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Purgatorio · Canto IV Base

Belacqua, il pigro simpatico

vv. 106-111E un di lor, che mi sembiava lasso,sedeva e abbracciava le ginocchia,tenendo 'l viso giù tra esse basso.«O dolce segnor mio», diss'io, «adocchiacolui che mostra sé più negligenteche se pigrizia fosse sua serocchia».Leggi nel canto

Dopo una salita faticosa Dante si siede a riprendere fiato e ascolta Virgilio che gli spiega perché il sole, nell'emisfero australe, sta a sinistra. Da dietro un masso una voce lo prende in giro: forse prima di finire avrà bisogno di sedersi. È Belacqua, un fiorentino che costruiva strumenti musicali, noto per la sua pigrizia.

Belacqua sta seduto all'ombra, con le braccia attorno alle ginocchia e il viso nascosto tra esse, così svogliato che, dice Dante, sembra che la pigrizia sia sua sorella. Non ha fretta di salire: i negligenti, che hanno rimandato il pentimento fino alla fine, devono aspettare fuori dal Purgatorio tanto tempo quanto è durata la loro vita.

La scena è una delle più leggere del poema. Dante, che lo conosceva, lo riconosce dai gesti lenti e dalle parole brevi, e sorride. Belacqua mostra che il Purgatorio non è solo un luogo di pena, ma un mondo di persone reali, con i loro caratteri e le loro abitudini, che conservano anche dopo la morte.

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