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Paradiso · Canto XIV Liceo

La croce di Marte

vv. 100-108sì costellati facean nel profondoMarte quei raggi il venerabil segnoche fan giunture di quadranti in tondo.Qui vince la memoria mia lo 'ngegno;ché quella croce lampeggiava Cristo,sì ch'io non so trovare essempro degno;ma chi prende sua croce e segue Cristo,ancor mi scuserà di quel ch'io lasso,vedendo in quell'albor balenar Cristo.Leggi nel canto

Salito nel cielo di Marte, Dante vede le anime di chi ha combattuto per la fede disporsi in una grande croce luminosa, con i bracci uguali, come una croce greca. Nella croce lampeggia l'immagine di Cristo, così intensa che Dante non trova parole per descriverla.

Il cielo di Marte occupa cinque canti, dal XIV al XVIII. Sorprendentemente, la maggior parte di questi canti non parla di crociate, ma di Firenze: il trisavolo di Dante, Cacciaguida, racconta la Firenze antica e profetizza l'esilio. Perché proprio qui?

Maria Soresina ha proposto una spiegazione: la croce inscritta nel cerchio era l'antico simbolo della fondazione delle città, divise in quattro quartieri. E Marte era il primo patrono di Firenze, prima di san Giovanni Battista. Nel cielo di Marte, dunque, è naturale che Dante parli della sua città e del proprio destino di fiorentino.

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