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Il poema

La fortuna della Commedia

Come è stata letta la Commedia in sette secoli: i commenti del Trecento, il giudizio severo di Bembo, il calo del Seicento, il Dante del Risorgimento, la critica del Novecento, i lettori stranieri.

Un successo immediato

«Fortuna», per un'opera letteraria, significa il modo in cui è stata accolta, letta e giudicata nel tempo. Quella della Commedia comincia mentre Dante è ancora vivo: i notai bolognesi ne trascrivono versi dal 1317, e il poema passa presto dalle piazze alle scuole. Non tutti approvano. Il maestro bolognese Giovanni del Virgilio rimprovera a Dante di non aver scritto in latino; l'astrologo Cecco d'Ascoli lo attacca nel suo poema «L'Acerba». Ma sono voci isolate.

I commentatori del Trecento

Nessun'altra opera in volgare fu commentata così presto e così tanto: verso per verso, come fino ad allora si faceva solo con la Bibbia e con i classici latini. I primi a provarci sono i figli di Dante. Servono ancora oggi, perché i loro autori conoscevano fatti e modi di dire che a noi sfuggono.

CommentatoreQuandoChe cosa fa
Jacopo Alighieri, figlio di Dante1322 circaBrevi note in volgare all'Inferno: è il commento più antico
Jacopo della Lana, bolognese1324-1328 circaPrimo commento a tutte e tre le cantiche, in volgare
L'«Ottimo commento», fiorentino1334 circaCommento all'intero poema; l'autore è anonimo (forse il notaio Andrea Lancia)
Pietro Alighieri, figlio di Dantedal 1340 circaCommento in latino all'intero poema, rivisto più volte
Giovanni Boccaccio1373-1374Letture pubbliche a Firenze, interrotte al canto XVII dell'Inferno
Benvenuto da Imola1375-1380 circaCommento in latino nato da lezioni tenute a Bologna, ricco di notizie e aneddoti
Francesco da Buti, pisanofine del TrecentoCommento in volgare all'intero poema, nato dalle lezioni tenute a Pisa

Boccaccio è il più grande ammiratore di Dante nel suo secolo. Ne scrive la biografia, il «Trattatello in laude di Dante», copia il poema di sua mano e nel 1373 riceve dal Comune di Firenze l'incarico di leggerlo e spiegarlo in pubblico. Comincia in ottobre; la malattia lo ferma dopo pochi mesi.

Quattrocento e Cinquecento

Con l'Umanesimo il prestigio torna al latino, e Dante è ammirato più come sapiente che come modello di stile. A Firenze resta però un vanto cittadino: nel 1481 esce l'edizione con il commento di Cristoforo Landino, che legge il poema alla luce della filosofia platonica. Il colpo più duro viene da Pietro Bembo. Nelle «Prose della volgar lingua» (1525) indica come modelli Petrarca per i versi e Boccaccio per la prosa, e rimprovera a Dante le parole rozze e basse usate per voler dire tutto. Il poema continua a essere stampato, e nel 1555 riceve il titolo di «Divina», ma chi scrive versi non lo prende più a esempio.

Il calo e la ripresa

Il Seicento è il secolo in cui Dante si legge meno: in cento anni la Commedia è stampata in Italia soltanto tre volte. Nel Settecento il gusto classicista la trova oscura e disordinata; nel 1757 il gesuita Saverio Bettinelli propone di salvarne pochi canti. La rivalutazione parte da Giambattista Vico, che vede in Dante il poeta di un'età ancora barbara e perciò capace di poesia grandiosa: lo chiama il «toscano Omero».

L'Ottocento: Dante padre della nazione

Con il Romanticismo e il Risorgimento Dante diventa un simbolo. Piace l'esule che non si piega, il poeta che invoca l'unità d'Italia nell'invettiva di Purgatorio VI, 76: Ugo Foscolo lo chiama «ghibellin fuggiasco» nei «Sepolcri» e gli dedica studi durante il proprio esilio a Londra; Giuseppe Mazzini lo presenta come profeta della nazione. È una lettura appassionata, che spesso attribuisce a Dante idee del XIX secolo: lui pensava a un Impero universale, non a uno Stato nazionale.

Sul piano critico il nome decisivo è Francesco De Sanctis. Nei saggi e nella «Storia della letteratura italiana» (1870-1871) mostra che la forza del poema sta nei personaggi vivi, come Francesca da Rimini, Farinata degli Uberti e il Conte Ugolino, più che nell'impalcatura allegorica. Nel 1888 nasce a Firenze la Società Dantesca Italiana, che avvia lo studio scientifico dei testi.

Il Novecento

  • Benedetto Croce, in «La poesia di Dante» (1921), distingue la «struttura» (la dottrina, il disegno teologico, le allegorie) dalla «poesia», che troverebbe solo in alcuni episodi. La distinzione è stata poi molto criticata, perché spezza un'opera pensata come unitaria.
  • Erich Auerbach, filologo tedesco, propone l'interpretazione figurale (1938): i personaggi sono persone storiche la cui vita terrena trova compimento nell'aldilà. Dottrina e poesia, così, non si separano più.
  • Gianfranco Contini studia la lingua: definisce «plurilinguismo» la varietà di Dante, opposta alla lingua uniforme di Petrarca, e analizza il rapporto fra Dante personaggio e Dante poeta.
  • Charles Singleton, americano, insiste sul fatto che il poema chiede di essere creduto: la finzione della Commedia, scrive, è di non essere una finzione.
  • Umberto Bosco dirige l'«Enciclopedia Dantesca» (1970-1978), che raccoglie in voci alfabetiche le conoscenze su Dante.

Dante fuori d'Italia e oggi

Tradotta in latino e in castigliano già nel Quattrocento, la Commedia è oggi uno dei libri più tradotti al mondo. Fra i grandi lettori del Novecento ci sono il poeta angloamericano T. S. Eliot, che le dedicò un saggio nel 1929 e riprese da Purgatorio XXVI, 117 la formula «miglior fabbro» per la dedica del suo poema «La terra desolata»; l'argentino Jorge Luis Borges, autore dei «Nove saggi danteschi» (1982); il russo Osip Mandel'štam, che scrisse il «Discorso su Dante» nel 1933. In Italia Primo Levi racconta in «Se questo è un uomo» di aver ripetuto a un compagno di prigionia, ad Auschwitz, il canto di Ulisse (Inferno XXVI, 118-120).

Dal 2020 l'Italia celebra il 25 marzo il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante: è una delle date in cui gli studiosi collocano l'inizio del viaggio.

Per l'interrogazione
  • Il poema è commentato subito: Jacopo Alighieri (1322 circa), Jacopo della Lana (primo commento completo), l'Ottimo, Pietro Alighieri, Benvenuto da Imola, Francesco da Buti.
  • Boccaccio scrive il «Trattatello», copia il poema e nel 1373 lo legge in pubblico a Firenze, fermandosi al canto XVII dell'Inferno.
  • Nel Cinquecento Bembo preferisce Petrarca; nel Sei e Settecento la fortuna cala, con l'eccezione di Vico («toscano Omero»).
  • Nell'Ottocento Dante diventa simbolo nazionale (Foscolo, Mazzini); De Sanctis valorizza i personaggi; nel 1888 nasce la Società Dantesca Italiana.
  • Novecento: Croce separa poesia e struttura; Auerbach (figura), Contini (plurilinguismo) e Singleton superano la distinzione.
  • Il Dantedì si celebra il 25 marzo, dal 2020.