divina·commedia.it
Livello
Il poema

Simboli e numerologia

Tre cantiche, cento canti, nove cerchi, sette cornici: nella Commedia i numeri reggono l'architettura del poema. E poi la selva, le fiere, il veltro, le stelle: che cosa significano e come leggerli.

Perché i numeri contano

Per un lettore medievale il mondo è ordinato da Dio secondo misura e numero: lo dice un versetto biblico molto citato, per cui Dio ha disposto ogni cosa «con misura, numero e peso» (libro della Sapienza). Un'opera che vuole rappresentare l'universo deve mostrare lo stesso ordine. Nella Commedia i numeri servono prima di tutto a costruire: decidono quante sono le parti, come sono fatte le strofe, quante zone ha ciascun regno. Non bisogna però cercare un significato nascosto dietro ogni cifra: le corrispondenze sicure sono quelle che il testo rende visibili.

Il tre e la terzina

Il tre è il numero della Trinità: un solo Dio in tre persone. Tre sono le cantiche e tre i versi della strofa inventata da Dante, la terzina incatenata, in cui ogni rima ritorna tre volte e lega una strofa alla successiva (ABA BCB CDC). Poiché l'endecasillabo ha di norma undici sillabe, ogni terzina ne conta trentatré, quanti sono i canti di una cantica. Il tre è così presente in ogni punto del poema, dalla struttura generale al singolo gruppo di versi.

Molte serie di tre attraversano il racconto. Nel primo canto tre fiere sbarrano la strada (Inferno I, 31-54); nel secondo si scopre che tre donne del cielo si sono mosse per salvare Dante, la La Vergine Maria, Santa Lucia e Beatrice (Inferno II, 124). In fondo all'Inferno Lucifero ha tre facce su una sola testa (Inferno XXXIV, 38): è il rovescio della Trinità.

Anche le anime sono ripartite per tre. I dannati sono incontinenti, violenti o fraudolenti (Inferno XI); i penitenti hanno amato il male, hanno amato poco il bene o hanno amato troppo i beni terreni (Purgatorio XVII). Per i beati i commenti parlano spesso di spiriti ancora legati al mondo, attivi e contemplativi: è uno schema di comodo, che Dante non enuncia.

Il nove e il dieci

Il nove è tre volte tre. Dante lo aveva già legato a Beatrice nella Vita nova: la incontra a nove anni, la rivede nove anni dopo, e arriva a dire che lei stessa era un nove, cioè un miracolo che ha per radice la Trinità. Nel poema ogni regno è diviso in nove parti: i nove cerchi dell'Inferno, i nove cieli del Paradiso e, nello schema più diffuso, le nove zone del Purgatorio (la spiaggia e l'Antipurgatorio, più le sette cornici).

A ogni nove si aggiunge un'unità che porta a dieci: l'Antinferno prima dei cerchi, il Paradiso terrestre sopra le cornici, l'Empireo oltre i cieli. L'uno è il numero dell'unità di Dio; il dieci, che richiama i comandamenti, era considerato numero perfetto. Lo stesso schema vale per i canti: 33 per cantica, più il primo dell'Inferno che fa da proemio generale, per un totale di cento, cioè dieci volte dieci.

Il sette

Il sette ordina soprattutto il Purgatorio: sette sono i peccati capitali e sette le cornici della montagna. Sulla soglia un angelo incide sette P sulla fronte di Dante (Purgatorio IX, 112-114), una per peccato, e a ogni cornice ne viene cancellata una. Sette sono anche i pianeti dell'astronomia del tempo (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno), che danno il nome ai primi sette cieli del Paradiso.

NumeroChe cosa richiamaDove compare
1L'unità di DioIl canto proemiale (Inferno I); la zona che in ogni regno si aggiunge alle altre nove
3La TrinitàLe cantiche; i versi della terzina; le fiere (Inferno I); le donne benedette (Inferno II); le facce di Lucifero (Inferno XXXIV)
7I peccati capitali; i pianetiLe cornici del Purgatorio; le sette P (Purgatorio IX); i primi sette cieli
9Tre volte tre; il numero di BeatriceI cerchi dell'Inferno; le zone del Purgatorio sotto l'Eden; i cieli; i cori degli angeli (Paradiso XXVIII)
10La perfezione, il compimento; i dieci comandamentiNove più uno in ogni regno: Antinferno, Paradiso terrestre, Empireo; le dieci bolge dell'ottavo cerchio
33Secondo la tradizione, gli anni di CristoI canti di ogni cantica (l'Inferno ne ha uno in più, il proemio)
100Dieci per dieci: la totalitàIl numero complessivo dei canti

Canti che si rispondono

Alcune corrispondenze fra le cantiche sono volute. Il sesto canto ha sempre argomento politico e lo sguardo si allarga di volta in volta: in Inferno VI Ciacco parla di Firenze, in Purgatorio VI l'incontro con Sordello apre l'invettiva sull'Italia (Purgatorio VI, 76), in Paradiso VI Giustiniano racconta la storia dell'Impero. Inoltre tutte e tre le cantiche terminano con la parola «stelle» (Inferno XXXIV, 139, Purgatorio XXXIII, 145, Paradiso XXXIII, 145): è la direzione del viaggio, che va sempre verso l'alto.

Altre simmetrie si scoprono contando. I sette canti centrali del poema, da Purgatorio XIV a Purgatorio XX, hanno 151, 145, 145, 139, 145, 145 e 151 versi: una disposizione a specchio intorno a Purgatorio XVII, il canto in cui Virgilio spiega che l'amore è la radice di ogni azione. L'ha notato lo studioso americano Charles Singleton. Nel Paradiso, poi, la parola «Cristo» in fine di verso rima soltanto con sé stessa, per tre volte di seguito: succede in quattro canti, per esempio in Paradiso XII, 71-75 e Paradiso XIV, 104-108. Nessun'altra parola è considerata degna di farle da rima.

Un numero è anche al centro della profezia più oscura del poema. Nel Paradiso terrestre Beatrice annuncia un inviato di Dio chiamandolo «un cinquecento diece e cinque» (Purgatorio XXXIII, 43). In cifre romane è DXV: secondo la spiegazione più diffusa le lettere vanno riordinate in DVX, «dux», cioè capo, condottiero. Chi sia non è detto, come per il veltro del primo canto.

Simbolo, allegoria, figura

  • Simbolo: una cosa concreta che rimanda a un'idea per un legame facile da sentire. La luce fa pensare al bene e alla verità, il buio al male.
  • Allegoria: un racconto o un'immagine costruiti apposta per dire un altro significato, che va decifrato. La lupa del primo canto sta per la cupidigia.
  • Figura: una persona realmente vissuta che nell'aldilà mostra il senso pieno della propria vita, senza smettere di essere se stessa. Virgilio non è un'idea travestita: è il poeta latino, e proprio per questo può fare da guida.

I grandi simboli del poema

Quasi tutti compaiono già nel primo canto. La selva oscura (Inferno I, 2) è lo smarrimento nel peccato, del singolo e dell'umanità; il colle illuminato (Inferno I, 13-18) è la vita giusta e felice che Dante cerca di raggiungere da solo. Il sole che lo illumina è Dio, e la luce crescerà per tutto il poema fino a diventare la materia stessa del Paradiso. Il viaggio è il simbolo che contiene gli altri: la vita come cammino, annunciata fin dal primo verso.

Le tre fiere rappresentano i vizi che impediscono la salita. L'interpretazione tradizionale vede nella lonza la lussuria, nel leone la superbia e nella lupa l'avarizia o cupidigia; non tutti gli studiosi sono d'accordo, soprattutto sulla lonza. Ancora più incerto è il veltro (Inferno I, 101-105), il cane da caccia che ucciderà la lupa: è la profezia di un riformatore, ma Dante la lascia volutamente oscura. Si è pensato a Cangrande della Scala, a un imperatore, a un papa, a Cristo giudice; nessuna proposta è dimostrata.

Per l'interrogazione
  • Il poema è costruito sul 3 (Trinità) e sui suoi multipli: 3 cantiche, terzine di 33 sillabe, 33 canti per cantica.
  • Ogni regno ha nove parti più una: 9 + 1 = 10, numero perfetto. L'1 è l'unità di Dio; i canti sono 100.
  • Il 7 ordina il Purgatorio (peccati capitali, cornici, sette P) e dà i pianeti ai cieli.
  • I canti sesti sono politici: Firenze, Italia, Impero. Ogni cantica si chiude con «stelle». «Cristo» rima solo con sé stesso.
  • Selva = peccato; colle e sole = salvezza e Dio; fiere = vizi (lonza, leone, lupa); veltro (Inferno I, 101) e «cinquecento diece e cinque» (Purgatorio XXXIII, 43) = profezie di un riformatore non identificato.
  • Il simbolo suggerisce, l'allegoria va decifrata, la figura è una persona storica che conserva la sua realtà.