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Paradiso · Canto XXIII Liceo

Gli uccelli del Paradiso

vv. 1-9Come l'augello, intra l'amate fronde,posato al nido de' suoi dolci natila notte che le cose ci nasconde,che, per veder li aspetti disiatie per trovar lo cibo onde li pasca,in che gravi labor li sono aggrati,previene il tempo in su aperta frasca,e con ardente affetto il sole aspetta,fiso guardando pur che l'alba nasca;Leggi nel canto

Il canto XXIII si apre con una similitudine delicata: Beatrice attende il trionfo di Cristo come un uccello che, tra le foglie, ha passato la notte nel nido accanto ai piccoli e prima dell'alba si sposta su un ramo aperto per aspettare il sole e andare a cercare cibo.

Nel Paradiso le similitudini con gli uccelli sono molto frequenti. Esprimono la leggerezza e la libertà delle anime beate, il loro movimento verso l'alto, e usano immagini familiari per descrivere ciò che è soprannaturale. Spesso Dante sceglie specie precise: il falcone che esce dal cappuccio, la cicogna che nutre i piccoli, l'allodola che canta e poi tace, le cornacchie che si scaldano al mattino.

Queste similitudini si intensificano dal cielo di Giove in poi, a partire dall'aquila formata dai giusti. Forse è stata proprio l'aquila a suggerire a Dante questa scelta. Ma è soprattutto la scelta di un poeta: dare vita alle anime, che ormai sono pura luce, attraverso il movimento degli esseri viventi.

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