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Indice dei canti
Dante arretra riparandosi gli occhi davanti a tre figure luminose tra le nubi: un vecchio con le chiavi, un giovane abbagliante al centro, un uomo con bastone e conchiglia; Beatrice osserva.
Dopo l'esame sulla speranza con san Giacomo, la luce di san Giovanni abbaglia Dante.
Paradiso · Cielo delle Stelle fisse

Paradiso, Canto XXV

«Se mai continga che 'l poema sacro…»

Dal gruppo dei beati, dal quale si era già staccato San Pietro, esce un’altra luce, quella di San Giacomo apostolo, che interrogherà Dante intorno alla seconda virtù teologale: la speranza.

Luogo
Cielo delle Stelle fisse
Anime
Trionfo di Cristo e di Maria; esami sulle virtù
Versi
139 · 46 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
      I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
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Testo e parafrasi del canto XXV

Parafrasi
Tocca una terzina per vedere la parafrasi
1

Se mai continga che 'l poema sacroAal quale ha posto mano e cielo e terra,Bsì che m'ha fatto per molti anni macro,A

4

vinca la crudeltà che fuor mi serraBdel bello ovile ov'io dormi' agnello,Cnimico ai lupi che li danno guerra;B

7

con altra voce omai, con altro velloCritornerò poeta, e in sul fonteDdel mio battesmo prenderò 'l cappello;C

10

però che ne la fede, che fa conteDl'anime a Dio, quivi intra' io, e poiEPietro per lei sì mi girò la fronte.D

Se mai avvenga che questo sacro poema alla cui composizione hanno concorso la scienza divina e l’umana esperienza, così che la fatica durata lunghi anni mi ha fisicamente logorato, riesca a piegare la crudele volontà (dei miei concittadini) che mi costringe a stare lontano da Firenze, la mia dolce patria dove io (un tempo) vissi come cittadino pacifico, ma avverso ai faziosi che portano discordia nella città, ritornerò poeta con voce diversa ormai e con diverso aspetto, e nel battistero di San Giovanni, dove fui battezzato, cingerò la corona poetica, poiché lì feci il mio ingresso nella fede che rende le anime familiari a Dio, e poi per questa fede San Pietro mi cinse la fronte (con la sua luce) in modo così mirabile.
Se mai accadrà che il poema sacro, al quale hanno posto mano cielo e terra, tanto che mi ha fatto dimagrire per molti anni, vinca la crudeltà che mi tiene chiuso fuori dal bell'ovile (Firenze) dove io dormii da agnello, nemico ai lupi che gli fanno guerra; con un'altra voce ormai, con un altro vello (i capelli bianchi), ritornerò poeta, e sul fonte del mio battesimo prenderò la corona d'alloro; perché lì io entrai nella fede che fa conoscere le anime a Dio, e poi Pietro, per essa, mi girò così intorno alla fronte.
13

Indi si mosse un lume verso noiEdi quella spera ond'uscì la primiziaFche lasciò Cristo d'i vicari suoi;E

Quindi da quella stessa corona di beati da cui era uscito San Pietro, il primo dei vicari che Cristo lasciò in terra, venne verso di noi un altro spirito luminoso;
Poi si mosse verso di noi una luce da quella sfera da cui era uscito il primo frutto (san Pietro) che Cristo lasciò dei suoi vicari;
16

e la mia donna, piena di letizia,Fmi disse: «Mira, mira: ecco il baroneGper cui là giù si vicita Galizia».F

e Beatrice, piena di letizia, mi disse: “ Guarda, guarda: ecco uno dei baroni della corte celeste, l’apostolo San Giacomo, per venerare il quale sulla terra si va in pellegrinaggio a Compostella in Galizia”.
e la mia donna, piena di gioia, mi disse: «Guarda, guarda: ecco il nobile signore (san Giacomo) per il quale laggiù si va in pellegrinaggio in Galizia».
19

Sì come quando il colombo si poneGpresso al compagno, l'uno a l'altro pande,Hgirando e mormorando, l'affezione;G

22

così vid'io l'un da l'altro grandeHprincipe glorioso essere accolto,Ilaudando il cibo che là sù li prande.H

Come quando il colombo si avvicina al compagno, e l’uno manifesta all’altro l’amore, girandogli attorno e tubando, così vidi San Giacomo accolto dall’altro grande e glorioso principe, San Pietro, mentre entrambi lodavano Dio. il cibo che lassù li nutre.
Come quando il colombo si posa vicino al compagno, e l'uno all'altro mostra l'affetto girando e tubando; così io vidi un grande principe glorioso essere accolto dall'altro, mentre lodavano il cibo che lassù li nutre.
25

Ma poi che 'l gratular si fu assolto,Itacito coram me ciascun s'affisse,Jignito sì che vincea 'l mio volto.I

Ma dopo che fu terminato il vicendevole rallegrarsi, ciascuno si fermò dinanzi a me in silenzio, e così fiammeggiante che abbagliava la mia vista.
Ma dopo che il saluto festoso fu concluso, ciascuno si fermò in silenzio davanti a me, così infuocato che vinceva la mia vista.
28

Ridendo allora Beatrice disse:J«Inclita vita per cui la larghezzaKde la nostra basilica si scrisse,J

Allora Beatrice disse sorridendo: “ O gloriosa anima che esalasti nei tuoi scritti la liberalità della nostra reggia celeste, fa che risuoni in questo cielo il nome della speranza:
Sorridendo allora Beatrice disse: «Illustre anima, dalla quale fu descritta la generosità della nostra reggia celeste,
31

fa risonar la spene in questa altezza:Ktu sai, che tante fiate la figuri,Lquante Iesù ai tre fé più carezza».K

34

«Leva la testa e fa che t'assicuri:Lche ciò che vien qua sù del mortal mondo,Mconvien ch'ai nostri raggi si maturi».L

tu puoi farlo, perché sei colui che la simboleggi tutte le volte che Gesù dimostrò maggiore predilezione ai tre apostoli ”. “ Alza il capo e riprendi coraggio, perché chi sale quassù dalla terra, deve diventare capace di sostenere la vista del nostro splendore. ” Questo incoraggiamento mi venne dal secondo spirito, San Giacomo;
fa' risuonare la speranza a questa altezza: tu sai (farlo), perché la rappresentasti tante volte quante Gesù mostrò più affetto ai tre (Pietro, Giacomo e Giovanni)». «Alza la testa e fa' in modo di rassicurarti: perché ciò che sale quassù dal mondo mortale deve maturare ai nostri raggi».
37

Questo conforto del foco secondoMmi venne; ond'io levai li occhi a' montiNche li 'ncurvaron pria col troppo pondo.M

40

«Poi che per grazia vuol che tu t'affrontiNlo nostro Imperadore, anzi la morte,One l'aula più secreta co' suoi conti,N

43

sì che, veduto il ver di questa corte,Ola spene, che là giù bene innamora,Pin te e in altrui di ciò conforte,O

46

di' quel ch'ell'è, di' come se ne 'nfioraPla mente tua, e dì onde a te venne».QCosì seguì 'l secondo lume ancora.P

e perciò io volsi lo sguardo verso le due somme luci che prima avevano fatto abbassare i miei occhi per il loro eccessivo splendore. “ Poiché Dio, nostro imperatore, per sua grazia vuole che tu, prima di morire, ti trovi al cospetto dei suoi ministri nella sala più interna della sua reggia, cosicché, dopo aver contemplato il paradiso quale esso è, tu possa con ciò che hai visto ravvivare in te e negli altri la speranza, che in terra accende gli animi all’amore del bene, dimmi cos’è la speranza e in che misura se ne abbellisce la tua mente, e donde essa ebbe principio in te. Così continuò ancora a dire San Giacomo.
Questo conforto mi venne dal secondo fuoco; per cui io alzai gli occhi ai monti (i due apostoli) che prima me li avevano fatti abbassare con il troppo peso (della loro luce). «Poiché il nostro Imperatore per grazia vuole che tu, prima della morte, ti incontri con i suoi conti nella sala più segreta, così che, visto il vero di questa corte, tu rafforzi in te e negli altri la speranza che laggiù fa innamorare del bene, di' che cos'è, di' come la tua mente ne fiorisce, e di' da dove ti è venuta». Così continuò ancora la seconda luce.
49

E quella pia che guidò le penneQde le mie ali a così alto volo,Ra la risposta così mi prevenne:Q

52

«La Chiesa militante alcun figliuoloRnon ha con più speranza, com'è scrittoSnel Sol che raggia tutto nostro stuolo:R

E Beatrice che aveva guidato a così alto volo le penne delle mie ali, prevenne la mia risposta con queste parole: “ La Chiesa militante non ha alcun figlio che possieda più di lui la speranza, com’è scritto nella mente di Dio, il sole che illumina tutte le nostre schiere:
E quella pia (Beatrice) che guidò le penne delle mie ali a un volo così alto mi anticipò così nella risposta: «La Chiesa militante non ha nessun figlio con più speranza di lui, come è scritto nel Sole (Dio) che illumina tutta la nostra schiera:
55

però li è conceduto che d'EgittoSvegna in Ierusalemme per vedere,Tanzi che 'l militar li sia prescritto.S

per questo gli è concesso di venire dall’esilio terreno (d’Egitto) nella Gerusalemme celeste, per vedere (il paradiso), prima che sia terminato per lui il tempo della milizia terrena.
perciò gli è concesso di venire dall'Egitto a Gerusalemme (dalla terra al cielo) per vedere, prima che gli sia posto fine alla milizia (terrena).
58

Li altri due punti, che non per sapereTson dimandati, ma perch'ei rapportiUquanto questa virtù t'è in piacere,T

61

a lui lasc'io, ché non li saran fortiUné di iattanza; ed elli a ciò risponda,Ve la grazia di Dio ciò li comporti».U

Intorno agli altri due punti, che gli sono richiesti, non perché tu voglia sapere (quello che già sai), ma perché egli riferisca agli uomini quanto ti è gradita questa virtù, lascio a lui la risposta, perché non gli riusciranno difficili né gli daranno motivo di vantarsi; ed egli stesso risponda alle tue domande e la grazia di Dio gli consenta di farlo”.
Gli altri due punti, che non sono domandati per sapere, ma perché lui riferisca quanto questa virtù ti è cara, li lascio a lui, perché non gli saranno difficili né occasione di vanto; e lui risponda a questo, e la grazia di Dio glielo conceda».
64

Come discente ch'a dottor secondaVpronto e libente in quel ch'elli è esperto,Wperché la sua bontà si disasconda,V

67

«Spene», diss'io, «è uno attender certoWde la gloria futura, il qual produceXgrazia divina e precedente merto.W

Come scolaro che parla dopo il maestro rispondendogli pronto e volenteroso intorno a quello che egli ben sa, perché si conosca il suo valore, dissi: “La speranza è un’attesa sicura della gloria celeste, la quale è prodotta dalla grazia divina e dai meriti precedentemente acquistati.
Come uno scolaro che risponde al maestro pronto e volenteroso in ciò in cui è esperto, perché si mostri il suo valore, «La speranza», dissi io, «è un'attesa certa della gloria futura, prodotta dalla grazia divina e dai meriti precedenti.
70

Da molte stelle mi vien questa luce;Xma quei la distillò nel mio cor priaYche fu sommo cantor del sommo duce.X

Questa nozione della speranza mi viene da molte fonti; ma per primo la istillò nel mio cuore David, colui che fu il più alto cantore di Dio.
Questa luce mi viene da molte stelle (molti autori); ma per primo la fece scendere nel mio cuore colui che fu il sommo cantore del sommo signore (Davide).
73

'Sperino in te', ne la sua teodìaYdice, 'color che sanno il nome tuo':Ze chi nol sa, s'elli ha la fede mia?Y

Nei suoi salmi in onore di Dio egli dice: “Sperino in te quelli che conoscono il tuo nome’’: e chi non sa questo, se ha la fede che ho io?
“Sperino in te”, dice nel suo canto a Dio (i Salmi), “coloro che conoscono il tuo nome”: e chi non lo conosce, se ha la mia fede?
76

Tu mi stillasti, con lo stillar suo,Zne la pistola poi; sì ch'io son pieno,AAe in altrui vostra pioggia repluo».Z

79

Mentr' io diceva, dentro al vivo senoAAdi quello incendio tremolava un lampoABsùbito e spesso a guisa di baleno.AA

Anche tu poi, con la luce comunicatami da David, mi istillasti la stessa dottrina nella tua epistola, in modo che io trabocco di questo dono, e riverso sugli altri quello che voi fate piovere su di me”. Mentre parlavo, dentro alla luce fiammeggiante di San Giacomo guizzava un lampo improvviso e frequente come un baleno.
Tu poi me l'hai instillata, insieme alla sua, nella tua lettera; così che io ne sono pieno e riverso sugli altri la vostra pioggia». Mentre parlavo, dentro il vivo seno di quell'incendio tremolava un lampo improvviso e frequente come un baleno.
82

Indi spirò: «L'amore ond'io avvampoABancor ver' la virtù che mi seguetteACinfin la palma e a l'uscir del campo,AB

85

vuol ch'io respiri a te che ti diletteACdi lei; ed emmi a grato che tu dicheADquello che la speranza ti 'mpromette».AC

Quindi parlò: “ L’amore di cui ardo tuttora per la virtù (della speranza), la quale mi accompagnò fino al martirio e al termine della mia battaglia terrena, vuole che io riparli della speranza a te che dimostri d’amarla; e mi è gradito che tu mi dica che cosa essa ti promette”.
Poi disse: «L'amore di cui ardo ancora verso la virtù che mi accompagnò fino al martirio e all'uscita dal campo (della vita), vuole che io parli ancora a te, che ti compiaci di essa; e mi è gradito che tu dica quello che la speranza ti promette».
88

E io: «Le nove e le scritture anticheADpongon lo segno, ed esso lo mi addita,AEde l'anime che Dio s'ha fatte amiche.AD

E io risposi: “ Il Nuovo e il Vecchio Testamento assegnano la meta alle anime che vivono in grazia di Dio, e questa meta mi indica ciò che la speranza promette.
E io: «Le nuove e le antiche Scritture indicano il segno, ed esso me lo mostra, delle anime che Dio ha fatto sue amiche.
91

Dice Isaia che ciascuna vestitaAEne la sua terra fia di doppia vesta:AFe la sua terra è questa dolce vita;AE

Isaia (infatti) dice che ciascuna delle anime elette (ritornata) nella sua terra sarà rivestita di una duplice veste; e la sua terra e questa vita beata.
Dice Isaia che ciascuna di esse sarà vestita nella sua terra di una doppia veste (anima e corpo): e la sua terra è questa dolce vita;
94

e 'l tuo fratello assai vie più digesta,AFlà dove tratta de le bianche stole,AGquesta revelazion ci manifesta».AF

E tuo fratello Giovanni Evangelista ci manifesta questa stessa rivelazione in modo assai più chiaro, là dove parla delle bianche vesti dei beati ”.
e tuo fratello (san Giovanni), molto più chiaramente, là dove tratta delle bianche vesti, ci manifesta questa rivelazione».
97

E prima, appresso al fin d'este parole,AG'Sperent in te' di sopr'a noi s'udì;AHa che rispuoser tutte le carole.AG

E dopo la fine di queste parole, si udì dapprima cantare sopra di noi: “Sperino in te”, e a questo canto risposero tutte le corone danzanti dei beati.
E subito, alla fine di queste parole, si udì sopra di noi «Sperent in te»; a cui risposero tutte le danze.
100

Poscia tra esse un lume si schiarìAHsì che, se 'l Cancro avesse un tal cristallo,AIl'inverno avrebbe un mese d'un sol dì.AH

Poi in mezzo ad esse uno spirito divenne così fulgido che se la costellazione del Cancro avesse una stella tanto luminosa l’inverno avrebbe un mese fatto di un giorno solo.
Poi tra di esse una luce si fece così chiara che, se il Cancro avesse una stella così, l'inverno avrebbe un mese di un solo giorno.
103

E come surge e va ed entra in balloAIvergine lieta, sol per fare onoreAJa la novizia, non per alcun fallo,AI

106

così vid'io lo schiarato splendoreAJvenire a' due che si volgieno a notaAKqual conveniesi al loro ardente amore.AJ

E come una sorridente fanciulla si alza e s’avvia ed entra nel cerchio della danza, non per vanità, ma solo per far onore alla novella sposa, così vidi lo spirito che aveva accresciuto il suo splendore venire verso i due (San Pietro e San Giacomo) che danzavano in circolo al ritmo del canto che era quale si conveniva alla loro ardente carità.
E come si alza e va ed entra nella danza una fanciulla lieta, solo per fare onore alla sposa novella, non per vanità, così io vidi lo splendore illuminato venire verso i due che giravano a ritmo come conveniva al loro ardente amore.
109

Misesi lì nel canto e ne la rota;AKe la mia donna in lor tenea l'aspetto,ALpur come sposa tacita e immota.AK

112

«Questi è colui che giacque sopra 'l pettoALdel nostro pellicano, e questi fueAMdi su la croce al grande officio eletto».AL

Lì si unì a loro accordandosi al canto e alla danza; e la mia donna teneva lo sguardo fisso in loro, simile a sposa assorta e silenziosa. “Questi è l’apostolo Giovanni, colui che nell’ultima cena riposò sul petto di Cristo, e che fu scelto da Cristo in croce al grande compito di sostituirlo come figlio presso Maria. Così disse Beatrice;
Si unì lì al canto e alla danza; e la mia donna teneva lo sguardo su di loro, proprio come una sposa silenziosa e immobile. «Questi è colui che giacque sul petto del nostro pellicano (Cristo), e questi fu scelto dall'alto della croce per il grande compito (di custodire Maria)».
115

La donna mia così; né però piùeAMmosser la vista sua di stare attentaANposcia che prima le parole sue.AM

né per questo le sue parole distolsero il suo sguardo dal restare fisso sugli apostoli più di quanto lo avesse distolto prima di parlare.
Così disse la mia donna; e tuttavia le sue parole non distolsero il suo sguardo dallo stare attento, né dopo né prima.
118

Qual è colui ch'adocchia e s'argomentaANdi vedere eclissar lo sole un poco,AOche, per veder, non vedente diventa;AN

121

tal mi fec'io a quell'ultimo focoAOmentre che detto fu: «Perché t'abbagliAPper veder cosa che qui non ha loco?AO

Come colui che aguzza lo sguardo e si sforza di vedere l’eclissi parziale di sole, e, per voler vedere troppo, restando abbagliato non vede più nulla, così divenni io dinanzi a quell’ultimo splendore finché mi fu detto (dal Santo): “Perché ti abbagli cercando di vedere una cosa che qui non può essere?
Come è colui che guarda fisso e cerca di vedere il sole eclissarsi un poco, e che, per voler vedere, diventa cieco; così diventai io davanti a quell'ultimo fuoco, finché mi fu detto: «Perché ti abbagli per vedere una cosa che qui non c'è?
124

In terra è terra il mio corpo, e saragliAPtanto con li altri, che 'l numero nostroAQcon l'etterno proposito s'agguagli.AP

Il mio corpo in terra è diventato polvere, e vi starà con gli altri corpi finché il numero di noi beati sarà pari a quello stabilito dall’eternità nella mente divina.
Il mio corpo è terra in terra, e vi rimarrà con gli altri finché il nostro numero non raggiungerà quello stabilito dal disegno eterno.
127

Con le due stole nel beato chiostroAQson le due luci sole che saliro;ARe questo apporterai nel mondo vostro».AQ

Con l’anima e con il corpo in paradiso si trovano solo Cristo e la Vergine, le due luci che poco fa sono salite all’Empireo; e questo tu riferirai giù nel vostro mondo ”.
Con le due vesti (anima e corpo) nel chiostro beato ci sono solo le due luci che salirono (Cristo e Maria); e questo riferirai nel vostro mondo».
130

A questa voce l'infiammato giroARsi quietò con esso il dolce mischioASche si facea nel suon del trino spiro,AR

133

sì come, per cessar fatica o rischio,ASli remi, pria ne l'acqua ripercossi,ATtutti si posano al sonar d'un fischio.AS

A queste parole la splendente danza dei beati cessò insieme alla soave mescolanza dei suoni che nasceva dal canto dei tre apostoli, così come, al suono del fischio del capovoga, per riposarsi o evitare un pericolo, si fermano tutti i remi, con i quali prima i rematori percuotevano regolarmente l’acqua.
A questa voce il cerchio infiammato si fermò, e con esso la dolce mescolanza che si faceva nel canto dei tre spiriti, così come, per evitare fatica o pericolo, i remi, prima battuti nell'acqua, si fermano tutti al suono di un fischio.
136

Ahi quanto ne la mente mi commossi,ATquando mi volsi per veder Beatrice,AUper non poter veder, benché io fossiAT

139

presso di lei, e nel mondo felice!AU

Ah quanto mi turbai nell’animo, quando mi volsi per guardare Beatrice, perché non potei vederla, sebbene fossi vicino a lei, e nel felice mondo dei beati!.
Ah, quanto mi turbai nella mente quando mi voltai per vedere Beatrice, per non poterla vedere, benché io fossi vicino a lei, e nel mondo felice!

Riassunto del canto XXV

Dal gruppo dei beati, dal quale si era già staccato San Pietro, esce un’altra luce, quella di San Giacomo apostolo, che interrogherà Dante intorno alla seconda virtù teologale: la speranza. Tre sono i quesiti che il Santo sottopone al pellegrino: che cos’è la speranza, in che misura la possiede, quali sono le fonti dalle quali l’ha ricevuta. Alla seconda domanda risponde subito Beatrice: nessun appartenente alla Chiesa militante spera con più intensità del suo discepolo. Agli altri due quesiti di San Giacomo risponde invece lo stesso Dante, e ogni sua affermazione si fonda su salde conoscenze teologiche. Il Poeta si sofferma particolarmente su ciò che promette la seconda virtù teologale: la risurrezione del corpo, il quale dopo il Giudizio Universale si ricongiungerà per l’eternità all’anima. Concluso il secondo esame di Dante, una voce, che proviene dall’alto, canta il versetto di un salmo davidico ("Sperent in te") e tutti i beati dell’ottavo cielo rispondono in coro. Infine una terza luce si avvicina a quelle di San Pietro e di San Giacomo: appare l’apostolo San Giovanni, al quale è affidato l’incarico di interrogare Dante sulla carità. Prima, però, San Giovanni nega di trovarsi in paradiso anche con il corpo, come vorrebbe una tradizione accolta da molti scrittori medievali.

In breve

Dove e chi
  1. Cielo delle Stelle fisse: Trionfo di Cristo e di Maria; esami sulle virtù. Pietro, Giacomo, Giovanni, Adamo.

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Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Un’imponente cultura teologica, che attinge alla Scrittura, alla letteratura patristica e alla Scolastica, sorregge il contenuto della terza cantica. La teologia di Dante è la teologia dogmaticamente definita, che accetta nel suo insieme tutto il complesso di articoli della fede che la Chiesa impone di credere, ma presenta anche un carattere "personale" (che non ne infirma certo la validità), essendo il Poeta portato, dal suo temperamento e dalla sua personalità, ad insistere su un dogma piuttosto che su un altro, a mettere in rilievo determinati rapporti fra le verità di fede, a sottolineare determinate conseguenze che da queste derivano. Intervengono, cioè, nella sua prassi religiosa - e perciò nella sua poesia - motivi preferenziali dettati da una partecipazione sentimentale più o meno intensa: la meditazione della vita dell’anima come movimento ascensionale che ha per suo termine Dio infinito, come dinamico sviluppo che si concluderà nella gloria celeste, è il motivo teologico che raggiunge in Dante un rilievo essenziale, presentandosi come sintesi di tutta la sua spiritualità. L’appassionata celebrazione di questa meditazione è l’animato sfondo poetico del Paradiso, che è l’"epos della vita interiore come esultanza dello spirito elevato verso le cime vertiginose della partecipazione al Dio della gloria e dell’eterno" (Getto) e che appare, perciò, pervaso "da un sentimento unico, da un entusiasmo ben definito, da un clima affettivo uguale e preciso". A questo tema fondamentale - la dignità dell’uomo e il suo destino di gloria come figlio di Dio - è strettamente legato un motivo teologico al quale Dante ha già dedicato uno dei canti più belli del Paradiso, il XIV: il motivo della risurrezione dei corpi, la quale perfezionerà il destino di gloria e di beatitudine delle creature. Proprio la risurrezione dei corpi è posta, nel canto XXV, come oggetto della speranza Non solo per questo il canto che stiamo esaminando è fondamentale al fine di capire la personale accentuazione che Dante conferisce alla teologia del suo Paradiso. Se l’esposizione intorno alla fede impegna a fondo le capacità intellettuali e il sapere teologico di Dante (che paragona se stesso al baccellier in attesa dell’esame), quella intorno alla speranza trova il Poeta pronto ad una partecipazione affettiva più profonda. "La speranza è in verità la sua stessa vita. Tutta la sua opera, la sua attività politica, la sua poesia sono nate dalla aspettazione, dall’anelito più ardente verso la pace, la restaurazione. Il poema è la voce della speranza: per una doppia via: perché con esso Dante spera di vincere la crudeltà dei propri concittadini e di essere chiamato, coronato in patria, e perché con esso egli pensa di avviare il processo di riscatto della umanità traviata. In effetti all’inizio del canto - la cui prima parola o, diremmo, la cui chiave, è se - egli dice questa speranza del ritorno in parole commosse, piene di alta fede. Le due speranze sono in qualche modo connesse nel suo animo." (Montano)Così la definizione teologica della speranza (uno attender certo della gloria futura...) si colora delle personali aspirazioni di Dante uomo e poeta, è possentemente nutrita dalla sua coscienza di uomo di giustizia, di interprete del vero, di maestro di spiritualità, mentre il canto acquista la scioltezza e la varietà di una libera conversazione, laddove l’esame della fede si è svolto attraverso una rigida e rigorosa concatenazione di domande e risposte. Scompare anche l’intonazione drammatica che ha contraddistinto il dialogo con San Pietro (la conquista della verità è apparsa, ancora una volta, come una dura lotta dell’intelletto contro difficoltà, obiezioni e contraddizioni di ogni genere): ormai certo che la fede è sostanza di cose sperate, l’animo gioisce nell’attender certo della gloria futura e della dolce vita del paradiso. La lettura del canto XXV può, perciò, fare cadere facilmente l’accusa di astrattezza che la critica romantica ha addensato sul Paradiso o quella di assurdità poetica perché esso vorrebbe essere una rappresentazione del trascendente di cui l’uomo, finché resta sulla terra, non può avere esperienza. Lo stesso De Sanctis, che per primo aveva avanzato quelle accuse, tentava, in un secondo momento, di salvare la poesia della terza cantica cercandola nelle immagini e nei sentimenti terreni che la pervadono (con questa posizione concordava sostanzialmente anche il Croce), per cui la monotonia del Paradiso si disperderebbe solo quando lo sguardo del Poeta si volge verso la terra (allora "il Paradiso si trasforma in una tribuna dalla quale si ammaestra e si riprende; l’ordine divino diviene come tipo e modello delle cose umane") e la teologia assumerebbe valore poetico solo quando viene "rappresentata" e "calata in un contenuto perfettamente determinato" con immagini Tuttavia anche questo contenuto poetico resta, per il De Sanctis, "troppo vuoto di umanità. Dio, gli angeli, i santi, le intelligenze rimangono in un oscuro indeterminato", perché l’Amore entusiastico della pura scienza" troppo spesso prevale e portando il Poeta "negli aridi campi della mistica gli fa dimenticare la terra". Ma il canto XXV dimostra che da ben altra fonte nasce la poesia del Paradiso: da una personale, umanissima meditazione teologica, che, prendendo l’avvio da una sofferta esperienza personale, sale ad illustrare quei momenti " in cui l’anima trema ed esulta nella parentela nuova che con Dio istituisce" (Getto). Perché la speranza terrena - alla quale il Poeta ha affidato le sue più eroiche aspirazioni, il suo bisogno, che è quello di tutte le creature, di dilatarsi nel tempo e nello spazio diviene generatrice di sterili illusioni, immette l’uomo nel cerchio chiuso di un immanentismo destinato a tradirlo e a beffarlo continuamente, se non viene collegata alla speranza sovrannaturale, a quella speranza, cioè, che ha come suo fine e come suo appagamento Dio.

Personaggi del canto XXV

Guida

Beatrice

Evocata nell'Inferno, guida in Paradiso

La donna amata da Dante, simbolo della teologia e della grazia. Manda Virgilio e poi accompagna Dante nei cieli.

Beato

San Pietro

Paradiso · Stelle fisse

Esamina Dante sulla fede e lancia un'invettiva contro la corruzione della Chiesa.

Beato

San Giacomo

Paradiso · Stelle fisse

L'apostolo venerato a Compostela: esamina Dante sulla speranza.

Beato

San Giovanni Evangelista

Paradiso · Stelle fisse

L'apostolo prediletto: esamina Dante sulla carità e smentisce la leggenda della propria assunzione.

Approfondimenti

Storia
Paradiso · Canto XXV Base

Il sogno del ritorno

vv. 1-9Se mai continga che 'l poema sacroal quale ha posto mano e cielo e terra,sì che m'ha fatto per molti anni macro,vinca la crudeltà che fuor mi serradel bello ovile ov'io dormi' agnello,nimico ai lupi che li danno guerra;con altra voce omai, con altro velloritornerò poeta, e in sul fontedel mio battesmo prenderò 'l cappello;Leggi nel testo

Il canto XXV si apre con una delle confessioni più commoventi di Dante. Se mai accadrà che il «poema sacro», a cui hanno messo mano cielo e terra e che lo ha fatto dimagrire per tanti anni, vinca la crudeltà che lo tiene fuori da Firenze, allora tornerà nella sua città con un'altra voce e un'altra veste.

Dante immagina di prendere la corona di poeta nel battistero di San Giovanni, dove era stato battezzato. Lì era entrato nella fede, e lì vorrebbe essere incoronato, proprio dopo che san Pietro ha approvato la sua fede.

È la prima volta che chiama il suo poema «sacro». Il sogno non si realizzò mai: Dante morì in esilio a Ravenna nel 1321. Firenze gli offrì il ritorno a condizioni umilianti, che lui rifiutò. Il desiderio di rientrare in patria con onore è uno dei fili più dolorosi della sua vita.

Verifica

Fili rossi · questo canto nel resto del poema

La speranza

Ne parla la scheda «L'esame sulla fede» (Par. XXIV).

San Pietro

Compare anche in altri 4 canti.

San Giovanni Evangelista

Compare anche in altri 2 canti.