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Il poema

I quattro sensi e l'allegoria

Letterale, allegorico, morale, anagogico: che cosa sono i quattro sensi, da dove vengono e come si applicano a un canto. Con l'interpretazione figurale spiegata su Catone, Virgilio e Beatrice.

Un testo che dice più cose insieme

Nel Medioevo si leggeva la Bibbia cercando, oltre al significato delle parole, altri significati più profondi. Dante applica questo modo di leggere anche alla poesia. Più volte avverte lui stesso che sotto il racconto c'è dell'altro: invita chi ha la mente sana a guardare «la dottrina che s'asconde / sotto 'l velame de li versi strani» (Inferno IX, 61-63) e, nel Purgatorio, ad aguzzare gli occhi perché il velo si è fatto sottile (Purgatorio VIII, 19-21).

I quattro sensi

Dante ne parla all'inizio del secondo trattato del Convivio (II, 1), dove avverte anche che il senso letterale deve sempre venire per primo, perché gli altri vi sono racchiusi. L'Epistola XIII a Cangrande, la cui attribuzione è discussa, riprende i quattro sensi e definisce il poema «polisemo», cioè dotato di più significati. La tabella mostra come i manuali li applicano alla Commedia nel suo insieme.

SensoChe cosa cercaDomanda da farsiNella Commedia
LetteraleCiò che il testo raccontaChe cosa succede?Il viaggio di Dante nei tre regni dell'aldilà
AllegoricoUna verità nascosta sotto il raccontoChe cosa rappresenta?Il cammino dell'anima dalla selva del peccato alla salvezza
MoraleUn insegnamento per il comportamentoChe cosa devo fare io?Resistere alle passioni, far prevalere la volontà sull'istinto, rifiutare la cupidigia
AnagogicoUn riferimento alla vita eterna (la parola greca indica un salire)Che cosa dice sul destino dell'anima?I fatti narrati come segni della realtà ultima: il destino dell'umanità davanti a Dio

L'esempio dell'Esodo

L'esempio è il salmo che comincia «In exitu Israel de Aegypto», sull'uscita degli Ebrei dall'Egitto. Il Convivio se ne serve per il senso anagogico; la lettera a Cangrande lo spiega in tutti e quattro i modi. Alla lettera è un fatto storico: il popolo d'Israele lascia l'Egitto al tempo di Mosè. In senso allegorico è la redenzione dell'umanità per opera di Cristo. In senso morale è il passaggio dell'anima dal peccato alla grazia. In senso anagogico è l'anima santa che esce dalla schiavitù di questo mondo ed entra nella libertà della gloria eterna.

Lo stesso salmo si sente nel poema: lo cantano le anime appena arrivate sulla spiaggia del Purgatorio (Purgatorio II, 46). Lì l'esempio diventa racconto, perché quelle anime stanno compiendo proprio il passaggio dalla schiavitù alla libertà.

Una prova sul canto I

Come esercizio si possono applicare i quattro sensi all'inizio del poema (Inferno I); è una lettura scolastica, non uno schema dato da Dante.

  • Letterale: un uomo di trentacinque anni si perde in una selva, tenta di salire un colle, è respinto da tre fiere e viene soccorso dall'ombra di Virgilio, che gli propone un altro cammino.
  • Allegorico: l'uomo caduto nel peccato cerca il bene con le sole sue forze, ma i vizi glielo impediscono; lo soccorre una guida che rappresenta, fra l'altro, la ragione.
  • Morale: chi legge impara che dal male non si esce per la via breve. Occorre conoscerlo fino in fondo e accettare una guida (Inferno I, 91-93).
  • Anagogico: è l'inizio del cammino dell'anima dalla schiavitù del peccato verso la salvezza eterna.

Non bisogna cercare tutti e quattro i sensi in ogni verso. Nella pratica bastano quasi sempre due piani: quello che accade e quello che significa.

Chi è il protagonista, alla lettera e in allegoria

Il doppio piano comincia dal protagonista. Alla lettera è Dante Alighieri, fiorentino, smarrito a trentacinque anni; in allegoria è ogni uomo, e infatti il primo verso dice «nostra vita» e subito dopo «mi ritrovai» (Inferno I, 1-3). Lo stesso vale per le guide. La lettura tradizionale vede in Virgilio la ragione che riporta sulla strada giusta, in Beatrice la teologia e la fede, in San Bernardo la contemplazione mistica. Sono significati reali, ma si aggiungono alle persone senza sostituirle: lo si vede meglio con l'interpretazione figurale, spiegata più avanti.

Anche lo scopo del poema ha due livelli. Dante personaggio fa un'esperienza che lo salva; Dante autore la racconta perché serva a tutti, e si presenta come investito di una missione, sul modello di Enea e di san Paolo (Inferno II, 13-33). È questo che dà al poema il suo carattere didattico: ogni incontro è anche un esempio offerto a chi legge.

Allegoria dei poeti e allegoria dei teologi

Nel Convivio Dante distingue due modi. Nell'allegoria dei poeti la lettera è un'invenzione, una «bella menzogna» che copre una verità: Orfeo che ammansisce le fiere con il canto non è mai esistito, e significa il sapiente che addolcisce i cuori. Nell'allegoria dei teologi, quella della Bibbia, anche la lettera è vera: gli Ebrei uscirono davvero dall'Egitto, e quel fatto ne significa altri.

Quale delle due vale per la Commedia? Dante presenta il viaggio come realmente accaduto e popola l'aldilà di persone esistite, con nome e storia. Per questo molti studiosi, a partire dall'americano Charles Singleton, ritengono che il poema chieda di essere letto al modo dei teologi: come un racconto vero che ha anche altri significati. Restano però parti costruite al modo dei poeti, come le tre fiere o la processione del Paradiso terrestre (Purgatorio XXIX).

L'interpretazione figurale

L'ha proposta il filologo tedesco Erich Auerbach in un saggio del 1938. I cristiani leggevano l'Antico Testamento come «figura» del Nuovo: un fatto reale ne annuncia un altro, altrettanto reale, che lo compie. Auerbach applica l'idea ai personaggi di Dante: la loro vita terrena è la figura, la loro condizione nell'aldilà è il compimento, cioè il significato definitivo di quella vita. Così il personaggio non diventa un'idea astratta, ma rimane la persona storica.

  • Catone si uccise a Utica per non sopravvivere alla fine della libertà di Roma. Nell'aldilà è il custode del Purgatorio, dove le anime conquistano la libertà dal peccato: Virgilio gli presenta Dante dicendo che «libertà va cercando» (Purgatorio I, 71). La libertà politica era figura di quella dell'anima.
  • Virgilio in vita fu il poeta dell'Impero e, per i medievali, un sapiente che aveva annunciato Cristo senza saperlo: così lo ringrazia Stazio in Purgatorio XXII, 64-73. Nell'aldilà guida Dante fin dove arriva la sapienza umana. Dire che «è la ragione» non è sbagliato, ma è riduttivo.
  • Beatrice fu una donna fiorentina (secondo la tradizione, Bice Portinari), che nella Vita nova aveva già un effetto salvifico su chi la incontrava. In cielo compie quel ruolo: conduce Dante alla verità rivelata.

Leggere un canto su due piani

Un metodo pratico: prima ricostruisci con precisione la lettera (chi parla, dove siamo, che cosa accade), perché senza quella il resto è arbitrario. Poi chiediti che cosa significano il luogo, la pena e le parole del personaggio per il cammino di Dante e per chi legge. Non sostituire mai la persona con un'etichetta: Francesca da Rimini non «è la lussuria», è una donna che racconta la sua storia, e il significato nasce proprio da quella storia.

Per l'interrogazione
  • I quattro sensi: letterale (i fatti), allegorico (la verità nascosta), morale (l'insegnamento), anagogico (il destino eterno). Fonti: Convivio II, 1 ed Epistola XIII a Cangrande. Il senso letterale viene sempre per primo.
  • Applicati al poema: viaggio nell'aldilà (lettera), cammino dell'anima dal peccato alla salvezza (allegoria); Dante è insieme sé stesso e ogni uomo («nostra vita», Inferno I, 1).
  • Esempio dell'Esodo: uscita dall'Egitto, redenzione, conversione dell'anima, passaggio alla gloria eterna. Il salmo è cantato in Purgatorio II, 46.
  • Allegoria dei poeti: la lettera è finzione. Allegoria dei teologi: la lettera è vera. La Commedia si presenta come racconto vero.
  • Figura (Auerbach): una persona storica la cui vita terrena trova compimento nell'aldilà. Esempi: Catone, Virgilio, Beatrice.
  • Metodo: prima la lettera, poi il significato; il personaggio non va ridotto a un concetto.