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Beato · Paradiso · cielo di Marte

Cacciaguida

Trisavolo di Dante: rimpiange la Firenze antica e gli profetizza l'esilio.

Detto anche: Cacciaguida degli Elisei

Di Cacciaguida sappiamo quasi soltanto ciò che Dante gli fa dire. I documenti sono pochissimi: un atto del 1131 nomina un «Cacciaguida figlio di Adamo», che potrebbe essere lui, e una carta del 1189 riguardante i suoi figli dimostra che a quella data era già morto. Nacque a Firenze, probabilmente intorno al 1091 (la data si ricava da un calcolo astronomico di Par. XVI, vv. 34-39, e non tutti lo svolgono allo stesso modo). Sposò una donna venuta dalla «val di Pado», dal cui casato derivò il cognome Alighieri; fu fatto cavaliere dall'imperatore Corrado III e morì combattendo nella seconda crociata (XV, vv. 136-148). È probabile che Dante conoscesse queste notizie dai ricordi di famiglia.

Nel cielo di Marte, fra gli spiriti che hanno combattuto per la fede, Cacciaguida scende lungo la croce luminosa e saluta in latino il discendente. È il protagonista di tre canti: nel XV descrive la Firenze «sobria e pudica» dei suoi tempi; nel XVI spiega la decadenza della città, causata dalla mescolanza con la gente del contado; nel XVII scioglie le profezie oscure udite nel viaggio e annuncia a Dante l'esilio, l'ospitalità degli Scaligeri e il dovere di riferire tutto ciò che ha visto, anche se darà fastidio ai potenti.

Da ricordare: l'incontro è modellato su quello fra Enea e il padre Anchise nel VI libro dell'Eneide, ed è il punto in cui Dante riceve la piena investitura della sua missione di poeta.