce di Dante e lo scambia per Bonifacio VIII: «Se' tu già costì ritto, Bonifazio?». Nel 1300 Bonifacio è ancora vivo, ma il suo posto all'Inferno è già pronto.

Niccolò annuncia anche l'arrivo di un altro papa, Clemente V, che trasferirà la sede papale ad Avignone. Così Dante, con un solo dialogo, condanna tre papi del suo tempo, vissuti o ancora vivi. Poi pronuncia un'invettiva durissima contro la Chiesa che ha fatto di oro e d'argento il suo dio.

Il tema della giustizia e della corruzione dei papi torna con simmetria nei canti XIX delle altre cantiche: nel Purgatorio Dante incontra papa Adriano V tra gli avari, pentito; nel Paradiso, nel cielo di Giove, l'aquila dei giusti parla della giustizia divina e condanna i re ingiusti.

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Fili rossi · questo canto nel resto del poema

Bonifacio VIII

Ne parla la scheda «Due Montefeltro, due destini» (Inf. XXVII).

I papi

Ne parla la scheda «La femmina balba» (Purg. XIX).

Bonifacio VIII

Ne parla la scheda «Ugo Capeto e la «mala pianta»» (Purg. XX).

I papi simoniaci

Ne parla la scheda «Le trasformazioni del carro» (Purg. XXXII).