L'esilio
Dal 1302 Dante non rivede più Firenze. Le condanne, le corti che lo ospitano, la speranza in Arrigo VII, l'amnistia rifiutata; e le profezie con cui il poema racconta tutto questo come futuro.
Le due condanne del 1302
Quando i guelfi neri prendono Firenze, nel novembre 1301, Dante è probabilmente fuori città, forse ancora in viaggio dopo l'ambasceria presso Bonifacio VIII; la sua casa viene saccheggiata. Il nuovo podestà, Cante de' Gabrielli da Gubbio, apre i processi contro chi aveva governato negli anni precedenti. Le sentenze sono conservate, e sono due.
| Data | Pena | Motivo |
|---|---|---|
| 27 gennaio 1302 | Multa di 5000 fiorini piccoli, due anni di confino fuori dalla Toscana, esclusione perpetua dalle cariche pubbliche | Baratteria, guadagni illeciti, opposizione al papa e a Carlo di Valois |
| 10 marzo 1302 | Confisca dei beni e morte sul rogo, se fosse caduto nelle mani del Comune. Con lui sono condannati altri quattordici bianchi | Non si era presentato a pagare né a difendersi |
La baratteria è il reato di chi, avendo una carica pubblica, ne trae denaro: la corruzione, diremmo oggi. Era l'accusa abituale contro gli avversari sconfitti, rivolta in blocco a Dante e ad altri ex priori, e nessuno storico la ritiene fondata. Colpisce però che nel poema proprio ai barattieri siano dedicati due canti interi, Inferno XXI e Inferno XXII, dai toni di commedia, nei quali Dante personaggio ha paura dei diavoli e si nasconde.
Con i fuoriusciti, poi da solo
All'inizio Dante resta con gli altri bianchi banditi, che si alleano con i ghibellini per rientrare in armi: un documento dell'8 giugno 1302 lo mostra a San Godenzo, nel Mugello, tra i firmatari di un accordo di guerra. Nel 1303, secondo una notizia tarda, è a Forlì presso Scarpetta degli Ordelaffi, capo militare degli esuli. Una speranza di pace si apre con il nuovo papa, Benedetto XI, che nel 1304 manda a Firenze come paciere il cardinale Niccolò da Prato: a lui è indirizzata una lettera scritta a nome dei bianchi, attribuita a Dante. La trattativa fallisce, il papa muore in luglio e gli esuli tornano alle armi.
Dante si allontana dal gruppo, non sappiamo esattamente quando né perché, prima dell'ultima sconfitta, quella della Lastra, alle porte di Firenze, il 20 luglio 1304. Nel poema Cacciaguida definisce quei compagni «compagnia malvagia e scempia» e approva la scelta di isolarsi: «a te fia bello / averti fatta parte per te stesso» (Paradiso XVII, 61-69).
Le corti
Gli spostamenti successivi si ricostruiscono con pochi documenti e molte ipotesi. Dante viaggia come uomo di lettere e di penna: scrive lettere per i signori che lo ospitano, tratta paci, e spera che i trattati a cui lavora gli restituiscano il credito perduto.
- Verona, 1303-1304 circa. È il «primo refugio», presso il «gran Lombardo» (Paradiso XVII, 70-72), quasi certamente Bartolomeo della Scala. Lo dice Dante; mancano documenti.
- Treviso e Padova, 1304-1306 circa. Sono ipotesi: la prima si fonda sull'elogio del «buon Gherardo» da Camino (Purgatorio XVI, 124), la seconda sulla possibilità che Dante abbia visto Giotto al lavoro nella Cappella degli Scrovegni.
- Lunigiana, 1306. Documentato: il 6 ottobre Dante è procuratore dei marchesi Malaspina per concludere una pace con il vescovo di Luni. A Moroello Malaspina è indirizzata una sua lettera.
- Casentino, 1307 circa e poi 1311. Da qui, ospite dei conti Guidi, data due epistole.
- Lucca, forse intorno al 1308. È un'ipotesi fondata sull'accenno a una donna lucchese (Purgatorio XXIV, 43-45) e su un documento che nomina un figlio di Dante.
- Parigi, verso il 1309-1310. Ne parlano Boccaccio e il cronista Giovanni Villani; non c'è alcuna prova e molti studiosi ne dubitano.
- Verona, 1312-1318 circa, presso Cangrande della Scala, lodato in Paradiso XVII, 76-93. Le date sono approssimative.
- Ravenna, dal 1318 circa al 1321, presso Guido Novello da Polenta.
Che cosa significasse questa vita lo dice il «Convivio»: Dante si paragona a una nave senza vela e senza timone, spinta di porto in porto dalla povertà.
Arrigo VII
Nel 1310 scende in Italia Arrigo VII di Lussemburgo, eletto re di Germania due anni prima, deciso a farsi incoronare imperatore a Roma e a riportare la pace tra le città. Dante vede in lui l'occasione attesa e scrive tre lettere pubbliche in latino: ai signori e ai popoli d'Italia, perché lo accolgano (autunno 1310); agli «scelleratissimi» fiorentini, che gli resistono (31 marzo 1311); allo stesso imperatore, perché marci subito su Firenze (17 aprile 1311). Dalla terza si ricava che Dante lo aveva incontrato di persona. La città risponde il 2 settembre 1311 con la riforma di Baldo d'Aguglione, che richiama molti esuli ma esclude Dante: Baldo è il «villan d'Aguglion» di Paradiso XVI, 55-57.
Arrigo è incoronato a Roma il 29 giugno 1312, assedia Firenze senza successo fra settembre e ottobre e muore a Buonconvento, presso Siena, il 24 agosto 1313, mentre prepara la guerra contro il re di Napoli. Dante gli riserva un seggio nell'Empireo e dice che venne a raddrizzare l'Italia «in prima ch'ella sia disposta», cioè troppo presto (Paradiso XXX, 133-138).
L'amnistia rifiutata
Nel maggio 1315 Firenze, minacciata dal ghibellino Uguccione della Faggiuola, offre agli esuli il rientro, a condizione di pagare una somma e di presentarsi come colpevoli pentiti in una cerimonia pubblica: l'«offerta» a san Giovanni, nel Battistero, come si faceva con i carcerati graziati. In una lettera a un amico fiorentino Dante rifiuta: non è questa la via per tornare in patria, e se non ce n'è una onorevole non tornerà mai. Il 29 agosto Uguccione sconfigge i fiorentini a Montecatini; il 15 ottobre una nuova sentenza condanna Dante alla decapitazione insieme ai figli. La speranza che gli resta è affidata al poema (Paradiso XXV, 1-9).
Ravenna
L'ultima sede è la più tranquilla. Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna, è nipote di Francesca da Rimini e scrive versi lui stesso. Dante ha con sé i figli Pietro e Iacopo e la figlia Antonia, che secondo la tradizione si fece monaca a Ravenna con il nome di suor Beatrice. Qui termina il «Paradiso», scambia due egloghe latine con il professore bolognese Giovanni del Virgilio e nel gennaio 1320 torna a Verona per discutere una questione di fisica. Nell'estate del 1321 Guido lo manda ambasciatore a Venezia; sulla via del ritorno, tra le paludi del delta, si ammala, e muore a Ravenna nella notte fra il 13 e il 14 settembre.
L'esilio nel poema: le profezie
Il viaggio è ambientato nella primavera del 1300, quando Dante non è ancora stato priore. L'esilio compare perciò come futuro, annunciato dalle anime in modo via via più chiaro. Dante personaggio promette di farsi spiegare tutto da Beatrice (Inferno XV, 88-90); la spiegazione arriverà invece dal trisavolo.
| Chi parla | Dove | Che cosa annuncia |
|---|---|---|
| Ciacco | Inferno VI, 64-72 | Le lotte tra le due parti: prima vincono i bianchi, entro tre anni i neri |
| Farinata degli Uberti | Inferno X, 79-81 | Entro cinquanta lune Dante saprà quanto è difficile l'arte di rientrare in patria |
| Brunetto Latini | Inferno XV, 61-72 | I fiorentini gli saranno nemici proprio per il suo «ben far» |
| Vanni Fucci | Inferno XXIV, 142-151 | La sconfitta dei bianchi; detta per far soffrire Dante |
| Corrado Malaspina | Purgatorio VIII, 133-139 | Entro sette anni Dante conoscerà di persona l'ospitalità dei Malaspina |
| Oderisi da Gubbio | Purgatorio XI, 139-141 | Dovrà anche lui chiedere per bisogno, con umiliazione |
| Cacciaguida | Paradiso XVII, 46-99 | Tutto: la cacciata voluta a Roma, la povertà, la rottura con gli esuli, Verona |
Le parole di Cacciaguida sono il centro autobiografico dell'opera. La pena dell'esilio è detta con due immagini concrete, il pane e le scale di casa d'altri:
Tu lascerai ogne cosa dilettapiù caramente; e questo è quello straleche l'arco de lo essilio pria saetta.Tu proverai sì come sa di salelo pane altrui, e come è duro callelo scendere e 'l salir per l'altrui scale.Paradiso XVII, 55-60
Subito dopo Cacciaguida affida a Dante il compito che dà senso alla sventura: riferire tutto ciò che ha visto, anche a costo di farsi dei nemici (Paradiso XVII, 124-135).
- Due sentenze: 27 gennaio 1302 (multa, confino, interdizione dalle cariche) e 10 marzo 1302 (rogo). Accusa: baratteria.
- Dante rompe con gli altri esuli prima della Lastra (1304) e fa «parte per sé stesso» (Paradiso XVII, 68-69).
- Sedi sicure: Verona, Lunigiana (1306), Casentino, Ravenna. Ipotesi: Forlì, Treviso, Padova, Lucca. Molto dubbia: Parigi.
- Arrigo VII (1310-1313) è la grande speranza politica, finita con la sua morte; a lui sono legate tre epistole.
- Nel 1311 è escluso dalla riforma di Baldo d'Aguglione; nel 1315 rifiuta un'amnistia umiliante e viene di nuovo condannato a morte.
- Nel poema l'esilio è profetizzato perché il viaggio è datato 1300: la profezia più completa è in Paradiso XVII.