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Purgatorio · Canto XXI Liceo

Stazio incontra Virgilio

vv. 130-136Già s'inchinava ad abbracciar li piedial mio dottor, ma el li disse: «Frate,non far, ché tu se' ombra e ombra vedi».Ed ei surgendo: «Or puoi la quantitatecomprender de l'amor ch'a te mi scalda,quand'io dismento nostra vanitate,trattando l'ombre come cosa salda».Leggi nel canto

Il terremoto del canto precedente si spiega: un'anima, il poeta latino Stazio, ha finito la sua purificazione dopo più di cinquecento anni e si sente libera di salire. Stazio, autore della Tebaide, racconta di essere stato ispirato dall'Eneide, che per lui fu madre e nutrice della poesia, e dice che avrebbe accettato un anno in più di Purgatorio pur di vivere al tempo di Virgilio.

Non sa che Virgilio gli sta davanti. Dante non riesce a trattenere un sorriso, e quando si scopre l'identità, Stazio si inchina per abbracciargli i piedi. Virgilio lo ferma con delicatezza: «Frate, non far, ché tu se' ombra e ombra vedi».

La scena è una delle più tenere del poema. Stazio dimentica per un momento che le anime non hanno corpo, tanto è forte l'affetto per il suo maestro. È anche un omaggio di Dante a Virgilio attraverso un altro poeta: la poesia crea legami che superano i secoli.

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