Arnaut Daniel e l'eredità dei trovatori
vv. 140-147«Tan m'abellis vostre cortes deman,qu'ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;consiros vei la passada folor,e vei jausen lo joi qu'esper, denan.Ara vos prec, per aquella valorque vos guida al som de l'escalina,sovenha vos a temps de ma dolor».Leggi nel canto
Tra i lussuriosi, nel fuoco, Dante incontra Guido Guinizzelli e lo chiama «padre / mio e de li altri miei miglior». Guinizzelli però indica un altro spirito, che considera «miglior fabbro del parlar materno»: è Arnaut Daniel, trovatore provenzale del XII secolo, maestro di uno stile difficile e raffinato.
Arnaut è l'unico personaggio della Commedia che parla in una lingua diversa dall'italiano: risponde in provenzale con otto versi. È un omaggio straordinario. Arnaut aveva inventato la sestina, una forma poetica molto complessa, e Dante ne aveva composte di sue.
Costanzo Di Girolamo ha mostrato che la lirica provenzale fu il modello di quella italiana del Duecento: le forme metriche, il lessico dell'amore cortese, la figura del poeta innamorato. Ma i poeti italiani non la imitarono passivamente: la trasformarono, ognuno a modo suo. Dante, mettendo Arnaut in Purgatorio, riconosce il debito e indica la strada percorsa.