La Commedia in breve
Che cos'è la Commedia, perché si chiama così, quando fu scritta e che cosa racconta: il viaggio di Dante nei tre regni dell'aldilà, spiegato in una pagina.
Che cos'è
La Commedia è un poema in volgare fiorentino di 14.233 endecasillabi, raggruppati in terzine e divisi in cento canti e in tre parti dette cantiche: Inferno (4.720 versi), Purgatorio (4.755) e Paradiso (4.758). I canti non hanno tutti la stessa lunghezza: vanno da 115 a 160 versi. Il poema racconta in prima persona un viaggio nell'aldilà: Dante, smarrito in una selva, attraversa il regno dei dannati, sale la montagna dove le anime si purificano e arriva fino alla visione di Dio.
Perché «Commedia» e perché «Divina»
Il titolo è di Dante, che chiama due volte il poema «comedìa» (Inferno XVI, 128 e Inferno XXI, 2); nel Paradiso lo definisce invece «poema sacro» (Paradiso XXV, 1). Per la cultura medievale la parola non indica un testo teatrale né un testo che fa ridere. Secondo la lettera a Cangrande è commedia un'opera che comincia male e finisce bene, come questa che parte dall'Inferno e si chiude in Paradiso, e che usa uno stile umile, cioè la lingua di tutti i giorni invece del latino.
L'aggettivo «Divina» non è d'autore. Lo usa Giovanni Boccaccio, qualche decennio dopo la morte di Dante, nel «Trattatello in laude di Dante». Entra nel titolo solo con l'edizione stampata a Venezia nel 1555 da Gabriele Giolito e curata da Ludovico Dolce; da allora è rimasto.
Che genere di opera è
La Commedia non rientra in un genere solo. È un poema didascalico, perché vuole insegnare, e allegorico, perché il racconto rimanda ad altri significati; ma ha anche tratti dell'epica antica: all'inizio di ogni cantica il poeta chiede aiuto alle Muse o ad Apollo, come facevano Omero e Virgilio (Inferno II, 7-9, Purgatorio I, 7-12, Paradiso I, 13-15). Il titolo, preso alla lettera, si adatta soprattutto all'Inferno, dove lo stile scende fino al linguaggio più basso; nel Paradiso il tono è alto, e lì Dante parla di «poema sacro». Per contrasto Virgilio chiama la sua Eneide «alta mia tragedìa» (Inferno XX, 113): la tragedia è il genere dello stile elevato.
Quando fu scritta
Non possediamo nessun manoscritto di mano di Dante e nessun documento che fissi le date: la cronologia si ricostruisce da indizi interni e dalle prime citazioni del poema. Quasi tutti gli studiosi concordano su un punto, cioè che la Commedia fu scritta per intero durante l'esilio, dopo il 1302. Sul resto le proposte oscillano di qualche anno.
| Cantica | Composizione (date approssimative) | Che cosa sappiamo |
|---|---|---|
| Inferno | circa 1304-1308 | L'inizio è discusso: alcuni lo pongono nel 1304, altri nel 1306-1307. Boccaccio racconta che i primi sette canti furono scritti a Firenze prima dell'esilio, ma oggi pochi gli credono. |
| Purgatorio | circa 1308-1314 | Inferno e Purgatorio circolavano già prima che il Paradiso fosse finito. |
| Paradiso | circa 1316-1321 | Concluso poco prima della morte, avvenuta a Ravenna nel settembre 1321. |
Qualche punto fermo viene dalle prime tracce della circolazione. Nel 1317 un notaio di Bologna ne copiò una terzina (Inferno III, 94-96) su un registro pubblico: è la più antica trascrizione datata di versi del poema. Il Paradiso uscì a gruppi di canti e per intero solo dopo la morte dell'autore;
La finzione del viaggio
Il viaggio è collocato nella primavera del 1300, l'anno del primo giubileo, quando Dante ha trentacinque anni: è il «mezzo del cammin» del primo verso (Inferno I, 1). L'anno si ricava dal testo: in Inferno XXI, 112-114 un diavolo dice che dalla morte di Cristo sono passati 1266 anni. Secondo l'ipotesi più seguita Dante si perde nella selva la notte prima del Venerdì santo, l'8 aprile; altri studiosi pensano al 25 marzo. Il viaggio dura circa una settimana.
La data ha una conseguenza importante. Dante scrive anni dopo, ma finge di raccontare fatti del 1300: tutto quello che è accaduto in seguito, compreso il suo esilio, può comparire soltanto come profezia sulla bocca delle anime.
Dante personaggio e Dante autore
Chi dice «io» nel poema è due cose insieme, e i commentatori le distinguono con due parole latine. C'è il Dante che compie il viaggio («agens», colui che agisce): non sa che cosa lo aspetta, ha paura, sbaglia, fa domande, e davanti a Francesca da Rimini sviene per la pietà (Inferno V, 139-142). E c'è il Dante che, tornato, scrive («auctor»): conosce già la fine, ha deciso lui dove mettere ogni anima, giudica e commenta. Tenere distinti i due aiuta a capire molti passi: la compassione del personaggio non cancella la condanna stabilita dall'autore.
Il personaggio è un uomo preciso, con nome e biografia: il nome compare una sola volta, pronunciato da Beatrice (Purgatorio XXX, 55). Ma rappresenta anche ogni uomo, e per questo il primo verso parla di «nostra vita» (Inferno I, 1). All'inizio si giudica indegno del viaggio, concesso prima di lui a Enea e a san Paolo: «Io non Enea, io non Paulo sono» (Inferno II, 32). Solo in Paradiso il trisavolo Cacciaguida gli affida il compito che spiega tutto il poema: tornare e riferire per intero ciò che ha visto (Paradiso XVII, 127-129).
Le guide
- Virgilio, il poeta latino dell'Eneide, lo accompagna per l'Inferno e per il Purgatorio. Nell'ultimo discorso lo dichiara ormai padrone di sé (Purgatorio XXVII, 142); poco dopo Dante si volta e non lo trova più (Purgatorio XXX, 49-51).
- Beatrice, la donna amata in gioventù e cantata nella Vita nova, appare in cima al Purgatorio (Purgatorio XXX) e lo guida attraverso i cieli.
- San Bernardo di Chiaravalle prende il suo posto nell'Empireo (Paradiso XXXI, 58-60) e prega la Vergine perché Dante possa vedere Dio (Paradiso XXXIII).
La tradizione scolastica assegna a ciascuna guida un valore: Virgilio è la ragione umana, che basta a riconoscere il male e a correggerlo; Beatrice è la teologia, cioè la verità rivelata; Bernardo è la contemplazione, l'ultimo passo verso Dio. Sono etichette utili, ma le tre guide restano persone.
I tre regni
L'Inferno è una voragine a forma di imbuto che si apre sotto Gerusalemme e scende fino al centro della Terra, dove è confitto Lucifero. Il Purgatorio è una montagna su un'isola dell'emisfero opposto, con in cima il Paradiso terrestre. Il Paradiso è formato da nove cieli che ruotano intorno alla Terra e dall'Empireo, fuori dallo spazio e dal tempo, sede di Dio e dei beati.
| Inferno | Purgatorio | Paradiso | |
|---|---|---|---|
| Canti | 34 (il primo fa da proemio a tutto il poema) | 33 | 33 |
| Luogo | Voragine sotterranea: Antinferno e nove cerchi | Montagna: Antipurgatorio, sette cornici, Eden | Nove cieli e l'Empireo |
| Guida | Virgilio | Virgilio, poi Beatrice | Beatrice, poi san Bernardo |
| Condizione delle anime | Dannate per sempre, senza speranza | Salve, ma in attesa: si purificano per salire | Beate, nella visione di Dio |
| Ultimo verso | «E quindi uscimmo a riveder le stelle» (Inferno XXXIV, 139) | «puro e disposto a salire alle stelle» (Purgatorio XXXIII, 145) | «l'amor che move il sole e l'altre stelle» (Paradiso XXXIII, 145) |
L'Epistola a Cangrande
È la tredicesima delle lettere latine attribuite a Dante (per questo è citata come Epistola XIII). L'autore vi dedica il Paradiso a Cangrande della Scala, signore di Verona, e spiega come va letto il poema. Dà il titolo completo: «Comincia la Commedia di Dante Alighieri, fiorentino di nascita, non di costumi». Giustifica la parola «commedia» con la materia, che all'inizio è «orribile e fetida» e alla fine felice, e con il modo di parlare «dimesso e umile», cioè il volgare. Dice che il soggetto, alla lettera, è lo stato delle anime dopo la morte; in senso allegorico è l'uomo che, con le sue libere scelte, merita il premio o il castigo della giustizia divina. Lo scopo dichiarato è pratico: togliere chi vive dalla condizione di miseria e condurlo alla felicità.
Non è certo che la lettera sia di Dante. Alcuni studiosi la ritengono autentica, altri solo nella prima parte (la dedica), altri la considerano opera di un commentatore antico. Va quindi usata con prudenza; resta comunque un documento molto vicino al poema e ai suoi primi lettori.
- Il titolo d'autore è «Commedia»: inizio doloroso, fine lieta, stile umile. «Divina» viene da Boccaccio ed entra nel titolo con l'edizione veneziana del 1555.
- Numeri: 14.233 endecasillabi in terzine, cento canti (1 + 33 + 33 + 33); ogni cantica finisce con la parola «stelle».
- Fu scritta in esilio, più o meno fra il 1304-1307 e il 1321; le date delle singole cantiche sono approssimative. Il Paradiso fu conosciuto per intero dopo la morte di Dante.
- Il viaggio è immaginato nella primavera del 1300 e dura circa una settimana: i fatti successivi sono presentati come profezie.
- Dante personaggio («agens») compie il viaggio senza sapere; Dante autore («auctor») lo racconta e giudica. La missione è affidata in Paradiso XVII, 127-129.
- Tre guide: Virgilio fino alla cima del Purgatorio, Beatrice nei cieli, san Bernardo per la visione finale. L'Epistola XIII a Cangrande spiega titolo, soggetto e scopo, ma la sua attribuzione a Dante è discussa.