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Indice dei canti
Su un ripiano di roccia assolata Dante si china, mani sulle ginocchia, verso un uomo seduto all'ombra di un masso, che abbraccia le ginocchia e vi appoggia la testa; Virgilio in piedi osserva.
Belacqua, seduto all'ombra con il capo sulle ginocchia, risponde pigro a Dante
Purgatorio · Antipurgatorio · pigri

Purgatorio, Canto IV

«Quando per dilettanze o ver per doglie…»

Più di tre ore sono trascorse dall'apparizione dell'angelo nocchiero quando Dante e Virgilio, in seguito all'indicazione delle anime degli scomunicati, iniziano la salita lungo uno stretto sentiero, la cui ripidità è tale che solo il grande desiderio di purificazione può aiutare a percorrerlo.

Luogo
Antipurgatorio · pigri
Anime e colpe
Negligenti per pigrizia
Personaggi
Virgilio, Belacqua
Versi
139 · 46 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
  pigri   I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
LettoRipassatoProntoCanto attualeTocca un trattino per aprire il canto

Testo e parafrasi del canto IV

Parafrasi
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1

Quando per dilettanze o ver per doglie,Ache alcuna virtù nostra comprendaBl'anima bene ad essa si raccoglie,A

4

par ch'a nulla potenza più intenda;Be questo è contra quello error che credeCch'un'anima sovr'altra in noi s'accenda.B

Quando per un'impressione di piacere o di dolore, che una qualche potenza della nostra anima riceve in sé, l'anima si concentra tutta in quella facoltà, sembra allora che essa non presti più attenzione a nessun'altra sua facoltà; e questo fatto é una prova contro quella dottrina errata la quale ritiene che in noi si formino più anime una accanto all'altra. E perciò.
Quando, per un piacere o per un dolore che colpisce qualcuna delle nostre facoltà, l'anima si concentra tutta su di essa, sembra che non badi più a nessun'altra facoltà; e questo contraddice quell'errore che crede che in noi si accenda un'anima sopra l'altra.
7

E però, quando s'ode cosa o vedeCche tegna forte a sé l'anima volta,Dvassene 'l tempo e l'uom non se n'avvede;C

10

ch'altra potenza è quella che l'ascolta,De altra è quella c'ha l'anima intera:Equesta è quasi legata, e quella è sciolta.D

quando si ascolta o si vede qualcosa che attiri a sé fortemente l'anima, il tempo trascorre senza che uno se ne accorga, poiché una è la facoltà che percepisce il passare del tempo (che l'ascolta: la facoltà intellettiva), e una altra (la facoltà sensítiva) è quella che concentra in sé l'anima intera: questa è come legata (alle impressioni che percepisce), quella invece è sciolta da ogni ufficio (perché l'attenzione dell'anima è rivolta altrove).
E perciò, quando si ode o si vede una cosa che tiene l'anima fortemente rivolta a sé, il tempo passa e l'uomo non se ne accorge; perché una è la facoltà che percepisce il tempo, e un'altra è quella che occupa tutta l'anima: questa è quasi legata, e quella è libera.
13

Di ciò ebb'io esperienza vera,Eudendo quello spirto e ammirando;Fché ben cinquanta gradi salito eraE

16

lo sole, e io non m'era accorto, quandoFvenimmo ove quell'anime ad unaGgridaro a noi: «Qui è vostro dimando».F

Di questo fatto io ebbi personale esperienza, ascoltando e guardando intensamente Manfredi; infatti di oltre cinquanta gradi era salito il sole (esso percorre quindici gradi ogni ora: perciò sono trascorse più di tre ore dal levarsi del sole e dall'apparizione dell'angelo nocchiero), ed io non me ne ero accorto, quando giungemmo in un punto in cui quelle anime ci gridarono tutte insieme:
Di ciò io ebbi un'esperienza diretta, ascoltando quello spirito (Manfredi) e ammirandolo; perché il sole era salito ben cinquanta gradi, e io non me ne ero accorto, quando arrivammo dove quelle anime tutte insieme ci gridarono: «Qui è ciò che chiedete».
19

Maggiore aperta molte volte imprunaGcon una forcatella di sue spineHl'uom de la villa quando l'uva imbruna,G

22

che non era la calla onde salineHlo duca mio, e io appresso, soli,Icome da noi la schiera si partìne.H

«Questo è il luogo di cui ci avete domandato». Il contadino quando l'uva incomincia a maturare (imbruna; bisogna perciò difenderla dai ladri) spesso con una piccola forcata di spine chiude con questi pruni un'apertura della siepe più larga di quello che non fosse il sentiero lungo il quale salimmo Virgilio, ed io dietro di lui, soli, dopo che la schiera delle anime si era congedata da noi.
Il contadino, quando l'uva diventa scura, chiude spesso con una forcatella di spine un'apertura più grande di quanto non fosse il passaggio per cui salì la mia guida, e io dietro, soli, appena la schiera si allontanò da noi.
25

Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,Imontasi su in Bismantova 'n CacumeJcon esso i piè; ma qui convien ch'om voli;I

28

dico con l'ale snelle e con le piumeJdel gran disio, di retro a quel condottoKche speranza mi dava e facea lume.J

E' possibile arrivare a Sanleo (borgo del ducato d'Urbino, posto su un ripido colle che si raggiungeva con un sentiero scavato nella roccia) e scendere a Noli (cittadina della riviera ligure di ponente, alla quale si accedeva scendendo lungo pareti a picco sul mare), salire sul Bismantova (alto monte dell'Appennino nel territorio di Reggio Emilia) fin sulla vetta solamente coi piedi; ma qui è necessario che si voli; dico con le ali veloci e con le piume del grande desiderio, seguendo quella guida che mi dava speranza e mi faceva luce. I mezzi necessari per salire il monte del purgatorio - la cui ripidità supera ogni confronto umano - sono quelli spirituali: "colla fede e colla speranza che sono l'ali che portano i virtuosi e fedeli" (Anonimo Fiorentino).
Si può andare a San Leo e scendere a Noli, si può salire in cima alla Pietra di Bismantova con i soli piedi; ma qui bisogna volare; dico con le ali veloci e con le penne del grande desiderio, dietro a quella guida che mi dava speranza e mi faceva luce.
31

Noi salavam per entro 'l sasso rotto,Ke d'ogne lato ne stringea lo stremo,Le piedi e man volea il suol di sotto.K

Salivamo per un sentiero scavato nella roccia, e (era tanto angusto che) le sue sponde ci stringevano a destra e a sinistra, e il suolo sottostante costringeva ad aiutarsi con i piedi e con le mani.
Noi salivamo dentro la roccia spaccata, e da ogni lato le pareti ci stringevano, e il suolo sotto di noi richiedeva piedi e mani.
34

Poi che noi fummo in su l'orlo suppremoLde l'alta ripa, a la scoperta piaggia,M«Maestro mio», diss'io, «che via faremo?».L

Dopo essere giunti al termine dell'alta parete (alta ripa; essa costituisce la base del monte), su uno spiazzo aperto (non incassato nella roccia), dissi: «Maestro, che via seguiremo?» Ed egli mi rispose:
Dopo che fummo sull'orlo più alto dell'alta parete, sul pendio aperto, dissi: «Maestro mio, che strada prenderemo?».
37

Ed elli a me: «Nessun tuo passo caggia;Mpur su al monte dietro a me acquista,Nfin che n'appaia alcuna scorta saggia».M

40

Lo sommo er'alto che vincea la vista,Ne la costa superba più assaiOche da mezzo quadrante a centro lista.N

«Il tuo passo non pieghi né a destra né a sinistra: avanza sempre verso l'alto seguendo me finché ci appaia qualche guida esperta del cammino». La vetta del monte era così alta che superava ogni possibilità della nostra vista, e il pendio era assai più ripido di una linea condotta dal punto mediano di un quadrante al centro del cerchio (poiché il quadrante di un cerchio corrisponde ad un angolo al centro di 90 gradi, la linea ha un'inclinazione di 45 gradi: la costa perciò è quasi perpendicolare al monte).
E lui a me: «Nessun tuo passo vada in giù; continua a salire il monte dietro di me, finché ci appaia qualche guida esperta». La cima era così alta che superava la vista, e il pendio molto più ripido della linea che va dal mezzo di un quadrante al centro (più di 45 gradi).
43

Io era lasso, quando cominciai:O«O dolce padre, volgiti, e rimiraPcom'io rimango sol, se non restai».O

Ero stanco, quando dissi: «O dolce padre, volgiti, e guarda che rimango indietro, solo, se non ti fermì ad' aspettarmi».
Io ero stanco, quando cominciai: «O dolce padre, voltati e guarda come rimango solo, se non ti fermi».
46

«Figliuol mio», disse, «infin quivi ti tira»,Padditandomi un balzo poco in sùeQche da quel lato il poggio tutto gira.P

«Figliolo, cerca di trascinarti fin qui» disse, indicandomi un ripiano poco più in alto, che cingeva tutto il monte dalla, parte a noi visibile».
«Figlio mio», disse, «trascinati fin lassù», indicandomi un ripiano poco più in alto che da quella parte gira tutto intorno al monte.
49

Sì mi spronaron le parole sue,Qch'i' mi sforzai carpando appresso lui,Rtanto che 'l cinghio sotto i piè mi fue.Q

Le sue parole mi spronarono a tal punto, che riunii tutti i miei sforzi, procedendo a carponi dietro di lui, finché raggiunsi quella sporgenza.
Le sue parole mi spronarono tanto che mi sforzai arrancando carponi dietro a lui, finché ebbi il ripiano sotto i piedi.
52

A seder ci ponemmo ivi ambeduiRvòlti a levante ond'eravam saliti,Sche suole a riguardar giovare altrui.R

Lì ci sedemmo entrambi rivolti verso oriente, da dove eravamo saliti, poiché guardare il cammino già fatto suole apportare conforto e gioia agli uomini.
Lì ci mettemmo a sedere tutti e due, rivolti a oriente, da dove eravamo saliti, perché di solito guardare il cammino fatto fa bene.
55

Li occhi prima drizzai ai bassi liti;Sposcia li alzai al sole, e ammiravaTche da sinistra n'eravam feriti.S

Dapprima volsi lo sguardo verso la spiaggia; poi lo alzai verso il sole, e mi accorsi con stupore che i suoi raggi ci colpivano provenendo da sinistra.
Prima rivolsi gli occhi alle rive in basso; poi li alzai al sole, e mi meravigliavo che i suoi raggi ci colpissero da sinistra.
58

Ben s'avvide il poeta ch'io stavaTstupido tutto al carro de la luce,Uove tra noi e Aquilone intrava.T

Virgilio si accorse facilmente che io guardavo tutto stupefatto il sole, là dove entrava nel suo cammino fra noi e il settentrione. Per questo egli mi disse:
Il poeta si accorse bene che io stavo tutto stupito davanti al carro della luce (il sole), che passava tra noi e il settentrione.
61

Ond'elli a me: «Se Castore e PoluceUfossero in compagnia di quello specchioVche sù e giù del suo lume conduce,U

64

tu vedresti il Zodiaco rubecchioVancora a l'Orse più stretto rotare,Wse non uscisse fuor del cammin vecchio.V

«Se la costellazione dei Gemelli (Castore e Polluce) fosse in compagnia del sole che rischiara alternativamente l'emisfero settentrionale e quello meridionale, tu vedresti la parte rosseggiante dello Zodiaco (la via percorsa dal sole) ruotare ancora più vicina alla costellazione delle Orse (cioè al polo artico, essendo la costellazione dei Gemelli più a nord di quella dell'Ariete con la quale il sole era allora in congiunzione), a meno che il sole non deviasse dal suo cammino abituale.
Per cui lui a me: «Se Castore e Polluce (i Gemelli) fossero in compagnia di quello specchio (il sole) che porta la sua luce in su e in giù, tu vedresti la parte rosseggiante dello Zodiaco ruotare ancora più vicina alle Orse, se non uscisse dal suo antico cammino.
67

Come ciò sia, se 'l vuoi poter pensare,Wdentro raccolto, imagina SiònXcon questo monte in su la terra stareW

70

sì, ch'amendue hanno un solo orizzònXe diversi emisperi; onde la stradaYche mal non seppe carreggiar Fetòn,X

73

vedrai come a costui convien che vadaYda l'un, quando a colui da l'altro fianco,Zse lo 'ntelletto tuo ben chiaro bada».Y

Se vuoi sapere come ciò avvenga, pensa, raccogliendoti in te stesso che Gerusalemme e il monte del purgatorio si trovano sulla terra in modo tale che tutti e due hanno lo stesso orizzonte astronomico e giacciono in diversi emisferi; per questo la strada (cioè la eclittica) che male Fetonte (cfr. Inferno XVII 107-108) seppe percorrere col carro del sole, vedrai come è necessario che corra, rispetto al monte del purgatorio, da un lato (cioè da destra a sinistra) e, rispetto a Gerusalemme, da un altro (cioè da sinistra a destra), se la tua mente bene discerne».
Se vuoi riuscire a capire come ciò avvenga, raccolto in te stesso, immagina che Sion (Gerusalemme) e questo monte stiano sulla terra in modo che tutti e due abbiano un solo orizzonte e due emisferi diversi; per cui la strada che Fetonte purtroppo non seppe percorrere col carro, vedrai come debba passare da un lato rispetto a questo monte, quando passa dall'altro rispetto a quello, se il tuo intelletto ci bada con chiarezza».
76

«Certo, maestro mio,», diss'io, «unquancoZnon vid'io chiaro sì com'io discernoAAlà dove mio ingegno parea manco,Z

79

che 'l mezzo cerchio del moto superno,AAche si chiama Equatore in alcun'arte,ABe che sempre riman tra 'l sole e 'l verno,AA

82

per la ragion che di' , quinci si parteABverso settentrion, quanto li EbreiACvedevan lui verso la calda parte.AB

«Di certo, maestro mio» dissi «non ho mai compreso così chiaramente alcuna cosa davanti alla quale il mio ingegno appariva insufficiente, come ora comprendo che il cerchio mediano della rotazione celeste, che in astronomia si chiama Equatore, e che rimane sempre tra il sole e l'inverno, (perché quando in un emisfero è inverno, nell'altro è estate e viceversa), per il motivo che tu dici (cioè che il purgatorio è agli antipodi di Gerusalemme), da questo monte si allontana verso settentrione, mentre gli Ebrei (quando abitavano la Palestina) lo vedevano allontanarsi verso il sud.
«Certo, maestro mio», dissi io, «non ho mai visto così chiaramente come capisco ora, là dove il mio ingegno sembrava insufficiente, che il cerchio mediano del moto celeste, che in una certa scienza (l'astronomia) si chiama Equatore, e che rimane sempre tra il sole e l'inverno, per la ragione che dici, si allontana da qui verso settentrione tanto quanto gli Ebrei lo vedevano verso la parte calda (il sud).
85

Ma se a te piace, volontier sapreiACquanto avemo ad andar; ché 'l poggio saleADpiù che salir non posson li occhi miei».AC

88

Ed elli a me: «Questa montagna è tale,ADche sempre al cominciar di sotto è grave;AEe quant'om più va sù, e men fa male.AD

Ma se tu vuoi, volentieri desidererei sapere quanto cammino resta da percorrere, perché il monte si innalza più di quanto possa salire il mio sguardo.» Ed egli: «Questo monte è tale, che la ascesa è sempre ardua per chi l'inizia dal basso; ma quanto più si sale tanto meno essa appare faticosa.
Ma, se ti piace, vorrei sapere volentieri quanto dobbiamo ancora camminare; perché il monte sale più di quanto possano salire i miei occhi». E lui a me: «Questa montagna è fatta in modo che all'inizio, in basso, è sempre faticosa; e quanto più si sale, tanto meno fa male.
91

Però, quand'ella ti parrà soaveAEtanto, che sù andar ti fia leggeroAFcom'a seconda giù andar per nave,AE

94

allor sarai al fin d'esto sentiero;AFquivi di riposar l'affanno aspetta.AGPiù non rispondo, e questo so per vero».AF

Perciò, quando essa ti sembrerà dolce a tal punto, che il salire diventerà per te facile come procedere su una nave seguendo la corrente, allora sarai giunto alla fine di questo cammino: qui soltanto potrai riposarti dell'affanno della salita. Non ti rispondo oltre, e questo so come cosa certa».
Perciò, quando ti sembrerà tanto dolce che salire ti sarà leggero come andare in nave seguendo la corrente, allora sarai alla fine di questo sentiero; lì aspettati di far riposare la fatica. Non ti rispondo altro, e questo lo so per certo».
97

E com'elli ebbe sua parola detta,AGuna voce di presso sonò: «ForseAHche di sedere in pria avrai distretta!».AG

100

Al suon di lei ciascun di noi si torse,AHe vedemmo a mancina un gran petrone,AIdel qual né io né ei prima s'accorse.AH

103

Là ci traemmo; e ivi eran personeAIche si stavano a l'ombra dietro al sassoAJcome l'uom per negghienza a star si pone.AI

E non appena egli ebbe finito di parlare, risuonò vicina una voce: «Forse avrai bisogno di ríposarti prima dì giungere lassù!» Al suono di questa voce entrambi ci volgemmo, e scorgemmo a sinistra un grosso macigno, del quale né io né Virgilio ci eravamo prima accorti. Lo raggiungemmo con fatica; e lì c'era un gruppo di anime che giacevano all'ombra di questa rupe nell'atteggiamento che suole indicare pigrizia. Sono le anime di coloro che, per negligenza e pigrizia, aspettarono a pentirsi alla fine della vita e che devono rimanere nell'antipurgatorio tanto tempo quanto vissero.
E appena ebbe detto queste parole, una voce risuonò vicino: «Forse prima avrai bisogno di sederti!». Al suo suono ciascuno di noi si voltò, e vedemmo a sinistra un grande masso, di cui né io né lui ci eravamo accorti prima. Ci dirigemmo là; e lì c'erano persone che stavano all'ombra dietro il masso, come si mette a stare l'uomo per pigrizia.
106

E un di lor, che mi sembiava lasso,AJsedeva e abbracciava le ginocchia,AKtenendo 'l viso giù tra esse basso.AJ

E una di loro, che mi sembrava stanca, sedeva abbracciando le ginocchia, e abbandonando il viso tra esse.
E uno di loro, che mi sembrava stanco, sedeva e si abbracciava le ginocchia, tenendo il viso basso tra di esse.
109

«O dolce segnor mio», diss'io, «adocchiaAKcolui che mostra sé più negligenteALche se pigrizia fosse sua serocchia».AK

112

Allor si volse a noi e puose mente,ALmovendo 'l viso pur su per la coscia,AMe disse: «Or va tu sù, che se' valente!».AL

«O mia dolce guida» dissi «osserva quello che appare più negligente degli altri, come se la pigrizia fosse una sua sorella.» Allora quello si volse verso di noi, e guardò, muovendo solo gli occhi lungo la coscia (senza alzare il viso), e disse:
«O mio dolce signore», dissi io, «guarda quello che si mostra più negligente che se la pigrizia fosse sua sorella». Allora quello si voltò verso di noi e ci osservò, muovendo lo sguardo solo lungo la coscia, e disse: «Ora va' su tu, che sei così valente!».
115

Conobbi allor chi era, e quella angosciaAMche m'avacciava un poco ancor la lena,ANnon m'impedì l'andare a lui; e posciaAM

«Sali tu ora, dal momento che sei così bravo!» Riconobbi allora chi era, e l'affanno che rendeva ancora un poco affrettato il mio respiro, non mi impedì di accostarmi a lui;
Allora riconobbi chi era, e quella fatica che mi accelerava ancora un poco il respiro non mi impedì di andare da lui; e dopo
118

ch'a lui fu' giunto, alzò la testa a pena,ANdicendo: «Hai ben veduto come 'l soleAOda l'omero sinistro il carro mena?».AN

121

Li atti suoi pigri e le corte paroleAOmosser le labbra mie un poco a riso;APpoi cominciai: «Belacqua, a me non doleAO

e dopo che gli giunsi accanto, sollevò un poco la testa, dicendo: «Hai capito bene come il sole manda i suoi raggi dalla parte sinistra?» I suoi atti pigri e le sue parole brevi mossero un poco le mie labbra al sorriso; poi dissi:
che lo ebbi raggiunto, alzò appena la testa, dicendo: «Hai capito bene come il sole guida il suo carro dalla tua spalla sinistra?». I suoi gesti pigri e le sue brevi parole mossero un poco le mie labbra al sorriso; poi cominciai: «Belacqua, ormai non mi addoloro
124

di te omai; ma dimmi: perché assisoAPquiritto se'? attendi tu iscorta,AQo pur lo modo usato t'ha' ripriso?».AP

«Belacqua, io non sono più in ansia per te ormai (sapendoti salvo); ma dimmi: perché te ne stai seduto appunto qui? aspetti forse una guida, oppure sei stato ripreso dalla pigrizia abituale?» E quello;
più per te; ma dimmi: perché sei seduto proprio qui? Aspetti una guida, o hai semplicemente ripreso la tua solita abitudine?».
127

Ed elli: «O frate, andar in sù che porta?AQché non mi lascerebbe ire a' martìriARl'angel di Dio che siede in su la porta.AQ

«Fratello, che giova il salire? infatti l'angelo di Dio che custodisce la porta del purgatorio non mi lascerebbe affrontare le pene dell'espiazione.
Ed egli: «O fratello, a che serve andare su? Perché non mi lascerebbe andare alle pene (della purificazione) l'angelo di Dio che siede sulla porta.
130

Prima convien che tanto il ciel m'aggiriARdi fuor da essa, quanto fece in vita,ASperch'io 'ndugiai al fine i buon sospiri,AR

133

se orazione in prima non m'aitaASche surga sù di cuor che in grazia viva;ATl'altra che val, che 'n ciel non è udita?».AS

E' necessario che prima il cielo giri intorno a me fuori di quella porta, per tutto il tempo che mi girò intorno in vita, poiché rimandai fino all'estremo il pentimento, se non mi aiuta prima la preghiera che sgorga da un cuore in grazia di Dio: che vale l'altra (quella del peccatore), che non è esaudita in cielo?» E già Virgilio, saliva precedendomi, e dicendomi, «Vieni ormai:
Prima bisogna che il cielo mi giri intorno, fuori da essa, tanto tempo quanto fece in vita, perché rimandai fino alla fine i buoni sospiri (del pentimento), a meno che prima non mi aiuti una preghiera che salga da un cuore che vive in grazia di Dio; l'altra a che serve, se in cielo non è ascoltata?».
136

E già il poeta innanzi mi saliva,ATe dicea: «Vienne omai; vedi ch'è toccoAUmeridian dal sole e a la rivaAT

139

cuopre la notte già col piè Morrocco».AU

vedi che il sole è al meridiano (è tocco meridian dal sole: è cioè mezzogiorno) mentre (nell'emisfero boreale) sulla riva dell'Oceano la notte già si distende fino al Marocco (Morrocco: esso costituiva l'estrema parte occidentale della terra abitata)».
E il poeta già saliva davanti a me, e diceva: «Vieni ormai; vedi che il sole ha toccato il meridiano e sulla riva (dell'oceano) la notte copre già col suo piede il Marocco».

Riassunto del canto IV

Più di tre ore sono trascorse dall'apparizione dell'angelo nocchiero quando Dante e Virgilio, in seguito all'indicazione delle anime degli scomunicati, iniziano la salita lungo uno stretto sentiero, la cui ripidità è tale che solo il grande desiderio di purificazione può aiutare a percorrerlo. Durante l'ascesa Dante può rendersi conto, meglio che non quando si trovava ancora lungo la spiaggia, dell'altezza e dell'asperità del monte del purgatorio: ha un momento di scoraggiamento, dal quale il maestro lo scuote esortandolo a raggiungere un ripiano sul quale potranno riposare. Qui giunti, Virgilio spiega al discepolo perché i raggi del sole nel purgatorio provengono da sinistra, mentre nell'emisfero artico chi guarda verso levante vede il sole salire nel cielo alla sua destra. Ma Dante teme l'altezza del monte e Virgilio lo rassicura: l'ascesa è difficile solo all'inizio, quando si è ancora sotto il peso del peccato, poi si presenterà man mano sempre più facile ed agevole. Non appena il poeta latino termina di parlare, si leva improvvisamente una voce verso la quale i due pellegrini si dirigono, finché si trovano davanti a una grande roccia alla cui ombra giacciono le anime dei negligenti, che, per pigrizia, si pentirono solo all'estremo della vita e che, per questo, devono restare nell'antipurgatorio tanto tempo quanto vissero. Chi ha parlato è il fiorentino Belacqua, che Dante conobbe e con il quale il Poeta stabilisce un affettuoso colloquio finché Virgilio gli ingiunge di proseguire il cammino.

In breve

Dove e chi
  1. Antipurgatorio · pigri: Negligenti per pigrizia. Attendono tanto tempo quanto vissero.

Vedi sulla mappa

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Le distinzioni psicologiche che aprono il canto, le successive designazioni astronomiche, il senso di fatica dell'ascesa, l'ironia familiare che circola nell'incontro con Belacqua, essendo momenti sovrapposti in ritmi e tempi diversi, parrebbero negare la possibilità d'una lettura unitaria del canto, limitando l'interesse alle singole parti. Invece esso si dispone nella linea di quei canti la cui validità è da cercarsi nel rapporto dei momenti informativi e dottrinali con gli episodi umani e più chiaramente poetici, e nell'analisi dei precisi scopi che attraverso questo canto Dante si propone di raggiungere. Anzitutto la figura del Poeta si impone come protagonista, spostando il polo di interesse dalla pensosa immagine di Virgilio e dalla regale apparizione di Manfredi, che occupano tutto il canto IlI, su se stesso: parla più che ascoltare, interroga più che tacere, agisce più che smarrirsi, nella raggiunta certezza della purificazione, laddove nell'Inferno essa gli pareva quasi impedita dalla continua visione del peccato nelle sue forme più aberranti. Pur faticosamente, in lui si fa luce uno stato d'animo nuovo, quello dell'uomo che si prepara a godere della sua conquista spirituale, che riprende coraggio nei suoi mezzi umani, che riaccosta con fiducia i misteri dell'anima e del mondo. Il dottrinalismo che occupa tanta parte del canto, ben lungi dall'opporsi alla poesia, nasce dalla stessa radice, cioè dal bisogno di accostarsi al sovrannaturale, contemporaneamente studiando e sistemando il cosmo nel quale il sovrannaturale vive e si esprime: il canto IV, nel quale è diffusa quest'ansia di conoscere e questa ricerca di saggezza e di virtù nel cerchio della redenzione, costituisce l'esplicita risposta del mondo cristiano-medievale di Dante all'ammonimento del pagano Virgilio, state contenti, umana gente, al quia, e all'amara conclusione finale, disiar vedeste sanza frutto. Il Fergusson, commentando i canti dcll'antipurgatorio, afferma che essi costituiscono il prologo al dramma della crescita spirituale che inizia a questo punto e culminerà alla fine del terzo giorno nella visione di Dio, prologo nel quale Dante desidera che il lettore senta la forza di un'aspirazione che non si può ancora realizzare, presentando anime che, fuori del vero mondo del purgatorio, devono tuttora scoprire come cominciare la loro crescita spirituale. Tuttavia il critico americano non sembra rilevare l'importanza di questo canto posto proprio al centro degli otto dedicati all'antipurgatorio, poiché il Poeta, resosi conto dell'orgoglio che si era insinuato nella sua scienza e nella sua baldanza, trova nella calma lentezza di Belacqua un "provvido invito all'umiltà per il pellegrino mortale, ansioso quasi di anticipare all'anima sua le gioie di un processo purificatore stabilito dall'eterno consiglio, e dal quale consiglio l'anima non può che accettare rassegnatamente e perciò serenamente, il ritmo esterno, il rituale della purificazione" (Romagnoli). L'equilibrio raggiunto - difficile ma non precario - non frena il "volo" del pellegrino, ma lo inserisce in quella zona di attesa propria di tutte le anime penitenti, aiutandolo nello stesso tempo ad allontanare man mano le vicende e i ricordi della vita in una penombra che vela l'asprezza delle forme ma non la chiarezza dei contorni. Secondo il Fergusson Dante si trova ora nella condizione psicologica di un bambino: le sue conoscenze letterarie, filosofiche, storiche, teologiche dopo la visione del mondo dannato servono a ben poco; egli deve ricominciare e "nel suo candore, nell'obbedienza all'impressione immediata, nella libertà del sentimento è come un bambino... Ciò che il pellegrino vede, guardando fuori di sé, è il mondo naturale come l'occhio dell'innocenza lo percepisce". In realtà questa interpretazione appare troppo semplice, o meglio, si oppone ad un'attenta lettura del canto IV, perché se Dante scopre con gioia, attraverso le parole di Virgilio, la legge del corso del sole nel purgatorio, non si limita ad accettare, come è sempre avvenuto finora, la verità propostagli, ma vuole completare egli stesso e concludere la spiegazione del maestro (versi 76-84): non l'accoglimento passivo, ma la fattiva penetrazione sostenuta da una profonda saldezza intellettuale - per spiegare la quale è insufficiente l'immagine del fanciullo. Se il canto è impegnativo da un punto di vista dottrinale e si presenta estremamente importante dal punto di vista psicologico, da alcuni critici è stato però considerato privo di quel movimento drammatico che, dopo aver contraddistinto il canto di Manfredi, ritorna con la stessa intensa commozione nel quinto: una pausa narrativa che culmina nel gioco scherzoso di battute dell'episodio di Belacqua. Il giudizio è esatto solo in parte, potendosi definire pausa il fatto che Dante sembra raccogliersi in se stesso dopo il primo lungo incontro con un'anima del purgatorio, quasi volesse esaminare le proprie reazioni, e studiare la sua nuova dimensione spirituale dopo l'affannoso susseguirsi di fatti in sul lito diserto. Ma tale esame non avviene attraverso una lenta e distesa esposizione, bensi attraverso l'angustia e l'asprezza di una salita che impegna all'estremo i due pellegrini in una rappresentazione che ha tutto il vigore della realtà, vigore che non si disperde nello scherzo di due battute finali, ma da esse prende forza nuova. Perché, infatti, il valore dell'episodio di Belacqua è sì nel richiamo all'umiltà e all'ubbidienza paziente delle leggi del purgatorio e nella funzione di antitesi, affinché dall'immagine della pigrizia meglio venga esaltato lo sforzo morale del Poeta, ma anche nella tonalità indulgente, nella bonarietà affettuosa del dialogo, nella voce del ricordo associata a luoghi e tempi passati. Occorre perciò non vedere l'episodio solo in una visuale allegorica, ma cogliere in esso un altro momento autobiografico di Dante, dopo quello di Casella, fatto di consuetudine di affetti e di conversazioni.

Personaggi del canto IV

Guida

Virgilio

Dalla selva al Paradiso terrestre

Poeta dell'Eneide e maestro di Dante. Simbolo della ragione umana, lo guida per Inferno e Purgatorio.

Penitente

Belacqua

Antipurgatorio, pigri

Amico pigro di Dante, seduto all'ombra di un masso con il viso tra le ginocchia.

Approfondimenti

Personaggi
Purgatorio · Canto IV Base

Belacqua, il pigro simpatico

vv. 106-111E un di lor, che mi sembiava lasso,sedeva e abbracciava le ginocchia,tenendo 'l viso giù tra esse basso.«O dolce segnor mio», diss'io, «adocchiacolui che mostra sé più negligenteche se pigrizia fosse sua serocchia».Leggi nel testo

Dopo una salita faticosa Dante si siede a riprendere fiato e ascolta Virgilio che gli spiega perché il sole, nell'emisfero australe, sta a sinistra. Da dietro un masso una voce lo prende in giro: forse prima di finire avrà bisogno di sedersi. È Belacqua, un fiorentino che costruiva strumenti musicali, noto per la sua pigrizia.

Belacqua sta seduto all'ombra, con le braccia attorno alle ginocchia e il viso nascosto tra esse, così svogliato che, dice Dante, sembra che la pigrizia sia sua sorella. Non ha fretta di salire: i negligenti, che hanno rimandato il pentimento fino alla fine, devono aspettare fuori dal Purgatorio tanto tempo quanto è durata la loro vita.

La scena è una delle più leggere del poema. Dante, che lo conosceva, lo riconosce dai gesti lenti e dalle parole brevi, e sorride. Belacqua mostra che il Purgatorio non è solo un luogo di pena, ma un mondo di persone reali, con i loro caratteri e le loro abitudini, che conservano anche dopo la morte.

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