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Indice dei canti
In un cielo divenuto rosso un vecchio con le chiavi, avvolto di luce vermiglia, alza il braccio con sdegno; accanto altre tre figure luminose. Dante arretra, Beatrice guarda in alto.
San Pietro arrossa di sdegno e pronuncia l'invettiva contro i papi corrotti.
Paradiso · Cielo delle Stelle fisse / Primo Mobile

Paradiso, Canto XXVII

«'Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo'…»

Tutti i beati innalzano un inno di lode alla Trinità, mentre Dante prova un senso di smarrimento di fronte alla beatitudine del paradiso, che egli percepisce con lo sguardo e con l’udito.

Luogo
Cielo delle Stelle fisse, Primo Mobile
Anime
Trionfo di Cristo e di Maria; esami sulle virtù; Cori angelici
Versi
148 · 49 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
      I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
LettoRipassatoProntoCanto attualeTocca un trattino per aprire il canto

Testo e parafrasi del canto XXVII

Parafrasi
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1

'Al Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo',Acominciò, 'gloria!', tutto 'l paradiso,Bsì che m'inebriava il dolce canto.A

Tutti i beati del paradiso intonarono: «Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo!», così dolcemente che la loro melodia mi inebriava.
«Al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo», cominciò tutto il paradiso, «gloria!», così che il dolce canto mi inebriava.
4

Ciò ch'io vedeva mi sembiava un risoBde l'universo; per che mia ebbrezzaCintrava per l'udire e per lo viso.B

Quello che io vedevo mi sembrava un sorriso dell'universo, perché l'ebbrezza entrava nel mio animo attraverso l'udito e lo sguardo. Oh gioia!
Ciò che vedevo mi sembrava un sorriso dell'universo; per cui la mia ebbrezza entrava attraverso l'udito e attraverso la vista.
7

Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!Coh vita intègra d'amore e di pace!Doh sanza brama sicura ricchezza!C

oh allegrezza indicibile! oh vita perfetta piena d'amore e di pace! oh beatitudine sicuramente posseduta senza desideri insoddisfatti!
Oh gioia! oh felicità indicibile! oh vita piena di amore e di pace! oh ricchezza sicura, senza desiderio (di altro)!
10

Dinanzi a li occhi miei le quattro faceDstavano accese, e quella che pria venneEincominciò a farsi più vivace,D

13

e tal ne la sembianza sua divenne,Equal diverrebbe Iove, s'elli e MarteFfossero augelli e cambiassersi penne.E

Dinanzi ai miei occhi fiammeggiavano le quattro luci (Pietro, Giacomo, Giovanni, Adamo), e quella di San Pietro che si era avvicinata prima degli altri incominciò a farsi più splendente, e nel suo aspetto si fece rosseggiante, quale diventerebbe l'argenteo pianeta Giove, se esso e il rosso Marte fossero uccelli e si scambiassero le penne.
Davanti ai miei occhi stavano accese le quattro fiaccole (Pietro, Giacomo, Giovanni e Adamo), e quella che era venuta per prima (san Pietro) cominciò a farsi più viva, e diventò nel suo aspetto tale quale diventerebbe Giove, se lui e Marte fossero uccelli e si scambiassero le penne (cioè da bianca diventò rossa).
16

La provedenza, che quivi comparteFvice e officio, nel beato coroGsilenzio posto avea da ogne parte,F

19

quand'io udi': «Se io mi trascoloro,Gnon ti maravigliar, ché, dicend'io,Hvedrai trascolorar tutti costoro.G

La provvidenza di Dio, che nel cielo distribuisce l'avvicendarsi delle azioni e il compito proprio a ciascuno, aveva imposto il silenzio al coro dei diversi gruppi di beati, quando udii dire (da San Pietro): «Non stupirti, se io muto colore, perché, mentre io parlo vedrai diventare, rossi di sdegno tutti costoro.
La provvidenza, che lassù distribuisce turni e compiti, aveva imposto silenzio da ogni parte nel coro beato, quando udii: «Se io cambio colore, non meravigliarti, perché, mentre io parlo, vedrai cambiare colore tutti costoro.
22

Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio,Hil luogo mio, il luogo mio, che vacaIne la presenza del Figliuol di Dio,H

25

fatt'ha del cimitero mio cloacaIdel sangue e de la puzza; onde 'l perversoJche cadde di qua sù, là giù si placa».I

Bonifacio VIII, colui che in terra occupa indegnamente la mia sede, che è come fosse vacante agli occhi del Figlio di Dio, di Roma, il luogo della mia sepoltura ha fatto la fogna dove scorre il sangue delle discordie civili e donde sale il puzzo dei vizi; per cui Lucifero, si rallegra laggiù nell'inferno».
Colui (papa Bonifacio VIII) che usurpa in terra il mio posto, il mio posto, il mio posto, che è vacante agli occhi del Figlio di Dio, ha fatto del mio cimitero (Roma) una fogna di sangue e di puzza; per cui il malvagio (Lucifero) che cadde da quassù, laggiù se ne compiace».
28

Di quel color che per lo sole avversoJnube dipigne da sera e da mane,Kvid'io allora tutto 'l ciel cosperso.J

31

E come donna onesta che permaneKdi sé sicura, e per l'altrui fallanza,Lpur ascoltando, timida si fane,K

Allora vidi tutto il cielo dei beati cospargersi di quel color rosso, che tinge una nube alla sera o al mattino quando il sole le sta di fronte, E come una donna onesta, la quale pur restando sicura di sé, soltanto all'udire i falli altrui, si fa vergognosa, così divenne Beatrice mutando aspetto;
Del colore con cui il sole, quando sta di fronte, dipinge le nubi la sera e la mattina, vidi allora cosparso tutto il cielo. E come una donna onesta che resta sicura di sé, e per la colpa altrui, anche solo sentendone parlare, si fa timida,
34

così Beatrice trasmutò sembianza;Le tale eclissi credo che 'n ciel fue,Mquando patì la supprema possanza.L

e un tale oscuramento io credo che sia avvenuto in cielo (solo) quando il Figlìo di Dio fu crocifisso.
così Beatrice cambiò aspetto; e credo che una simile eclissi ci fu in cielo quando patì la potenza suprema (Cristo in croce).
37

Poi procedetter le parole sueMcon voce tanto da sé trasmutata,Nche la sembianza non si mutò piùe:M

Poi San Pietro continuò a parlare con voce tanto alterata da quella di prima, che l'aspetto non si era mutato più della voce:
Poi le sue parole continuarono con una voce tanto cambiata rispetto a prima che l'aspetto non si era mutato di più:
40

«Non fu la sposa di Cristo allevataNdel sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,Oper essere ad acquisto d'oro usata;N

43

ma per acquisto d'esto viver lietoOe Sisto e Pio e Calisto e UrbanoPsparser lo sangue dopo molto fleto.O

«La Chiesa, sposa di Cristo, non fu fondata e nutrita col sangue mio, e dei miei successori Lino e Cleto, per essere adoperata come strumento di lucro, ma, perché fosse guida all'acquisto di questa nostra vita beata, i papi Sisto, Pio, Calisto, e Urbano sparsero il loro sangue dopo molte sofferenze.
«La sposa di Cristo (la Chiesa) non fu nutrita del sangue mio, di Lino e di quello di Cleto per essere usata ad accumulare oro; ma per guadagnare questa vita lieta anche Sisto e Pio e Callisto e Urbano versarono il sangue dopo molto pianto.
46

Non fu nostra intenzion ch'a destra manoPd'i nostri successor parte sedesse,Qparte da l'altra del popol cristiano;P

Noi non intendemmo che una parte della cristianità sedesse a destra dei nostri successori, e un'altra parte a sinistra;
Non fu nostra intenzione che una parte del popolo cristiano sedesse alla destra dei nostri successori, e una parte alla sinistra;
49

né che le chiavi che mi fuor concesse,Qdivenisser signaculo in vessilloRche contra battezzati combattesse;Q

né che le chiavi che mi furono affidate (come simbolo d'autorità) diventassero emblema in una bandiera che combattesse contro altri cristiani;
né che le chiavi che mi furono affidate diventassero un'insegna su un vessillo che combattesse contro dei battezzati;
52

né ch'io fossi figura di sigilloRa privilegi venduti e mendaci,Sond'io sovente arrosso e disfavillo.R

né che la mia immagine fosse posta sul sigillo papale impresso sui documenti che concedono privilegi falsi e simoniaci, per cui io spesso arrossisco e divampo d'ira.
né che io fossi l'immagine di un sigillo per privilegi venduti e falsi, per i quali spesso arrossisco e mando faville (di sdegno).
55

In vesta di pastor lupi rapaciSsi veggion di qua sù per tutti i paschi:To difesa di Dio, perché pur giaci?S

Da quassù si vedono in tutte le chiese sotto la veste di pastori di anime, lupi rapaci: o soccorso divino, perché ancora stai inerte?
Da quassù si vedono per tutti i pascoli lupi rapaci in veste di pastori: o difesa di Dio, perché resti ancora inerte?
58

Del sangue nostro Caorsini e GuaschiTs'apparecchian di bere: o buon principio,Ua che vil fine convien che tu caschi!T

Già si preparano a bere il nostro sangue Caorsini e Guasconi: o Chiesa che avesti così buoni inizi, a quale ignobile corruzione per forza di cose tu partecipi!
Del nostro sangue si preparano a bere i Caorsini e i Guasconi (i papi Giovanni XXII e Clemente V): o buon principio, a quale vile fine devi cadere!
61

Ma l'alta provedenza, che con ScipioUdifese a Roma la gloria del mondo,Vsoccorrà tosto, sì com'io concipio;U

Ma la provvidenza divina che per mezzo di Scipione preservò a Roma la gloria del dominio del mondo, verrà presto in aiuto, così come io vedo.
Ma l'alta provvidenza, che con Scipione difese a Roma la gloria del mondo, presto porterà soccorso, come io penso;
64

e tu, figliuol, che per lo mortal pondoVancor giù tornerai, apri la bocca,We non asconder quel ch'io non ascondo».V

E tu, o figliolo, che a causa del corpo mortale tornerai ancora sulla terra, non tacere e non nascondere (agli uomini) ciò che io non nascondo a te».
e tu, figlio, che per il peso mortale (del corpo) tornerai ancora giù, apri la bocca e non nascondere ciò che io non nascondo».
67

Sì come di vapor gelati fioccaWin giuso l'aere nostro, quando 'l cornoXde la capra del ciel col sol si tocca,W

70

in sù vid'io così l'etera addornoXfarsi e fioccar di vapor triunfantiYche fatto avien con noi quivi soggiorno.X

73

Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,Ye seguì fin che 'l mezzo, per lo molto,Zli tolse il trapassar del più avanti.Y

Come l'atmosfera sulla terra fa scendere fiocchi di neve, quando la costellazione del Capricorno è in congiunzione con il sole, così vidi l'ottavo cielo adornarsi e fioccare verso l'alto per la moltitudine delle fiamme splendenti delle anime che prima si erano fermate con noi, Il mio sguardo seguiva i loro aspetti, e li seguì finché lo spazio situato in mezzo, per la distanza troppo cresciuta, gli impedì di spingersi oltre.
Come la nostra aria fa scendere in fiocchi i vapori gelati, quando il corno della capra del cielo (il Capricorno) si trova con il sole, così io vidi l'etere adornarsi e far salire in fiocchi i vapori trionfanti (le anime) che si erano fermati lì con noi. Il mio sguardo seguiva le loro figure, e le seguì finché la distanza, per la sua grandezza, gli impedì di andare più avanti.
76

Onde la donna, che mi vide assoltoZde l'attendere in sù, mi disse: «AdimaAAil viso e guarda come tu se' vòlto».Z

Per cui Beatrice, che mi vide libero dalla cura di guardare verso l'alto, mi disse: «Abbassa lo sguardo, e guarda quale arco hai percorso (muovendoti con questo cielo)».
Per cui la donna, che mi vide libero dal guardare in alto, mi disse: «Abbassa lo sguardo e guarda quanto hai girato».
79

Da l'ora ch'io avea guardato primaAAi' vidi mosso me per tutto l'arcoABche fa dal mezzo al fine il primo clima;AA

82

sì ch'io vedea di là da Gade il varcoABfolle d'Ulisse, e di qua presso il litoACnel qual si fece Europa dolce carco.AB

Da quando avevo guardato in giù la prima volta vidi che mi ero mosso per tutto l'arco che la prima zona descrive dalla sua metà al termine, cosicché oltre Cadice vedevo la rotta temeraria tentata da Ulisse, e di qua da Cadice il mar Mediterraneo fin presso il lido dove Europa fu un dolce carico per Giove.
Dal momento in cui avevo guardato la prima volta, vidi che mi ero spostato per tutto l'arco che il primo clima forma dalla metà alla fine; così che vedevo, al di là di Cadice, il folle varco di Ulisse, e di qua, vicino, la riva sulla quale Europa divenne un dolce peso (per Giove trasformato in toro).
85

E più mi fora discoverto il sitoACdi questa aiuola; ma 'l sol procedeaADsotto i mie' piedi un segno e più partito.AC

E di là mi sarebbe stata visibile una plaga più ampia di questa nostra terra; ma il sole procedeva nel suo corso sotto i miei piedi separato da me trenta gradi e più.
E mi sarebbe stata svelata ancora di più la superficie di questa piccola aiuola (la terra); ma il sole procedeva sotto i miei piedi, lontano un segno e più.
88

La mente innamorata, che donneaADcon la mia donna sempre, di ridureAEad essa li occhi più che mai ardea;AD

Il mio animo innamorato che vagheggiava sempre Beatrice, più che mai ardeva dal desiderio di tornare a guardare verso di lei:
La mente innamorata, che corteggia sempre la mia donna, ardeva più che mai di riportare a lei gli occhi;
91

e se natura o arte fé pastureAEda pigliare occhi, per aver la mente,AFin carne umana o ne le sue pitture,AE

94

tutte adunate, parrebber nienteAFver' lo piacer divin che mi refulse,AGquando mi volsi al suo viso ridente.AF

e se mai la natura o l'arte crearono, in corpi umani o in pitture, immagini che fossero allettamenti tali da attrarre gli occhi per conquistare l'anima, tutte queste bellezze riunite, sembrerebbero niente a paragone della bellezza divina che io vidi rifulgere quando mi volsi a guardare gli occhi ridenti di Beatrice.
e se la natura o l'arte crearono richiami per catturare gli occhi, e così conquistare la mente, nella carne umana o nelle sue rappresentazioni, tutti messi insieme sembrerebbero niente in confronto al piacere divino che mi risplendette quando mi volsi al suo volto sorridente.
97

E la virtù che lo sguardo m'indulse,AGdel bel nido di Leda mi divelse,AHe nel ciel velocissimo m'impulse.AG

E la virtù che i suoi occhi mi largirono, mi staccò dalla costellazione dei Gemelli, e mi spinse nel nono cielo, il più veloce di tutti.
E la forza che lo sguardo mi concesse mi strappò dal bel nido di Leda (la costellazione dei Gemelli) e mi spinse nel cielo velocissimo (il Primo Mobile).
100

Le parti sue vivissime ed eccelseAHsì uniforme son, ch'i' non so direAIqual Beatrice per loco mi scelse.AH

Tutte le parti di questo cielo, fulgidissimo e altissimo, sono così uniformi, che io non saprei dire quale di esse Beatrice scegliesse per salirvi con me.
Le sue parti, vivissime ed elevate, sono così uniformi che non so dire quale luogo Beatrice scelse per me.
103

Ma ella, che vedea 'l mio disire,AIincominciò, ridendo tanto lieta,AJche Dio parea nel suo volto gioire:AI

Ma ella, che vedeva la mia brama di conoscere, ridendo con tanta letizia, che Dio stesso pareva gioire nel suo volto, incominciò:
Ma lei, che vedeva il mio desiderio, cominciò, sorridendo così lieta che Dio sembrava gioire nel suo volto:
106

«La natura del mondo, che quietaAJil mezzo e tutto l'altro intorno move,AKquinci comincia come da sua meta;AJ

«La struttura dell'universo, la quale mantiene immobile al centro la terra e muove tutte le altre cose intorno ad essa, incomincia da questo cielo come dalla sua origine;
«La natura dell'universo, che tiene fermo il centro e fa muovere tutto il resto intorno, comincia da qui come dal suo punto di partenza;
109

e questo cielo non ha altro doveAKche la mente divina, in che s'accendeALl'amor che 'l volge e la virtù ch'ei piove.AK

e questo cielo non ha altro luogo che lo contenga al di fuori della mente divina, nella quale s'accende l'amore che lo fa girare e la virtù che esso trasmette ai cieli sottostanti.
e questo cielo non ha altro luogo che la mente divina, nella quale si accende l'amore che lo fa girare e la forza che esso fa piovere (sui cieli inferiori).
112

Luce e amor d'un cerchio lui comprende,ALsì come questo li altri; e quel precintoAMcolui che 'l cinge solamente intende.AL

La luce e l'amore dell'Empireo lo contengono in sé come in un cerchio, così come questo racchiude glí altri; e come questo cerchio possa essere contenuto lo comprende solo Dio, il quale lo circoscrive.
Luce e amore lo racchiudono in un cerchio, come questo cielo racchiude gli altri; e quel giro lo comprende solo colui che lo cinge (Dio).
115

Non è suo moto per altro distinto,AMma li altri son mensurati da questo,ANsì come diece da mezzo e da quinto;AM

Il movimento di questo primo cielo non è misurato dal movimento di un altro; anzi il moto degli altri è misurato dal moto di questo, così come il dieci è misurato dalla sua metà, il cinque, e dal suo quinto, il due.
Il suo moto non è misurato da un altro, ma gli altri sono misurati da questo, come il dieci dalla metà e dalla quinta parte;
118

e come il tempo tegna in cotal testoANle sue radici e ne li altri le fronde,AOomai a te può esser manifesto.AN

E ormai ti deve esser chiaro come il tempo abbia le sue radici in questo cielo come in un vaso e abbia le sue fronde nei cieli sottostanti.
e come il tempo abbia in questo vaso le sue radici e negli altri le fronde, ormai ti può essere chiaro.
121

Oh cupidigia che i mortali affondeAOsì sotto te, che nessuno ha podereAPdi trarre li occhi fuor de le tue onde!AO

Oh cupidigia umana che sommergi a tal punto i mortali sotto di te, che nessuno è capace di alzare gli occhi sopra le tue onde!
Oh cupidigia, che sommergi i mortali così in basso sotto di te che nessuno ha la forza di sollevare gli occhi fuori dalle tue onde!
124

Ben fiorisce ne li uomini il volere;APma la pioggia continua converteAQin bozzacchioni le sosine vere.AP

Certo negli uomini fiorisce la buona volontà; ma (l'imperversare delle passioni la spegne come) la pioggia continua tramuta le susine buone in susine guaste.
Il buon volere fiorisce bene negli uomini; ma la pioggia continua trasforma le vere susine in frutti guasti.
127

Fede e innocenza son reperteAQsolo ne' parvoletti; poi ciascunaARpria fugge che le guance sian coperte.AQ

Fede e innocenza si trovano solo nei fanciulli, ma poi l'una e l'altra si dileguano prima ancora che le loro guance siano ricoperte dal primo pelo.
Fede e innocenza si trovano solo nei bambini; poi ciascuna fugge prima che le guance siano coperte di barba.
130

Tale, balbuziendo ancor, digiuna,ARche poi divora, con la lingua sciolta,ASqualunque cibo per qualunque luna;AR

Vi è chi osserva i dìgiuni, quando è ancora bambino balbettante il quale poi, nell'età matura (quando la lingua si è ormai sciolta), divora ogni cibo in qualunque epoca dell'anno;
C'è chi, quando ancora balbetta, digiuna, e poi, con la lingua sciolta, divora qualunque cibo in qualunque mese;
133

e tal, balbuziendo, ama e ascoltaASla madre sua, che, con loquela intera,ATdisia poi di vederla sepolta.AS

e un altro, ancora bambino balbettante, ama e ascolta docile la mamma, e, una volta adulto, quando il suo linguaggio è ormai perfetto desidera poi vederla morta e sepolta.
e c'è chi, balbettando, ama e ascolta sua madre, e poi, quando parla bene, desidera vederla sepolta.
136

Così si fa la pelle bianca neraATnel primo aspetto de la bella figliaAUdi quel ch'apporta mane e lascia sera.AT

Allo stesso modo (in cui il candore dell'infanzia si corrompe con il passare dell'età) la pelle dell'uomo, naturalmente bianca, diventa nera, appena compare l'Aurora, la bella figlia del Sole che porta il mattino sulla terra e tramontando lascia la sera.
Così la pelle bianca della bella figlia di colui che porta il mattino e lascia la sera (il sole) diventa nera al primo vederla.
139

Tu, perché non ti facci maraviglia,AUpensa che 'n terra non è chi governi;AVonde sì svia l'umana famiglia.AU

Per non stupirti di ciò, pensa che sulla terra non vi è chi governi; per cui la umanità va così rovinosamente fuori strada.
Tu, perché non te ne meravigli, pensa che in terra non c'è nessuno che governi; per questo l'umanità si svia così.
142

Ma prima che gennaio tutto si sverniAVper la centesma ch'è là giù negletta,AWraggeran sì questi cerchi superni,AV

145

che la fortuna che tanto s'aspetta,AWle poppe volgerà u' son le prore,AXsì che la classe correrà diretta;AW

148

e vero frutto verrà dopo 'l fiore».AX

Ma prima che gennaio esca del tutto dal periodo invernale a causa della frazione centesimale del giorno trascurata dal calendario, questi cieli del paradiso irradieranno tali influssi, che la tanto attesa tempesta farà volgere le poppe delle navi dove sono le prue (cioè: rimetterà la nave nella giusta direzione), così che la flotta correrà diritta e frutti buoni seguiranno alle promesse».
Ma prima che gennaio esca del tutto dall'inverno, per quella centesima parte (di giorno) che laggiù è trascurata, questi cieli superiori irradieranno tanto che la tempesta tanto attesa farà girare le poppe dove sono le prue, così che la flotta correrà diritta; e verrà il vero frutto dopo il fiore».

Riassunto del canto XXVII

Tutti i beati innalzano un inno di lode alla Trinità, mentre Dante prova un senso di smarrimento di fronte alla beatitudine del paradiso, che egli percepisce con lo sguardo e con l’udito. San Pietro, mentre la sua luce acquista un’intensa tonalità rosseggiante, inizia una violentissima invettiva contro Bonifacio VIII, al quale rivolge l’accusa di aver trasformato Roma, la città santa per tutti i fedeli, in una grande cloaca di vizi e di corruzione. La Chiesa - continua San Pietro - non fu fondata con il sangue di Cristo e allevata con il sangue dei martiri per diventare uno strumento di arricchimento in mano a pontefici indegni, né per provocare feroci divisioni e sanguinose lotte di parte fra cristiani (è, questo, un riferimento diretto alle fazioni politiche dei Guelfi e dei Ghibellini). Le chiavi pontificie devono essere simbolo dell’autorità spirituale del papato, non insegna degli eserciti papali mandati a combattere contro cristiani. L’immagine di San Pietro impressa sui sigilli dei papi non può essere adoperata per sigillare privilegi e benefici acquistati con la simonia. Tuttavia - conclude l’Apostolo - presto la Provvidenza porrà fine a questa rovinosa situazione della Chiesa. I beati, apparsi nell’ottavo cielo per assistere al trionfo di Cristo, risalgono, in grandiosa processione, all’Empireo, mentre Beatrice incita il suo discepolo a misurare il cammino percorso con il cielo Stellato nella costellazione dei Gemelli. Poi entrambi ascendono al Primo Mobile, l’ultimo dei cieli fisici, al di sopra del quale si trova solo l’Empireo. Dopo avere spiegato le caratteristiche di questa sfera, Beatrice, sull’esempio di San Pietro, rivolge una dura invettiva contro l’umanità, accusandola di mirare solo ai beni terreni. Anch’ella, tuttavia, preannuncia il prossimo, atteso rimedio a questa corruzione.

In breve

Dove e chi
  1. Cielo delle Stelle fisse: Trionfo di Cristo e di Maria; esami sulle virtù. Pietro, Giacomo, Giovanni, Adamo.
  2. Primo Mobile: Cori angelici. Nove cerchi di fuoco attorno a un punto.

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Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

La critica, di fronte a quei canti del Paradiso nei quali, come nel XXVII, la presenza dell’elemento "terreno" è particolarmente avvertibile, tenta spesso una lettura a "contrappunto", cercando di isolare i momenti di schietta intonazione paradisiaca da quelli in cui lo sguardo è rivolto alla terra e alla sua corruzione morale, e di verificare la loro sapiente alternanza. Questa tecnica di lettura, di per sé feconda di risultati, se applicata continuamente e in modo meccanico, rischia di fare considerare la terza cantica alla stregua di una paziente opera di mosaico e il suo poeta un abile intarsiatore, compiaciuto di ricerche di effetti. L’analisi contrappuntistica del canto XXVII (tentata ultimamente dal Bezzola) opera queste determinazioni: la presenza del divino risuona in forma di canto nell’inno iniziale dei beati (versi 1-9), riprende con il ritorno dei beati all’Empireo (versi 67-75), con l’ascesa di Dante e Beatrice al Primo Mobile (versi 88-99) e con la descrizione del nono cielo (versi 100-120). Tale presenza si alterna con quella della terra nell’invettiva di San Pietro contro i pontefici (versi 10-27), seguita dall’ira dolente dei beati e ripresa in forma amplificata (versi 37-60). Allo sguardo di Dante, che segue il volo delle anime verso Dio, fa riscontro lo sguardo rivolto alla terra (versi 76-87), mentre il tema della degenerazione dell’umanità espresso nel dolore di Beatrice sulla cupidigia degli uomini (versi 121-141) fa seguito alla rappresentazione del nono cielo (versi 100-120). Le due invettive, quella di San Pietro e quella di Beatrice, si concludono con una dichiarazione di attesa e di speranza nel soccorso divino (versi 61-66 e 142-148), mentre alla visione della terra si sostituisce l’ascesa al Primo Mobile (versi 88-99). A questo contrappunto tematico fa riscontro una calcolata struttura numerica del canto, la quale distribuisce i temi a contrappunto su gruppi di sei terzine (e poi di dodici nell’invettiva di San Pietro), incorniciati per tre volte da tre terzine dedicate al coro dei beati, e fa corrispondere, alle quattro terzine che descrivono la terra, altre quattro terzine che narrano l’ascesa al Primo Mobile e, alle sette terzine sulla natura di questo cielo le sette terzine sulla cupidigia terrena. Un’indagine critica di questo tipo rivela, innegabilmente, lo sconcerto di certi critici di fronte al carattere terreno di questo canto (per cui ci si affretta a rivelare la presenza di motivi ascetico-mistici) e la loro perplessità di fronte alla sua unità (che essi si sforzano di fissare attraverso una indagine sottile, ma esteriore). La soluzione critica di canti, come il XXVII, a carattere politico, polemico, profetico, non può essere cercata con un’indagine di superficie intorno a immagini e a blocchi di versi ma su un piano più profondo e impegnativo, per ritrovare anche in queste pagine quell’essenziale motivo mistico che pervade tutta la terza cantica. In queste terzine, pur nell’invettiva e nel sarcasmo (ma, precisa molto bene il Getto, qui c’è "la memoria di un’invettiva e di un sarcasmo"), opera il massimo comandamento evangelico, duplice e unico nella sua essenza - l’amore di Dio e l’amore del prossimo - che è l’humus ideale dell’ispirazione di Dante. Tuttavia mentre in un San Bernardo da Chiaravalle o in una Santa Caterina da Siena questo atteggiamento religioso si configura sempre alla luce dell’amore, in Dante esso non opera come un amoroso servizio fatto a Dio attraverso le creature, ma come "volontà di instaurazione dell’ordine umano stabilito da Dio legislatore universale. L’amore del prossimo, il servizio del prossimo, in Dante, si traduce in lotta per la giustizia, battaglia per la fondazione di una società, di una città terrena che assicuri all’uomo la beatitudo huius vitae. Di questo ordine sociale politico Dante si fa... il teorico" (Getto). Tuttavia la sua politicità è sempre di schietta ispirazione religiosa, perché l’ordine che Dante vuole restaurare nel mondo (nella Chiesa come nell’Impero) non è che il riflesso dell’ordine divino. E’ una politicità, dunque, che non contrasta con il misticismo, ma che da esso scaturisce: " di cui - conclude il Getto - l’accento religioso, profetico e apocalittico della sua polemica". Non solo l’invettiva nel Paradiso è, perciò, pienamente giustificata, ma assolve, secondo quanto abbiamo sopra osservato, una funzione importantissima. Per ritornare alle invettive di San Pietro e di Beatrice, occorre precisare che esse acquistano ancora maggiore solennità per il fatto di essere pronunciate poco prima della visione dell’Empireo, allorché l’animo del Poeta si accosta per l’ultima volta alla terra (negli ultimi sei canti, infatti, la visione paradisiaca ha il completo sopravvento: all’invettiva subentra la preghiera, al mondo l’Empireo). Secondo il giudizio del De Sanctis la satira di San Pietro contro il Papato è la più poetica fra tutte quelle - e sono numerose - del Paradiso. "Magnifica è la parte teatrale. Dapprima vedi la luce in tutta la sua magnificenza e la letizia celeste nella sua più alta espressione lirica; indi come contrasto al trascolorare di San Pietro trascolora tutto il paradiso ed acquista una fisionomia; [anche] Beatrice muta sembianza". Poi "l’indignazione suscita l’immaginazione, e ne fa scoppiare immagini originali e ardite". Tuttavia questa poesia appare, dalle parole del critico, qualcosa di esteriore, affidata alla teatralità della voce e dell’atteggiamento nonché alla originalità delle immagini, laddove essa è nella forza vivificante del dolore e dell’indignazione e nella mirabile unità drammatica di tutto il discorso. Questo, dopo la violenta introduzione, si sviluppa in un crescendo che sale dal rimpianto (la Roma di un tempo rivive attraverso la sua schiera di martiri in cruda antitesi con quella attuale dei lupi rapaci) allo sdegno (versi 46-54) all’ira (verso 57) senza fratture, come per un musicale intensificarsi, finché l’ammonimento si chiude con la tipica clausola profetica di tutti gli ammonimenti del Paradiso: ma l’alta provedenza soccorrà tosto.

Personaggi del canto XXVII

Guida

Beatrice

Evocata nell'Inferno, guida in Paradiso

La donna amata da Dante, simbolo della teologia e della grazia. Manda Virgilio e poi accompagna Dante nei cieli.

Beato

San Pietro

Paradiso · Stelle fisse

Esamina Dante sulla fede e lancia un'invettiva contro la corruzione della Chiesa.

Citato

I primi papi martiri

Paradiso · Stelle fisse (citati da san Pietro)

Lino, Cleto, Sisto, Pio, Callisto e Urbano: i papi dei primi secoli che san Pietro oppone a quelli avidi del Trecento.

Approfondimenti

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Scienza
Paradiso · Canto XXVII Approfondito

Gennaio fuori dall'inverno: l'errore del calendario

vv. 142-144Ma prima che gennaio tutto si sverniper la centesma ch'è là giù negletta,raggeran sì questi cerchi superni,Leggi nel testo

Alla fine del canto XXVII Beatrice annuncia che l'umanità, ormai senza guida, verrà raddrizzata. Per dire quando, usa un'immagine astronomica: accadrà «prima che gennaio tutto si sverni», cioè prima che gennaio esca dall'inverno, a causa della «centesma ch'è là giù negletta», la centesima parte di un giorno trascurata sulla terra.

Al tempo di Dante si usava il calendario giuliano: un anno di 365 giorni e 6 ore, recuperate con un giorno in più ogni quattro anni. L'anno solare vero però è più corto di circa 11 minuti. Gli astronomi medievali stimavano l'errore in circa un centesimo di giorno: è la «centesma». Con la stima di Dante fanno un giorno ogni cento anni, e col passare dei secoli le date scivolano rispetto alle stagioni. Ruggero Bacone ne aveva scritto al papa già nel Duecento, ma nessuno era intervenuto: da qui «negletta».

Perché gennaio arrivasse in primavera servirebbero molte migliaia di anni: l'espressione è un'iperbole ironica per dire che il rinnovamento è certo. Il problema fu risolto nel 1582 da papa Gregorio XIII: si passò dal 4 al 15 ottobre e si stabilì che gli anni di fine secolo fossero bisestili solo se divisibili per 400.

Verifica

Fili rossi · questo canto nel resto del poema

La profezia di Beatrice

Ne parla la scheda «Chi è il veltro?» (Inf. I).

L'invettiva di san Pietro

Ne parla la scheda «Tre papi simoniaci» (Inf. XIX).

L'invettiva di san Pietro

Ne parla la scheda «Il grido dei beati» (Par. XXI).

L'ultimo sguardo alla Terra

Ne parla la scheda «Il mondo visto dall'alto» (Par. XXII).

San Pietro

Compare anche in altri 4 canti.