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Teologia
Purgatorio · Canto XXXI Liceo

La confessione e il Letè

vv. 94-102Tratto m'avea nel fiume infin la gola,e tirandosi me dietro sen givasovresso l'acqua lieve come scola.Quando fui presso a la beata riva,'Asperges me' sì dolcemente udissi,che nol so rimembrar, non ch'io lo scriva.La bella donna ne le braccia aprissi;abbracciommi la testa e mi sommerseove convenne ch'io l'acqua inghiottissi.Leggi nel canto

Beatrice costringe Dante a confessare le sue colpe. Dopo la sua morte, lui si è lasciato attrarre da beni falsi e passeggeri, invece di seguire il ricordo di lei verso le cose eterne. Dante, pieno di vergogna e dolore, risponde con un «sì» appena udibile e sviene.

Quando riprende i sensi, Matelda lo immerge nel fiume Letè fino alla gola e gli spinge la testa sotto, così che beva l'acqua. Il Letè, nome che viene dalla mitologia classica, fa dimenticare i peccati commessi. Dante non dimentica di aver peccato, ma il ricordo perde il suo peso doloroso.

Poi le quattro virtù cardinali lo conducono davanti al grifone, e le tre virtù teologali chiedono a Beatrice di rivelare il suo volto. Dopo dieci anni dalla sua morte, Dante la vede di nuovo. La confessione è stata necessaria: solo con l'anima libera dalla colpa può contemplare la bellezza di Beatrice.

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