Gennaio fuori dall'inverno: l'errore del calendario
vv. 142-144Ma prima che gennaio tutto si sverniper la centesma ch'è là giù negletta,raggeran sì questi cerchi superni,Leggi nel canto
Alla fine del canto XXVII Beatrice annuncia che l'umanità, ormai senza guida, verrà raddrizzata. Per dire quando, usa un'immagine astronomica: accadrà «prima che gennaio tutto si sverni», cioè prima che gennaio esca dall'inverno, a causa della «centesma ch'è là giù negletta», la centesima parte di un giorno trascurata sulla terra.
Al tempo di Dante si usava il calendario giuliano: un anno di 365 giorni e 6 ore, recuperate con un giorno in più ogni quattro anni. L'anno solare vero però è più corto di circa 11 minuti. Gli astronomi medievali stimavano l'errore in circa un centesimo di giorno: è la «centesma». Con la stima di Dante fanno un giorno ogni cento anni, e col passare dei secoli le date scivolano rispetto alle stagioni. Ruggero Bacone ne aveva scritto al papa già nel Duecento, ma nessuno era intervenuto: da qui «negletta».
Perché gennaio arrivasse in primavera servirebbero molte migliaia di anni: l'espressione è un'iperbole ironica per dire che il rinnovamento è certo. Il problema fu risolto nel 1582 da papa Gregorio XIII: si passò dal 4 al 15 ottobre e si stabilì che gli anni di fine secolo fossero bisestili solo se divisibili per 400.