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Indice dei canti
Cerchi concentrici di angeli luminosi ruotano attorno a un punto di luce; a destra una colonna scura di figure alate precipita tra fiamme. Dante e Beatrice, piccoli, guardano da una nube.
Beatrice parla della creazione degli angeli e della caduta di quelli che si ribellarono.
Paradiso · Primo Mobile

Paradiso, Canto XXIX

«Quando ambedue li figli di Latona…»

Nel canto XXIX Dante espone, per mezzo di Beatrice, i problemi principali riguardanti le gerarchie angeliche: dove, quando, come furono creati gli angeli;

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Testo e parafrasi del canto XXIX

Parafrasi
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1

Quando ambedue li figli di Latona,Acoperti del Montone e de la Libra,Bfanno de l'orizzonte insieme zona,A

4

quant'è dal punto che 'l cenìt inlibraBinfin che l'uno e l'altro da quel cinto,Ccambiando l'emisperio, si dilibra,B

7

tanto, col volto di riso dipinto,Csi tacque Beatrice, riguardandoDfiso nel punto che m'avea vinto.C

Quando il sole e la luna, in congiunzione l’uno con il segno dell’Ariete e l’altra con quello della Bilancia, si trovano contemporaneamente sulla linea dell’orizzonte (letteralmente: si fanno entrambi cintura dell’orizzonte), per il tempo che intercorre dal momento in cui lo zenit è equidistante da essi fino al momento in cui, uno tramontando e l’altra sorgendo, si staccano dall’orizzonte, per tale frazione di tempo, Beatrice, con il volto illuminato dal sor riso, rimase in silenzio, guardando fissamente quel punto (Dio) che mi aveva abbagliato (con la sua luce). Poi incominciò:
Quando entrambi i figli di Latona (il sole e la luna), coperti l'uno dall'Ariete e l'altra dalla Bilancia, hanno insieme come cintura l'orizzonte, quanto è il tempo dal momento in cui lo zenit li tiene in equilibrio fino a quando l'uno e l'altro, cambiando emisfero, si sciolgono da quella cintura, tanto, con il volto dipinto di sorriso, tacque Beatrice, guardando fisso nel punto che mi aveva abbagliato.
10

Poi cominciò: «Io dico, e non dimando,Dquel che tu vuoli udir, perch'io l'ho vistoElà 've s'appunta ogne ubi e ogne quando.D

" lo dico, senza chiedertelo, quello che tu desideri ascoltare, perché l’ho letto in Dio, in cui ogni luogo e ogni tempo sono presenti.
Poi cominciò: «Io dico, e non domando, quello che tu vuoi sentire, perché l'ho visto là dove converge ogni luogo e ogni tempo (in Dio).
13

Non per aver a sé di bene acquisto,Ech'esser non può, ma perché suo splendoreFpotesse, risplendendo, dir "Subsisto",E

Non per acquistare un ulteriore bene per sé, cosa che è impossibile (perché Dio è il Bene supremo e infinito), ma perché lo splendore riflesso della sua luce (cioè le creature) potesse (affermando la propria sussistenza) dire:
Non per acquistare per sé un bene, cosa che non può essere, ma perché il suo splendore potesse, risplendendo, dire “Io esisto”,
16

in sua etternità di tempo fore,Ffuor d'ogne altro comprender, come i piacque,Gs'aperse in nuovi amor l'etterno amore.F

19

Né prima quasi torpente si giacque;Gché né prima né poscia procedetteHlo discorrer di Dio sovra quest'acque.G

"Io sono", nella sua eternità, fuori del tempo, fuori dello spazio che circoscrive le cose, Dio, lo eterno amore, spontaneamente, si estrinseca in nuove creature amanti (gli angeli). Né prima della creazione Dio rimase inoperoso, perché l’opera della creazione non ebbe né un prima né un poi.
nella sua eternità, fuori dal tempo, fuori da ogni altro limite, come gli piacque, l'eterno amore si aprì in nuovi amori (gli angeli). E nemmeno prima giacque come inerte; perché il muoversi di Dio sopra queste acque non avvenne né prima né dopo.
22

Forma e materia, congiunte e purette,Husciro ad esser che non avia fallo,Icome d'arco tricordo tre saette.H

La forma e la materia, unite fra di loro e allo stato puro, uscirono (dalla mente divina): ad un esistenza priva di difetti, coma da un arco munito di tre corde (escono contemporaneamente) tre frecce.
La forma e la materia, unite e pure, vennero all'esistenza senza alcun difetto, come tre frecce da un arco a tre corde.
25

E come in vetro, in ambra o in cristalloIraggio resplende sì, che dal venireJa l'esser tutto non è intervallo,I

28

così 'l triforme effetto del suo sireJne l'esser suo raggiò insieme tuttoKsanza distinzione in essordire.J

come attraverso il vetro, l’ambra o il cristallo un raggio di luce passa così istantaneamente, che tra il suo giungere (in questi corpi) e il penetrarvi tutto non c’e intervallo di tempo, così la triplice creazione si irraggiò da Dio tutta insieme nella pienezza del suo essere senza distinzione di tempo nell’atto di nascere.
E come nel vetro, nell'ambra o nel cristallo un raggio risplende in modo che tra il suo arrivare e l'esserci tutto non c'è intervallo, così l'effetto triforme (forma, materia e loro unione) uscì tutto insieme dal suo signore nell'esistenza, senza distinzione nel cominciare.
31

Concreato fu ordine e costruttoKa le sustanze; e quelle furon cimaLnel mondo in che puro atto fu produtto;K

Insieme con le tre sostanze (sopra nominate) fu creato l’ordine (secondo il quale devono agire) e la struttura: del cosmo; e quelle sostanze che furono prodotte come puro atto (gli angeli) occuparono il luogo più alto dell’universo (I’Empireo);
Insieme alle sostanze fu creato l'ordine e la struttura; e furono al vertice dell'universo quelle (gli angeli) in cui fu prodotto l'atto puro;
34

pura potenza tenne la parte ima;Lnel mezzo strinse potenza con attoMtal vime, che già mai non si divima.L

la pura potenza fu posta nel luogo più basso; nel mezzo atto e potenza furono uniti insieme con un tale nodo, che non potrà mai essere sciolto.
la potenza pura (la materia) occupò la parte più bassa; nel mezzo un tale legame strinse la potenza con l'atto (i cieli) che non si scioglie mai.
37

Ieronimo vi scrisse lungo trattoMdi secoli de li angeli creatiNanzi che l'altro mondo fosse fatto;M

San Gerolamo vi lasciò scritto che gli angeli furono creati molti secoli prima della creazione del mondo sensibile; ma la verità che ti ho manifestata:
Girolamo vi scrisse di un lungo tratto di secoli in cui gli angeli sarebbero stati creati prima che fosse fatto il resto del mondo;
40

ma questo vero è scritto in molti latiNda li scrittor de lo Spirito Santo,Oe tu te n'avvedrai se bene agguati;N

(questo vero: gli angeli furono creati insieme con la materia prima e i cieli) è scritta in molti passi degli autori ispirati dallo Spirito Santo; e te ne accorgerai tu stesso, se leggerai (quei testi) con attenzione; Le pagine della Sacra Scrittura alle quali Dante fa riferimento nei versi 40-4 1 sono quelle della Genesi (I, 1), dei Salmi (CII, 26), dell'Ecclesiastico (XVIII, 1).
ma questa verità è scritta in molti passi dagli scrittori ispirati dallo Spirito Santo, e te ne accorgerai se guardi bene;
43

e anche la ragione il vede alquanto,Oche non concederebbe che ' motoriPsanza sua perfezion fosser cotanto.O

e per quanto le è concesso di capire se ne rende conto anche la ragione umana, la quale non potrebbe ammettere che le intelligenze motrici dei cieli siano rimaste per tanto tempo senza essere perfette.
e anche la ragione lo vede un poco, perché non ammetterebbe che i motori (dei cieli) restassero tanto tempo senza la loro perfezione.
46

Or sai tu dove e quando questi amoriPfuron creati e come: sì che spentiQnel tuo disio già son tre ardori.P

Ora tu sai dove e quando e come gli angeli furono creati, così che sono ormai soddisfatti tre punti del tuo desiderio (cfr. versi 10-12).
Ora sai dove e quando questi amori furono creati, e come: così che già sono spenti tre ardori nel tuo desiderio.
49

Né giugneriesi, numerando, al ventiQsì tosto, come de li angeli parteRturbò il suggetto d'i vostri alementi.Q

Non si giungerebbe, contando, fino al numero venti con la stessa rapidità con la quale una parte degli angeli sconvolse la terra, il più basso dei quattro elementi.
E contando non si arriverebbe al venti tanto presto quanto una parte degli angeli sconvolse la base dei vostri elementi (la terra).
52

L'altra rimase, e cominciò quest'arteRche tu discerni, con tanto diletto,Sche mai da circuir non si diparte.R

Gli angeli fedeli rimasero (nell’Empireo), e incominciarono a svolgere con tanto diletto questo ufficio che tu vedi, che non cessano mai di girare intorno (al punto luminoso).
L'altra parte rimase e cominciò questo compito che vedi, con tanta gioia che non smette mai di girare.
55

Principio del cader fu il maladettoSsuperbir di colui che tu vedestiTda tutti i pesi del mondo costretto.S

Causa della caduta fu la maledetta superbia di Lucifero, colui che tu vedesti imprigionato sotto tutti i pesi dell’universo.
La causa della caduta fu la maledetta superbia di colui (Lucifero) che tu vedesti schiacciato da tutti i pesi del mondo.
58

Quelli che vedi qui furon modestiTa riconoscer sé da la bontateUche li avea fatti a tanto intender presti:T

Quelli che tu vedi qui in cielo furono umili nel riconoscere il loro essere derivato dalla bontà di Dio, che li aveva creati capaci di intendere cose così grandi;
Quelli che vedi qui furono umili nel riconoscersi creati dalla bontà che li aveva fatti capaci di una così grande intelligenza:
61

per che le viste lor furo essaltateUcon grazia illuminante e con lor merto,Vsi c'hanno ferma e piena volontate;U

e perciò le loro capacità intellettuali furono accresciute per mezzo: della grazia illuminante e del loro merito, così che essi hanno una volontà ferma e perfetta (nel compiere il bene).
per cui la loro visione fu innalzata dalla grazia illuminante e dal loro merito, così che hanno una volontà salda e piena;
64

e non voglio che dubbi, ma sia certo,Vche ricever la grazia è meritorioWsecondo che l'affetto l'è aperto.V

Né voglio che tu abbia qualche dubbio, ma sii persuaso che il ricevere la grazia divina costituisce un merito proporzionale alla misura dell’affetto con cui essa si riceve.
e non voglio che tu dubiti, ma sia certo, che ricevere la grazia è un merito, nella misura in cui l'affetto le si apre.
67

Omai dintorno a questo consistorioWpuoi contemplare assai, se le paroleXmie son ricolte, sanz'altro aiutorio.W

Ormai se hai bene ascoltato e meditato le mie parole, puoi capire, riguardo al tema del consorzio angelico, molte cose senza nessun altro aiuto.
Ormai, se hai raccolto le mie parole, puoi contemplare molto intorno a questa assemblea senza altro aiuto.
70

Ma perché 'n terra per le vostre scoleXsi legge che l'angelica naturaYè tal, che 'ntende e si ricorda e vole,X

73

ancor dirò, perché tu veggi puraYla verità che là giù si confonde,Zequivocando in sì fatta lettura.Y

Ma poiché in terra nelle vostre scuole si insegna che gli angeli sono dotati di intelligenza e di memoria e di volontà, prolungherò il mio discorso, affinché tu possa vedere nella sua purezza la verità che in terra viene distorta poiché in questi insegnamenti si chiamano con uno stesso nome due cose diverse.
Ma poiché in terra, nelle vostre scuole, si insegna che la natura angelica è tale che capisce, ricorda e vuole, dirò ancora, perché tu veda chiara la verità che laggiù si confonde, fraintendendo in questo insegnamento.
76

Queste sustanze, poi che fur giocondeZde la faccia di Dio, non volser visoAAda essa, da cui nulla si nasconde:Z

79

però non hanno vedere intercisoAAda novo obietto, e però non bisognaABrememorar per concetto diviso;AA

82

sì che là giù, non dormendo, si sogna,ABcredendo e non credendo dicer vero;ACma ne l'uno è più colpa e più vergogna.AB

Gli angeli, dal momento in cui godettero della visione diretta di Dio, non distolsero mai il loro sguardo da Lui, nel quale tutto è presente: perciò in essi la conoscenza non è mai interrotta da un oggetto nuovo, e per tale motivo non hanno bisogno di ricordare un concetto (temporaneamente) dimenticato, così che in terra si sogna ad occhi aperti, sia da parte di coloro che credono (in buona fede) di insegnare la verità, sia da parte di coloro che sono coscienti di non dire la verità, anche se la colpa e la vergogna più grandi sono da addebitare a questi ultimi.
Queste sostanze, da quando furono felici del volto di Dio, non distolsero lo sguardo da esso, al quale nulla è nascosto: perciò non hanno la visione interrotta da un nuovo oggetto, e perciò non hanno bisogno di ricordare tramite un concetto separato; così che laggiù si sogna senza dormire, credendo e non credendo di dire il vero; ma nel secondo caso c'è più colpa e più vergogna.
85

Voi non andate giù per un sentieroACfilosofando: tanto vi trasportaADl'amor de l'apparenza e 'l suo pensiero!AC

Voi sulla terra non procedete tutti sulla stessa via negli studi filosofici; a tal punto vi lasciate trascinare dal desiderio e dalla preoccupazione di apparire (abili e ingegnosi).
Voi laggiù non seguite un solo sentiero quando filosofate: tanto vi trascina l'amore dell'apparire e il pensiero di esso!
88

E ancor questo qua sù si comportaADcon men disdegno che quando è pospostaAEla divina Scrittura o quando è torta.AD

E tuttavia questa ambizione è tollerata con minore sdegno di quando la Sacra Scrittura viene posposta (alle dottrine filosofiche), oppure di quando ne viene distorto il significato.
E anche questo quassù si sopporta con meno sdegno di quando la divina Scrittura è trascurata o quando è distorta.
91

Non vi si pensa quanto sangue costaAEseminarla nel mondo e quanto piaceAFchi umilmente con essa s'accosta.AE

Non si pensa sulla terra quanto sangue di martiri sia costata la diffusione (della parola divina) nel mondo, e quanto sia gradito (a Dio) chi si accosta ad essa con umiltà.
Non si pensa laggiù quanto sangue costi diffonderla nel mondo e quanto piaccia (a Dio) chi si avvicina a essa con umiltà.
94

Per apparer ciascun s'ingegna e faceAFsue invenzioni; e quelle son trascorseAGda' predicanti e 'l Vangelio si tace.AF

Ciascuno si ingegna ed escogita novità per mettersi in mostra; e queste novità vengono accolte ed esposte dai predicatori mentre viene trascurato il vangelo.
Per mettersi in mostra ciascuno si ingegna e crea le sue invenzioni; e quelle vengono svolte dai predicatori, e il Vangelo tace.
97

Un dice che la luna si ritorseAGne la passion di Cristo e s'interpuose,AHper che 'l lume del sol giù non si porse;AG

C’è chi dice che al momento della morte di Cristo la luna tornò indietro sul proprio cammino e si interpose (fra il sole e la terra), per cui (a causa delle eclissi così provocata) la luce del sole non poté mostrarsi in terra;
Uno dice che la luna, durante la passione di Cristo, tornò indietro e si interpose, così che la luce del sole non arrivò giù;
100

e mente, ché la luce si nascoseAHda sé: però a li Spani e a l'IndiAIcome a' Giudei tale eclissi rispuose.AH

e costui sostiene una cosa falsa, perché il sole si oscurò da se (non per interposto oggetto); perciò tale eclissi apparve ai popoli della Spagna e dell’India come ai Giudei.
e mente, perché la luce si nascose da sé: perciò quell'eclissi avvenne per gli Spagnoli e per gli Indiani come per i Giudei.
103

Non ha Fiorenza tanti Lapi e BindiAIquante sì fatte favole per annoAJin pergamo si gridan quinci e quindi;AI

106

sì che le pecorelle, che non sanno,AJtornan del pasco pasciute di vento,AKe non le scusa non veder lo danno.AJ

In Firenze non vi sono tanti Lapi e Bindi (due nomi molto comuni in quella città) quante sono le favole di tal genere che ogni anno dal pulpito si bandiscono dovunque, così che i fedeli ignoranti tornano dalla predica pasciuti di chiacchiere inutili, e il fatto di non veder il danno (che deriva loro da una tale predicazione) non li giustifica (perché dimostra la loro leggerezza e la loro ignoranza delle verità fondamentali della fede).
Firenze non ha tanti Lapi e Bindi quante sono le favole di questo genere che ogni anno si gridano dal pulpito da ogni parte; così che le pecorelle, che non sanno, tornano dal pascolo nutrite di vento, e non le scusa il fatto di non vedere il danno.
109

Non disse Cristo al suo primo convento:AK'Andate, e predicate al mondo ciance';ALma diede lor verace fondamento;AK

Cristo non disse alla sua prima comunità (quella degli apostoli): "Andate, e predicate ciance al mondo"; ma diede loro una verità sicura.
Cristo non disse alla sua prima comunità: «Andate e predicate al mondo chiacchiere»; ma diede loro un fondamento di verità;
112

e quel tanto sonò ne le sue guance,ALsì ch'a pugnar per accender la fedeAMde l'Evangelio fero scudo e lance.AL

E quella dottrina risuonò sulla bocca degli Apostoli, così che nella lotta per la diffusione della fede, essi non usarono altra arma che il Vangelo.
e solo quello risuonò sulle loro labbra, così che per combattere e accendere la fede fecero del Vangelo scudo e lancia.
115

Ora si va con motti e con iscedeAMa predicare, e pur che ben si rida,ANgonfia il cappuccio e più non si richiede.AM

Ora si va a predicare con motti di spirito e sciocche piacevolezze, e purché si rida molto (da parte degli ascoltatori), il cappuccio (del predicatore) si gonfia (di vanità), e non si richiede altro (né da lui né dagli ascoltatori).
Ora si va a predicare con battute e buffonate, e purché si rida molto, il cappuccio si gonfia (di superbia) e non si chiede altro.
118

Ma tale uccel nel becchetto s'annida,ANche se 'l vulgo il vedesse, vederebbeAOla perdonanza di ch'el si confida;AN

Ma nella punta del cappuccio (del frate) si nasconde un uccello tale (il diavolo) che, se il popolo lo vedesse, si accorgerebbe di che genere sono le indulgenze (promesse dai frati) nelle quali ripone la sua fiducia;
Ma nel cappuccio si annida un tale uccello (il diavolo) che, se la gente lo vedesse, vedrebbe che indulgenza è quella in cui confida;
121

per cui tanta stoltezza in terra crebbe,AOche, sanza prova d'alcun testimonio,APad ogne promession si correrebbe.AO

e per tale motivo (per la fiducia nelle indulgenze) è tanto aumentata la stoltezza umana, che tutti sarebbero pronti ad accorrere ad ogni promessa, senza chiedere nessuna testimonianza (che comprovi la concessione dell’indulgenza da parte della legittima autorità religiosa).
per cui in terra è cresciuta una tale stoltezza che, senza la prova di alcuna testimonianza, si correrebbe dietro a ogni promessa.
124

Di questo ingrassa il porco sant'Antonio,APe altri assai che sono ancor più porci,AQpagando di moneta sanza conio.AP

Di questa incredulità si ingrassa il porco di Sant’Antonio, e (s’ingrassano) persone peggiori dei porci stessi, pagando con monete false (cioè: contraccambiando le offerte dei fedeli con false promesse di indulgenze e di grazie).
Di questo ingrassa il porco di sant'Antonio, e molti altri che sono ancora più porci, pagando con moneta falsa.
127

Ma perché siam digressi assai, ritorciAQli occhi oramai verso la dritta strada,ARsì che la via col tempo si raccorci.AQ

Ma poiché ci siamo allontanati molto (dal nostro tema), rivolgi ormai la tua attenzione verso l’argomento principale, così che la via (che ci resta da percorrere) si abbrevi in armonia.
Ma poiché abbiamo divagato molto, rivolgi ormai gli occhi alla strada diritta, così che il cammino si accorci insieme al tempo.
130

Questa natura sì oltre s'ingradaARin numero, che mai non fu loquelaASné concetto mortal che tanto vada;AR

col (poco) tempo (che ci rimane da passare in questo cielo). Gli angeli raggiungono un numero così sterminato, che non ci furono mai parola o concetto umano capaci di rappresentarlo;
Questa natura (angelica) cresce tanto di grado in numero che non ci fu mai lingua né pensiero mortale che arrivi così lontano;
133

e se tu guardi quel che si revelaASper Daniel, vedrai che 'n sue migliaiaATdeterminato numero si cela.AS

e se tu consideri quello che viene rivelato da Daniele, vedrai che nelle migliaia (di cui parla) il numero preciso rimane nascosto.
e se guardi ciò che è rivelato da Daniele, vedrai che nelle sue migliaia si nasconde un numero indeterminato.
136

La prima luce, che tutta la raia,ATper tanti modi in essa si recepe,AUquanti son li splendori a chi s'appaia.AT

La luce di Dio, che irraggia tutta la natura angelica, è ricevuta in essa in tanti modi diversi, quanti sono i singoli angeli con i quali essa lì si unisce.
La prima luce (Dio), che la illumina tutta, è ricevuta in essa in tanti modi quanti sono gli splendori a cui si unisce.
139

Onde, però che a l'atto che concepeAUsegue l'affetto, d'amar la dolcezzaAVdiversamente in essa ferve e tepe.AU

Per tale motivo, poiché all’atto della visione intellettuale di Dio è proporzionato l’affetto, la dolcezza dell’ amore (verso di Lui) nella natura angelica è più o meno intensa.
Perciò, poiché l'affetto segue l'atto del conoscere, la dolcezza dell'amore in essa arde o intiepidisce in modo diverso.
142

Vedi l'eccelso omai e la larghezzaAVde l'etterno valor, poscia che tantiAWspeculi fatti s'ha in che si spezza,AV

145

uno manendo in sé come davanti».AW

Considera ora l’altezza e l’immensità (la larghezza) di Dio, poiché ha creato un numero così grande di specchi (gli angeli) nei quali la sua luce si riflette in modi diversi, conservando la sua immutabile unità come prima (della creazione).
Vedi ormai l'altezza e la larghezza dell'eterno valore, poiché si è fatto tanti specchi in cui si riflette, restando uno in sé come prima».

Riassunto del canto XXIX

Nel canto XXIX Dante espone, per mezzo di Beatrice, i problemi principali riguardanti le gerarchie angeliche: dove, quando, come furono creati gli angeli; quando e perché avvenne la ribellione di alcuni di essi; quale fu il premio per quelli rimasti fedeli; per quale motivo sbagliano quei pensatori che attribuiscono alle creature angeliche le tre facoltà umane dell’intelligenza, volontà e memoria; il numero sterminato degli angeli e la diversa intensità con la quale godono la visione diretta di Dio. A Dante interessa soprattutto mettere in rilievo che la creazione degli angeli fu un atto gratuito dell’amore divino, che volle estrinsecarsi in altri esseri, e che le intelligenze angeliche, i cieli e la materia prima furono creati da Dio istantaneamente e simultaneamente. a proposito delle facoltà umane attribuite agli angeli, il discorso di Beatrice diventa polemico e le sue parole raggiungono un tono particolarmente aspro e duro. I cattivi predicatori del Vangelo, che hanno sostituito alle verità della fede cristiana le loro inutili ciance, sono rappresentati attraverso la grottesca figura del frate che predica dal pulpito con motti e con iscede, mentre il diavolo si annida nel bacchetto del suo cappuccio. Il canto si chiude con la visione di Dio che, pur rispecchiandosi in migliaia di creature angeliche, conserva la sua eterna unità.

In breve

Dove e chi
  1. Primo Mobile: Cori angelici. Nove cerchi di fuoco attorno a un punto.

Vedi sulla mappa

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Nel secondo canto dedicato agli angeli, dopo il XXVIII, il tema teologico è predominante, ma esso raggiunge una intensità poetica eccezionale nella prima parte del canto (versi 13-36) e nell’ultima (versi 136-145), attenuandosi, invece, nella parte centrale, dove la lezione di Beatrice non riesce a sollevarsi dal piano puramente informativo (versi 37-81) o polemico (versi 82-126). Profondamente legato al canto precedente (i problemi ai quali Beatrice dà soluzione sono nati, in Dante, dalla contemplazione delle gerarchie angeliche, contemplazione che è stata, appunto, oggetto del canto XXVIII), il XXIX si apre con una similitudine astronomica fra le più interessanti, se non fra le più poetiche. La terza cantica presenta innumerevoli immagini del cielo, che appare sotto due aspetti: uno astronomico-scientifico e uno paesistico-quotidiano, il primo contemplato con gli occhi dello studioso, il secondo con gli occhi dell’uomo comune che resta abbagliato dalle celesti bellezze. Da qui derivano due tipi di immagini; e due diversi motivi di poesia, perché al primo appartengono alcuni fra i più suggestivi momenti contemplativi (e si come al salir di prima sera... quale ne’ plenilunii sereni Trivia ride...) e al secondo le indicazioni di fenomeni astronomici che "conferiscono al cielo dantesco come un’aura di scienza arcana, un senso remoto e favoloso, di matematica e di ermetica soprannaturalità" (Getto). Si può anzi concludere che la poesia di certe rappresentazioni celesti nasca dall’incontro di immagini pittoriche e musicali con severi simboli astronomici e matematici fissati con un calcolo rigoroso e severo (incontro che è, del resto la condizione essenziale di tutta la poesia del Paradiso, legata contemporaneamente ad aspetti fantastici e geometrici, per cui una obbiettiva lettura-critica non può attribuire valore lirico soltanto ad uno di questi aspetti, prescindendo dall’altro che lo integra e lo completa). Ritornando, dopo questa necessaria: premessa, alla nostra similitudine, essa ci appare, nonostante la sua impostazione resa alquanto macchinosa dalla preoccupazione di definire il tempo d’equilibrio fra sole e luna, un’ardita figurazione di vicende astronomiche: alla maestosa immagine del sole e della luna, i figli di Latona (il ricordo mitologico conferisce solennità alla loro apparizione) coperti dalle costellazioni con cui si trovano in congiunzione, fa riscontro quella dello zènit, "rappresentato come un gigantesco pesatore" (Torraca), che sostiene, su due piatti di una gigantesca bilancia distesa attraverso il cielo, i due astri che regolano, con il loro alterno corso, la vita degli uomini. Si può parlare, a questo proposito, di uno stile "eroico" (nel senso vichiano del termine), che, usato nella creazione di personaggi quali Farinata o Ugolino, serve a fissare, senza sforzo apparente, anche i modi di una similitudine o di una lezione teologica. Spesso a questo stile, che abbiamo definito "eroico" e che altri critici hanno chiamato " barocco", per sottolinearne, senza alcun senso negativo, la preziosità, si accoppia la profonda suggestione della rima rara e difficile, come, in questo caso, nei versi 4 e 6 ‘nlibra e dilibra, due verbi di straordinaria evidenza plastica, sui quali si regge tutto il movimento della similitudine: una vicenda astronomica ritratta in un segno - il movimento inarrestabile degli astri e del tempo - dominata dall’intelligenza che coglie con ingegnoso acume un fatto scientifico così raro e che contribuisce a suggerire quel paesaggio di simboli zodiacali che l’attento lettore non può certo dimenticare. La potenza inventiva della frase, osserva il Parodi, nel suo studio fondamentale sulla rima nella Divina Commedia, è in Dante senza confini, ed è essa la grande produttrice di rime, ma dalla rima attinge a sua volta continuamente nuova materia e nuovi impulsi. "Certo anche in Dante, come in qualunque poeta, la parola usata in rima, è usata per la rima; giacché solo di rado avviene che la parola necessaria cada naturalmente proprio là dove dovrebbe; ma le cose, interrogate dal suo cuore o dal suo pensiero, rispondono con una varietà immensa di suoni, e fra questi ve n’è sempre uno, che rende, con mirabile felicità, l’eco voluta. Egli vede e sente per immagini, e anche una semplice parola e anche il pensiero più astruso o più impalpabile e il ragionamento più astratto assume subito nella sua mente una forma concreta di cosa sottoposta ai sensi. " (Parodi) La rima scaturisce insieme con la espressione nuova ed immortale, e la visione dantesca, nella sua straordinaria intensità, si fissa in modo immediato, nella parola: Cosi lo zenit ‘nlibra i figli di Latona e ciascuno di essi poi si dilibra dal cinto dell’orizzonte. L’immagine dell’orizzonte come cinto non è nuova, ma l’ultimo verso della terzina, che pure si direbbe suggerito dalla rima, trasforma improvvisamente la vicenda degli astri in una lotta personale, faticosa (si dilibra) per sciogliersi, liberarsi ciascuno del proprio emisperio. Certamente se noi consideriamo certe rime di Dante, singolari e bizzarre, potremmo pensare che il Poeta, talvolta, abbia volutamente cercato il vocabolo meno comune e, anche, più oscuro, al fine di ottenere una rima nuova e inaspettata, e che volutamente si sia inoltrato in quelle circonlocuzioni o in quelle immagini alle quali, ancora oggi, i critici, pur con tutta la buona volontà, non riescono a conferire una spiegazione sufficiente. Se è vero che un grave pericolo si nasconde dietro questa preferenza per la rima immaginosa e per la via stilistica meno battuta, per cui Dante talvolta può offrire un tecnicismo linguistico di grande effetto, ma di nessun valore artistico, è anche vero che la difficoltà stilistica esercita su di lui un’influenza (il Parodi parla anche di "suggestione’’) benefica importantissima, spingendo e incitando il suo pensiero poetico a fluire non come rivo limpido e tranquillo, in un letto sempre uguale e fors’anche monotono, ma come torrente ch’alta vena preme e più vivamente preme là dove si manifesta una resistenza più forte.

Personaggi del canto XXIX

Guida

Beatrice

Evocata nell'Inferno, guida in Paradiso

La donna amata da Dante, simbolo della teologia e della grazia. Manda Virgilio e poi accompagna Dante nei cieli.

Approfondimenti

Altre schede di questo canto sono visibili ai livelli Liceo e Approfondito.

Teologia
Paradiso · Canto XXIX Liceo

Lucifero, l'angelo ribelle

vv. 49-57Né giugneriesi, numerando, al ventisì tosto, come de li angeli parteturbò il suggetto d'i vostri alementi.L'altra rimase, e cominciò quest'arteche tu discerni, con tanto diletto,che mai da circuir non si diparte.Principio del cader fu il maladettosuperbir di colui che tu vedestida tutti i pesi del mondo costretto.Leggi nel testo

Beatrice spiega come e quando sono stati creati gli angeli. Poi, quasi di sfuggita, racconta in tre terzine la caduta degli angeli ribelli: avvenne così presto dopo la creazione che non si arriverebbe a contare fino a venti.

La causa fu la superbia di colui che Dante ha visto all'Inferno, «da tutti i pesi del mondo costretto». Il nome di Lucifero non viene pronunciato, come se nel regno di Dio non si potesse nominare il male, così come all'Inferno non si nomina Dio. Gli angeli rimasti fedeli, invece, riconobbero con umiltà di dovere tutto a Dio, e la grazia li confermò nel bene.

La brevità del racconto è significativa. La ribellione degli angeli, che pure ha conseguenze enormi, perché ha scavato la voragine infernale, nel Paradiso è appena un battito di ciglia. Il Paradiso non dà spazio al male: gli angeli fedeli non hanno nemmeno memoria di quello che è accaduto.

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Fili rossi · questo canto nel resto del poema

La caduta degli angeli ribelli

Ne parla la scheda «Due emisferi: la caduta di Lucifero» (Inf. XXXIV).

La creazione degli angeli

Ne parla la scheda «La creazione secondo Dante» (Par. VII).

La creazione degli angeli

Ne parla la scheda «Le gerarchie angeliche: Dante cambia idea» (Par. XXVIII).