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Indice dei canti
Un vecchio barbuto in veste bianca indica a Dante le gradinate di un anfiteatro celeste gremito di beati; in alto una donna incoronata in trono, tutt'intorno angeli dalle ali d'oro.
San Bernardo, subentrato a Beatrice, mostra a Dante la candida rosa e la Vergine in alto.
Paradiso · Empireo

Paradiso, Canto XXXI

«In forma dunque di candida rosa…»

Il Poeta osserva con stupore e ammirazione, lo spettacolo tripudiante dell’Empireo.

Luogo
Empireo
Anime
La rosa dei beati
Versi
142 · 47 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
      I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
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Testo e parafrasi del canto XXXI

Parafrasi
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1

In forma dunque di candida rosaAmi si mostrava la milizia santaBche nel suo sangue Cristo fece sposa;A

I beati che Cristo unì a Sé con la sua morte in croce mi apparivano dunque nella forma di una candida rosa;
In forma dunque di una candida rosa mi si mostrava la santa milizia (i beati) che Cristo fece sua sposa con il suo sangue;
4

ma l'altra, che volando vede e cantaBla gloria di colui che la 'nnamoraCe la bontà che la fece cotanta,B

7

sì come schiera d'ape, che s'infioraCuna fiata e una si ritornaDlà dove suo laboro s'insapora,C

10

nel gran fior discendeva che s'addornaDdi tante foglie, e quindi risalivaElà dove 'l suo amor sempre soggiorna.D

ma gli angeli (l’altra: riferito a milizia), che volando contemplano e cantano la gloria di Dio che li avviva d’amore e la sua bontà, che li creò tanto perfetti, allo stesso modo in cui uno sciame d’api ora si immerge nei fiori ed ora ritorna all’alveare (là) dove la sua fatica si trasforma in dolce sapore di miele, scendevano nel grande fiore che si adorna di foglie così numerose (ogni beato, infatti, costituisce un petalo della candida rosa), e da lì risalivano là dove Dio, oggetto del loro amore, soggiorna per l’eternità.
ma l'altra (gli angeli), che volando vede e canta la gloria di colui che la fa innamorare e la bontà che la rese così grande, come uno sciame d'api che una volta si posa sui fiori e un'altra volta ritorna là dove il suo lavoro diventa dolce (l'alveare), scendeva nel grande fiore che si adorna di tanti petali, e da lì risaliva là dove il suo amore dimora per sempre (in Dio).
13

Le facce tutte avean di fiamma viva,Ee l'ali d'oro, e l'altro tanto bianco,Fche nulla neve a quel termine arriva.E

Il loro volto aveva il colore della fiamma viva, e le loro ali quello dell’oro, e il resto della figura era così bianco, che nessuna neve può arrivare a quell’estremo (di candore).
Avevano tutti il volto di fiamma viva, e le ali d'oro, e il resto così bianco che nessuna neve arriva a quel grado.
16

Quando scendean nel fior, di banco in bancoFporgevan de la pace e de l'ardoreGch'elli acquistavan ventilando il fianco.F

Quando scendevano nel fiore, passando da un gradino all’altro comunicavano ai beati la pace della beatitudine e l’ardore della carità che essi attingevano volando (fino a Dio).
Quando scendevano nel fiore, di gradino in gradino, offrivano parte della pace e dell'ardore che acquistavano battendo le ali.
19

Né l'interporsi tra 'l disopra e 'l fioreGdi tanta moltitudine volanteHimpediva la vista e lo splendore:G

22

ché la luce divina è penetranteHper l'universo secondo ch'è degno,Isì che nulla le puote essere ostante.H

L’interporsi di un così grande numero di angeli fra il punto in cui si trovava Dio e la rosa non impediva alle anime di contemplare Dio, e allo splendore divino di giungere alle anime, poiché la luce divina penetra nell’universo secondo che ogni cosa sia più o meno degna (di riceverla), così che nulla può esserle di ostacolo.
E il frapporsi di una moltitudine così grande in volo tra la parte di sopra e il fiore non impediva la vista e lo splendore: perché la luce divina penetra nell'universo secondo quanto ne è degno, così che nulla le può fare ostacolo.
25

Questo sicuro e gaudioso regno,Ifrequente in gente antica e in novella,Jviso e amore avea tutto ad un segno.I

Questo regno privo di ogni turbamento e pieno di beatitudine, popolato di anime dell’Antico e del Nuovo Testamento, rivolgeva il suo sguardo e il suo amore verso una unica meta (Dio).
Questo regno sicuro e pieno di gioia, popolato di gente dell'Antico e del Nuovo Testamento, aveva sguardo e amore tutti rivolti a un solo punto.
28

O trina luce, che 'n unica stellaJscintillando a lor vista, sì li appaga!Kguarda qua giuso a la nostra procella!J

Oh luce della Trinità, che risplendendo agli occhi dei beati nell’unica essenza della tua luce, li appaghi in modo così completo, guarda quaggiù sulla terra le nostre procelle!
O luce trina, che scintillando in un'unica stella al loro sguardo li appaghi così! guarda quaggiù la nostra tempesta!
31

Se i barbari, venendo da tal plagaKche ciascun giorno d'Elice si cuopra,Lrotante col suo figlio ond'ella è vaga,K

34

veggendo Roma e l'ardua sua opra,Lstupefaciensi, quando LateranoMa le cose mortali andò di sopra;L

37

io, che al divino da l'umano,Ma l'etterno dal tempo era venuto,Ne di Fiorenza in popol giusto e sanoM

Se i barbari, scendendo da regioni così settentrionali che l’Orsa Maggiore (Elice) vi rimane sempre visibile, ruotando insieme con il figlio che tanto ama, vedendo Roma e i suoi grandiosi edifici, rimanevano attoniti per lo stupore, quando Roma superò (in grandezza e in potenza) tutte le cose mortali, io, che ero venuto al mondo divino dal mondo umano, all’eterno dal tempo, e da Firenze ai beati del paradiso, di quale stupore dovevo essere colmo!
Se i barbari, venendo da una regione che ogni giorno è coperta da Elice (l'Orsa Maggiore), che ruota insieme al figlio di cui è innamorata, vedendo Roma e i suoi grandiosi monumenti, rimanevano stupefatti, quando il Laterano superava tutte le cose umane; io, che ero venuto dall'umano al divino, dal tempo all'eterno, e da Firenze a un popolo giusto e sano,
40

di che stupor dovea esser compiuto!NCerto tra esso e 'l gaudio mi faceaOlibito non udire e starmi muto.N

43

E quasi peregrin che si ricreaOnel tempio del suo voto riguardando,Pe spera già ridir com'ello stea,O

46

su per la viva luce passeggiando,Pmenava io li occhi per li gradi,Qmo sù, mo giù e mo recirculando.P

Certamente stupore e gioia insieme mi rendevano gradito non udire e non parlare. E come il pellegrino che si riposa (dalle fatiche del viaggio) contemplando il tempio che aveva fatto voto di visitare, e già spera di poter raccontare (al suo ritorno) come esso era fatto, così io facendo scorrere lentamente lo sguardo sulla viva luce (della candida rosa) osservavo gradino per gradino, volgendo lo sguardo ora in alto, ora in basso e ora all’intorno.
di quale stupore dovevo essere pieno! Certo, tra lo stupore e la gioia, mi era gradito non sentire e restare in silenzio. E come un pellegrino che si ristora guardando nel tempio del suo voto, e spera già di raccontare com'è fatto, così, percorrendo con lo sguardo la viva luce, io muovevo gli occhi per i gradini, ora su, ora giù, ora girando intorno.
49

Vedea visi a carità suadi,Qd'altrui lume fregiati e di suo riso,Re atti ornati di tutte onestadi.Q

Vedevo volti che ispiravano carità, risplendenti della luce di Dio e della propria gioia che si manifestava nel sorriso, e atteggiamenti ricchi di ogni decoro e nobiltà.
Vedevo volti che inducevano alla carità, adorni della luce di un altro (Dio) e del proprio sorriso, e gesti ornati di ogni dignità.
52

La forma general di paradisoRgià tutta mio sguardo avea compresa,Sin nulla parte ancor fermato fiso;R

Avevo già abbracciato col mio sguardo tutto l’aspetto del paradiso nel suo complesso, senza essermi ancora fissato su nessuna parte:
Il mio sguardo aveva ormai colto tutta la forma generale del paradiso, senza essersi ancora fermato fisso in nessuna parte;
55

e volgeami con voglia riaccesaSper domandar la mia donna di coseTdi che la mente mia era sospesa.S

e mi volgevo con il desiderio riacceso di sapere, per interrogare la mia donna su cose intorno alle quali la mia mente era ancora incerta.
e mi voltavo con desiderio riacceso per domandare alla mia donna cose su cui la mia mente era in dubbio.
58

Uno intendea, e altro mi rispuose:Tcredea veder Beatrice e vidi un seneUvestito con le genti gloriose.T

Di una cosa avevo intenzione (di interrogare Beatrice), ma altro rispose al mio intento: credevo di vedere Beatrice, e vidi un vecchio vestito (di una bianca stola) come tutte le anime beate.
Mi aspettavo una cosa, e me ne rispose un'altra: credevo di vedere Beatrice e vidi un vecchio vestito come le genti gloriose.
61

Diffuso era per li occhi e per le geneUdi benigna letizia, in atto pioVquale a tenero padre si convene.U

64

E «Ov'è ella?», sùbito diss'io.VOnd'elli: «A terminar lo tuo disiroWmosse Beatrice me del loco mio;V

Nei suoi occhi e nel suo volto era diffusa una benevola letizia, nel suo atteggiamento si dimostrava affettuoso come un tenero padre. E subito chiesi: "Dov’è?" Per cui egli: "Per soddisfare il tuo desiderio (che è quello di vedere Dio) Beatrice mi ha fatto venire (qui) chiamandomi dal mio seggio;
Era soffuso negli occhi e sulle guance di una gioia benevola, con un atteggiamento affettuoso come si addice a un padre tenero. E «Dov'è lei?», dissi io subito. Allora lui: «Per portare a compimento il tuo desiderio Beatrice mi ha fatto muovere dal mio posto;
67

e se riguardi sù nel terzo giroWdal sommo grado, tu la rivedraiXnel trono che suoi merti le sortiro».W

e se guardi nel terzo gradino a cominciare dall’alto, la rivedrai sul trono che il suo merito le ha destinato in sorte".
e se guardi su nel terzo giro a partire dal gradino più alto, la rivedrai sul trono che i suoi meriti le hanno assegnato».
70

Sanza risponder, li occhi sù levai,Xe vidi lei che si facea coronaYreflettendo da sé li etterni rai.X

Senza rispondere, alzai gli occhi, e vidi Beatrice che riflettendo la luce divina irradiava intorno a se un aureola di luce.
Senza rispondere, alzai gli occhi, e vidi lei che si faceva una corona riflettendo da sé i raggi eterni.
73

Da quella region che più sù tonaYocchio mortale alcun tanto non dista,Zqualunque in mare più giù s'abbandona,Y

76

quanto lì da Beatrice la mia vista;Zma nulla mi facea, ché sua effigeAAnon discendea a me per mezzo mista.Z

Nessun occhio mortale, anche se guardasse dal più profondo del mare, disterebbe da quella regione dell’aria nella quale si formano i tuoni, più di quanto la mia vista lì distava da Beatrice; ma ciò non mi era di alcun ostacolo, perché la sua immagine non giungeva a me velata dall’atmosfera.
Dalla regione dell'aria dove tuona più in alto non è così lontano nessun occhio mortale, anche se si trova nel punto più profondo del mare, quanto lì era lontana la mia vista da Beatrice; ma non mi importava, perché la sua immagine scendeva fino a me senza essere offuscata da niente in mezzo.
79

«O donna in cui la mia speranza vige,AAe che soffristi per la mia saluteABin inferno lasciar le tue vestige,AA

82

di tante cose quant'i' ho vedute,ABdal tuo podere e da la tua bontateACriconosco la grazia e la virtute.AB

"O donna in cui prende vigore la mia speranza, e che non disdegnasti di lasciare le tue orme nell’inferno per la mia salvezza (cfr. Inferno 11-52 e sgg.) riconosco che dal tuo potere e dalla tua bontà (non dai miei meriti) ho ricevuto la grazia e la capacità di vedere tante cose quante ne ho vedute (durante il mio viaggio).
«O donna nella quale vive la mia speranza, e che per la mia salvezza sopportasti di lasciare le tue orme nell'inferno, di tutte le cose che ho visto riconosco la grazia e la virtù dal tuo potere e dalla tua bontà.
85

Tu m'hai di servo tratto a libertateACper tutte quelle vie, per tutt'i modiADche di ciò fare avei la potestate.AC

Tu mi hai condotto dalla schiavitù (del peccato) alla libertà (della virtù) servendoti di tutte quelle vie, di tutti quei mezzi che avevi la possibilità di usare.
Tu mi hai portato dalla schiavitù alla libertà per tutte quelle vie, con tutti i mezzi con cui avevi il potere di farlo.
88

La tua magnificenza in me custodi,ADsì che l'anima mia, che fatt'hai sana,AEpiacente a te dal corpo si disnodi».AD

Conserva in me il tuo mirabile dono, affinché la mia anima, che hai risanato dal peccato (nel momento della morte), si sciolga dal corpo cara a te (come lo è ora)". Cosi pregai;
Custodisci in me la tua generosità, così che la mia anima, che tu hai guarito, si sciolga dal corpo gradita a te».
91

Così orai; e quella, sì lontanaAEcome parea, sorrise e riguardommi;AFpoi si tornò a l'etterna fontana.AE

e Beatrice, così lontana come appariva, sorrise e mi guardò; poi si volse verso Dio, eterna sorgente di luce e d’amore.
Così pregai; e lei, così lontana come sembrava, sorrise e mi guardò; poi si rivolse di nuovo alla fonte eterna (Dio).
94

E 'l santo sene: «Acciò che tu assommiAFperfettamente», disse, «il tuo cammino,AGa che priego e amor santo mandommi,AF

E il santo vecchio disse: "Affinché tu concluda il tuo viaggio perfettamente, per il quale scopo mi ha mandato la preghiera di Beatrice dettata da santo amore;
E il santo vecchio: «Affinché tu porti a compimento in modo perfetto», disse, «il tuo cammino, per cui mi hanno mandato una preghiera e un amore santo,
97

vola con li occhi per questo giardino;AGché veder lui t'acconcerà lo sguardoAHpiù al montar per lo raggio divino.AG

vola col tuo sguardo su questa rosa, perché la sua visione preparerà la tua vista a salire su per i raggi della luce divina (fino a contemplare direttamente Dio).
vola con gli occhi per questo giardino; perché vederlo preparerà meglio il tuo sguardo a salire lungo il raggio divino.
100

E la regina del cielo, ond'io ardoAHtutto d'amor, ne farà ogne grazia,AIperò ch'i' sono il suo fedel Bernardo».AH

E la Vergine, regina del cielo, per la quale io ardo tutto d’amore, ci concederà ogni grazia, perché io sono il suo fedele Bernardo".
E la regina del cielo, di cui ardo tutto d'amore, ci farà ogni grazia, perché io sono il suo fedele Bernardo».
103

Qual è colui che forse di CroaziaAIviene a veder la Veronica nostra,AJche per l'antica fame non sen sazia,AI

106

ma dice nel pensier, fin che si mostra:AJ'Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace,AKor fu sì fatta la sembianza vostra?';AJ

109

tal era io mirando la vivaceAKcarità di colui che 'n questo mondo,ALcontemplando, gustò di quella pace.AK

Come il pellegrino che forse dalla Croazia viene (a Roma) per vedere il sudario della Veronica, e che per il desiderio lungamente nutrito non si sazia mai di contemplarlo, ma dice dentro di sé, per tutto il tempo in cui (I’immagine) viene mostrata ai fedeli: "Signore mio Gesù Cristo, vero, così, dunque, fu il vostro aspetto?" nello stesso stato d’animo (di stupore e di smarrimento) mi trovavo io guardando l’ardente amore di colui che (ancora) sulla terra, gustò la pace (del paradiso), con le sue mistiche contemplazioni.
Come è colui che, venuto forse dalla Croazia per vedere la nostra Veronica, per l'antico desiderio non se ne sazia, ma dice nel pensiero, finché è esposta: «Signore mio Gesù Cristo, Dio vero, dunque era fatto così il vostro volto?»; così ero io guardando l'ardente carità di colui che in questo mondo, contemplando, gustò un po' di quella pace.
112

«Figliuol di grazia, quest'esser giocondo»,ALcominciò elli, «non ti sarà noto,AMtenendo li occhi pur qua giù al fondo;AL

"Figliolo rigenerato dalla Grazia" incominciò a dire "la condizione beata del paradiso non ti sarà manifesta, finché tu continuerai a guardare solo nel fondo (della rosa);
«Figlio della grazia, questa condizione gioiosa», cominciò lui, «non ti sarà nota se tieni gli occhi solo quaggiù, in fondo;
115

ma guarda i cerchi infino al più remoto,AMtanto che veggi seder la reginaANcui questo regno è suddito e devoto».AM

ma guarda i gradini circolari fino al più alto, sì che tu possa vedere la regina della quale questo regno è suddito e devoto. Io alzai lo sguardo;
ma guarda i cerchi fino al più lontano, finché vedi seduta la regina a cui questo regno è sottomesso e devoto».
118

Io levai li occhi; e come da mattinaANla parte oriental de l'orizzonteAOsoverchia quella dove 'l sol declina,AN

121

così, quasi di valle andando a monteAOcon li occhi, vidi parte ne lo stremoAPvincer di lume tutta l'altra fronte.AO

e come all’alba la parte orientale dell’orizzonte supera (in luminosità) quella occidentale, dove il sole tramonta, Così, salendo con gli occhi dal basso verso l’alto, vidi una zona nel gradino più alto che vinceva con la sua luce tutta la parte che le stava di fronte.
Io alzai gli occhi; e come al mattino la parte orientale dell'orizzonte supera (in luce) quella dove il sole tramonta, così, quasi andando con gli occhi dalla valle al monte, vidi una parte all'estremità vincere in luce tutto il resto del bordo.
124

E come quivi ove s'aspetta il temoAPche mal guidò Fetonte, più s'infiamma,AQe quinci e quindi il lume si fa scemo,AP

127

così quella pacifica oriafiammaAQnel mezzo s'avvivava, e d'ogne parteARper igual modo allentava la fiamma;AQ

E come il punto dell’orizzonte in cui si aspetta di vedere sorgere il carro del sole si infiamma di una luce più intensa, mentre da una parte e dall’altra (di quel punto) la luce si attenua (man mano che ci si allontana), così quella pacifica orifiamma si avvivava di splendore nella sua zona centrale, e la luce diminuiva in uguale misura da entrambe le parti.
E come lì dove si aspetta il timone del carro che Fetonte guidò male (il punto dove sorge il sole) il cielo si infiamma di più, e di qua e di là la luce diminuisce, così quella pacifica orifiamma (lo stendardo di luce) si ravvivava nel mezzo, e da ogni parte allo stesso modo la fiamma si attenuava;
130

e a quel mezzo, con le penne sparte,ARvid'io più di mille angeli festanti,ASciascun distinto di fulgore e d'arte.AR

E intorno a quel punto centrale, con le ali spiegate, vidi innumerevoli angeli festanti, ciascuno distinto dagli altri per intensità di luce e per ardore di canti e di atteggiamento.
e verso quel centro, con le ali spiegate, vidi più di mille angeli festanti, ciascuno diverso per splendore e per modo di muoversi.
133

Vidi a lor giochi quivi e a lor cantiASridere una bellezza, che letiziaATera ne li occhi a tutti li altri santi;AS

Io vidi qui sorridere ai loro voli e ai loro canti il bel volto della Vergine, che era motivo di letizia per tutti i beati che lo contemplavano.
Vidi lì sorridere ai loro giochi e ai loro canti una bellezza (Maria) che era gioia negli occhi di tutti gli altri santi;
136

e s'io avessi in dir tanta diviziaATquanta ad imaginar, non ardireiAUlo minimo tentar di sua delizia.AT

E se anche avessi tanta ricchezza di parole quanta ne ho di fantasia, non oserei tentare di descrivere neppure la minima parte del gaudio che da lei derivava.
e se io avessi tanta ricchezza nel dire quanta nell'immaginare, non oserei tentare di descrivere la minima parte della sua dolcezza.
139

Bernardo, come vide li occhi mieiAUnel caldo suo caler fissi e attenti,AVli suoi con tanto affetto volse a lei,AU

142

che ' miei di rimirar fé più ardenti.AV

Bernardo, non appena vide il mio sguardo fisso e attento in Maria, oggetto del suo ardente amore, rivolse i suoi occhi verso di lei con tanto amore, che rese i miei ancora più desiderosi di guardarla.
Bernardo, come vide i miei occhi fissi e attenti sull'oggetto del suo ardente amore, volse i suoi verso di lei con tanto affetto che rese i miei più ardenti di guardarla.

Riassunto del canto XXXI

Il Poeta osserva con stupore e ammirazione, lo spettacolo tripudiante dell’Empireo. Mentre gli eletti, seduti sui loro seggi, contemplano la luce eterna di Dio, gli angeli volano, con moto incessante, come intermediari d’amore, dai beati a Dio e da Dio ai beati. Percorrendo con lo sguardo i gradini dell’immenso anfiteatro celeste, Dante scorge i volti, luminosi e trasfigurati dalla gioia, dei beati, osserva i loro atteggiamenti dignitosi e improntati alla più profonda serenità. Desideroso di rivolgere a Beatrice alcune domande, il pellegrino si volge verso di lei, ma al posto della donna amata trova un beato, in atteggiamento benevolo e paterno. San Bernardo da Chiaravalle, il più famoso mistico del secolo XII, particolarmente devoto alla Vergine. Egli, quale simbolo della scienza contemplativa, sostituisce Beatrice per guidare Dante alla visione finale di Dio. Poiché il Poeta vuole sapere dove si trova ora Beatrice, il Santo gli spiega che è ritornata al suo seggio, il terzo, a partire dall’alto, dopo quello della Vergine e di Eva, accanto a quello di Rachele. Dopo che Dante ha innalzato alla sua donna una fervida preghiera di ringraziamento per averlo guidato dal peccato alla salvezza eterna e dopo che ha invocato, ancora una volta, il suo aiuto, San Bernardo lo invita a percorrere di nuovo con lo sguardo tutto l’Empireo, per prepararsi alla visione di Dio. Dante - esorta il Santo - deve contemplare anzitutto la regina del cielo. La Vergine appare al pellegrino nel punto più alto della candida rosa, avvolta in una luce intensissima, circondata dal volo festoso di migliaia di angeli.

In breve

Dove e chi
  1. Empireo: La rosa dei beati. Il fiume di luce e la visione di Dio.

Vedi sulla mappa

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Mentre il canto precedente ha rivelato l’aspetto esteriore della candida rosa, il XXXI ha il compito di rappresentare la vita che anima tutto l’Empireo. I beati appaiono finalmente con la loro figura umana; il Poeta può finalmente posare il suo sguardo sui loro volti, seguire i loro gesti, scrutare ogni loro movimento. E’ questo, uno dei momenti più importatori di tutta la Commedia, perché nel regno dell’astrazione e della pura spiritualità "raggiunge il suo vertice la determinazione della personalità o dell’individuo: il sommo ideale è il sommo reale. Gli stessi angeli, che nel Primo Mobile non erano che scintille di un unico immenso incendio, ci appariscono nella loro forma personale con le facce di fiamma viva; ma specialmente le anime beate, che negli astri si confondevano insieme in una comune uniformità di splendori, qui si mostrano con immagine scoperta, nell’aspetto della loro individualità terrena" (Parodi), perché la natura sale fino alla sommità dell’Empireo. Essa, continua l’illustre critico nel suo studio dedicato alla "costruzione" del paradiso dantesco, " dopo un primo baleno di una visione, in cui... ricompare, co’ suoi incanti d’acque, di fiori, di esseri alati, quasi a rammentare che è uno specchio divino del vero... trionfa nell’immagine umana delle anime beate". L’uomo, che avevamo incontrato all’inizio del paradiso ancora legato alla natura, ma pur da essa diviso e come assorto nello sforzo di liberarsene in una sempre più alta spiritualità, ora ha trovato con essa il suo equilibrio, riconquistandola e con essa identificandosi in una realtà compiuta e suprema. L’aspetto corporeo delle anime non è che "la luce della loro vita individuale, che Dante vede e distingue nel divino lume, è l’eterno suggello che in sé riportarono impresso della loro penosa ma cara e indimenticabile prigione terrena " (Parodi), perché se l’anima è forma del corpo, Dante, forse, intravede, nell’Empireo, che anche il corpo è forma dell’anima. Sotto questo punto di vista il dogma della risurrezione della carne non ha mai avuto una più alta e più poetica interpretazione. Il poeta cristiano - questa è la conclusione del Parodi - "è così riuscito a portarsi con sé, anche lassù nelle somme vette dell’Empireo, la sua cara terra", simboleggiando una perfezione umana dove il corpo, la terra e ogni bellezza sensibile rivendicano i propri diritti accanto a quelli del puro spirito. Se per il mistico Medioevo le due realtà dello spirito e della materia si compendiano nella lotta della terra con il cielo, del senso con l’intelletto, le nell’aspirazione - profondamente avvertita - dello spirito a spogliarsi di ogni legame terreno per immergersi nella volontà e nell’essenza divina, in Dante non esiste più alcuna lacerazione di opposti, bensì una concordia metafisica, per cui le due forme dell’essere si armonizzano in cielo. Nel canto XXXI culmina la potenziale poesia drammatica di tutta la filosofia scolastica, impegnata appunto a distinguere per unire, per risolvere in unità tutta la creazione, superando la tendenza manichea pronta a lacerare il mondo nei due opposti principii della materia (principio del male) e dello spirito (principio del bene). L’ "ampio respiro epico" che il Sapegno vede in questo canto, la "voce piena fluente e maestosa, che sottolinea la chiara armoniosa struttura dello spettacolo fantastico e la grandiosità della concezione ideale", l’"ebbrezza di una realtà trascendente ", lo " stupore estatico del contemplante " trovano la loro origine proprio in questo raggiunto equilibrio metafisico. Il paradiso dei nove cieli fisici è un grande mito poetico che ha il compito di far segno (cfr. canto IV, verso 38) agli uomini dell’ordine gerarchico di tutti gli esseri e di tutti i concetti, ossia dell’ordine e della bellezza - morali e materiali - che regnano nell’universo e che, fluendo da Dio, a Dio ritornano. Questo mito poetico raggiunge la sua compiuta espressione nell’aspetto umano delle anime dell’Empireo, quando, come nei miti platonici, la luce della poesia scaturisce dall’ardore di una profonda idea. Non è causale l’accenno che abbiamo fatto a Platone: la singolare ma grandiosa concezione del mondo come un flusso continuo di raggi luminosi che dalla Causa Prima scendono, riflettendosi in innumerevoli specchi e perdendo via via, una parte del loro splendore, fino all’ultima delle cose e portano dovunque il pensiero di Dio, costituendo quell’infinita gradazione di esseri nella quale appunto risiedono l’ordine e l’armonia, risale a Platone. Platonica, o meglio neoplatonica, oltre che la teoria della processione delle cose da Dio, è anche quella del loro ritorno, come quella della indivisibile unità di Dio che splende nel molteplice o quella della luce come struttura dell’universo. E’ una conclusione evidente (e unanimemente accettata dalla critica) che il mondo filosofico che esercita su Dante una suggestione di ordine artistico, è essenzialmente quello neoplatonico-agostiniano, il quale, per di più, offre al Poeta una tradizione di linguaggio potentemente figurativo. Sarebbe sufficiente confrontare la prosa di Aristotile e di San Tommaso con quella di Dionigi e Sant’Agostino per rendersi conto della diversa quantità e qualità di suggestione da esse esercitate, perché è la concezione stessa del mondo neoplatonico che non si affida solo al rigore logico, ma ha in sé una ricchezza poetica. Quel mondo dove l’essere è luce nel senso più proprio, e i corpi fatti di luce visibile sono segni e vestigia della vera luce, dove la separazione fra spirito e materia è estremamente esigua e il simbolo e l’analogia hanno valore essenziale di conoscenza, è certamente un mondo dove la logica si allea alla poesia per meglio comprendere ed esprimere la realtà. Ed è appunto questo mondo che è alla base della struttura stessa del Paradiso e che trova il suo compimento, nell’Empireo, nella figura umana dei beati.

Personaggi del canto XXXI

Guida

Beatrice

Evocata nell'Inferno, guida in Paradiso

La donna amata da Dante, simbolo della teologia e della grazia. Manda Virgilio e poi accompagna Dante nei cieli.

Guida

San Bernardo

Empireo

Ultima guida di Dante. Rivolge alla Vergine la preghiera che apre la visione di Dio.

Approfondimenti

Altre schede di questo canto sono visibili ai livelli Liceo e Approfondito.

Personaggi
Paradiso · Canto XXXI Liceo

Il congedo da Beatrice

vv. 79-84«O donna in cui la mia speranza vige,e che soffristi per la mia salutein inferno lasciar le tue vestige,di tante cose quant'i' ho vedute,dal tuo podere e da la tua bontatericonosco la grazia e la virtute.Leggi nel testo

Mentre Dante contempla la rosa dei beati, si volta per chiedere qualcosa a Beatrice. Al suo posto trova un vecchio vestito di bianco: è san Bernardo di Chiaravalle, che sarà la sua ultima guida. Beatrice è tornata al suo posto nella rosa, nel terzo giro, accanto a Rachele.

Dante la vede da lontanissimo e le rivolge l'ultima preghiera: «O donna in cui la mia speranza vige», tu che hai sopportato di lasciare le tue orme all'Inferno per la mia salvezza. Riconosce di dovere a lei la grazia e la forza di tutto ciò che ha visto. Beatrice sorride, lo guarda, poi si volge verso Dio.

La vicinanza a Rachele non è casuale. Rachele, la moglie di Giacobbe, era nel Medioevo il simbolo della vita contemplativa, che ha il suo fine nel vedere Dio. Beatrice ha guidato Dante fino a questa visione. Ora il suo compito è compiuto, e le resta lo sguardo rivolto all'eterno.

Verifica

Fili rossi · questo canto nel resto del poema

Il congedo di Beatrice

Ne parla la scheda «Beatrice, dalla Vita Nuova alla Commedia» (Inf. II).

La rosa dei beati

Ne parla la scheda «Il fiume di luce» (Par. XXX).

San Bernardo

Compare anche in altri 2 canti.