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Testo e parafrasi del canto XXIX
Parafrasi
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1
Cantando come donna innamorata,Acontinuò col fin di sue parole:B'Beati quorum tecta sunt peccata!'.A
4
E come ninfe che si givan soleBper le salvatiche ombre, disiandoCqual di veder, qual di fuggir lo sole,B
7
allor si mosse contra 'l fiume, andandoCsu per la riva; e io pari di lei,Dpicciol passo con picciol seguitando.C
Al termine del suo discorso Matelda proseguì, cantando come donna innamorata: «Beati coloro ai quali sono cancellati i peccati!» (cfr. Salmo XXXII, 1) E come le ninfe che se ne andavano solitarie sotto l'ombra delle selve, desiderando le une di vedere, le altre di evitare i luoghi soleggiati, la donna allora si mosse in direzione contraria alla corrente del fiume, camminando lungo la sponda; ed io procedetti alla pari con lei (dall'altra parte), accordando i miei ai suoi passi brevi.
Cantando come una donna innamorata, concluse le sue parole con: «Beati quorum tecta sunt peccata!». E come le ninfe che andavano sole per le ombre dei boschi, chi desiderando vedere il sole, chi evitarlo, allora si mosse contro corrente, camminando lungo la riva; e io al suo pari, seguendo il suo piccolo passo con un piccolo passo.
10
Non eran cento tra ' suoi passi e ' miei,Dquando le ripe igualmente dier volta,Eper modo ch'a levante mi rendei.D
In due non avevamo ancora fatto cento passi, quando le sponde svoltarono formando lo stesso angolo in modo che (seguendo la curva) di nuovo mi volsi verso levante.
Tra i suoi passi e i miei non erano ancora cento, quando le due rive curvarono in modo uguale, così che mi ritrovai rivolto a levante.
13
Né ancor fu così nostra via molta,Equando la donna tutta a me si torse,Fdicendo: «Frate mio, guarda e ascolta».E
Non avevamo ancora percorso molta strada in quella direzione, quando la donna si volse verso di me con tutta la persona, dicendo: «Fratello mio, guarda e ascolta».
E la nostra strada non era ancora molta in quella direzione, quando la donna si voltò tutta verso di me, dicendo: «Fratello mio, guarda e ascolta».
16
Ed ecco un lustro sùbito trascorseFda tutte parti per la gran foresta,Gtal che di balenar mi mise in forse.F
Ed ecco una luce improvvisa balenò da ogni parte nella grande foresta, tale, che mi fece dubitare che fosse un lampo.
Ed ecco un improvviso splendore percorse da ogni parte la grande foresta, tale da farmi dubitare che fosse un lampo.
19
Ma perché 'l balenar, come vien, resta,Ge quel, durando, più e più splendeva,Hnel mio pensier dicea: 'Che cosa è questa?'.G
Ma siccome il baleno, appena giunto, cessa, e invece quello, perdurando, splendeva sempre più, dentro di me dicevo: «Che cosa è mai questo?» Intanto per l'aria luminosa si diffondeva una dolce melodia;
Ma poiché il lampo, come viene, così cessa, e quello invece, durando, splendeva sempre di più, nel mio pensiero dicevo: «Che cos'è questo?».
22
E una melodia dolce correvaHper l'aere luminoso; onde buon zeloImi fé riprender l'ardimento d'Eva,H
25
che là dove ubidia la terra e 'l cielo,Ifemmina, sola e pur testé formata,Jnon sofferse di star sotto alcun velo;I
per la qual cosa un giusto sdegno mi indusse a biasimare l'ardimento di Eva, la quale proprio là (nel paradiso terrestre) dove la terra e il cielo ubbidivano (alla volontà di Dio), donna sola e creata soltanto allora, non sopportò di stare sotto il velo (che limitava la sua conoscenza del bene e del male);
E una dolce melodia correva per l'aria luminosa; per cui un giusto sdegno mi fece rimproverare l'audacia di Eva, che là dove obbedivano la terra e il cielo, una donna, sola e appena creata, non sopportò di stare sotto alcun velo;
28
sotto 'l qual se divota fosse stata,Javrei quelle ineffabili delizieKsentite prima e più lunga fiata.J
se fosse stata sottomessa a quel velo, io avrei gustato quelle ineffabili delizie fin dalla nascita e per lunghissimo tempo (più lunga fiata: per tutta la durata della vita).
e se fosse rimasta devota sotto quel velo, io avrei goduto quelle delizie indicibili prima e per un tempo più lungo.
31
Mentr'io m'andava tra tante primizieKde l'etterno piacer tutto sospeso,Le disioso ancora a più letizie,K
34
dinanzi a noi, tal quale un foco acceso,Lci si fé l'aere sotto i verdi rami;Me 'l dolce suon per canti era già inteso.L
Mentre io procedevo totalmente assorto in tante anticipazioni della beatitudine celeste, e desideroso inoltre di maggiori gioie, davanti a noi l'aria sotto i verdi rami si fece rosseggiante, come viva fiamma; e la dolce melodia già si distingueva composta di canti.
Mentre io camminavo tutto assorto tra tante primizie dell'eterno piacere, e desideroso di gioie ancora maggiori, davanti a noi l'aria, sotto i verdi rami, divenne come un fuoco acceso; e il dolce suono si capiva ormai essere un canto.
37
O sacrosante Vergini, se fami,Mfreddi o vigilie mai per voi soffersi,Ncagion mi sprona ch'io mercé vi chiami.M
O sacrosante Muse, se talvolta per amor vostro ho sofferto fami, freddi o veglie, un alto motivo mi spinge ad invocare il vostro aiuto.
O sacrosante Vergini (Muse), se mai ho sofferto per voi fame, freddo o veglie, un motivo mi spinge a chiedervi una ricompensa.
40
Or convien che Elicona per me versi,Ne Uranìe m'aiuti col suo coroOforti cose a pensar mettere in versi.N
43
Poco più oltre, sette alberi d'oroOfalsava nel parere il lungo trattoPdel mezzo ch'era ancor tra noi e loro;O
Ora è necessario che il monte Elicona (sede delle muse) effonda per me l'acqua delle sue fonti (Aganippe e Ippocrene), e che la musa Urania (simbolo della scienza delle cose sovrannaturali) mi aiuti con le sue compagne a mettere in versi cose difficili anche solo a pensarsi, Poco più avanti, il grande tratto di aria che ancora correva tra noi e il punto dove erano le apparizioni, faceva falsamente apparire l'immagine dì sette alberi d'oro;
Ora bisogna che l'Elicona sgorghi per me, e che Urania con il suo coro mi aiuti a mettere in versi cose difficili anche solo da pensare. Poco più avanti, la lunga distanza che c'era ancora tra noi e loro faceva sembrare falsamente sette alberi d'oro;
46
ma quand'i' fui sì presso di lor fatto,Pche l'obietto comun, che 'l senso inganna,Qnon perdea per distanza alcun suo atto,P
49
la virtù ch'a ragion discorso ammanna,Qsì com'elli eran candelabri apprese,Re ne le voci del cantare 'Osanna'.Q
ma quando mi fui avvicinato ad essi tanto, che la loro figura, la quale (come ogni corpo soggetto alla loro percezione) può ingannare i sensi, per la distanza (abbreviata) non nascondeva più nessuna sua caratteristica, la facoltà percettiva che prepara alla ragione la materia su cui può esplicare la sua attività, vide chiaramente che essi erano candelabri, e distinse nelle voci del canto la parola «osanna».
ma quando mi fui avvicinato tanto a loro che l'aspetto comune, che inganna i sensi, non perdeva più per la distanza alcuno dei suoi caratteri, la facoltà che fornisce materia al ragionamento capì che erano candelabri, e che nelle voci si cantava «Osanna».
52
Di sopra fiammeggiava il bello arneseRpiù chiaro assai che luna per serenoSdi mezza notte nel suo mezzo mese.R
Nella parte superiore l'insieme dei candelabri fiammeggiava assai più luminoso della luna piena (quando splende) nell'aria limpida nel cuore della notte a metà del mese lunare.
In alto il bel corteo fiammeggiava molto più luminoso della luna in un cielo sereno a mezzanotte, a metà del suo mese.
55
Io mi rivolsi d'ammirazion pienoSal buon Virgilio, ed esso mi rispuoseTcon vista carca di stupor non meno.S
58
Indi rendei l'aspetto a l'alte coseTche si movieno incontr'a noi sì tardi,Uche foran vinte da novelle spose.T
Io mi rivolsi pieno di meraviglia al valente Virgilio, ed egli mi rispose con uno sguardo non meno stupito del mio. Poi volsi di nuovo gli occhi a quegli oggetti mirabili che si muovevano verso di noi così lentamente, che sarebbero stati superati anche dal lento passo delle spose novelle (nel corteo nuziale, o quando la sposa lascia la casa paterna o quando entra in chiesa). La donna mi rimproverò:
Io mi voltai pieno di meraviglia verso il buon Virgilio, ed egli mi rispose con uno sguardo carico di stupore non minore. Poi riportai lo sguardo alle alte cose, che si muovevano verso di noi così lentamente che sarebbero state superate da spose novelle.
61
La donna mi sgridò: «Perché pur ardiUsì ne l'affetto de le vive luci,Ve ciò che vien di retro a lor non guardi?».U
64
Genti vid'io allor, come a lor duci,Vvenire appresso, vestite di bianco;We tal candor di qua già mai non fuci.V
«Perché guardi con tanto ardore soltanto lo spettacolo delle vive luci (dei candelabri), e non guardi quello che viene dietro ad esse?» Allora vidi figure biancovestite seguire i candelabri, quasi questi fossero le loro guide; e qui sulla terra non ci fu mai un candore pari a quello delle loro vesti.
La donna mi rimproverò: «Perché ti accendi tanto soltanto nel desiderio di guardare le luci vive, e non guardi ciò che viene dietro a loro?». Allora vidi delle genti venire dietro, come dietro alle loro guide, vestite di bianco; e un candore simile di qua (sulla terra) non ci fu mai.
67
L'acqua imprendea dal sinistro fianco,We rendea me la mia sinistra costa,Xs'io riguardava in lei, come specchio anco.W
Al mio lato sinistro l'acqua (del Letè) risplendeva (per la luce dei candelabri), e se io mi volgevo a guardarla, mi rimandava anche, come uno specchio, l'immagine della parte sinistra del mio corpo.
L'acqua risplendeva sul mio fianco sinistro, e rifletteva anche il mio lato sinistro, se guardavo in essa, come uno specchio.
70
Quand'io da la mia riva ebbi tal posta,Xche solo il fiume mi facea distante,Yper veder meglio ai passi diedi sosta,X
73
e vidi le fiammelle andar davante,Ylasciando dietro a sé l'aere dipinto,Ze di tratti pennelli avean sembiante;Y
Quando dalla riva dove mi trovavo arrivai a una posizione tale, che solo il fiume mi separava dal corteo, fermai i miei passi per poter osservare meglio, e vidi che le fiamme dei candelabri procedevano in testa (alla processione), lasciandosi dietro l'aria colorata, e sembravano strisce tracciate da pennelli mossi (sopra una tela);
Quando dalla mia riva fui in una posizione tale che solo il fiume mi separava (dal corteo), per vedere meglio mi fermai, e vidi le fiammelle andare avanti, lasciando dietro di sé l'aria dipinta, e avevano l'aspetto di pennelli trascinati;
76
sì che lì sopra rimanea distintoZdi sette liste, tutte in quei coloriAAonde fa l'arco il Sole e Delia il cinto.Z
sicché l'aria sovrastante rimaneva segnata da sette liste, tutte formate da quei colori con i quali il sole crea l'arcobaleno e la luna (Delia: così viene chiamata Diana, la luna, essendo nata nell'isola di Delo) il suo alone.
così che sopra rimaneva segnata da sette strisce, tutte di quei colori con cui il Sole fa l'arcobaleno e la Luna il suo alone.
79
Questi ostendali in dietro eran maggioriAAche la mia vista; e, quanto a mio avviso,ABdiece passi distavan quei di fori.AA
Questi stendardi (formati dalle strisce luminose) si stendevano indietro oltre quanto poteva giungere la mia vista; e, a mio avviso, i due stendardi esterni distavano l'uno dall'altro dieci passi.
Questi stendardi si estendevano indietro più di quanto arrivasse la mia vista; e, secondo il mio giudizio, quelli esterni distavano dieci passi.
82
Sotto così bel ciel com'io diviso,ABventiquattro seniori, a due a due,ACcoronati venien di fiordaliso.AB
Sotto un cielo cosi bello come io lo descrivo, procedevano ventiquattro seniori, a due a due, coronati di gigli. Tutti cantavano:
Sotto un cielo così bello come io descrivo, venivano a due a due ventiquattro anziani, coronati di gigli.
85
Tutti cantavan: «Benedicta tueACne le figlie d'Adamo, e benedetteADsieno in etterno le bellezze tue!».AC
88
Poscia che i fiori e l'altre fresche erbetteADa rimpetto di me da l'altra spondaAElibere fuor da quelle genti elette,AD
91
sì come luce luce in ciel seconda,AEvennero appresso lor quattro animali,AFcoronati ciascun di verde fronda.AE
«Benedetta tu tra le figlie di Adamo, e benedette siano in eterno le tue bellezze!» Dopo che lo spazio fiorito e pieno di tenere erbette sull'altra sponda di fronte a me fu lasciato libero da quelle elette persone (che erano andate innanzi), così come nella rotazione celeste una costellazione segue un'altra, dietro di loro sopraggiunsero quattro animali, ciascuno dei quali era coronato di verdi fronde.
Tutti cantavano: «Benedetta tu tra le figlie di Adamo, e siano benedette in eterno le tue bellezze!». Dopo che i fiori e le altre erbette fresche di fronte a me, sull'altra sponda, furono liberi da quelle genti elette, come in cielo una stella segue un'altra stella, vennero dietro di loro quattro animali, coronati ciascuno di fronde verdi.
94
Ognuno era pennuto di sei ali;AFle penne piene d'occhi; e li occhi d'Argo,AGse fosser vivi, sarebber cotali.AF
Ognuno era fornito di sei ali; le penne erano cosparse di occhi; e gli occhi di Argo, se fossero ancora vivi, sarebbero altrettanto penetranti.
Ognuno aveva sei ali piumate; le penne erano piene d'occhi; e gli occhi di Argo, se fossero vivi, sarebbero così.
97
A descriver lor forme più non spargoAGrime, lettor; ch'altra spesa mi strigne,AHtanto ch'a questa non posso esser largo;AG
Non sprecherò più versi, lettore, per descrivere il loro aspetto, perché mi incalza la necessità di spendere parole per un altro argomento, cosicché non posso indugiare in questo;
Per descrivere le loro forme non spendo più versi, lettore; perché un altro impegno mi incalza, tanto che non posso essere generoso con questo;
100
ma leggi Ezechiel, che li dipigneAHcome li vide da la fredda parteAIvenir con vento e con nube e con igne;AH
ma leggi Ezechiele che li descrive come li vide venire da settentrione con vento e con nubi e con fuoco;
ma leggi Ezechiele, che li descrive come li vide venire dalla parte fredda (da settentrione) con vento, con nube e con fuoco;
103
e quali i troverai ne le sue carte,AItali eran quivi, salvo ch'a le penneAJGiovanni è meco e da lui si diparte.AI
e come li troverai nei passi del suo libro, tali erano qui, tranne che riguardo al numero delle ali Giovanni concorda con me e dissente da Ezechiele.
e come li troverai nelle sue pagine, così erano qui, salvo che per le ali Giovanni è d'accordo con me e si allontana da lui.
106
Lo spazio dentro a lor quattro contenneAJun carro, in su due rote, triunfale,AKch'al collo d'un grifon tirato venne.AJ
Lo spazio che restò tra i quattro animali accolse un carro trionfale, a due ruote, il quale veniva trascinato legato al collo di un grifone.
Lo spazio in mezzo a loro quattro conteneva un carro trionfale su due ruote, che veniva tirato attaccato al collo di un grifone.
109
Esso tendeva in sù l'una e l'altra aleAKtra la mezzana e le tre e tre liste,ALsì ch'a nulla, fendendo, facea male.AK
Esso protendeva verso l'alto entrambe le ali, le quali passavano tra la lista mediana e i due gruppi delle tre liste laterali, cosicché, fendendo (l'aria), non ne toccava nessuna.
Questo tendeva in su l'una e l'altra ala tra la striscia di mezzo e le altre tre e tre, così che, fendendo l'aria, non ne danneggiava nessuna.
112
Tanto salivan che non eran viste;ALle membra d'oro avea quant'era uccello,AMe bianche l'altre, di vermiglio miste.AL
Salivano così in alto che non era possibile seguirle con gli occhi; le membra di quella parte del corpo che aveva l'aspetto dell'aquila d'oro, e le altre erano bianche, soffuse di colore vermiglio.
Salivano tanto in alto che non si vedevano; aveva le membra d'oro per tutta la parte di uccello, e le altre bianche, mescolate di rosso.
115
Non che Roma di carro così belloAMrallegrasse Affricano, o vero Augusto,ANma quel del Sol saria pover con ello;AM
Non solo Roma non onorò con un carro così sontuoso l'Africano, o Augusto, ma perfino il carro del sole apparirebbe povero in confronto a questo:
Non solo Roma non rallegrò l'Africano, o Augusto, con un carro così bello, ma quello del Sole sarebbe misero al suo confronto;
118
quel del Sol che, sviando, fu combustoANper l'orazion de la Terra devota,AOquando fu Giove arcanamente giusto.AN
il carro del sole che, essendo uscito dalla sua strada, fu incendiato in seguito alle fervide preghiere della Terra, quando Giove mostrò la sua imperscrutabile giustizia.
quello del Sole che, uscendo di strada, fu bruciato per la preghiera della Terra devota, quando Giove fu giusto in modo misterioso.
121
Tre donne in giro da la destra rotaAOvenian danzando; l'una tanto rossaAPch'a pena fora dentro al foco nota;AO
Accanto alla ruota destra tre donne procedevano danzando in tondo: la prima appariva tanto rossa che a stento sarebbe stata visibile nel fuoco;
Tre donne venivano danzando in cerchio accanto alla ruota destra; una così rossa che appena si sarebbe distinta dentro il fuoco;
124
l'altr'era come se le carni e l'ossaAPfossero state di smeraldo fatte;AQla terza parea neve testé mossa;AP
la seconda era di un colore verde, come se le sue carni e le sue ossa fossero state fatte di smeraldo; la terza appariva bianca come neve appena caduta;
l'altra era come se la carne e le ossa fossero fatte di smeraldo; la terza sembrava neve appena caduta;
127
e or parean da la bianca tratte,AQor da la rossa; e dal canto di questaARl'altre toglien l'andare e tarde e ratte.AQ
ed ora sembravano guidate nella danza da quella bianca, ora da quella rossa; ma solo dal canto di quest'ultima le altre regolavano il ritmo ora lento e ora veloce.
e ora sembravano guidate dalla bianca, ora dalla rossa; e secondo il canto di questa le altre prendevano il passo lento o veloce.
130
Da la sinistra quattro facean festa,ARin porpore vestite, dietro al modoASd'una di lor ch'avea tre occhi in testa.AR
Intorno alla ruota sinistra facevano festa (danzando) quattro donne, vestite di un abito del colore della porpora, regolando il ritmo sotto la guida di una di loro che aveva tre occhi nella testa.
Dalla parte sinistra quattro facevano festa, vestite di porpora, seguendo il ritmo di una di loro che aveva tre occhi in testa.
133
Appresso tutto il pertrattato nodoASvidi due vecchi in abito dispari,ATma pari in atto e onesto e sodo.AS
Dopo tutto il gruppo ora descritto scorsi due vecchi diversi nell'abito, ma simili nell'atteggiamento dignitoso e grave.
Dopo tutto il gruppo descritto vidi due vecchi vestiti in modo diverso, ma uguali nell'atteggiamento dignitoso e grave.
136
L'un si mostrava alcun de' famigliariATdi quel sommo Ipocràte che naturaAUa li animali fé ch'ell'ha più cari;AT
Il primo rivelava (nell'abito) di essere uno dei seguaci di quel sommo Ippocrate che la natura creò per gli uomini, gli esseri viventi che essa ha più cari;
Uno si mostrava come uno dei discepoli di quel sommo Ippocrate che la natura creò per gli esseri viventi che ha più cari;
139
mostrava l'altro la contraria curaAUcon una spada lucida e aguta,AVtal che di qua dal rio mi fé paura.AU
il secondo, portando in mano una spada lucente e aguzza, mostrava di esercitare un'attività contraria a quella del medico, ed era tale, che mi fece paura, pur trovandomi al di qua del fiume.
l'altro mostrava la cura opposta con una spada lucente e appuntita, tale che mi fece paura anche di qua dal fiume.
142
Poi vidi quattro in umile paruta;AVe di retro da tutti un vecchio soloAWvenir, dormendo, con la faccia arguta.AV
Poi vidi quattro personaggi in atteggiamento di umiltà; e dietro a tutti avanzava un vecchio solo, con gli occhi chiusi, e un viso pieno di penetrante espressività.
Poi vidi quattro di aspetto umile; e dietro a tutti un vecchio solo, che veniva come dormendo, con il volto acuto.
145
E questi sette col primaio stuoloAWerano abituati, ma di gigliAXdintorno al capo non facean brolo,AW
148
anzi di rose e d'altri fior vermigli;AXgiurato avria poco lontano aspettoAYche tutti ardesser di sopra da' cigli.AX
E questi ultimi sette personaggi erano vestiti di bianco come quelli della prima schiera (col primaio stuolo: i ventiquattro seniori), ma intorno al capo non avevano una ghirlanda (brolo: significa propriamente "orto". "giardino") di gigli, bensì di rose e di altri fiori vermigli: un occhio che li avesse osservati ad una certa distanza avrebbe giurato che essi ardessero al di sopra dei cigli.
E questi sette erano vestiti come il primo gruppo, ma intorno al capo non avevano una ghirlanda di gigli, bensì di rose e di altri fiori rossi; chi li avesse visti da poco lontano avrebbe giurato che tutti ardessero sopra le ciglia.
151
E quando il carro a me fu a rimpetto,AYun tuon s'udì, e quelle genti degneAZparvero aver l'andar più interdetto,AY
154
fermandosi ivi con le prime insegne.AZ
E quando il carro (sempre rimanendo sull'altra sponda) fu giunto davanti a me, si udì un tuono, e fu chiaro che a quelle sante figure era vietato procedere oltre, poiché si fermarono qui insieme ai sette candelabri.
E quando il carro fu di fronte a me, si udì un tuono, e quelle genti degne sembrarono non poter più andare avanti, e si fermarono lì insieme alle prime insegne (i candelabri).
Riassunto del canto XXIX
Matelda si muove lentamente lungo la riva del Letè, e Dante la segue, rimanendo sull'altra sponda.
La divina foresta del Paradiso terrestre è illuminata improvvisamente da un forte lampo che, invece di scomparire subito dopo, diventa sempre più luminoso, mentre si diffonde una dolce melodia. Il Poeta invoca ora il soccorso delle Muse, in modo particolare di Urania, per poter narrare in versi quanto i suoi occhi vedono, poiché egli si accinge a descrivere la mistica processione della Chiesa, processione nella quale ogni oggetto e ogni figura rivestono un valore allegorico, perché viene presentata in sintesi la storia della Chiesa.
Sulla sponda del fiume opposta a quella sulla quale si trova Dante, appaiono sette candelabri che si muovono lentamente, lasciandosi dietro sette lunghissime strisce luminose.
Procedono sotto questi particolari stendardi ventiquattro seniori vestiti di bianco, con in capo una corona di gigli; essi cantano un inno nel quale esaltano la grandezza della Vergine.
Sono seguiti da quattro animali, coronati di fronde verdi, ciascuno con sei ali cosparse di occhi. Lo spazio libero tra i quattro animali è occupato da un carro trionfale, tirato da un grifone, il cui corpo ha l'aspetto di un'aquila nella testa e nelle ali, e di un leone nelle restanti membra; le ali si innalzano verso il cielo passando tra le strisce luminose dei candelabri.
Il carro ha alla sua destra tre donne che avanzano danzando: la prima appare tutta rossa, la seconda verde, la terza bianca. Alla sinistra le figure femminili danzanti sono quattro, e tutte appaiono vestite di porpora.
Questo gruppo è seguito da due vecchi pieni di dignità: l'aspetto di uno è quello di un medico, mentre l'altro tiene in mano una spada. Dopo di loro avanzano, in umile atteggiamento, altre quattro figure, che precedono di poco un vecchio, solo e immerso nel sonno. Questi ultimi sette personaggi sono tutti vestiti di bianco, e coronati di una ghirlanda di rose e fiori rossi.
Allorché il carro giunge proprio di fronte a Dante, si ode un tuono, dopo il quale tutta la processione si ferma come se non potesse procedere oltre.
In breve
Dove e chi
Paradiso terrestre: Matelda, la processione, Beatrice. Letè ed Eunoè: oblio della colpa e memoria del bene.
Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.
Introduzione critica
A partire dal canto XXIX la natura, che ha costituito nei due canti precedenti la sede maestosa di una ritrovata integrità e pace dell'uomo, diventa lo sfondo di una rappresentazione scenica avente per suo oggetto la storia. Tale rappresentazione scenica ripropone, nei suoi termini più ampi e necessari, la meditazione, fin qui svolta episodicamente, sulle cause della corruzione della società umana dopo il sacrificio di Cristo. Dopo la parentesi dei canti XXVII e XXVIII, che aveva astratto la vicenda del Dante protagonista della Commedia da quella del Dante autore e uomo legato alle vicissitudini del suo tempo, la storia occupa un posto determinante nel giardino della prima innocenza, ma con un significato opposto a quello che aveva nella sezione del poema dedicata al peccato, all'imperfezione. Adombrata nel rituale di una processione sacra, al quale farà seguito uno sviluppo drammatico - la confessione di Dante, in presenza di Beatrice, nei canti XXX e XXXI, e la sua investitura a profeta - la storia afferma se stessa, nel canto XXIX, come esplicazione di un disegno provvidenziale, che il male non turba. Il trionfo della Chiesa coincide, nello spettacolo che si svolge in questo canto davanti agli occhi del protagonista, con l'affermarsi di un ordine che i secoli hanno concorso a creare, oltre ogni apparente divergenza fra genti e genti, fra età ed età. Solo nel canto XXXII quest'ordine apparirà sconvolto, e l'ombra del peccato si proietterà sinistra sulla divina foresta, a significare che il cammino che ha portato Dante dalla selva del peccato alla sommità del monte che è più vicino al cielo; non può considerarsi concluso l'umanità non può riacquistare, dopo il peccato d'origine, lo stato d'innocenza dei suoi progenitori se non come grado necessario per una più spirituale beatitudine, quella schiusa dal sacrificio di Cristo. Il lento incedere delle personificazioni che riempiono lo spazio della gran foresta, a seguito di una luce sovrannaturale che assomma in sé l'intensità di un lampo e la quiete di un plenilunio, riproporrebbe, secondo il Bosco, i ritmi solenni che caratterizzano i mosaici di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna. Il Bosco mette in rilievo, in una sua analisi del canto, come la processione della Chiesa trionfante sia concepita dal Poeta anzitutto in termini visivi, secondo principi di composizione che sono propri delle arti figurative, ed in base a criteri che rispondono alla religiosità disincarnata e accesa dei Bizantini: Alle osservazioni del Bosco il Momigliano obietta che esse, per quanto preziose ai fini di intendere nella sua genesi e nella sua strutturazione questa pagina della Commedia, non consentono di formulare in merito un giudizio positivo, in quanto lo schema figurativo, che Dante ebbe presente nel concepire la processione, non si sarebbe tradotto in accenti di poesia, in una partecipazione affettiva del protagonista all'actio scaenica. Il motivo della processione sacra, rileva il Momigliano, "passando dal mosaico alla poesia è diventato poco più di un freddo schema ", fatta eccezione per pochi tratti, che manifestano nel Poeta un interesse non puramente concettuale per la materia trattata. Le variazioni luministiche sul tema dei sette candelabri rivelano, ad esempio, una freschezza di sguardo, una gioia per il colore in quanto tale, che ne avvicina il comporre a quello della pittura dei primitivi. L'intensità che acquistano i colori e le luci nella pittura dei primitivi non meno che nella poesia di Dante dall'assenza di gradazioni tonali, risulta evidente in più punti del canto, ma trova i suoi sviluppi più ricchi all'inizio della descrizione del sacro corteo, allorché l'animo del pellegrino è ancora occupato dal prodigio della luce che ha inondato la foresta come lampo destinato a persistere. Ogni particolare appare qui disposto unicamente al fine di far risaltare maggiormente questo miracolo: dalla similitudine dei versi 53-54 - ove l'attenzione portata sul progressivo determinarsi delle immagini introduce, attraverso il collettivo arnese, al diffondersi pacato di quella luce che in un primo momento era stata paragonata al balenare di un lampo - al trasferimento della proprietà di « ardere » dall'oggetto contemplato al soggetto che nella contemplazione di esso si è interamente assorbito (perché pur ardi sì nello aspetto delle vive luci), alla notazione dei versi 67-69, che fa riaffiorare uno dei motivi più ricchi di suggestione simbolica delle due ultime cantiche: quello della luce riflessa. Quanto al resto non si può non concordare sostanzialmente con il Momigliano, per il quale "la processione è concepita assai più ordinata che solenne". Uno spirito assai diverso da quello che è alla base della Commedia animava, infatti, i mosaicisti bizantini di Ravenna, onde la solennità ieratica dei mosaici, se effettivamente può aver suggerito alcuni aspetti della rappresentazione dantesca, non si è trasferita nella pagina che ad essi è stata dal Bosco accostata. La poesia di Dante non è poesia del divino disincarnato quale appare nella spiritualità bizantina, ma del divino che corona lo sforzo dell'uomo nel mondo. La descrizione della processione della Chiesa nel canto XXIX rappresenta un momentaneo venir meno, sia pure riscattato dalla riuscita di numerosi particolari, delle qualità più rilevanti del poetare dantesco, una parentesi - fra l'evidenza della luminosa raffigurazione della divina foresta e quella del drammatico confronto con Beatrice - in cui le simmetrie concettuali e formali non riescono a tradursi in una costruzione organica e viva. Essa è quindi una pagina discontinua, in cui si avvertono con più frequenza che altrove le remore che l'allegorismo, quasi ovunque risolto in poesia nella Commedia, opponeva a Dante allorché veniva dal Poeta interpretato come il fine esclusivo, la traduzione immediata e puntuale dell'immagine poetica in termini intellettualistici.
vv. 106-114Lo spazio dentro a lor quattro contenneun carro, in su due rote, triunfale,ch'al collo d'un grifon tirato venne.Esso tendeva in sù l'una e l'altra aletra la mezzana e le tre e tre liste,sì ch'a nulla, fendendo, facea male.Tanto salivan che non eran viste;le membra d'oro avea quant'era uccello,e bianche l'altre, di vermiglio miste.Leggi nel testo
Nel Paradiso terrestre sfila davanti a Dante una processione solenne. Sette candelabri d'oro lasciano nell'aria strisce di luce colorata; seguono ventiquattro anziani vestiti di bianco, quattro animali con sei ali, un carro trionfale trainato da un grifone, sette donne che danzano accanto alle ruote, e altri anziani.
Ogni elemento ha un significato preciso. I ventiquattro anziani sono i libri dell'Antico Testamento, i quattro animali sono i Vangeli, le donne sono le virtù teologali e cardinali. Il carro è la Chiesa. Il grifone, metà aquila e metà leone, rappresenta Cristo, che unisce in sé la natura divina e quella umana: le sue parti d'oro sono divine, quelle bianche e rosse sono umane.
La processione ricorda le grandi feste religiose del Medioevo e le visioni dell'Apocalisse. Dante crea un vero spettacolo sacro, il cui scopo è preparare l'apparizione di Beatrice. Quando il carro si ferma, tutto è pronto per il suo arrivo.
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Fili rossi · questo canto nel resto del poema
Le tre donne
Ne parla la scheda «L'esame sulla fede» (Par. XXIV).