Il testo e le edizioni
Di Dante non resta una riga autografa. Come ci è arrivata la Commedia: le copie a mano, le prime stampe, le edizioni critiche. E perché due edizioni possono avere parole diverse.
Nessun autografo
Non possediamo il manoscritto originale della Commedia, e nemmeno una firma o un appunto di mano di Dante: di nessuna sua opera esiste l'autografo. Tutto ciò che leggiamo viene da copie fatte da altri, a partire da esemplari oggi perduti.
Ottocento manoscritti
Il successo fu immediato e la Commedia divenne il libro in volgare più copiato del Medioevo: ne restano circa ottocento manoscritti, contando anche quelli incompleti e i frammenti. Le tracce più antiche sono versi isolati trascritti dai notai di Bologna sui loro registri, a partire dal 1317. I più antichi codici completi con una data che si conservino sono del 1336 (oggi a Piacenza) e del 1337 (il Trivulziano 1080 di Milano, copiato a Firenze da Francesco di ser Nardo da Barberino).
Ogni copia a mano introduce cambiamenti. Il copista si distrae, salta una parola, sostituisce un termine raro con uno più comune, adatta le forme al proprio dialetto: un copista emiliano o veneto non scrive come un fiorentino. Spesso poi chi copiava aveva davanti più esemplari e sceglieva di volta in volta la lezione che gli pareva migliore. Gli errori così si mescolano, e ricostruire la parentela fra i manoscritti diventa molto difficile.
Boccaccio copista
Giovanni Boccaccio trascrisse la Commedia di propria mano almeno tre volte, insieme alla Vita nova e a quindici canzoni di Dante, e ne mandò una copia in dono a Petrarca. Era un editore intelligente: confrontava più codici e correggeva dove il testo gli sembrava guasto. Proprio per questo le sue copie, autorevoli e molto imitate, diffusero un testo «misto». La forma del poema che circolava prima del suo intervento è detta «antica vulgata»: comprende i manoscritti anteriori al 1355 circa.
Le prime stampe
La prima edizione a stampa uscì a Foligno l'11 aprile 1472, dal tipografo tedesco Johann Numeister; nello stesso anno il poema fu stampato in altre due città. Nel 1481 uscì a Firenze l'edizione con il commento dell'umanista Cristoforo Landino. La svolta è del 1502: a Venezia Aldo Manuzio pubblica il poema in formato tascabile e senza commento, con il titolo «Le terze rime di Dante» e il testo curato da Pietro Bembo, che si basa sul codice donato da Boccaccio a Petrarca. Il testo di Bembo fece da modello per quasi tre secoli.
Nel 1555, ancora a Venezia, l'edizione curata da Ludovico Dolce per lo stampatore Gabriele Giolito porta per la prima volta sul frontespizio l'aggettivo «Divina». Nel 1595 gli accademici della Crusca pubblicano a Firenze un'edizione che corregge il testo di Bembo confrontandolo con un centinaio di manoscritti: è il primo tentativo di stabilire il testo con un metodo collettivo.
Le edizioni critiche
Un'edizione critica è un'edizione in cui lo studioso dichiara su quali manoscritti si fonda, sceglie fra le lezioni diverse spiegando perché e registra in nota quelle scartate. Per la Commedia la prima è del tedesco Karl Witte (Berlino, 1862), fondata su quattro codici. In Italia il lavoro è legato alla Società Dantesca Italiana, nata a Firenze nel 1888: per il sesto centenario della morte, nel 1921, uscì il testo curato da Giuseppe Vandelli, seguito nel 1923 da quello di Mario Casella.
L'edizione di riferimento è però quella di Giorgio Petrocchi, «La Commedia secondo l'antica vulgata» (1966-1967). Petrocchi rinunciò a esaminare tutti gli ottocento manoscritti e scelse i ventisette più antichi, anteriori alle copie di Boccaccio. Il suo testo è quello che si legge in quasi tutte le edizioni scolastiche. Le proposte successive partono da scelte diverse: Antonio Lanza (1995) segue soprattutto il Trivulziano; Federico Sanguineti (2001) riduce i testimoni a sette e dà grande peso a un manoscritto copiato nell'Italia del nord, l'Urbinate latino 366 della Biblioteca Vaticana; Giorgio Inglese (2021) ha pubblicato una nuova edizione critica per la Società Dantesca Italiana. La discussione è ancora aperta.
- 1317Un notaio bolognese trascrive una terzina dell'Inferno (Inferno III, 94-96): è la più antica attestazione datata.
- 1336-1337I più antichi manoscritti completi datati che si conservino.
- metà del TrecentoBoccaccio copia tre volte il poema e ne dona un esemplare a Petrarca.
- 1472Prima edizione a stampa, a Foligno (11 aprile).
- 1481Edizione fiorentina con il commento di Cristoforo Landino.
- 1502Edizione di Aldo Manuzio a Venezia, testo curato da Pietro Bembo.
- 1555Edizione Giolito curata da Ludovico Dolce: compare nel titolo «Divina».
- 1595Edizione dell'Accademia della Crusca, a Firenze.
- 1862Prima edizione critica moderna, di Karl Witte, a Berlino.
- 1921Testo di Giuseppe Vandelli per la Società Dantesca Italiana; nel 1923 quello di Mario Casella.
- 1966-1967Edizione di Giorgio Petrocchi secondo l'«antica vulgata».
- 2001Edizione critica di Federico Sanguineti.
- 2021Edizione di Giorgio Inglese, per il settimo centenario della morte.
Perché le edizioni differiscono
Le differenze fra un'edizione e l'altra non toccano la trama né il numero dei versi; riguardano singole parole, la grafia, la punteggiatura (che nei manoscritti antichi quasi non esiste ed è sempre una scelta dell'editore). Un esempio. Nel secondo canto Beatrice dice a Virgilio che la sua fama durerà «quanto 'l mondo lontana», cioè a lungo quanto il mondo (Inferno II, 60): così legge Petrocchi. Altri manoscritti e altri editori hanno «quanto 'l moto lontana», cioè finché durerà il movimento dei cieli, e quindi il tempo. Il senso generale è lo stesso, l'immagine cambia. Davanti a casi simili l'editore pesa l'antichità dei testimoni, l'uso linguistico di Dante e la probabilità che un copista abbia semplificato una parola difficile.
A scuola basta sapere quale edizione si sta leggendo.
- Non esiste l'autografo della Commedia né di altre opere di Dante: il testo si ricostruisce dalle copie.
- I manoscritti sono circa ottocento; i più antichi completi e datati sono del 1336-1337. «Antica vulgata» è il testo dei codici anteriori alle copie di Boccaccio (prima del 1355 circa).
- Prime stampe: Foligno 1472; Manuzio 1502 con il testo di Bembo; Giolito 1555, curata da Dolce, con «Divina» nel titolo; Crusca 1595.
- Edizioni critiche: Witte 1862, Vandelli 1921, Casella 1923, Petrocchi 1966-1967 (la più usata), Sanguineti 2001, Inglese 2021.
- Le edizioni differiscono perché i copisti hanno introdotto varianti e gli editori scelgono manoscritti diversi; esempio: «mondo» o «moto» in Inferno II, 60.