Le opere
Dante non ha scritto solo la Commedia. Le opere in volgare e in latino, in versi e in prosa: che cosa sono, quando nascono e che cosa di ciascuna ritorna nel poema.
Il quadro d'insieme
Di Dante non possediamo nessun autografo, e quasi tutte le date delle opere sono ricostruite dagli studiosi su indizi interni: vanno prese come approssimazioni. La divisione più utile è tra le opere scritte a Firenze, prima del 1302, e quelle dell'esilio, quando Dante scrive anche per farsi conoscere dai signori a cui chiede ospitalità.
| Opera | Data | Lingua | Genere |
|---|---|---|---|
| Vita nova | 1292-1295 circa | Volgare | Racconto in prosa con poesie |
| Rime | 1283 circa - 1308 circa | Volgare | Poesie sparse, non ordinate dall'autore |
| De vulgari eloquentia | 1303-1305 circa | Latino | Trattato di lingua e poetica, incompiuto |
| Convivio | 1304-1307 | Volgare | Trattato filosofico, incompiuto |
| Monarchia | Discussa: 1312-1313 o dopo il 1316 | Latino | Trattato politico |
| Epistole | 1304-1320 circa | Latino | Tredici lettere |
| Egloghe | 1319-1321 | Latino | Due poesie pastorali |
| Questio de aqua et terra | 1320 | Latino | Discussione scientifica |
| Commedia | 1306-1307 circa - 1321 | Volgare | Poema in terzine |
La Vita nova e le Rime
La «Vita nova» è il libro di Beatrice. Dante sceglie trentuno poesie giovanili e le collega con una prosa che racconta l'incontro a nove anni, il saluto a diciotto, la scoperta di una poesia fatta solo di lode, la morte di lei nel 1290. Il primo testo è il sonetto «A ciascun'alma presa e gentil core», mandato ai poeti di Firenze perché interpretassero un sogno. Il libro si chiude con il proposito di non parlare più di Beatrice finché non potrà dire di lei «quello che mai non fue detto d'alcuna»: una promessa che i lettori hanno sempre collegato alla «Commedia». Il poema la richiama direttamente quando Beatrice rimprovera Dante (Purgatorio XXX, 115-117) e quando Bonagiunta Orbicciani cita la canzone «Donne ch'avete intelletto d'amore», da cui nasce la definizione di «dolce stil novo».
E io a lui: «I' mi son un che, quandoAmor mi spira, noto, e a quel modoch'e' ditta dentro vo significando».Purgatorio XXIV, 52-54
Sotto il titolo «Rime» gli editori moderni, a partire da Michele Barbi (1921), riuniscono le poesie che Dante non incluse in altri libri. Sono molto diverse tra loro: testi stilnovisti vicini a Guido Cavalcanti e a Guido Guinizzelli; la tenzone di sonetti ingiuriosi con Forese Donati, a cui allude Purgatorio XXIII, 115-117; canzoni morali e dell'esilio; le quattro «petrose», per una donna dura come la pietra, dallo stile aspro e difficile imparato da Arnaut Daniel. Quell'asprezza tornerà utile per il fondo dell'Inferno, dove Dante chiede «rime aspre e chiocce» (Inferno XXXII, 1-3).
Il Convivio
Il «Convivio» è un banchetto di sapere offerto a chi non conosce il latino: Dante commenta in prosa volgare alcune sue canzoni, come pane che accompagna la vivanda. Il progetto prevedeva quindici trattati, uno di introduzione e quattordici di commento ad altrettante canzoni; ne scrisse quattro, cioè l'introduzione e tre commenti. Vi si trovano la difesa del volgare, l'elogio della filosofia, il ricordo amaro dell'esilio e temi che il poema riprende, come la nobiltà e l'ordine dei cieli.
All'inizio del secondo trattato Dante spiega che un testo si può leggere secondo quattro sensi: letterale, allegorico, morale e anagogico. È la chiave che molti commentatori applicano anche al poema. Le tre canzoni commentate tornano tutte nella «Commedia» o nei suoi dintorni: «Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete» è citata da Carlo Martello (Paradiso VIII, 37); «Amor che ne la mente mi ragiona» è quella che Casella intona sulla spiaggia del Purgatorio (Purgatorio II, 112-114); la terza, sulla nobiltà, anticipa il discorso di Paradiso XVI, 1-9. Su una questione, le macchie della luna, il «Paradiso» corregge il «Convivio» (Paradiso II, 49-60).
Il De vulgari eloquentia
Il «De vulgari eloquentia» parla del volgare, ma in latino, perché si rivolge ai dotti. Il primo libro parte dall'origine del linguaggio e dalla confusione di Babele, distingue in Europa le lingue d'oc, d'oïl e del sì, poi passa in rassegna quattordici parlate d'Italia cercando un volgare «illustre», comune a tutti i poeti migliori e non coincidente con nessun dialetto, compreso il fiorentino. Il secondo tratta degli stili e della canzone, la forma più alta. Dovevano essere almeno quattro libri: il testo si interrompe a metà di una frase nel quattordicesimo capitolo del secondo. La «Commedia», con la sua lingua che accoglie ogni registro, va oltre queste regole; ma i giudizi sui poeti restano gli stessi di Purgatorio XXIV e Purgatorio XXVI.
La Monarchia
È l'unico trattato portato a termine. Ciascuno dei tre libri risponde a una domanda.
| Libro | Domanda | Risposta di Dante |
|---|---|---|
| I | La monarchia universale è necessaria al bene del mondo? | Sì: solo un imperatore sopra tutti i regni garantisce la pace, senza la quale l'umanità non realizza le proprie capacità |
| II | Il popolo romano ha conquistato l'Impero di diritto? | Sì: la storia di Roma mostra la volontà di Dio, e sotto l'Impero è nato Cristo |
| III | L'autorità dell'imperatore dipende da Dio o dal papa? | Direttamente da Dio: papa e imperatore guidano l'uomo a due fini diversi |
La data è discussa: molti la legano alla discesa di Arrigo VII, altri la spostano più avanti, perché il testo rimanda al «Paradiso» (ma la frase potrebbe essere un'aggiunta). Nel 1329 il libro fu bruciato a Bologna come eretico per ordine del cardinale Bertrando del Poggetto, e nel Cinquecento finì nell'Indice dei libri proibiti. Le stesse idee sono in Purgatorio XVI e Paradiso VI: si veda «Dante e la politica».
Epistole, Egloghe, Questio
Le tredici «Epistole» sono lettere in latino, private e pubbliche: le più note sono quelle per Arrigo VII e quella all'amico fiorentino, con il rifiuto dell'amnistia. La tredicesima dedica il «Paradiso» a Cangrande della Scala e spiega titolo, argomento e sensi del poema; è molto usata nei commenti, ma che sia di Dante, tutta o in parte, è discusso. Le due «Egloghe» rispondono al professore bolognese Giovanni del Virgilio, che lo invitava a scrivere in latino per ottenere la corona poetica: Dante replica che vuole riceverla a Firenze, e per il poema in volgare.
La «Questio de aqua et terra» è il testo di una lezione tenuta a Verona, nella chiesa di Sant'Elena, il 20 gennaio 1320. Il problema è di fisica: se l'acqua, che per natura dovrebbe stare sopra la terra, possa trovarsi in qualche punto più in alto delle terre emerse. Dante lo nega e spiega l'esistenza dei continenti con l'influsso delle stelle. In passato si è dubitato che l'opera fosse sua; oggi è in genere ritenuta autentica. Sullo stesso tema il poema dà una spiegazione diversa, in forma di mito: la terra si ritrasse per la caduta di Lucifero (Inferno XXXIV, 121-126).
Le attribuzioni discusse
Il «Fiore» è una corona di 232 sonetti che riassume il «Roman de la Rose», poema francese sull'amore; il «Detto d'Amore» è un poemetto di 480 settenari a rima baciata, conservato dallo stesso manoscritto. L'autore del «Fiore» si chiama Durante. Il filologo Gianfranco Contini li ha attribuiti a Dante giovane; altri studiosi non sono d'accordo. Non vanno quindi citati come opere sicure.
- In volgare: «Vita nova», «Rime», «Convivio», «Commedia». In latino: «De vulgari eloquentia», «Monarchia», «Epistole», «Egloghe», «Questio».
- La «Vita nova» è un prosimetro (prosa e versi) e finisce con l'annuncio di un'opera futura su Beatrice.
- «Convivio» (4 trattati su 15) e «De vulgari eloquentia» (interrotto nel II libro) sono incompiuti, probabilmente perché Dante si dedica alla «Commedia».
- I quattro sensi della scrittura sono esposti all'inizio del II trattato del «Convivio».
- La «Monarchia», in tre libri, contiene in forma di trattato le idee politiche di Purgatorio XVI e Paradiso VI.
- Attribuzione discussa: l'Epistola a Cangrande, il «Fiore», il «Detto d'Amore».
- Il poema cita le opere precedenti: Purgatorio II e Paradiso VIII (canzoni del «Convivio»), Purgatorio XXIV (una canzone della «Vita nova»).