Le trasformazioni del carro
vv. 148-153Sicura, quasi rocca in alto monte,seder sovresso una puttana scioltam'apparve con le ciglia intorno pronte;e come perché non li fosse tolta,vidi di costa a lei dritto un gigante;e baciavansi insieme alcuna volta.Leggi nel canto
Dopo l'apparizione di Beatrice, Dante assiste a una serie di scene violente che colpiscono il carro della processione. Un'aquila si avventa su di esso, poi una volpe, poi l'aquila torna e lo copre delle sue piume; un drago esce dalla terra e ne strappa una parte. Infine il carro si trasforma in un mostro con sette teste.
Sul carro siede una prostituta, accanto a un gigante che la bacia e poi la frusta, e infine scioglie il mostro e lo trascina nella foresta. Si tratta di un'allegoria della storia della Chiesa: le persecuzioni degli imperatori, le eresie, la donazione di Costantino che arricchì la Chiesa, gli scismi.
La prostituta rappresenta la Curia corrotta, il gigante la monarchia francese, in particolare Filippo il Bello. L'ultima scena, il gigante che trascina il carro nella selva, allude al trasferimento del papato ad Avignone, avvenuto nel 1309. È uno dei passi più politici e più aspri del poema.