Il grande libro di Dio
vv. 112-114Che poran dir li Perse a' vostri regi,come vedranno quel volume apertonel qual si scrivon tutti suoi dispregi?Leggi nel canto
L'aquila formata dai giusti parla con una sola voce, anche se è composta da tante anime: dice «io» e «mio» intendendo «noi» e «nostro». Affronta un dubbio che tormenta Dante da tempo: è giusto che un uomo nato sulle rive dell'Indo, che non ha mai sentito parlare di Cristo e ha vissuto bene, sia escluso dalla salvezza?
L'aquila risponde che la giustizia divina supera infinitamente la mente umana, come il fondo del mare supera la vista di chi guarda dalla riva. Poi annuncia che nel giorno del giudizio molti che invocano Cristo saranno più lontani da lui di chi non lo ha conosciuto.
Per dirlo usa la metafora del libro: nel giorno del giudizio si aprirà il volume in cui sono scritte tutte le colpe dei re. La metafora del libro di Dio, già comparsa con Cacciaguida, tornerà nell'ultimo canto del poema, quando Dante vedrà tutto l'universo «legato con amore in un volume».