Ugo Capeto e la «mala pianta»
vv. 43-48Io fui radice de la mala piantache la terra cristiana tutta aduggia,sì che buon frutto rado se ne schianta.Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggiapotesser, tosto ne saria vendetta;e io la cheggio a lui che tutto giuggia.Leggi nel canto
Tra gli avari, distesi a terra con la faccia rivolta al suolo, Dante incontra Ugo Capeto, il capostipite della dinastia che regnava in Francia. Ugo si presenta come «radice de la mala pianta», cioè della pianta cattiva che getta la sua ombra su tutta la cristianità.
Il suo racconto è una lunga accusa contro i suoi discendenti, spinti dall'avidità. Elenca le loro conquiste e i loro crimini, sempre con l'ironica formula «per ammenda»: fecero uccidere Corradino di Svevia, presero la Provenza, il Ponthieu, la Normandia. Poi profetizza le azioni di Carlo di Valois a Firenze e soprattutto l'oltraggio di Anagni, quando gli uomini di Filippo il Bello umiliarono papa Bonifacio VIII.
Dante odiava Bonifacio, eppure considera quell'oltraggio un sacrilegio: offendere il papa significa offendere Cristo. Il canto si chiude con un terremoto e un canto di gloria: un'anima ha finito la sua purificazione.